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sabato 30 marzo 2013

"Borgia", di Alejandro Jodorowsky e Milo Manara

All' alba della morte di Innocenzo VIII, la Chiesa attraversa una profonda crisi, essendo diventata luogo di peccato, e specchietto per i giochi di potere celati dietro di essa.
Salito al soglio pontificio, Rodrigo Borgia, eletto papa col nome di Alessandro VI, sfrutterà ogni mezzo per aumentare la propria presa sull' Italia, e fare in modo che il mondo ricordi per sempre il nome dei Borgia, incluso sfruttare ogni membro della propria famiglia come pezzi della propria scacchiera.

Viaggiando tra realtà e mito, Borgia è una versione ampiamente romanza del periodo che va dalla morte di Innocenzo VIII, a quella di Cesare Borgia, figlio di Alessando VI. Il materiale su cui lavorare non è certo poco, vista la fama della casata, passata alla storia come una delle più sanguinarie, malate di potere, e perverse che abbiano mai solcato il suolo italico.
Prendendo per buone tutte le leggende, più o meno veritiere, che vi aleggiano intorno (come quella dell' incesto di Lucrezia con il padre e il fratello), e rimaneggiando anche i dati storici certi (quali l' età cui Rodrigo divenne papa, qui decisamente più giovane), Jodorowsky ha realizzato una "classica" storia di ascesa e caduta dei potenti, spingendo, però, approfittando del contesto sopra descritto, il piede sul fattore scabroso, sia per la violenza, che per i contenuti sessuali, che anche per l' abbondanza di dettagli ributtanti con cui viene dipinta la Roma di primo '500, lercia e squallida oltre ogni dire.



Questo è probabilmente il maggior freno per molti possibili lettori. Non tanto per il disgusto che certe scene potrebbero provocare ai più impressionabili (sappiamo bene che la repulsione "positiva" è solo motivo d' attrazione verso un fumetto), ma l' abbondanza di scene dal contenuto erotico, specie nei primi numeri (4 volumi in tutto), potrebbero bollare l' opera come un banale porno, degno di una semplice sfogliata in fumetteria per il piacere di vedere ogni scena spinta.
Tale atteggiamento potrebbe portare i più a sorvolare su di un' opera che ha ben più di una freccia per il suo arco, in quanto tutti gli elementi di scandalo sono asserviti alla narrazione, che tramite questo presenta un mondo il cui funzionamento è sempre sotteso al raggiungimento di qualcosa, e nulla si fa per nulla. Le macchinazioni di Rodrigo, e successivamente anche di Lucrezia e Cesare, sono lo specchio di una società in cui la Chiesa non è che uno dei tanti Stati che lottavano fra di loro per il dominio dell' Italia.
A minare quest' ambiziosa premessa narrativa vi sono certi sviluppi che vengono trattati in maniera un po' affrettata, rendendo poco chiaro il passaggio da un punto all' altro. Nulla di eccessivo, comunque.

A coronare il tutto, e a colpire immediatamente l' occhio, sono i disegni di Manara, artista più che mai adatto per un lavoro del genere. Il dettaglio profuso nei disegni, e la certosina ricerca del dettaglio, sono le solite cui l' artista ci ha abituati, offrendoci un vero e proprio "quadro", bellissimo anche per la sua repulsione.


giovedì 14 marzo 2013

"Pluto", di Naoki Urasawa e Osamu Tezuka

Mentre il mondo piange la scomparsa del robot Mont Blanc, attivista per la pace morto in circostanze misteriose, molte personalità legate in qualche modo alla robotica vengono assassinate secondo uno strano rituale: ogni cadavere ha degli oggetti incastrati alla testa in modo da creare delle corna.
L' ispettore dell' Europol Gesicht, robot a sua volta, prende in mano il caso, ma la spirale assassina sembra stringersi su molti altri robot, incluso lui stesso.

Le riletture di prodotti culturali diventati, più che canoni, veri e propri dogmi del loro paese, è sempre un' operazione delicata. Astroboy, del padre ideale di quel fenomeno che sono i manga, è per questi l' equivalente de I Promessi Sposi per la letteratura italiana.
Pluto nasce da una sua costola, e ne riprende il mito affidandolo a uno dei maggiori autori del fumetto giapponese odierno, quell' Urasawa autore di qualche operetta da quattro soldi. Robette come 20th Century Boys, che presenta quello che forse è l' intreccio più complesso che abbia mai letto, e Monster, osannato a livello mondiale.

Questo per dire che approcciarsi ad un lavoro del genere, dato il curriculum di chi se ne occupa, permette di mettere da parte le ansie per quanto ci si ritrovi tra le mani, e posso dirlo subito: Pluto è un lavoro all' altezza del suo autore, che riconferma d' essere uno dei più grandi tessitori di thriller degli ultimi venti anni, nonché uno dei maggiori storytellers.

Il tratto di Urasawa si riconferma ricco ed espressivo.


Partendo da un' apparentemente semplice caso di serial killer, l' indagine di Gesicht lo porterà scoprire che le radici di questo male arrivano ben oltre le sue vittime, toccando la politica e la storia del mondo, fino a quale sia il valore di una vita, sia essa umana o robotica (suggerendo spesso che le differenze tra queste siano quasi inesistenti).
Con un incedere chiaro e allo stesso tempo intricato, gli otto volumetti del racconto volano via senza che ci si renda conto di quanto si abbia letto, lasciando lo spettatore con la piacevole sensazione della "quadratura del cerchio" che contraddistingue i lavori di Urasawa, ossia la realizzazione della perfezione con cui i tasselli della trama s' incastrano tra di loro, caratteristica propria dei migliori gialli.

Pluto è un' opera allo stesso tempo complessa e facile. Se il lavoro concettuale dietro è notevole, data la rilettura effettuata di un' opera oramai istituzionalizzata nella sua patria, allo stesso tempo è perfettamente accessibile a chiunque non l' abbia letta (come il sottoscritto), e, data la sua brevità rispetto ad altri manga dello stesso autore, rappresenta un ottimo trampolino di lancio per chiunque ne sia neofita, ma fosse interessato ad avvicinarcisi.

mercoledì 27 febbraio 2013

Avenger VS X-Men

La Forza Fenice sta tornando sulla Terra, e gli X-Men e i Vendicatori litigano su chi debba sucarsela. I primi perché sono sull' orlo dell' estinzione, e la vedono come loro unica possibilità di sopravvivenza; i secondi per una crisi del pene piccolo. Punto e stop.

Dal mio lungo ed approfondito sunto della trama di questo crossover, credo che possiate capire facilmente due cose: 1, l' evento mi ha fatto schifo; 2, tifo per gli X-Men.
Il mio sarà un parere estremamente spoileroso, quindi se state seguendo l' evento in Italia, dove siamo arrivati credo a 5 uscite su 7, vi consiglio di fermarvi qui e ripassare in caso tra qualche mese. Gli altri continuino pure.

L' idea editoriale è ottima, per certi versi un' espansione di quanto visto con Civil War. Spaccare in due l' audience su chi supporti una fazione piuttosto che l' altra, arrivando addirittura a scegliere se volere una copertina dedicata agli uni invece che agli altri.
Ma ora vi faccio una domanda. Contando che ormai la Marvel campa principalmente di film, e campa principalmente di film basati su personaggi facenti parte dell' ensemble dei Vendicatori, CHI MAI POTRà SPUNTARLA?
Ed è essenzialmente questo il mio problema principale con questa serie. Il fatto che tutto e tutti vadano contro ogni logica per dare addosso agli X-Men, quando questi, a parer mio, non hanno nessuna colpa, perché i personaggi in del momento sono nella fazione opposta.

Partiamo da principio. All' inizio di tutto è più che legittimo avere timore della Fenice, visti i suoi precedenti. Come è legittimo anche riporvi le proprie speranze quando sei a corto di possibilità, e la tua razza sta estinguendosi (estinguendosi, eh, mica rischia il rimborso IMU). Ma come definiremmo continuare a dare addosso alla Fenice dopo che gli X-Men ne sono "posseduti", e hanno di fatto portato la pace mondiale? Accanimento terapeutico?

Tra i nuovi, stupefacenti poteri della Fenice, c' è quello di poter andare in giro quasi nudi. Ancor più del solito.

E' l' ipocrisia di fondo quella che mi brucia. I personaggi nomineranno più volte "dittatoriali e pericolosi" i 5 della Fenice, quando di fatto non hanno fatto nulla di male (Pugno di Ferro arriva a soprannominare Ciclope Mussolini), e millantando che questo potere li farà scazzare. Cosa che ovviamente NON ACCADE. L' unica a dare segni di squilibrio sarà Emma. Tutti gli altri devono stare alle continue provocazioni dei Vendicatori; bazzecole come, non so, IRROMPERE A CASA LORO PER RAPIRE HOPE. E se quelli s' incazzano vengono pure tacciati di pericolosità.
E non venitemi con l' attacco di Namor al Wakanda. E' sempre stato una testa calda, e bastava guardarlo troppo a lungo perché ti menasse. Non aveva certo bisogno della Fenice per farlo.

E parlando di fascismi, i Vendicatori vanno a rapire Hope dopo esser stati spronati dal presidente degli USA, preoccupato perché Ciclope ha detto che si devono smantellare le armi di distruzione di massa. Ma vaffanchiappola, che è meglio.

A coronare il tutto, la qualità altalenante dei disegni. Si sono alternati molti artisti, tra cui Romita Jr, che si è occupato dei primi numeri. Non ho problemi con gli altri disegnatori, ma porca eva, credo che questa serie rappresenti l' apice dell' abisso in cui sta sprofondando!

Cliccate sull' immagine e osservate la terza vignetta. Cioè, guardate Cap. Guardate Cap! Fissa il culo di Stark come se volesse farselo lì davanti a tutti!

In definitiva, escludendo il piacere di vedere qualche bello schiaffo fiammeggiante da parte della Fenice sui Vendicatori, trovo ben pochi motivi per salvare questa serie, se non nessuno. Saltate a piè pari, magari aspettando un evento le cui dinamiche le decidano gli autori, e non gli indici di mercato.


Nuovo costume per Cap?

domenica 30 dicembre 2012

Dico la mia: Best of 2012

Miglior film: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

Scelta non così ovvia, ma alla fine più che naturale. Il climax finale della più grande serie cinematografica supereroistica mai realizzata (e dai che lo sapete anche voi) ha spaccato enormemente il pubblico, tra chi è rimasto estasiato da questa catarsi finale estrema, e chi non è riuscito a soprassedere sui molti punti incerti della trama.
La mia posizione? Decisamente più la prima che la seconda. Per quanto anche io riconosca diversi passaggi dubbi (ma nulla di traumatico, se non una scelta discutibile nei passaggi finali), vedo il film per quello che è, ossia una grande parabola su cosa significhi sacrificarsi per una giusta battaglia, e fin dove ci si debba spingere per affrontare i propri nemici, esterni ed interiori.
Fermo restando che considero Il Cavaliere Oscuro il migliore in assoluto della trilogia, questo è il finale che più meritava.

Runner up: Lo Hobbit; Psycho; I Tenenbaum; Fargo; Futurama: Il Colpo Grosso di Bender; Ribelle - The Brave; Prometheus; Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio; The Tree of Life


Miglior Libro: "Written on the body", di Jeanette Winterson

Chiunque abbia mai elogiato il sentimentalismo alla spicciola di un Moccia qualsiasi, farebbe bene a leggere libri come questo, che sviscerano la sfera emozionale trascendendo le barriere dei generi, e mostrando il rapporto di coppia come una fusione totale e assoluta tra gli individui.
Altamente consigliata la lettura in lingua originale, in quanto l' assenza di caratterizzazione sessuale nel testo del/la protagonista accentua l' ambiguità e l' onnivalenza della storia.

Runner up: "Il Processo", di Franz Kafka; "Alice nel paese delle meraviglie/Attraverso lo specchio", di Lewis Carrol




Miglior Musica: Nick Cave and The Bad Seeds, "Murder Ballads"

Questo è stato un anno di grosso ampliamento della mia cultura musicale, ma posso dire con facilità che il concept album di Nick Cave e la sua band, Murder Ballads, abbia dominato le mie classifiche di ascolti.
La varietà delle tracce presenti, variegate per stile e musicalità, ne fanno un album da riscoprire ad ogni ascolto. E i testi sono di una profondità e di una poeticità sublime, narranti di delitti passionali, ora con ironia, ora con tragicità, riprendendo un tema popolare nel folk inglese.

Runner up: The XX; Shadow of The Damned OST; P.J. Harvey; Mannarino; Franco Battiato; Daft Punk;





Miglior Fumetto: "Bone", di Jeff Smith

Bone è il classico esempio che parte dall' essere una cosa e giunge ad esserne un' altra. Pur senza tradire la sua vena spiritosa, questo si è evoluto velocemente dalla commedia iniziale, in qualcosa di ben più denso e corposo, arrivando a meritare a tutti gli effetti un posto d' onore tra le saghe fantasy più celebri.
Il bello è che lo fa senza stravolgere nulla; Bone di rivoluzionario, specie se non contiamo la sua vena comica, non ha nulla. Ed è questo il suo punto di forza: l' avere una storia semplice, ma raccontarla mostruosamente bene, dimostrando come non serva impaperarsi in un' epicità forzosa, perché se c' è una grandezza da svelare, questa verrà da sé.

Runner up: "Persepolis", di Marjane Satrapi; "Preacher", di Garth Ennis e Steve Dillon; "Neonomicon", di Alan Moore e Jacen Burrows; "Saiyuki Reload", di Kazuya Minekura; "Don Zauker", di Emiliano Pagani e Daniele Caluri;  "Kick-Ass 2", di Mark Millar e John Romita Jr.


Miglior Videogioco: Red Dead Redemption (Game Of The Year Edition) [360]

Pochi dubbi su chi avrebbe dominato questa sessione quest' anno. Red Dead Redemption merita di diritto un posto tra i primi dieci giochi della corrente generazione di consolle, e di sicuro avrà menzioni in future classifiche dei migliori di sempre.

Parti al galoppo nella prateria, vedi un' antilope. La insegui un pò, poi le assesti un colpo dritto alla nuca. La scuoi, potrai rivenderla in qualsiasi drogheria. Ma prima sali su quel costone, qualcuno grida aiuto: una diligenza assalita dai banditi. Li uccidi tutti meno uno, è il boss; lo incapretti e lo porti fino in galera, incassandone la taglia. Poi riparti, ma si fa buio. Prepari quindi l' accampamento per la notte, e rimanete tu, il tuo cavallo, l' infinito che ti circonda, e le stelle a guardarvi.

Runner up: Portal 2 [360]; Pokémon: Versione Nera 2 [DS]; Kingdom Hearts: Birth By Sleep [PSP]; Shadows of the Damned [360]

sabato 24 novembre 2012

"Allen", di Leo Ortolani

Il miliardario Allen, non avendo di meglio da fare, inscatola in un astronave un manipolo di disperati, alla ricerca dei propri creatori alieni, nello spazio più profondo.

Se non fosse per Rat-Man, il nome di Ortolani di sicuro verrebbe associato come prima cosa al termine "parodia", visto che alcune delle sue opere più memorabili s' inscrivono in questo filone.
D' altronde, l' aver imposto un livello qualitativo così alto rischia di procurare delusione nei confronti di lavori che, presi a sé, non risultano per niente male, ma che, paragonati agli illustri predecessori, deludono le aspettative. Questo è il caso di Allen, parodia combinata di Alien e Prometheus.

Il problema principale del plot è quello di procedere con una lentezza inaspettata per un one shot come questo. Premettendo che non si arriva mai a parlare di noia, la vicenda presenta alcuni momenti eccessivamente lunghi, che fanno aspettare, anche per diverse strisce, l' arrivo della battuta.

Toni così moderati andrebbero più che bene per una storia a puntate della serie principale (come è il caso dell' appena conclusa trilogia dei numeri 91, 92, e 93, non eccezionalmente abbondante di risate, ma intensissima dal punto di vista narrativo), ma nel caso di una parodia del genere si deve puntare su un umorismo serrato e costante.
Non che in tal senso sia tutto da buttare, anzi; Misterius, sfottò a Voyager e Mistero, diverte come la prima volta, per dirne una. Ma diverse occasioni per degli sketch potenzialmente esilaranti non sono state nemmeno colte, con una eccessiva insistenza sulla sacrificabilità dei personaggi che non siano protagonisti.
Graditissimo, comunque, il ritorno del personaggio del Nano.



Stilisticamente parlando, Ortolani ha deciso di ripresentare il tratteggio stilizzato e ruvido già offertoci nei numeri 86 e 87 della testata principale, decisamente affine nello spirito ad Alien, meno a Prometheus. Il risultato è decisamente encomiabile, in quanto alcune vignette presentano un impatto che forse, con il classico stile ben delineato che conosciamo, non avrebbero avuto lo stesso effetto.

Lungi dall' essere un opera scadente, Allen è semplicemente un lavoro più sottotono rispetto ai suoi colleghi. Certo non è da intendere come un segno di stanchezza dell' autore, visto che risale a poco tempo fa la saga del Grande Magazzi, divertentissima parodia a Harry Potter e Twilight.
Forse in questo caso l' autore ha speso più attenzione a disegnare, piuttosto che a scrivere. Forse il periodo è gremito d' impegni.


sabato 15 settembre 2012

"Il Lungo Halloween", di Jeff Loeb e Tim Sale

Il procuratore distrettuale Harvey Dent, aiutato dal capitano della polizia Jim Gordon e da Batman, cerca in tutti i modi di smantellare la potente organizzazione mafiosa comandata da Carmine Falcone.
L' impresa sembra pressoché impossibile, ma qualcosa comincia a incrinarsi quando, la notte di Halloween, il nipote di Falcone viene assassinato. Da lì in poi, per ogni festività, qualcuno legato al mafioso verrà ucciso, e comincerà la caccia al killer Holyday.

E' una grave colpa leggere Il lungo Halloween solo anni dopo aver letto Vittoria Oscura, il suo seguito diretto. Ma consideriamo che VO lo ricevetti un natale (in poche altre occasioni entro in possesso di volumi da 30 e passa euro), e il prezzo a cui si trova ILH non aiuta granché.

Comunque, chiunque conosca lo stile di Loeb saprà già cosa aspettarsi. Uno stile molto didascalico, in certi momenti decisamente inutile (inutile ripetere ogni volta che appare un personaggio la sua presentazione messa lì col copia-incolla), con toni cupi e seriosi. Decisamente "o lo ami o lo odi". Io, pur non amandolo, lo trovo piuttosto interessante. Ai personaggi viene dato ampio spazio di approfondimento, riuscendo a comprendere in pieno le ragioni del loro sviluppo (questa è sostanzialmente la storia di come Dent divenne Due Facce).
Insomma, leggetene un pò e poi deciderete.
Unica nota un pò stonata il finale. I colpi di scena si accavallano l' uno sull' altro, contraddicendosi tra di loro, tanto che io, onestamente, alla fine non ho capito chi cazzo fosse Holyday (confusione nata soprattutto dal fatto che molti di questi risvolti, in Vittoria Oscura, vengono completamente ignorati).



I disegni di Sale, invece, mi hanno convinto più qui che nel seguito. Non tanto perché siano qualitativamente migliori (ma anche qui, data la peculiarità dello stile, solo voi potrete decidere se possano essere di vostro gradimento o meno), quanto piuttosto perché ho notato un maggiore impiego di inquadrature drammatiche e giochi cromatici, acuendo così l' effetto della messa in scena.

martedì 4 settembre 2012

"Star Rats", di Leo Ortolani

Tempi oscuri per la galassia! Il cattivo impero spaziale impera ormai incontrastato da anni, e con la scomparsa dei Cavalieri dello Zodiaco non vi è più nessuno in grado di opporsi.
Ma un briciolo di speranza risiede sul pianeta Desertia, ove abita l' ultimo della dinastia dei Rat-Man, nelle cui mani è riposto il destino di tutti noi. Stiamo freschi!

Le parodie di Ortolani hanno visto un' evoluzione non trascurabile a livello di concept. Si è andati dalla mera rivisitazione in chiave comica di classici del cinema,come nel caso del qui presente Star Rats, ad altri più recenti che si possono considerare più come delle reinterpretazioni della storia originale, come hanno dimostrato Il Signore dei Ratti, Avarat, e soprattutto 299+1.

Star Rats però appartiene alla prima fase, un periodo forse più acerbo dell' autore, in cui l' approfondimento narrativo (comunque presente)  era soverchiato dal lato comico più di quanto non sia oggi.

L' età del fumetto è chiara fin dalla prima occhiata ai disegni, che si dimostrano più prossimi a quelli dei primi album della serie principale piuttosto che gli ultimi, quindi un tratto un pò acerbo, ma comunque efficacissimo, dimostrante come Ortolani abbia sempre saputo dare il giusto tono alle sue scene, siano esse comiche o divertenti.

Certo c' è da dire che non questa storia non lascia il segno come altre parodie citate sopra. Non è drammatica come 299+1 (ma neanche ci prova), non è spassosa come Il Signore dei Ratti (lì però trovo che Ortolani si sia superato). Un buon divertissement, imperdibile per gli appassionati.

venerdì 24 agosto 2012

"Don Zauker - Esorcista" & "Don Zauker - Secondo Avvento", di Emiliano Pagani e Daniele Caluri

Certe cose o si amano o si odiano, qualsiasi commento di valore lascia il tempo che trova.
Tale principio funziona perfettamente con Don Zauker, che pur essendo per me un' opera oggettivamente curata, la sua stessa natura di satira sfrenata non lo rende un prodotto adatto a chiunque, ma chi lo troverà di proprio gusto lo amerà.

Cominciamo dal definire chi sia Don Zauker. Origini socnosciute (ma sembra molto intimo con le pratiche naziste), pratica l' arte dell' esorcismo, pur non essendo stato riconosciuto ufficialmente dalla chiesa. Ciò non di meno svolge tutte le funzioni che un prete avrebbe normalmente, quali confessioni e battesimi.
Razzista, violento, bugiardo, truffaldino, costantemente arrapato, e chi più ne ha più le metta.
Già questo dovrebbe rendere l' idea del tono delle sue storie (due pagine l' una, quasi una striscia), che va dal demenziale al surreale, senza dimenticare di metterci sempre in mezzo satira di quella feroce (soprattutto, come si può evincere, alla chiesa cattolica).

In pungente umorismo delle vignette si accompagna ai disegni di caluri, che in un classico bianco e nero da strip comics riesce a delineare perfettamente il grottesco delle situazioni (certe espressioni facciali di Zauker sono impagabili).

Nel titolo del pezzo appaiono i nomi dei primi due volumi. Tra di loro non c' è alcuna differenza, semplicemente altre gag che si aggiungono alle altre.
Suggerire o meno Don Zauker, come detto prima, è troppo legato al senso dell' umorismo, e si, anche all' ideologia di chi legge. Consiglio di farsi un giro su Google immagini per farsi un' idea di come sia, potrede decidere all' istante se faccia o meno per voi.


giovedì 23 agosto 2012

"Preacher", di Gart Ennis e Steve Dillon

Il reverendo Jesse Custer ha ricevuto la chiamata. Un' altra. Stavolta da parte di una potente entità divina di nome Genesis, che gli conferisce poteri pressoché sconfinati. Per non restarsene con le mani in mano, decide di sfruttare questa possibilità per togliersi un sassolino dalla scarpa: trovare Dio e fargli rendere conto di tutto il male di cui è responsabile.


Preacher per certi versi è considerabile l' opera magna di Ennis. L' ampio respiro della trama e il suo tono quasi epico in certi momenti (d' altronde una sfida a Dio non può esser da meno) ne fanno già da soli un' opera ambiziosa. I toni comunque non saranno mai eccessivamente seriosi, anzi, nella più classica tradizione ennisiana per lo più non ci si prenderà mai troppo sul serio, soprattutto grazie ad alcuni personaggi che da soli valgono il biglietto.

I personaggi sono proprio il punto forte del racconto, più dell' intreccio in sé probabilmente (comunque vario e appassionante), ma allo stesso tempo questo aspetto presenta due difetti niente male: Jesse e Tulip.
Si, proprio i protagonisti. Jesse parte alla grande, e comunque alla fine rimane lo stesso un ottimo personaggio. Ma non so, mi viene difficile definire perché, tutto somma, non mi entusiasmi particolarmente. Forse un pò troppo coatto, per i miei gusti.
Tulip invece è più chiaro perché non mi piaccia: semplicemente l' ho trovata un pochino insipida (nonostante di cose ne faccia a non finire). Quello che veramente non mi convince di loro sono le meccaniche di coppia a cui assistiamo. Capita spesso che discutano per pagine e pagine di come siano uniti dal destino, di come si ameranno "fino alla fine del mondo", di come gli piace fottere come maiali sotto effetto di afrodisiaci... ma basta! Seriamente, queste discussioni alla lunga danno l' impressione di allungare il brodo (come se servisse, Preacher non è mica breve), e arrivato ad un certo punto le saltavo a piè pari, tanto non influenzano minimamente la trama (costruzione dei personaggi? Non ti bastano 9 volumi?!)
Per il resto invece niente da dire, tutti gli altri personaggi sono perfetti, chi deve farsi odiare si fa odiare, chi deve divertire diverte (Starr regna, al punto che avrei voluto fosse lui il protagonista). Questi, complice la storia coinvolgente (nonostante qualche momento morto), fanno volare via i volumi, al punto che ci si ritrova a voler scoprire subito cosa segua.
Un mezzo disappunto per il finale, che per quanto sia tutto sommato soddisfacente, è un pò confuso.


Amatelo, perché dovete.


Chiudiamo come sempre con la grafica. Preacher è l' ennesima prova di quanto l' accoppiata Ennis Dillon sia fruttifera. Le matite del disegnatore qui si presentano perfettamente a proprio agio con temi tanto sovrannaturali, tanto che le scene presentanti elementi "divini" rendono perfettamente l' epicità richiesta. Come dico sempre, che il tratto piaccia o non piaccia è unicamente questione di gusti.
Menzione d' onore alle cover di Glenn Fabry, davvero superbe.

sabato 4 agosto 2012

Crossed

Le vicende di vari gruppi di sopravvissuti in un mondo devastato da una piaga sconosciuta. Tale morbo si manifesta come una cicatrice a forma di croce in volto. I "crociati" perdono qualsiasi freno inibitorio e diventano degli psicopatici, dediti solo alla violenza e al sesso senza freni.

Il fatto di aver letto consecutivamente tutte e tre le serie (che comunque non sono tutte) di Crossed mi ha portato a riunirle tutte qui per un' unica recensione, visto che comunque sono piuttosto simili tra di loro, a parte che per alcune sfumature.

Partiamo dal contesto. Sostanzialmente abbiamo a che fare con l' ennesima variazione sul tema "mondo invaso dagli zombie", avendo però qui una forma piuttosto particolare di questi, in quanto non abbiamo a che fare con dei morti viventi, ma con esseri umani che hanno perso qualsiasi capacità di frenare i loro istinti più bassi, capaci di qualsiasi efferatezza (qui vedrete quelle che sono di sicuro tra le scene più estreme che abbiate mai visto). Questo di per sé rappresenta il più grosso limite di queste produzioni. La loro efferatezza terranno sicuramente alla larga i più impressionabili, visto che basta sfogliare un numero a caso per incappare in qualche scena a dir poco truculenta.

Le serie che prendo in esame sono Crossed, da cui è nato tutto, e due dei seguiti - spin off: Family Values e Psychopath. La prima è quella più canonica narrativamente e allo stesso tempo più interessante dal punto di vista degli autori. Alla penna abbiamo niente poco di meno che Garth Ennis, celebre soprattutto per aver ridato lustro al personaggio del Punitore, mentre i disegni sono offerti da Jacen Burrows, già fattosi notare recentemente per Neonomicon (e avendo quindi dimostrato di essere perfettamente a suo agio con temi disturbanti).
Pur non rinunciando a qualche momento di sano humor nero (anche se ci si chiede se sia legittimo ridere visto il contesto offerto), che da sempre lo contraddistingue, Ennis inscena una storia dalle tinte decisamente più drammatiche del solito, mostrando come sia ormai poca la speranza a muovere i sopravvissuti verso la tanto agognata salvezza, che risiede in nessun luogo.
Come ho detto, la classica storia di zombie, scritta però da Ennis, il che non fa mai male.


Più interessanti a mio avviso sono Family Values e Psychopath. La prima segue le vicende di una famiglia dello Utah, e di come la follia dilagante nel mondo si rispecchi con le perversioni all' interno di questa: la leadership del padre si manifesta anche nel suo continuo abusare sessualmente delle figlie.
Psychopath invece segue un gruppo di non contaminati che salva un ferito da morte certa, e decide di farlo entrare nel gruppo. Purtroppo per loro tale individuo è affetto da psicosi non molto migliori di quelle degli infetti.
La cosa che rende più interessante queste storie rispetto all' originale, soprattutto la seconda, è il modo in cui il male dentro le persone "normali" sia forse anche peggiore di quello incondizionato e irrazionale degli infetti.

Crossed è un marchio più complesso di quanto non sembri. Se certe volte sembra (e probabilmente lo fa) volersi adagiare troppo sulle scene splatter per colpire il lettore, d' altra parte è innegabile che i personaggi ricevano un adeguato approfondimento psicologico. Richiama per certi versi The Walking Dead in quanto il vero focus della trama è nel loro comportamento in una situazione a dir poco estrema. Dategli una possibilità.

martedì 31 luglio 2012

"Saiyuki Reload", di Kazuya Minekura

Prosegue il viaggio verso est di Sanzo, Goku, Gojio e Hakkai per impedire la resurrezione del demone Gyumao, e fermare quindi la vibrazione negativa che ha reso pazzi quasi tutti i demoni del paese.
Nuovi ostacoli e incontri li attendono lungo la strada, tra cui quello con Hazel Grosse, prete cattolico dai poteri miracolosi, e Gato, sua guardia del corpo.
Entrambi i gruppi però sono osservati da qualcuno nell' ombra, i cui scopi sembrano trovare radici nel passato dello stesso Sanzo.

Saiyuki è una serie che sorprende. La sua particolare filosofia, fondata su alcuni principi del buddhismo, lo fanno entrare nella schiera di quelle opere che sembra voler infondere nel suo fruitore il messaggio che la sua vita è unicamente sua (vedi Evangelion, ma soprattutto Tengen Toppa Gurren-Lagann). Saiyuki si è sempre distinto per una deriva un pò radicale di questo pensiero, visto che questo "desiderio di potenza" nella propria vita certe volte potrebbe sembrare sfociare nell' egoismo. Ma non è così, semplicemente l' autrice vuole sottolineare come, nella vita, la propria dignità venga prima di tutto, e senza averne o portarne verso gli altri non si può dire di essere veri esseri umani.

Sanzo e compagni avranno modo di approfondire ulteriormente questi problemi nelle nuove avventure che vivranno. E se ormai le loro questioni personali sono sistemate (in parte), e come gruppo sono del tutto fortificati, adesso ad essere messa in questione è la natura stessa della loro missione, che si specchia in quella del suddetto Hazel: se loro uccidono demoni perché costretti, e mirano a impedire che questi siano ancora aggressivi, il cattolico mira invece alla totale distruzione di questi (per motivi che non rivelerò).
Questo e altri eventi li porteranno a riflettere su quale sia il loro effettivo ruolo nella diatriba tra uomini e demoni.
Ma quella che forse è la novità più interessante è il ruolo di Ni Jianyi, che come lascia supporre il finale della prima serie in questa gioca un ruolo molto più grande e interessante.

Certo arrivare alla fine dell' ultimo numero lascia l' amaro in bocca visto che si deve constatare che, ancora una volta, la serie è lontana dal finire. Sommando la prima alla seconda, arriviamo ormai a 20 volumetti, che non è tanto, ma neanche poco.
Altra cosa che lascia l' amaro in bocca è che non venga dedicato molto spazio a Kougaiji, che escluso un arco narrativo non riveste alcun ruolo nei nuovi eventi. Il problema della trama di Reload è che fa progredire poco quello che è l' obbiettivo del viaggio, compensando però aprendo nuove sottotrame che si dimostrano del tutto valide. Ma in fin dei conti, il bello di quest' esperienza è proprio il tema del viaggio, forse anche più dell' arrivo.


Sul fronte dei disegni non c' è nulla da dire se non che ormai l' acerbità nel tratto dei primi volumi di Saiyuki è ormai acqua passata; qui il disegno ha raggiunto la piena maturità, e quindi amarlo od odiarlo è solamente una questione di gusti (anche se ritengo che certe tavole siano oggettivamente magnifiche).

Ovviamente il finale è apertissimo, ma visto che è ancora in fase di serializzazione la terza serie (Saiyuki Reload Blast), è solo questione di tempo prima che tutte le fila vengano raccolte.

domenica 3 giugno 2012

TOP TEN Villains dell' Ultimate Marvel Universe

Almeno, quelli che si sono visti finora. Nel caso non si fosse capito dal titolo, mi riferisco unicamente a quelli apparsi nella continuity parallela a quella ufficiale, quella delle testate Ultimate / Ultimate Comics.
Per la serie: niente di meglio da fare.

NB: parecchi spoiler

10- THANOS

Il ras del quartiere (galattico), o anche, quando la necrofilia fa trend.
Dominatore galattico, regna con pugno di ferro una buona porzione di spazio da millenni, poiché la sua civiltà è talmente avanzata da aver svelato da tempo la chiave della reincarnazione.
Il mentone ci ha preso gusto, e così da non si sa quanto periodicamente si ammazza e resuscita per ampliare i suoi poteri e poter così estendere il suo potere all' infinito. Senza contare che il tipo ha una leggerissima ossessione morbosa per la morte, che la porta a venerarla più come un' amante che come una dea.
Tempo addietro stava anche per riuscire ad accaparrarsi l' universo intero usando il Cubo Cosmico, un oggetto trovato casualmente nel giardino di casa (davvero!) che rende chiunque lo possieda onnipotente. Fortunatamente per tutti venne distrutto, ma l' incontro casuale con Reed Richards lo poterà a fargli un lavaggio del cervello di modo che sotto ispirazione di Thanos stesso ne costruisse un altro.
Obiettivo ultimo di tutto questo casino è rendere tutti gli esseri viventi esistenti immortali (ma con il continuo deteriorarsi del corpo) di modo che la pace della morte possa spettare unicamente a lui. Ne ho visti di dispettosi, ma lui!

Nella versione Ultimate veste Armani, oltretutto. Sadico, ma con stile.


9- FRIGHTFUL FOUR

Di questi ne ho già parlato abbondantemente, quindi vi faccio un sunto: Reed Richards (sempre lui!) si fa fare fesso dal suo equivalente di una dimensione in cui tutti i supereroi sono diventati zombie (cosa che potrei definire, a voler citare Alessandro Manzoni, fichissima), prima andandoci e facendosi quasi mangiare, poi portandosi dietro la versione zombi dei F4 e facendo di tutto perché i militari non li disintegrino come la logica suggerirebbe. Geniale!
Purtroppo i tizi in questione non hanno molto spazio per esprimersi, essendo tutto il tempo in cattività. Ciò non toglie che è impagabile vedere i personaggi interagire con sé stessi in versione psicotica cannibale.
Reed si riscatterà più avanti dopo che saranno scappati (che sorpresa!) facendoli a pezzi personalmente usando i poteri di Destino quando si saranno scambiati i corpi grazie ad un tranello di quest' ultimo (don't ask, long story), ed invero è una scena decisamente divertente.
Certo a causa di questa sua sbadataggine sono morti a decine e le vedove e gli orfani non si contano, ma tanto erano un pugno di comparse, non ci tange.



8- DEADPOOL

Innanzitutto parto con una richiesta agli autori: sappiamo tutti benissimo che è ancora vivo, quindi perché non lo ripescate per qualche bel ciclo di storie? E' anche troppo che non lo vediamo. GRAZIE.
Logorroico come l' originale, in cambio del celebre senso dell' umorismo di questo (a parte un certo humor nero che si lascia scappare saltuariamente) questo ha una vera ossessione per i mutanti, un odio viscerale (credo che nel fumetto lo definiscano mutafobico, genofobico... insomma, come gli omofobi ma per i mutanti).
Non avendo di meglio da fare, partecipa allo show di Mojo in cui vengono ammazzati mutanti in diretta tv. Un vero boy scout.
Sadico, spietato e considerevolmente bastardo, è talmente fissato che debba ammazzare mutanti che si fa potenziare in laboratorio, anche a costo di diventare talmente brutto da poter essere ospite di una puntata di Wild.



OPS, spoiler!



7- KINGPIN

Il Berlusconi Marvel. Ha le mani in pasta ovunque, a partire dal traffico di droga per arrivare al crack Parmalat, ma tutta la città gli lecca comunque il (gargantuesco) culo perché ha la grana.
E' però abbastanza fesso da riprendersi mentre uccide uno sgherro a mani nude, così Spider-Man ruba il nastro e lo infinocchia. Lui per ringraziarlo compra i diritti della sua immagine e si fa i miliardi vendendo pupazzetti con la sua effige.
Comunque, nonostante sia un biricchino, gli vogliono bene tutti, ma proprio tutti, come Devil, che quasi gli ammazza la moglie perché lui gli ha fatto esplodere l' ufficio, o Mysterio, che... vabbé, non ve lo dico.
A proposito, non è cattivo come sembra. O meglio, lo è, ma anche lui ha le sue magagne, come la suddetta moglie, in stato comatoso, quindi un pò di empatia per lui la si può provare.
Ha un grande autostima, e le battute riguardanti la sua mole non gli scuciono il minimo baffo. Gli scivolano addosso.


Visto?



6- TESCHIO ROSSO

In questa versione il buon teschietto altri non è che il bastardo di Capitan America, ossia il figlio illegittimo che ha avuto dalla ragazza con cui stava prima di partire per la guerra (mondiale). Il ragazzo era quindi il primo riconosciuto figlio di un essere umano potenziato, e di fatti si è rivelato un genio, oltre che ovviamente dotato di capacità fisiche sovrumane.
Ma siccome anche le formiche nel loro piccolo s' incazzano, arrivato a 17 si stufa di essere un topo da laboratorio, ammazza tutti quelli che gli stanno intorno, e diventa un mercenario spietato.
Molto tempo dopo decide di rientrare dal suo potenziamento perché un lavoro per l' A.I.M. gli dà l' occasione di mettere le mani su, indovinate cosa? Il Cubo Cosmico (a Reed quel giorno proprio gli mangiavano le mani).
La cosa interessante è che non è interessato al Cubo per una sete di potere fine a sé stessa, ma per utilizzarlo al fine di cambiare la storia, e far si che il padre fosse tornato dalla guerra, permettendogli quindi di avere una vita normale come chiunque altro.
E si, le carenze affettive contano come buone motivazioni!



5- DOTTOR DESTINO

Questo è uno che ce l' avrebbe anche potuta fare per il podio, ma si trova quaggiù per l' utilizzo alquanto becero che secondo me ha sofferto questo personaggio.
Le origini sono molto affascinanti. Discendente diretto di Vlad Tsepes (Dracula!), il padre praticamente lo addestra come un cane perché sia degno del
Come i Fantastici Quattro di questa versione, anche lui ha ottenuto i suoi poteri a causa dell' incidente durante l' esperimento per il teletrasporto nella zona N. A lui sono toccate tante cose simpatiche, quali pelle d' acciaio, zoccolo caprino, alito post-cipollata.
Da qui poi iniziano ad esserci nei buchi narrativi sconvolgenti. Come passa dall' essere re della corte dei miracoli a sovrano-kaiser-papa di Latveria? Mistero.
Ma soprattutto, come fa a perdere il benedetto zoccolo caprino? Sarà andato a Casablanca? Ed è un buco bello grosso, in realtà, perché è un dettaglio legato direttamente alle sue origini, mica cazzi.
O peggio ancora, quando la questione con gli zombi viene risolta (ricordate?) lui si ritrova bloccato nella loro dimensione, e successivamente senza alcuna minima e accennata spiegazione è di nuovo a casetta. O mi sono perso un albo di cui non conosco l' esistenza o qualcuno qui della continuity se ne fotte (d' altronde se gli UF4 sono la testata Ultimate che è andata peggio economicamente ci sarà un motivo).
Ultimo ma non ultimo, il modo in cui da perfetto coglione scatena l' apocalisse sulla Terra provocando Magneto. Gli fa ammazzare i figli e si stupisce della sua reazione? Ma genio sto paio di balle.
Ma quindi perché è qui? Perché nonostante tutto trasuda un carisma mica da scherzare! Stronzo fino al midollo, ma legato comunque ad un codice cavalleresco quasi anacronistico. Borioso, determinato, il dittatore che non deve chiedere mai!

Vic, nonostante tutto ti vorremo sempre bene!



4- DOTTOR OCTOPUS

Testa a scodella, detto anche Otto Octavius, lavorava come ricercatore alla Osborn Inc., famosa per la ricerca nel settore militare e non meglio chiariti collegamenti con la Fininvest. Durante un esperimento riguardante l' OZ viene coinvolto in un incidente, a seguito del quale delle braccia meccaniche gli rimarranno fuse al torace.
Decide giustamente di sputtanare i propri superiori (e ammazzare qualcuno a caso, già che c' è), e, siccome Norman Osborn è dato per disperso, se la prende col dirigente della Hammer, per il quale faceva il doppiogioco. SFORTUNATAMENTE per lui Spider-man gliele suona di santa ragione. Ma FORTUNATAMENTE per lui lo riconosce quale Peter Parker, il ragazzo morso da quel benedetto ragno in laboratorio tempo prima. Da allora comincerà a prendersela gratuitamente col ragazzo (e a bestemmiare saltuariamente riguardo quella stronza della ex-moglie), rivelandosi un bello stronzo in diverse occasioni.
Fa entra ed esci di prigione, almeno fino a quando non viene assoldato dalla CIA per realizzare dei cloni di Parker, riuscendoci peraltro, e non senza una certa dose di divertimento, specie considerando che ritiene l' originale quasi un figlio, essendo direttamente coinvolto nella sua rinascita quale supereroe (ma non raggiungerà i livelli maniacali di qualcun' altro, vedi più avanti).
Si scoprirà, sorpresa delle sorprese, che in realtà non controllava i tentacoli in sé, ma il metallo. Un Magneto dei poveri? Può darsi, ma comunque Otto è un bel cattivo, senza se e senza ma.


3- LOKI

Ora si comincia con i pezzi grossi.
L' eterno secondo (in questo caso terzo, addirittura). Soffrendo di crisi del pene piccolo nei confronti del fratellastro Thor, manipola la realtà perché sulla Terra questo passi per uno schizofrenico con bipolarismo, dissociazione dalla realtà, tic nervoso, e chi più ne abbia più ne metta. Tutto ciò per metterlo fuorigioco mentre l' America viene conquistata con un colpo di stato degli Ultimates made in China, i Liberatori.
Va e viene dal mondo dei morti. Martellata atomica di Thor? Non si sa come poi ritorna. Fatto spiedino da Valchiria? Lo si vede poi tornare per... redimersi combattendo accanto a Thor (?! cosa che gli fa perdere punti).
Loki è un bel tipetto: praticamente onnipotente in quanto divinità asgardiana, ma si diverte ad agire nell' ombra, di fatto giocando a muovere le fila dietro le quinte. Un po come il Dr. Destino, ma meglio.







2- MAGNETO

Quello che mi manda ai pazzi di questo personaggio è che, ancor peggio che per il Dr. Destino, le sue origini sono state prese, spezzettate e ricucite senza alcun rispetto per quanto fatto prima.
Una volta arriva nella Terra Selvaggia già attempato e con i figli, una volta che era ancora sbarbatello... e potrei continuare per ora.
Senza parlare poi della fine da fesso che fa, con un mea culpa che è talmente estemporaneo che qualsiasi effetto catartico possa avere viene smorzato dalla rapidità con cui si svolge.
Allora perché è così in alto? Cazzo, perché non farsi piacere Magneto sarebbe come offendere il fumetto stesso! Un personaggio così potente, così determinato, affascinante e machiavellico, che da ogni caduta si è ripreso solo per risorgere più in alto.
E come tutti i grandi, unisce etica professionale a passionalità. Voglio dire, siccome gli uccidono i figli scatena l' apocalisse in Terra. Ditemi se non è degno di stima.




1- NORMAN OSBORN

Eccolo! ILLO è il mio cattivo preferito di questo bastardissimo spin-off Marvel!
Normie non ci stava tanto con la testa già all' inizio di tutto quanto, visto che pezzo di merda lo è sempre stato, fondamentalmente. Ma quando quell' ormai famoso incidente con l' OZ lo trasformerà in quello che verrà comunemente chiamato Goblin, il cervello gli sbarellerà totalmente, portandolo a sviluppare un' ossessione per Peter Parker, a livelli che Doc Ock può mettersi da parte a ciucciarsi il dito. Un' ossessione tale che anche quando tutto sarà perduto, e la sua vita rovinata per sempre, a lui importa soltanto che alla fine Peter muoia. E lo sapete qual' è il bello? Che ci riesce.
Altre azioni encomiabili sono: rapire e terrorizzare a morte la fidanzata del ragnetto, stalking di quello estremo, tentato colpo di stato alla Casa Bianca, aver trasformato anche il figlio in un mostro, e infine ammazzarlo a cazzotti (invocando poi la morte in quello che forse è il suo ultimo momento d' umanità. D' altronde il figlio, entro certi limiti e nonostante tutto, aveva rappresentato il suo ultimo contatto con la realtà).
Ecco, mi irrita che per l' evento Death of Spider-Man l' abbiano resuscitato più che miracolosamente, visto che il cadavere l' avevano visto tutti, ma insomma, alla fine è anche giusto che a chiudere il ciclo di quel personaggio sia la sua nemesi per eccellenza.
A parte questo piccolo dettaglio della resurrezione, Normie è l' unico di tutta la lista che a mio avviso non abbia particolari punti deboli nello sviluppo. Ce ne fossero più di birbanti così!

And the Oscar goes to...

ILLUSTRI MANCANTI

Non ce l' hanno fatta, ma mi sono piaciuti lo stesso.

ULTRON

Perché i robot sono sempre fighi.


MYSTERIO

Sa quello che vuole, e come tutti quelli che sanno ciò che vogliono, è un figo.


domenica 8 aprile 2012

"Kick-Ass 2", di Mark Millar e John Romita Jr.

La moda del supereroe impazza. Seguendo l' esempio di Kick-Ass molti cominciano ad andare in giro in costume, inventandosi un' identità alternativa e aiutando il prossimo, combattendo il crimine e non. Dave quindi si unirà ad un gruppo di "vigilantes", cercando di convolgere Mindy "Hit-Girl", che però rifiuta, avendo promesso al patrigno di aver chiuso con la lotta al crimine.
Tutto va liscio, fino a quando Red Mist, adesso col nome di Mother Fucker, si rifà vivo, bramoso di vendetta.


Kick-Ass rappresenta senza il minimo dubbio l' opera più originale e concettualmente interessante di Millar, ponendo una questione veramente interessante: possibile che mai a nessuno sia venuto in mente di emulare i propri amati supereroi e combattere i fumetti? "Possibile che tutti vogliano essere Lady Gaga e non Batman?" (forse la battuta non era precisamente questa, ma il succo è questo)
L' idea forse non era proprio nuovissima, ma era raccontata con una tale ironia, un tale black-humor, e soprattutto era calato perfettamente nella pop culture, da essere pienamente godibile ed identificabile col lettore medio di fumetti, che almeno una volta avrà fantasticato su di una carriera da giustiziere.
Kick-Ass 2 quindi completerebbe il cerchio, mostrando dopo la nascita dei supereroi quella dei supercattivi, ma si inserisce in una posizione ambigua, perché se da un lato è l' ennesima riprova del gusto per l' estremo un pò fine a sé stesso dell' autore, dall' altro qua c' è maggiore sostanza nella trama, se non altro perché qui, anche grazie al fatto che si tratta di un sequel, i personaggi hanno un vero spessore.
Il personale metro di giudizio per un fumetto, su quanto sia coinvolgente e valga la pena di leggerlo, lo baso sulla smania che prende di leggerne il numero successivo, e in tal senso Kick-Ass 2 è promosso ampiamente. Pur non essendo ai livelli del primo, la lettura è coinvolgente e divertente, e verso la fine riserva anche qualche soddisfazione. Certo il finale forse è un po troppo campato in aria (come a voler rendere ancor più chiaro che ci sarà una terza parte), e questo mi ha lasciato l' amaro in bocca, ma che ci vogliamo fare, oggigiorno se non fai una trilogia non sei nessuno.

sabato 7 aprile 2012

"Superior", di Mark Millar e Leinil Yu

La vita di Simon, ragazzo di 12 anni, scorre senza particolari scossoni, in un misto di monotonia e commiserazione dovuta all' arteriosclerosi che l' affligge, costringendolo ad una sedia a rotelle.
Tutto questo però è destinato a finire, quando una sera una scimmia vestita da astronauta (!) gli rivelerà di essere stato prescelto per diventare Superior, un supereroe dei fumetti da lui amato, ottenendone l' aspetto e i poteri.

C' è una cosa che mi fa veramente rabbia di Millar. Lo sappiamo tutti che è in grado di produrre roba inattaccabile (sia con personaggi altrui, vedi The Ultimates, con cui comunque ha avuto ampi margini di libertà, che con serie totalmente sue, come Wanted), eppure si sta riducendo ad una pallida ombra di sé stesso. Già Nemesis sembrava indicare questo andazzo, ora Superior sembra confermarlo.
Il bello delle sue storie era che dietro tanta cafoneria spesso era riconoscibile un messaggio di fondo, o quantomeno una storia che colpisse particolarmente. Ma, progressivamente, sembra sempre più che, piuttosto che essere l' azione asservita alla trama, sia questa a fungere da mero collante alla prossima efferatezza. Non posso neanche dire scena d' azione, ma proprio efferatezza. Pur non raggiungendo in tal senso i livelli di Nemesis, anche in Superior tutto sembra portare alla prossima scena estrema (qui per spettacolarità dell' azione, lì per la spietatezza di ciò che viene mostrato), come a distrarre il lettore dalla povertà dei contenuti.
Qua il messaggio quale sarebbe? Che non sono i poteri a renderti uomo, ma il tuo coraggio nell' affrontare i tuoi problemi? Canonico ma efficace, verrebbe da dire, se non fosse che il finale rende del tutto inutile questa morale (ne parlo maggiormente alla fine per evitare spoiler), ma almeno qui qualcosa del genere c' è, in N (scusate se continuo a tornarci) avevamo un delirio degno di Michael Bay, mancava solo la fregna.

Certo Millar è furbo, queste storie le fa disegnare a gente capace, così sei distratto da quello che vedi per non concentrarti su quello che leggi (o vorresti leggere). Yu è un buon mestierante, e pur essendo probabilmente il suo stile molto suscettibile del gusto di chi lo guardi, per me il risultato è più che ottimo.
Questo e il fatto che comunque non siamo davanti ad un prodotto mediocre rende Superior raccomandabile  a chi cercasse un semplice divertissement, magari chi non si è mai approcciato allo scrittore e potrebbe farsene un' idea, recuperando in seguito lavori più meritevoli.


IL FINALE (SPOILER):
Alla fine tutte quelle seghe sul prendere o non prendere i poteri vengono sputtanate dal fatto che in forma di Superior lui sia immortale (cosa che per altro secondo me uno può intuire), così il demone rimane chiaramente fregato.
E tutta quel discorso sull' accettarsi nelle proprie debolezze e via discorrendo del penultimo numero a che serve, una volta che la situazione può essere risolta chiaramente solo utilizzando i superpoteri?
E ancora, davvero il piano della scimmia prevede di trasformare il mondo in un cimitero? E nessuno ha qualcosa da ridire, come gli altri demoni, che magari preferirebbero prendersi le anime degli umani invece di ammazzarli? O magari Dio stesso? Si, Dio, perché se c' è un Satana non vedo perché non si possa inserire anche un qualsiasi intervento divino? Se io fossi Dio e vedessi un demone alto 300 metri massacrare tutti quantomeno uno sputo di angelo a sistemare la cosa lo manderei.

lunedì 5 marzo 2012

"Bone", di Jeff Smith

Scacciato dalla propria città natale Boneville insieme ai suoi cugini, Fone Bone arriverà nella Valle, un enorme territorio orientale del tutto sconosciuto per loro. Qui Bone andrà a vivere con la giovane Thorn e sua nonna Ben. Ma le minacciose Creature Ratto sembrano dare la caccia a suo cugino Phoney, capeggiate da una misteriosa figura incappucciata.


A pensarci bene, Bone è meno originale di quanto non possa sembrare a prima vista. Certo, il drago si fuma una cicca con piacere,  i cugini Bone sembrano usciti da un cartone animato minimalista, e una vecchia fa a gara di velocità con le mucche, ma se guardiamo al di là di certi dettagli, è abbastanza evidente che l' opera di Jeff Smith rientri pienamente nel fantasy più classico.
Probabilmente siamo davanti ad uno di quei casi in cui la storia sia sfuggita di mano all' autore, visto che se paragoniamo le ultime parti alle prime sembrano due diversi fumetti. Ma a dispetto del fatto che sia partito come una commedia infarcita di fantasy e si sia evoluto in un fantasy epico in piena regola (pur avendo sempre mantenuto l' elemento comico), il fumetto non si perde per strada, dimostrando quindi che la sua crescita sia sempre stata controllata dall' autore, e da qui nasce il punto di forza maggiore dell' opera: un fantasy semplice, molto semplice, ma costruito ottimamente, e con dei personaggi caratterizzato in maniera sopraffina.


Bone quindi gioca la sua semplicità in modo che non appaia come povertà di contenuti, ma bensì genuinità. E come tutti i migliori fantasy il senso di progressione della storia è avvertito anche nell' evoluzione del personaggi; alla fine della fiera nessuno sarà uguale a sé stesso come appariva all' inizio dei giochi, o forse più semplicemente ha svelato lati della sua personalità inizialmente celati.


I disegni di Smith si accompagnano perfettamente al tono (quasi) mai troppo serio del fumetto, mostrando un tratto morbido e molto dettagliato, di cui è possibile vedere l' evoluzione nel disegno di certi personaggi nel corso della trama (ricordo che la serializzazione è durata dal 1991 al 2004, periodo nel quale ha ricevuto uno sfracello di premi), raggiungendo anche dei risultati davvero pregevoli in certe vignette.
Un applauso.

mercoledì 22 febbraio 2012

"Batman: Il Cavaliere Oscuro Colpisce Ancora", di Frank Miller e Lynn Varley

Anni dopo gli eventi del Ritorno, quella che era già di per sé una situazione critica è peggiorata ancora. Il mondo è sotto la morsa dittatoriale di Luthor e Bainiac, e i supereroi sono cacciati, imprigionati, torturati. Superman stesso è ridotto ad una semplice marionetta per i loro giochi di potere.
In questo scenario farà la sua mossa Bruce Wayne, che dopo aver addestrato per anni i membri di varie gang, ora tenterà il colpo grosso col suo esercito personale per riportare un equilibrio ed una giustizia ormai dimenticati in un mondo disperato.


Sinceramente sono combattuto. Chiunque abbia letto Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro potrebbe rimanere spiazzato dall' impostazione del suo seguito. Se il fumetto originale era per lo più Batman-centrico (con tutta la costruzione del contesto parallelo e intrecciato ad esso), qui per certi versi è il contesto a prendere il sopravvento. E di carne al fuoco ce n' è molta, una volta che quella rivoluzione che era solo vagamente accennata nel prequel prende piede, saranno molti i volti del DC Universe a prendervi parte, da una parte o dall' altra. Quindi in realtà la presenza di Batman nel titolo è vagamente impropria, visto che Batsy sarà solo uno degli attori in scena. Certo la storia è di più ampio respiro, con il conseguente rischio di perderne le fila, cosa che fondamentalmente succede, almeno in certi aspetti, in quanto la comparsa e il ruolo effettivo di alcuni personaggi risulta poco chiaro. Nulla di tragico comunque; la storia, pur essendo un pò confusionaria, se vista nell' ottica giusta sa appassionare, specie i fan della continuity, che saranno incuriositi da vedere l' evoluzione di questo particolare what if.


Il fronte su cui il fumetto incassa davvero male è quello dei disegni. Lo stile di Miller o si apprezza o si odia, sia chiaro, ma qui si presenta in una grossolanità che lascia basiti. Il tratto, potente ed espressivo come ci siamo abituato in certe vignette, in altre presenta dei disegni così grezzi e addirittura sproporzionati da sembrare un lavoro di un disegnatore acerbo, cosa che di certo non era, visto i ben più soddisfacenti lavori realizzati proprio nella prima parte della storia. A recuperare la baracca ma allo stesso tempo affondarla ci pensano i colori di Varley, che se da un lato esaltano la carica di certe scene, dall' altro le sue tonalità acide e "sparate" sembrano accentuare la poca rifinitura dei disegni.


Non lo ritengo il disastro che molti critici considerano, anzi, credo che sia molto interessante nel dipingere il suo quadro; i rammarichi nascono da quella che sembra una scarsa cura in certi dettagli.

sabato 18 febbraio 2012

Marvel Omnibus: "House Of M", di Brian Michael Bendis e Olivier Coipel

Dopo gli eventi dei Vendicatori Divisi, Xavier si prodiga affinché Scarlet riesca a controllare coscientemente i suoi sconvolgenti poteri di alterazione della realtà. Di fronte all' impossibilità dell' obiettivo, gli X-Men e i Vendicatori discutono su se prendere o meno una decisione drastica. Magneto, nel frattempo, sembra avere un piano tutto suo per salvare la figlia...


Questo fumetto per me rientra nel novero delle occasioni sprecate. Un idea potenzialmente esplosiva affossata da uno svolgimento stupidotto e da dialoghi poco emozionanti.
Il volume raccoglie le otto uscite dell' evento, escludendo le storie pubblicate sulle singole testate. Quindi posso limitarmi a giudicarlo nel suo intreccio principale, e posso dire che è povero, povero, povero.
Scarlet cambia il mondo? Ok. Ma non c'è la minima riflessione su quale sia il valore di quest' evento. Qual' è il motivo che spinge tutti i personaggi a voler ripristinare la realtà per com' era se quella attuale è migliore per (quasi) tutti? E quando qualcuno si chiede se sia lecito riportare tutto come prima, viene zittito con frasi del tipo "Ti vergognerai di aver detto una cosa del genere", o che comunque non avranno mai una motivazione logica molto superiore al "Perché sì". La delusione maggiore in tal senso è la reazione di Peter Parker, che era quello che da questa situazione aveva maggiormente da guadagnarci di tutti, e accetta di sistemare tutto senza fare una piega.
Senza contare che si assiste ad una delle battaglie più anticlimax che abbia mai visto. Dalla premessa sarebbe stato il giorno del giudizio, e invece si risolve in una banale rissa da bar. Comunque, tutto sommato si lascia leggere, specie per l' interessante what if a cui dà adito.
Sul fronte disegni la situazione è meno tragica ma comunque altalenante. Si va da una qualità decisamente ottima a scene singole imbarazzanti, in particolare nel tratteggio dei personaggi. Per dire, se Magneto è disegnato ottimamente, Wolverine non è male ma pare un gatto, e Capitan America è osceno.
A prescindere da tutto, House Of M occupa un posto rilevante nella continuity Marvel per quelle che sono le sue conseguenze, cosa per cui ne consiglio una lettura a tutti gli appassionati, fermo restando che magari tutti i soldi della (pur ottima) edizione Omnibus non li vale.

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