Riuscire a venire a patti con la parte più remota di sé, sia essa nascosta nella più infinitesimale cellula del nostro corpo, non è un compito facile. La Diski, memore della sua personale esperienza con i disturbi mentali, non offre una soluzione che valga per tutti, limitandosi a raccontare la storia di una persona che, in un modo o nell' altro, va avanti. Senza dimenticare, ma imparando a convivere con sé stessa.
domenica 31 marzo 2013
"Monkey's Uncle", di Jenny Diski
Riuscire a venire a patti con la parte più remota di sé, sia essa nascosta nella più infinitesimale cellula del nostro corpo, non è un compito facile. La Diski, memore della sua personale esperienza con i disturbi mentali, non offre una soluzione che valga per tutti, limitandosi a raccontare la storia di una persona che, in un modo o nell' altro, va avanti. Senza dimenticare, ma imparando a convivere con sé stessa.
mercoledì 2 gennaio 2013
"Addio, e grazie per tutto il pesce", di Doglas Adams
domenica 30 dicembre 2012
Dico la mia: Best of 2012
Miglior Libro: "Written on the body", di Jeanette Winterson
Miglior Musica: Nick Cave and The Bad Seeds, "Murder Ballads"
Questo è stato un anno di grosso ampliamento della mia cultura musicale, ma posso dire con facilità che il concept album di Nick Cave e la sua band, Murder Ballads, abbia dominato le mie classifiche di ascolti.
La varietà delle tracce presenti, variegate per stile e musicalità, ne fanno un album da riscoprire ad ogni ascolto. E i testi sono di una profondità e di una poeticità sublime, narranti di delitti passionali, ora con ironia, ora con tragicità, riprendendo un tema popolare nel folk inglese.
Runner up: The XX; Shadow of The Damned OST; P.J. Harvey; Mannarino; Franco Battiato; Daft Punk;
Miglior Fumetto: "Bone", di Jeff Smith
Runner up: "Persepolis", di Marjane Satrapi; "Preacher", di Garth Ennis e Steve Dillon; "Neonomicon", di Alan Moore e Jacen Burrows; "Saiyuki Reload", di Kazuya Minekura; "Don Zauker", di Emiliano Pagani e Daniele Caluri; "Kick-Ass 2", di Mark Millar e John Romita Jr.
Miglior Videogioco: Red Dead Redemption (Game Of The Year Edition) [360]
Runner up: Portal 2 [360]; Pokémon: Versione Nera 2 [DS]; Kingdom Hearts: Birth By Sleep [PSP]; Shadows of the Damned [360]
sabato 1 dicembre 2012
"Il Processo", di Franz Kafka
venerdì 29 giugno 2012
"L' arte della guerra", di Sun Tzu
Ponderare le proprie azioni, agire con accortezza, non scoprirsi più del necessario. Ragionare, insomma. Cosa che oggigiorno (ma sempre, in fin dei conti) è sempre mancata alla stragrande maggioranze delle persone.
venerdì 6 aprile 2012
"Written on the body", di Jeanette Winterson
Written on the body (Scritto sulla pelle in italiano) sembra parare su conclusioni simili alle mie.
La voce narrante si presenta asessuata, rendendo possibile la totale identificazione con essa da parte di lettori di entrambi i sessi. Ancor di più, tutti i processi mentali del/la protagonista possono quindi essere condivisibili con chi legge; le sue idee sull' amore, il rispetto, il desiderio carnale... tutto lo spettro del relazionarsi con un altro essere umano.
Racconto pieno di sensibilità e profondità, è una lettura consigliata specie a chi si è ritrovato (o si trova tutt' ora) in situazioni sentimentali ambigue, potrebbe trovare in questo libro una valvola di sfogo catartico.
lunedì 20 febbraio 2012
"Il colonnello Chabert", di Balzac
Ma forse è anche peggio quello che fanno gli uomini a loro stessi. Come dice un personaggio di questa storia, in tanti anni di avvocatura gliene sono capitate da vedere di tutti i colori, e non c' è limite alla bassezza dell' uomo, specie davanti al denaro, vero motore di ogni sua azione.
Ciò nonostante, a dispetto della drammaticità dell' argomento, la storia si sviluppa non senza una certa ironia, e alla fine lascia con un sapore dolce amaro in bocca. Certo Balzac soffre un pò di quella abitudine dei romanzieri francesi ottocenteschi di allungare un pò il brodo, ma la sostanza vale decisamente la candela.
mercoledì 8 febbraio 2012
"Alice nel paese delle meraviglie / Attraverso lo specchio", di Lewis Carrol
Il paese delle meraviglie (e il regno al di là dello specchio) sono i luoghi topici della metamorfosi, dove nulla rimane sempre uguale a sé (come c' insegna il Bruco, tutto cresce e cambia) e dove nulla sottosta a leggi prefisse e immutabili (Humpty Dumpty fa significare alle parole ciò che gli pare). Una lettura consigliata a tutti per la sua leggerezza, che però non si traduce in banalità di contenuti, anzi.
martedì 3 gennaio 2012
Dico la mia: Best of 2011
Decisione ancor più ardua che l' anno scorso, vista la mole di capolavori che ho avuto modo di vedere quest' anno. Pezzi di grosso calibro, tra ben due film di Aranofsky, uno di Gibson, due di alcuni dei migliori registi italiani, e così via... Cercando un pretesto per far prevalere un film sugli altri, penso di averne trovato uno decente: far risaltare un film a dir poco stupendo di uno dei registi più celebri di tutti i tempi, che però inspiegabilmente sembra essere finito nel dimenticatoio. Barry Lyndon, infatti, non compare in nessuna delle collection di Kubrik, ed è davvero inspiegabile, visto che secondo me non ha nulla da invidiare alle opere più note del cineasta. La lunghezza forse? No probabilmente il motivo è il fatto che non sia provocatorio come altre sue opere. Provocatorio in senso lato, visto che 2001: Odissea nello spazio, con il suo osare nel senso più strettamente cinematografico del termine può essere considerato altrettanto provocatorio verso la sensibilità dello spettatore quanto un Arancia Meccanica. Risalta quindi? Si? No? Pazienza, vedetelo!
Runner up: Habemus Papam; Requiem For a Dream; Inception; Amadeus; Sherlock Holmes: Un gioco di ombre; American History X; Four Lions; Apokalypto; Il cigno nero; Il discorso del re; The Road
In questo caso invece, pur avendo divorato una tonnellata di libri nell' anno trascorso, il vincitore è stato fin troppo facile da individuare. Non tanto per mancanza di concorrenti validi, ma per come questa storia sia riuscita ad entrarmi in testa e a non abbandonarmi tutt' oggi. I suoi personaggi, la ricostruzione storica sopraffina, l' intreccio complesso e appassionante... Una scimmia che mi è salita in groppa già quando vidi il superbo adattamento (o sarebbe meglio dire rivisitazione) anime. Un' opera a dir poco immensa, che forse non tutti possono digerire a causa di una certa lentezza nella progressione della storia (che comunque, tranne che in certe parti, non ho avvertito minimamente), ma che non si può far mancare nella propria libreria personale.
Runner up: Il vangelo secondo Gesù Cristo (José Saramago); Il ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde); Arancia Meccanica (Anthony Burgess); Mastro-Don Gesualdo (Giovanni Verga); Don Chisciotte della Mancha (Miguel de Cervantes Saavedra); Il rosso e il nero (Stendhal); Il maestro e Margherita ( Michail Bulgakov); Dell' amore e altri demoni (Gabriel Garcia Màrquez)
Runner up: Wolverine: Old Man Logan (Mark Millar, Steve McNiven); La Lega degli Straordinari Gentlemen (Alan Moore; Kevin O'Neill)
Miglior autore/gruppo musicale: CapaRezza (Il sogno eretico)
Il genio di Caparezza ancora una volta riesce a riassumere in un CD, come fece il già superbo Le dimensioni del mio caos, i tormentoni, i problemi, i personaggi, e le tematiche che spopolano e popolano l' Italia contemporanea, e farne motivo di scherno. Anzi, no, lo scherno stavolta è un termine improprio, perché se Capa continua a fare le cose con ironia, stavolta sembra che più che di scherzare abbia voglia di criticare senza eccessivi giri di parole. Ed è arrabbiato, molto arrabbiato. D' altronde per quella che è la situazione del Bel Paese (e non solo) oggi c' è poco da stare allegri. E allora balliamo, cantiamo, suoniamo e urliamo il nostro disappunto.
Runner up: Rayman Origins (OST); Dark Souls (OST); Detroit Metal City (OST)
Miglior Videogioco: Pokémon Nero [NDS]
Anche questa è stata una scelta difficile, ma a esser sincero sono stato quasi sempre sicuro di chi sarebbe stato il mio vincitore. Giocare a Pokémon Nero è stato come ritrovarmi nel 1999, quando presi per la prima volta in mano il mio fido Gameboy Color con la mia fida copia di Pokémon Rosso, e fu subito amore, fino al 2001, quando giocai Cristallo e basta più. Fino ad ora.
Questo è uno dei marchi di videogiochi più infidi che si possa immaginare. La voglia patologica che ti prende di "acchiapparli tutti" è indescrivibile, al punto che per mesi non ho calcolato nessun altra consolle o gioco che avessi a portata di mano.
La foga è tanta che prima di mollarlo per dedicarmi ad altro (e prendere un pò di respiro) ero arrivato al punto di stare allenando la mia quinta o sesta squadra. Cosa chiedere di più dalla vita? La sesta generazione magari? Magari no, penso che mi ci riavvicinerò almeno dopo l' ottava.
Runner up: Dark Souls [360]; Metroid Prime Trilogy [Wii]; Rayman Origins [360]; Il Professor Layton e il Futuro Perduto [NDS]; Metroid: Other M [Wii]; Super Mario Galaxy [Wii]
Coming soon, gli anime del 2011!
martedì 29 novembre 2011
"La Vita, l' Universo e tutto quanto", di Douglas Adams
Questa e altre chicche fanta-assurde si aggiungono a quelle precedentemente incontrate in quella fantastica serie di "Sci-fiction comedy" iniziata con Guida galattica per autostoppisti, proseguita con Ristorante al termine dell' universo, e giunta con questo al terzo capitolo (su 5).
La verve "coerentemente" delirante della narrazione di Douglas viene qui riconfermata, in un intreccio che porterà i protagonisti a scoprire nuovi e sconcertanti segreti sul funzionamento di questo pazzo, pazzo universo.
Inutile approcciarvisi senza aver letto i prequel, vista l' abbondante quantità di riferimenti ai predecessori. E poi dico, finalmente si risolve il quesito del vaso di gerani del primo libro. Credo che solo solo per questo dobbiate leggerlo!
sabato 5 novembre 2011
"Il rosso e il nero", di Stendhal
Julien inquadra e incarna una categoria generazionale, ossia quei giovani del ceto medio-basso cresciuti all' ombra dell' eredità storico-culturale di Napoleone, fatta di sogni di revanche sociale e rovesciamento della gerarchia nobiliare. Scappatoia per una facile gloria appare la vita ecclesiastica, eppure anch' essa è invischiata nei giochi di potere meschini della Francia post-congresso di Vienna (o forse di sempre).
Una sorta di morale alla fine è riconoscibile, ossia che quando un uomo ha pero tutto, ciò che conta e gli rimarrà (quasi) sempre sono i sentimenti. Ma quando ha perso tutto, però.
mercoledì 7 settembre 2011
"Il maestro e margherita", di Michail Afanas'evič Bulgakov
Il sogno sovietico, più simile in realtà all' incubo sovietico, filtrato attraverso gli occhi di un autore che ha visto le sue speranze artistiche, Michail Bulgakov, spezzate più volte dalla censura di un regime che non vedeva di buon occhio le allusioni critiche al suo operato. Come qualsiasi dittatura, d' altronde.
E come fa un autore censurato a sfogarsi contro la censura? Ma con un altro libro, ovviamente! Nel quale scomoda un personaggio assolutamente ambiguo quale il diabolico Woland per soppesare la società stalinista e portare scompiglio nel suo ipocrita ordine.
Il problema principale del libro è che è di difficile interpretazione per chi non abbia una buona conoscenza dell' autore (io mi sono fatto aiutare da altri), visto che il significato di molte scene (come quella del volo, riscritta in maniera che venisse descritto come un' esperienza positiva rispetto alla prima stesura negativa, dopo che l' autore fece amicizia con Saint d' Exupery, cosa che gli ha fatto riconsiderar el' aviazione), e di molti personaggi (come Pilato, icona del potere come lo vede Bulgakov, terribile ma necessario che lo sia in quanto è il potere).
C' è chi lo troverà un inutile marasma, chi un capolavoro di satira, chi un curioso fantasy. Obbligatorio leggerlo e vedere in quale versione vi riconosciate.
domenica 4 settembre 2011
"Il vangelo secondo Gesù Cristo", di José Saramago
Saramago è un autore con pochi peli sulla lingua. Tratta qualsiasi argomento e lo tratta con la crudezza di particolari che hanno i documentari più spietati e più veritieri. Altra caratteristica di Saramago è una certa passione per i temi difficili, facili allo scandalo. D' altronde scrivere una ri-narrazione della vita di Gesù cristo dal concepimento alla morte in croce non è un' impresa da poco, visto che probabilmente è più difficile raccontare in maniera nuova una storia che conosciamo tutti che non una nuova di zecca. Specie se poi si mira a scriverne un vero e proprio vangelo umano, in cui Gesù non è un messia che accetta placidamente l' orribile fine che l' attende, ma un uomo come un altro che si trova invischiato nella tela ordita da un padre tiranno e onnipotente, nel senso più letterale del termine.
Quello che ne esce è un quadro affascinante di un' epoca dove la devozione a Dio è tutto, ma offerta ad un Dio che forse nessuno del suo popolo eletto capisce pienamente, e nemmeno lui sembra capire più di tanto a che fare ci stia, fagocitando sé stesso in una spirale di spietate devozioni e conflitti divini, puramente fini a sé stessi.
E siamo tutti legati da questa catena egoistica, visto che la nostra predestinazione è a noi sconosciuta, così come il volere del Padre, paradigma dell' autorità castrante, che a nulla si piega. E "non si dica che il diavolo non abbia tentato Dio".
"Don Chisciotte della Mancha", di Miguel de Cervantes Saavedra
Il peso di parlare di un libro del genere si sente. Parliamo di uno dei capolavori della letteratura mondiale presi a modello per il suo genere specifico dai letterati di intere generazioni. Cervantes, con Shakespeare e Dante, è stato il paradigma rispettivamente per il romanzo, per il teatro, per la poesia. Gli veniva riconosciuta una verve narrativa invidiabile, per la quale molti dei suoi ideali discepoli avrebbero dato non si sa cosa. E la mia lettura del Don Chisciotte della Mancha ha retto al peso di tali aspettative? Si, certamente; ma con qualche riserva.
Un pò come per Il conte di Montecristo, osservo immediatamente che l' opera segue un modus operandi ormai largamente perduto, ossia quello di voler quasi essere un' opera omnia dell' umanità, in cui sia contenuta molta della cultura contemporanea all' autore, uscendone un vero e proprio ritratto della società da lui vissuta, trovandosi unite alla narrazioni approfondite descrizioni del sistema sociale, economico e culturale della Spagna chisciottiana (inizio del '600).
Ma al di là del fascino della cornice, quello che colpisce veramente il lettore è scoprire come lo spirito comico della narrazione abbia mantenuto tutta la sua carica divertente a dispetto di 400 anni sul groppone. I siparietti tra Chisciotte e il fido Sancho, le loro rocambolesche avventure, e le battute una volta sottili una volta caciarone dello scudiero rendono brillante e appassionante la narrazione, con un' abbondante quantità di risate ad accompagnarle. E alla fine si proverà anche un pò di commozione. Non anticipo nulla, chiaramente.
Quello che invece non mi aspettavo è invece come certi capitoli della prima parte del romanzo siano di una noia atroce. Nello specifico, di tratta di storie parallele alla principale che nulla hanno a che fare con lo svolgimento della trama, e che a mio avviso appesantiscono terribilmente il ritmo (mi basti dire che ci sono un centinaio di pagine consecutive eliminabili in toto senza la minima ripercussione sulla qualità del tutto), e oltretutto per il tono spesso eccessivamente aulico stonano col resto. Certi commenti inseriti da Cervantes nella seconda parte lasciano pensare che anche lui si sia pentito di questa scelta, tanto che nella seconda parte di digressioni di questo tipo non ce ne sono, e se capita qualcosa del genere è molto più breve di quanto non capiti nella prima parte.
Difetti di questo genere, oltre a una certa quantità di buchi narrativi sempre nella prima parte (a momenti sembra quasi che Cervantes si scordasse la sua stessa storia man mano che la scrivesse) non mi permettono di dare il massimo dei voti al Don Chisciotte, che comunque riconosco come un innegabile caposaldo della letteratura mondiale, degno di una lettura da parte di chiunque.
Ultima nota sull' edizione Newton Compton della serie "I mammut": l' edizione nei contenuti è accuratissima, con molte note che delucidano gran parte dei riferimenti altrimenti a dir poco oscuri presenti. Unico grosso rammarico è la qualità fisica del volume, davvero inaspettatamente fragile per essere chiamato mammut!
mercoledì 31 agosto 2011
"Siddharta", di Hermann Hesse
Forse questo è il libro introspettivo più famoso al mondo. Cioè, di opere veramente introspettive largamente conosciute al grande pubblico non ne so molte, anzi, nessun' altra. Quindi direi cheSiddharta ha un bel primato.
D' altronde è innegabile che la ricerca di un equilibrio interiore da parte del figlio del brahmino sia priva di fascino, anzi, fa spesso pensare che se certi atteggiamenti fossero maggiormente diffusi nella società reale il mondo forse sarebbe un pochettino migliore.
Qualcuno magari lo troverà un pò lento, ma considerando che abbiamo a che fare con uno dei romanzi tedeschi novecenteschi più famosi direi che la lettura la merita a buon diritto, cercando magari alla fine di decidere quanto possiamo rispecchiarci in Siddharta e nella sua scelta di vita.
Postilla finale: ma se tutti scegliessero una vita di meditazione e di elemosina come fanno certi personaggi e come vanno predicando, alla fine chi gliela farebbe l' elemosina? Un bel paradosso.
PS: Non chiedetemi perché non compaia la copertina. Definiamolo l' ennesimo segreto di Fatima.
"Il ritratto di Dorian Gray", di Oscar Wilde
venerdì 15 luglio 2011
"Dell' amore e di altri demoni", di Gabriel Garcìa Màrquez
Màrquez ci racconta una storia su alcuni dei demoni che rosicchiano l' animo umano. La cupidigia, la lussuria, e anche l' amore, che è forse il più subdolo e letale di tutti, perché è quello per il quale chiunque sacrificherebbe tutto, anche la propria identità.
Una storia cruda narrata con uno stile asciutto, che potrebbe forse turbare qualche lettore avvezzo a letture più soft, ma che indubbiamente incatena gli occhi alla carta stampata, rivelando forse un altro demone prima ignorato: la potenza delle parole narrative.
"Ventimila leghe sotto i mari", di Jules Verne
Questo lo dico perché Ventimila leghe sotto i mari è farcito di una quantità impressionante di nozioni scientifiche, che se da un lato rendono più accurata e verosimile la vicenda (ricordiamoci che si tratta di fantascienza, per quanto in larga parte sia stata ampiamente superata dalla tecnologia odierna. Il potere profetizzante di quest' uomo è stupefacente!), dall' altro certe volte la narrazione ne risulta molto rallentata, anche troppo, specie nei momenti in cui si procede all' elenco dei vari pesci che i personaggi incontrano nei mari del mondo. Sono pagine che alla lunga ho teso a saltare.
Comunque la vicenda è potenzialmente molto accattivante. Dico potenzialmente perché risulta a dir poco monca, visto che il finale non risolve nulla e anzi la narrazione viene interrotta proprio quando si cominciava a vedere qualche spiraglio nel personaggio di Nemo.
Giudizio? Promosso con riserva. Di sicuro va letto obbligatoriamente il seguito, L' isola misteriosa.
"Mastro-Don Gesualdo", di Giovanni Verga
E' un vero peccato che nelle scuole non facciano leggere questo piuttosto che I Malavoglia. Senza nulla togliere a quel libro che ho veramente amato, ma mi è piaciuta maggiormente la vicenda di Mastro-Don Gesualdo. Non perché la prima sia scritta peggio, o questa scritta meglio. Semplicemente mi è piaciuto maggiormente. Come si suol dire, gusti! Invito dunque chiunque non l' abbia ancora fatto e che magari si sia fermato al primo episodio dell' incompiuta pentalogia degli sconfitti a leggere il secondo (e sfortunatamente ultimo) episodio.
mercoledì 6 luglio 2011
"Cecità", di Josè Saramago
Quelli con cui ho scambiato opinioni sul libro (pochi a dire il vero) sono concordi: l' inizio di Cecità è noioso per la sua lentezza. Paradossalmente, invece, io ho avuto il processo contrario: nessun problema all' inizio, perplessità alla fine. Non che la lettura sia stata una discesa qualitativa, per carità, anzi. Semplicemente i dubbi finali sono nati con una certa difficoltà nel capire dove voglia andare a parare di preciso Saramago. La trama d' altronde è di quelle che chiaramente poggiano molto sull' interpretazione del lettore. Chi vorrà vedrà la mano di Dio nell' improvvisa cecità universale (l' uomo ceco innanzi al peccato?), ipotesi resa ancora più forte dal persistere di un "testimone oculare" (l' unica a vedere nel mondo di chi non vede, quasi un novello Cristo che sopporta su di sé la visione dello sfacelo umano), altri ancora magari nulla, d' altronde la conclusione mi è sembrata un pò troppo repentina per essere chiaramente decifrabile.
Al di là di questi dubbi, comunque, il libro è una lettura caldamente consigliata, anche alla luce della sua ambiguità concettuale, che cozza in maniera decisa con la cruda descrizione del mondo dei cechi fatta dall' autore, in cui non viene risparmiato nulla, sia del degrado dell' ambiente che soprattutto degli uomini, che anzi perdono il loro statuto di esseri umani, come riconoscono loro stessi, al punto che non si chiameranno neanche più per nome (e a mancare saranno anche coordinate che identifichino la storia nel tempo e nello spazio, così da rendere la "parabola" universale). Chiunque non fosse spaventato dalle letture forti e soprattutto dall' eterodosso stile di scrittura di Saramago, direi che è un acquisto sicuro.

