"Dio è gay""Non è possibile, Dio ha creato tutto così perfettamente... gli animali, le montagne, i mari...""È un arredatore"
Grandissimo l' ultimo film di Allen. Come Gran Torino meritava di esser visto anche solo per il personaggio di Eastwood, Basta che funzioni meriterebbe la visione solo solo per i dissacranti commenti di Boris, il protagonista. Insomma, non sono un grande conoscitore di questo grande regista, ma gli stilemi mi sembrano quelli propri di esso: ambientazione newyorkiana, dialoghi brillanti, normali storie fantastiche di tutti i giorni... c' è tutto (tranne Scarlet Johanson, stavolta). Cercatelo, ne vale decisamente la pena.
Tali parole muovono al sentimento di rivolta gli animali della Fattoria Padronale, stufi dello sfruttamento del fattore Jones e decisi a occupare la fattoria per condurla a modo loro, rinominandola a buon diritto Fattoria degli Animali.Nella fattoria s' instaura un governo presieduto dai maiali, riconosciuti all' unanimità come gli animali più intelligenti. In particolare, due sono le figure di spicco, i verri Palladineve e Napoleone. Ma quella che nasce e procede come un' utopia felice per gli animali, si trasformerà nel peggiore degli incubi, quando la "casta" dei maiali assumerà il controllo assoluto della vita della fattoria, trasformandola in un regime vero e proprio.
Leggendo La fattoria degli animali, l' impressione che ho ricevuto è stata quasi quella di leggere un 1984 in piccolo, soprattutto per i mezzi ci controllo sugli altri animali messi in atto dai maiali, con la manipolazione del passato (esattamente come avviene in 1984) Facile capire come un libro dai sottosignificati così pungenti abbia incontrato tante difficoltà iniziali con la censura, che rese difficile anche trovare un editore disposto alla pubblicazione. Un grande libro senza mezzi termini, che getta le basi per quello che sarà poi 1984.
TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI SONO PIÙ UGUALI DI ALTRI
Art Spiegelman, autore del fumetto, ci mostra l' esperienza della stesura di Maus stesso, raccontando allo stesso tempo le vicende di suo padre Vladek sull' esperienza dell' Olocausto e il doversi riavvicinare a questi e alla sua vita attuale, dopo il suicidio passato della moglie Anja e il matrimonio fallimentare con Mala. Art quindi scoprirà che l' olocausto è tutt' altro che finito per suo padre, e che la sua ombra si proietta fin sopra lui.
Gatti e topi. La simbologia di Maus è di una semplicità disarmante. Eppure, a guardare bene, ci sono più strati di lettura. Il primo è fin troppo evidente. Gli ebrei come topi nella trappola mortale dei tedeschi. Ma fin dei conti, non saremmo tutti dei topi messi in scacco da un gatto chiamato società? Mirabile questo scambio di battute tra un giornalista tedesco e Spiegelman:
"-Molti giovani tedeschi ne hanno le tasche piene di storie sull' Olocausto. Sono successe ancora prima che succedessero. Perché dovrebbero sentirsi in colpa? -Chi sono io per dirlo? Ma molte società che fiorirono nella Germania nazista sono più ricche che mai... Non so... forse TUTTI dovrebbero sentirsi in colpa. TUTTI. PER SEMPRE!"
In fin dei conti, come si racconta una storia del genere senza faziosità, senza colpevolizzare nessuno, semplicemente volendola esporre? Per tutto il racconto Art si tormenta al pensiero di come la gente potrebbe recepire il racconto, per forza di cose filtrato attraverso gli occhi sofferenti di Vladek. Il semplice delirio di un vecchio ebreo spilorcio o il lamento di un popolo, di un' umanità che oblitera sé stessa? E soprattutto, quello che probabilmente è il punto focale del romanzo: come vive questa situazione Art? Non la vive, la soffre. Il rapporto col padre non è mai stato ottimale, e a questo si aggiunge il senso d' inferiorità nei confronti del fratello morto durante la guerra, il suicidio della madre quando aveva 20 anni, e un generale senso d' impotenza nei confronti della sua stessa storia, di Maus. "Pensavo al mio libro... È così presuntuoso da parte mia. Insomma, non riesco neppure a dare un senso al rapporto con mio padre... Come posso dare un senso ad Auschwitz?... All' Olocausto?"
Maus è uno di quei fumetti che hanno fatto la storia del genere letterario, e che andrebbero studiati, letti e amati da tutti. Procuratevelo, è un boccone dolce amaro che espanderà la vostra visione della vita.
Figlio di un pugile fallito, Matt Murdock cresce nel difficile quartiere newyorkese Hell's Kitchen, dedicando tutto il suo tempo allo studio. Un giorno, però, in un incidente stradale del materiale radioattivo gli cola sugli occhi, rendendolo cieco. Insieme, però, acuirà gli altri suoi sensi fino a renderli i più potenti sul pianeta. Unendo questi poteri alla prestanza fisica, assumerà l' identità di Devil (Daredevil), giustiziere notturno che punisce i criminali senza troppi mezzi termini. La sua strada s' incrocierà con quella di Elektra Natchios, figlia di un diplomatico greco, di Wilson "Kingpin" Fisk, boss della malavita, e di Bullseye, killer psicopatico letale almeno quanto lui...
A quanto ho letto in giro, Devil non è piaciuto praticamente a nessuno. E mi chiedo perché. Molti si sono lamentati della scelta di Ben Affleck come protagonista, ma a me non è dispiaciuto, l' ho trovato calato bene nel ruolo (forse più spigliato rispetto al Matt originale), e piuttosto grintoso nei panni di Devil. Anche gli altri attori non mi sono dispiaciuti (si, anche Kingpin nero), con una nota speciale per Colin Farrel nei panni di Bullseye: a dir poco eccezionale. E poi la sceneggiatura, pur con diverse licenze, segue piuttosto bene le vicende del fumetto, con tutti i momenti topici quali la morte del padre di Matt e l' assassinio di Elektra da parte di Bullseye (nonchè la scena finale di Bullseye in ospedale). Insomma, il film mi è piaciuto. E comunque i detrattori saranno lieti di sapere che è previsto un reboot con attori del tutto nuovi.
QUALITÀ OGGETTIVA: 8 (piacevole da guardare, seppure sul lato tecnico siano notabili diversi bloopers) FEDELTÀ AL FUMETTO: 8,5 (diverse licenze, ma la storia è grossomodo quella) GRADIMENTO PERSONALE: 8,5 (se non si fosse ancora capito mi è piaciuto)
Verso la fine del diciannovesimo secolo, il governo britannico, per fermare le macchinazioni del criminale conosciuto come Il Fantasma, decide di formare una squadra d' individui dotati di capacità peculiari, per non dire sovrumane. Tale squadra vedrà come componenti Allan Quatermain (noto avventuriero), il capitano Nemo, Mina Harker (vampira), Tom Sawyer (agente americano), Rodney Skinner (l' uomo invisibile), il dottor Henry Jakyll (con la sua controparte bestiale Hedward Hyde), e Dorian Grey (immortale).
Uno dei tanti film tratti da un fumetto di Alan Moore, uno dei tanti che l' hanno fatto imbestialire. I motivi sono anche abbastanza ovvi. Se La leggenda degli uomini straordinari (che poi, perché cambiare il titolo in Italia? La Lega nel titolo si sarebbe potuta confondere con la Lega Nord? Mah...), pur essendo una minchiata, potrebbe essere comunque un film abbastanza godibile (al cinema mi piacque abbastanza), è incredibile quanto tutto quanto sia un intruzzimento bestiale del fumetto, pernon dire come tutto sia stato deformato per i gusti del pubblico americano. Andiamo per ordine: Quatermain, da oppiomane rinsecchito e dalla dubbia utilità è stato trasformato in un James Bond in pensione (vabbè che è interpretato da Connery, ma insomma); Mina Harker (murray nel fumetto), da sfregata da Dracula è diventata una vampira che pare uscita da Ultimate Hellsing; Griffin, da figlio di puttana con la scorza è diventato un cretino; Hyde, dacché era il personaggio psicologicamente più affascinante e complesso, è ridotto ad una bestia affetta da eiaculazione precoce. Anche Moriarty è stato peggiorato. Sfido chiunque a preferirlo nel film piuttosto che nel fumetto. nemo invece è rimasto più o meno lo stesso, più che altro era molto più incazzoso. E riguardo quelli nuovi, l' idea di Dorian Grey è carina, e soprattutto coerente, essendo un personaggio della letteratura inglese. Peccato che fosse una gatta morta. E non spreco neanche parole per Sawyer, amerianata truzzissima tanto per non far sentire gli americani ignorati e ricordargli che ce l' hanno più lungo di tutti perchè l' unico americano spara come in Matrix.
QUALITÀ OGGETTIVA: 7,5 (non è malaccio) FEDELTÀ AL FUMETTO: 7 (così così, si capisce che il fumetto d' ispirazione è quello) GRADIMENTO PERSONALE: 7 (massì, va, si lascia guardare)
Lo scienziato Bruce Banner, in seguito all' esposizione massiccia ai raggi gamma, quando subisce forti dosi di stress si trasforma nel Golia Verde, Hulk. Il generale Ross gli darà quindi la caccia, considerandolo una minaccia, conscio anche del pazzo che fosse il padre di Bruce.
Hulk è forse il supereroe la cui trasposizione in un film dal grande successo di pubblico sulla carta sarebbe più ovvia, in fin dei conti il personaggio, un gigante invincibile costantemente incazzato, è perfetto per un action ignorante. Ma Ang Lee sembra aver colto quello che è l' aspetto più affascinante del personaggio, che non si riduce solamente a distruggere qualsiasi cosa gli capiti (anche se, come molti non sapranno, Hulk ha avuto varie fasi, e in molte di queste era pienamente razionale), ma trova il suo apice nell' introspezione psicologica, ossia l' interna contraddizione di un uomo con molti traumi già da normale, resi acuiti e ancor più frastagliati dal sorgere di una nuova e più potente personalità, Hulk, appunto. Immaginate la sorpresa quando, guardandolo, trovai che fosse un film molto più profondo di quanto non sembrasse dai trailer (o da quanto potesse aspettarcisi dal concept stesso). Tanto che la punta di diamante del film a mio parere, è il faccia a faccia tra Bruce e suo padre verso la fine. Certo, sul piano registico è molto azzardato, e per dare toni più fumettistici il regista ha scelto di usare più inquadrature contemporaneamente, creando un effetto "pagina a vignette", cosa che può piacere o no. Personalmente non l' ho trovata sgradevole.
QUALITÀ OGGETTIVA: 8 (è molto soggettivo se possa piacere o no) FEDELTÀ AL FUMETTO: 9,5 (reso benissimo) GRADIMENTO PERSONALE: 9 (ottima trasposizione)
L' INCREDIBILE HULK
Bruce Banner, conscio del pericolo che rappresenta per gli altri, decide di vivere in costante fuga, mentre cerca un antidoto per le sue metamorfosi in Hulk. Contemporaneamente, il generale Ross non demorderà mai dal dargli la caccia, sguinzagliandogli dietro l' ufficiale Emil Blonsky, disposto a tutto per catturare Hulk.
E per il reebot si è optato per un avvicinamento all' universo Ultimate della Marvel, come si è fatto per Iron Man e come dimostra anche il fatto che Nick Fury sia interpretato da Samuel L. Jackson (nell' universo normale Fury è bianco), spianando la strada per la continuity cinematografica (dimostrata dall' annuncio di tempo fa del film sui Vendicatori, comprendendo, tra gli altri, proprio Hulk e Iron Man). Ma al di là di questo, è mia opinione che questo film rispetto a quello di Ang Lee, perda molto. Edward Northon è un grande attore, ma per Bruce Banner, anche per presenza scenica, preferivo di gran lunga Eric Bana. Poi ci sono altri grandi attori, come Liv Tyler e soprattutto Tim Roth, ma insomma, qui ad essere carente è la sceneggiatura, piuttosto banalotta, per non dire stupida. E anche l' approfondimento psicologico, vera punta di diamante dell' altro film, qui è molto più povero (certo è interessante la contrapposizione tra Bruce, che fugge dal diventare Hulk, e Emil, che brama di diventare Abominio, ma anche questo aspetto è un pò sempliciotto). Quindi L' incredibile Hulk, rispetto a Hulk, e quello che ci si aspettava fosse quest' ultimo, ossia un film caciarone zeppo d' azione, pensato maggiormente per il grande pubblico che va al cinema per vedere un film di supereroi e aspettandosi due ore di cazzotti.
QUALITÀ OGGETTIVA: 8,5 (come action non gli si può dire nulla) FEDELTÀ AL FUMETTO: 9 (è andato un pò a farsi friggere l' aspetto psicologico) GRADIMENTO PERSONALE: 7,5 (l' ho trovato stupido)
Nel 480 a.C il re persiano Serse prosegue i sogni di conquista sul Peloponneso del padre Dario. Avanza quindi sulla Grecia con l' esercito più potente che l' avesse mai solcata, formato da milioni di uomini. Unica speranza della Grecia è rallentare la sua avanzata bloccandolo nello stretto passaggio delle Termopili, una gola costiera dove il numero di uomini a nulla sarebbe valso. A compiere la missione è il re spartano Leonida, accompagnato solo dalla sua guardia personale di 300 uomini, più alcuni volontari di altre città. E mentre la battaglia infuria, a Sparta, Gorgo, regina e moglie di Leonida, cerca di convincere il consiglio a mandare più uomini a Leonida, lottando contro le macchinazioni dell' infido Terone.
Dopo questo film e Watchmen, penso che Zack Snyder sia il punto di riferimento per le trasposizioni cinematografiche di fumetti. Il regista è riuscito a inscenare perfettamente l' atmosfera del fumetto, condendolo con il suo stile stilosamente truzzo, perfettamente in linea con la produzione. E come per Sin City questo film è stato girato interamente in green screen per permettere di ricreare la peculiare colorazione del fumetto, prevalentemente in toni seppia. Quali sono quindi le caratteristiche migliori di 300? Regia dinamica, ottimi valori di postproduzione, personaggi carismatici, colonna sonora performante (che mi ricorda tantissimo God of War), e soprattutto ritmo (quasi) sempre sostenuto. Perché quasi? Perchè rispetto al fumetto, che seguiva esclusivamente gli spartani alle Termopili, come ho detto prima qui vedremo anche Gorgo che si barcamena per aiutare il marito da Sparta. Potrebbero essere tanti i motivi per questa scelta: 2 ore di sola battaglia avrebbero potuto essere pesanti, il dovere di ritagliare uno spazio per le donne, altrimenti i soliti rottinculo avrebbero detto che il film è maschilista (politically correct di merda), o che ne so io. Fatto sta che queste parti le ho trovate poco interessanti, e anche un pochino noiose, se paragonate alle vicende di Leonida. Comunque, sorvolando su questo, Snyder non si è preso troppe licenze rispetto al fumetto, più che altro ha aggiunto qualche momento particolare, come il gigante deforme o il rinoceronte, assenti nel fumetto, per rendere la visione più "saporita" (sempre comunque in linea col il tono sopra le righe del fumetto). E poi diciamocelo, il film riesce in quello che era l' obbiettivo fondamentale: galvanizzare lo spettatore fino a farlo quasi sentire uno spartano.
QUALITÀ OGGETTIVA DEL FILM: 9 (grande film, se piace il genere è perfetto) FEDELTÀ AL FUMETTO: 8,5 (qualcosina in più, qualcosina in meno, molto uguale) GRADIMENTO PERSONALE: 9 (bellissimo)