Non sono esattamente quel che si dice un tipo religioso. Anzi, diciamo che sono una bestiaccia infedele e blasfema a dir poco. Ma non crediate che il concetto di fede mi sia estraneo, anzi, credo di poterne dare una definizione alquanto soddisfacente.
La fede è quel sentimento che si prova in qualcosa, che ti porta a crederci indefessamente, sperando, anzi, credendo fermamente che quel qualcosa ti porterà ad avere in cambio un bene superiore. Anche quando tutto e tutti ti danno contro, quando non hai prove che quel qualcosa ti ami come lo ami tu. O più semplicemente quando vieni preso per il culo, tu continui a sorridere e ad avere fede, da stronzo che sei.
Anzi, da stronzo che sono io, perché ho appena riassunto il mio rapporto con la serie di videogiochi Kingdom Hearts (come accennato nella recensione di Birth By Sleep).
Si, perché uno che voglia seguire questa serie deve fare un' atto di fede. Fede nel fatto che ne valga la pena. Perché ne deve valere la pena visto che ormai quasi ogni nuova uscita mi obbliga a comprare un' altra consolle apposta.
Ridi, ridi, stronzo.
Da pischello di 13 iniziai a giocarci su PS2 (era il 2003...? si, mi pare), e il resto è storia. Amore a prima visto, sesso a casa di lui, convivenza dono una settimana. Da lì iniziò la lunga attesa per un seguito, seguendo i primi rumor e fughe di notizie su PSMania 2.0 (rivista "vagamente di parte" che seguivo all' epoca). Immaginate la mia felicità incontrollabile quando scoprìi che fu annunciato Chains Of Memories. Per il Gameboy Advance. Che non possedevo (e tutt' ora non possiedo). Gloria nell' alto dei cieli. Potei giocarlo solo quando un DS (retrocompatibile con l' Advance) entrò in casa mia (manco il tempo che lui varcasse la soglia che già ero andato a comprare il gioco)
Vabbé, si recupera con Kingdom Hearts 2, che verrà annunciato di lì a poco per PS2.
(A questo punto vi racconto un piccolo aneddoto che c' entra poco col discorso, ma mi ha fatto incazzare come una bestia, quindi è divertente. Premesso che attendevo il 2 come il messia, quando finalmente ci misi le mani sopra per il mio credo sedicesimo compleanno, ci giocai allegramente per UN GIORNO. Perché il giorno dopo arrivai in un punto dei gioco in cui semplicemente si bloccava. Disco rigato. Mai capito come abbia potuto, o se ci fosse già il graffio. Riuscii ad avanzare con la copia di un amico, ma la presi a ridere. Davvero.)
Comunque, devo dire che ce la misero un pò tutta a farmi capire che cappero fosse successo in Chains of Memories, tra riassunti scritti in game e qualche filmato. Ma fatto sta che alla fine della fiera non ci capii comunque una mazza di cosa successe tra il primo e il secondo. Le cose si riaggiustarono anni dopo, quando, come ho scritto sopra, giocai COM, anche se ormai Wikipedia mi aveva delucidato pienamente su quello che mi ero perso (grazie, stronzi).
Da lì le cose cominciarono a sfagliare. Vennero annunciati quasi contemporaneamente un capitolo per DS e uno per PSP. Ah, senza contare Coded, che sarebbe uscito solo per cellulari giapponesi.
Cellulari giapponesi. Ripetetelo più volte, e vi renderete perfettamente conto di che schiaffo fosse per ogni fan d' oltreoceano.
Perché io posso sbattermene se Final Fantasy LXXII dovesse uscire per X Box Figghibuttana e non per Play Station Madonneddio, visto che ogni capitolo rappresenta una storia a sé stante. Ma Kingdom Hearts è una storia continua, che si evolve e si dirama. E perderne una parte significa non capirci più una sega più avanti.
Ora è uscito da poco 3D: Dream Drop Distance (che ha anche causato un bel putiferio per la mancata localizzazione italiana), per Nintendo 3DS (altro acquisto, alè!). Tengo a sottolineare come comprare questo gioco sia pressoché imperativo, visto che è l' unico gioco della serie che faccia andare avanti la trama da dove eravamo rimasti nel 2.
A consolarci parzialmente c' è il porting per DS di Coded, uscito qualche tempo fa.
Ora un' appello a Square-Enix. Per favore, capisco, come dice Doll nel video linkato sopra, che hai fiutato il quattrino, ma il portafogli è quello che è e lo sfintere è uno. Dammi un pò di requie, e non annunciare Kingdom Hearts : Cocksuckers per Play Station Vita.
L' originale introduzione alla recensione prevedeva un excursus su tutta la saga di Kingdom Hearts, tanto per parlare del mio rapporto un pò sofferto con questa serie che a dir poco amo. Ma visto che stava venendo quasi più lunga della recensione stessa, ho rimandato il tutto ad un pezzo a parte, quindi fate finta che qui ci sia una specie di introduzione. Enjoy.
Birth By Sleep è un prequel che si posiziona a capo di tutta la saga (credo 10 anni prima rispetto al capostipite), seguendo le vicende di Terra, Aqua e Ventus, tre ragazzi che stanno studiando per essere promossi a Maestro di Keyblade (domanda: il Keyblade non era come le bacchette di Harry Potter, che si sceglie il possessore, come fece con Sora? Basta prendere la licenza?).
Senza spoilerare nulla, mi limito ad aggiungere che il gioco offre la possibilità di affrontare l' avventura utilizzando uno qualsiasi dei tre protagonisti, permettendo quindi di vedere eventi della storia diversi a seconda della propria scelta. Da un lato questa è la feature più intrigante del gioco, dall' altro però è anche il suo tallone d' Achille, specie sul fronte della giocabilità.
A dirla tutta, mi mancano Paperino e Pippo.
Birth By Sleep è un gioco il cui guidizio, almeno per me, è piuttosto complicato, in quanto trovo che sia un misto di ottime qualità e allo stesso tempo di aspetti semplicemente orrendi. Anche la trama rientra in questo discorso.
Volendo fare delle proporzioni, l' 80% di quello a cui assisterete è roba inutile, ma inutile forte; della serie: scene fine a sé stesse e concetti ripetuti a oltranza, che non influenzeranno più di tanto il plot principale, e mi sto riferendo alla quasi totalità dei mondi Disney, in cui, salvo forse un paio di eccezioni, non succede mai niente di rilevante o che comporti conseguenze al di fuori di quel mondo, con nessuno dei personaggi. Il peggio poi è la storia di Aqua, che, oltre ad essere a mio avviso il più noioso dei tre, ripercorre una versione più pallosa della storia di Terra (seriamente, con Aqua non succede praticamente nulla!)
Ci sono anche dei problemi riguardo l' ordine degli eventi. Anche se il gioco dà piena libertà sull' ordine in cui affrontarle, c' è in realtà una sequenza in cui affrontarle. In teoria.
In teoria perché, se la storia di Terra viene senza dubbio prima delle altre, tra Aqua e Ventus ci sono un pò di problemi di coerenza dei tempi, come eventi che non si spiegano alla luce del fatto che Aqua dovrebbe essere l' ultima in ordine di eventi. Anche tra i loro boss finali ci sono problemi di coerenza narrativa, ma non sto qui a spoilerare.
Il restante 20%, però, è a dir poco appassionante, specie la parte finale del gioco, che farà bagnare le mutande a qualsiasi appassionato della serie. Tutta la pariglia vale la pena di affrontarla anche solo per il finale segreto (sbloccabile giocando le tre avventure alle difficoltà più alte).
Fidatevi se vi dico che il finale segreto vi farà venire voglia di vendere vostra nonna e dare i vostri soldi a Square-Enix.
Luci e ombre anche nell' avventura stessa. I tre personaggi visiteranno gli stessi identici mondi, con lo stesso ordine (e, tristemente, gli eventi importanti della storia cadranno con lo stesso ordine).
Come dicevo, se l' idea di partenza è ottima, l' esecuzione mi ha lasciato alquanto perplesso. Sostanzialmente vi ritroverete a giocare tre volte di fila lo stesso gioco. Si, si scopre qualcosa di diverso nella trama, alcune situazioni le ritroverete con un personaggio piuttosto che con un altro, ma insomma, i mondi sono gli stessi per tutti (forse qualche location esclusiva per alcuni, ma sono gli stessi), i minigiochi pure (se anche raggiungeste il 100% in questi, poi dovrete ricominciare daccapo con gli altri personaggi). E se ancora tra le storie di Terra e Ventus c' è una diversificazione accettabile, ancora una volta è Aqua a deludere, visto che anche sul fronte giocabilità la sua avventura ricalca quella del primo, con però meno varietà di situazioni.
E' soprattutto questo a farmi vedere BBS come un prodotto confezionato un pò pigramente, visto che è facile allungare la longevità costringendo il giocatore a ripetere tre volte lo stesso gioco.
Ma come dicevo, dove il gioco brilla, brilla veramente. Perché nonostante la ripetitività tra le avventure, il gioco diverte! Eccome!
Iniziamo dal battle system, che rappresenta l' ennesima variante del sistema a "comandi" della serie. Qui le mosse effettuabili vanno selezionate tra quelli che il gioco chiama proprio comandi, ossia azioni che una volta eseguite richiederanno del tempo perché si ricarichino e possano essere riutilizzate.
Oltre a queste, come la serie ci abitua fin dal secondo episodio, abbiamo tutta una serie di abilità extra per il combattimento, quali fusioni con altri personaggi e colpi speciali. Ma a differenza di Kingdom Hearts 2, dove tutto ciò per lo più dava l' impressione di essere un orpello inutile, qui si rivela salvavita a volte, visto che la difficoltà ha degli sbalzi notevoli.
Forse anche a causa di un bilanciamento non ottimale, ma ogni tanto vi capiterà d' incappare in delle boss fight che vi porteranno al game over senza nemmeno che ve ne accorgiate. Se comunque nelle fasi finali ciò è accettabile (e non parliamo dei boss segreti, per favore. Sono ancora alle prese col primo, e non riesco manco a graffiarlo prima che mi scotenni), il fatto che mi sia capitato anche nelle prime fasi di gioco mi ha fatto storcere il naso. Se non altro, la tanto lamentata facilità di Kingdom Hearts 2 è solo un ricordo.
Piangerete, vi dico.
Anche se la maggior parte del tempo la passerete a combattere, gli sviluppatori hanno inserito molti minigiochi a mettere un pò di varietà al tutto (che per carità c' è, e in quantità. Il problema è che sono tutte cose ripetute per tre volte di fila). Tra minigiochi musicali, gare "automobilistiche", e via dicendo, di roba da fare ce n' è. Di sicuro a risaltare maggiormente è il Tabellone di Comando, una specie di monopoli in cui bisogna avanzare di casella in casella, acquistandole, potenziandole, sfruttando i bonus e subendo le penalità, fino a che uno degli sfidanti non avrà raggiunto il punteggio richiesto.Questa modalità è sorprendentemente divertente, al punto che non ci sarebbe niente di strano se accendeste la consolle anche solo per farvi una partita.
Devo dire però che certe volte i dadi pare che si mettano proprio contro di voi.
Ad arricchire ulteriormente le cose ci pensa l' Arena del Miraggio, dove potrete affrontare sfide di combattimento, col Tabellone, o alle corse, sia in single player che in multigiocatore.
Purtroppo non ho avuto modo di giocare con altri, ma visto che ci ho speso molte ore da solo non è difficile immaginare che online (se la rete che gestisce il gioco non è laggosa) sarà semplicemente entusiasmante.
Graficamente BBS non presenta molte lacune. Ottime animazioni, modelli poligonali dettagliati, una miriade di effetti speciali che rendono spettacolari gli scontri... tutte ottime features che sono il marchio di fabbrica della serie, come anche un difetto che, come la facilità, spuntò fuori nel 2 capitolo: gli ambienti scialbi e desolati.
Anche se certi mondi presentano comunque degli ambienti evocativi, fa un pò impressione quanto sia vuoto questo gioco.
Non sto giocando a un Final Fantasy e lo so, quindi non mi aspettavo scene di massa, ma mi ha fatto comunque ridere arrivare al ballo del principe di Cenerentola e ritrovarmi in un salone sconfinato con quattro persone in tutto!
Colgo la palla al balzo per aggiungere che Kingdom Hearts avrebbe bisogno di una svecchiata a livello di concept. La meccanica di dover viaggiare di mondo in mondo ha un pochino stancato, secondo me, e qui si ripresenta con tutti gli anni sul groppone (considerando che, dettagli a parte, da dieci anni non è cambiato poi così tanto). Speriamo che la Square faccia qualcosa in proposito (ma ovviamente so che non accadrà).
Ben poco da dire sulle musiche, come sempre Yoko Shimomura rappresenta per KH quello che Nubuo Uematsu è stato per Final Fantasy, ossia marchio di qualità (oltretutto un applauso al gioco per possedere quella che è la migliore versione del tema della serie Dearly Beloved).
Solo una tirata d' orecchie, di nuovo, ad Aqua! La doppiatrice inglese è orrenda! Totalmente inespressiva! E sfido io che sia la più monotona tra i protagonisti.
Xehanort si riconferma come uno dei villain più intriganti degli ultimi anni. Dico io, specie alla luce di quello che scopriamo dai suoi diari, non sarebbe l' ora di fare un capitolo sulle suo origini?
Insomma, l' idea ve la sarete fatta. Un acquisto imprescindibile per qualsiasi fan, a dispetto del fatto che forse saranno anche quelli che ne noteranno maggiormente i difetti. Tutti gli altri? Lo comprino solo se hanno modo di poter poi mettere mano sugli altri giochi, almeno fino al 2, altrimenti alla fine di tutto ci saranno un bel pò di punti interrogativi sulla testa.
Il voto finale potrebbe sembrare strano, eppure, pur riconoscendo immense qualità a questo titolo, ci tengo a ribadire che l' impressione che ho avuto è che ci fosse abbastanza pigrizia dietro questo progetto dietro certi versi. Sottolineo quindi di nuovo come la serie abbia bisogno di una svecchiata!
Chiudo spendendo due parole sul filmato d' apertura, altro marchio di fabbrica della serie, qui a dir poco sputtanato. Passi il riciclare il tema musicale del primo, ma mezzo filmato è tutta roba già vista da anni. Bravi!
Chiunque abbia giocato a Portal conosce questa frase. La conoscevo persino io che non ci ho giocato, senza mai capirne il senso (non so neanche se chi ci abbia giocato lo sappia). D' altronde il fatto che una delle cose più famose del gioco sia anche quella che c' entra assolutamente meno col suo gameplay, dimostra quale arguzia sia stata messa nello scrivere la trama di gioco.
Che poi di per sé è piuttosto semplice e lineare, ma a salvare (anzi, a fare) la baracca sono i brillanti dialoghi preparati dagli sceneggiatori, del tutto affidati ad una rediviva GLaDOS e da Wheatley, un nucleo di personalità che vi risveglierà nelle prime fasi di gioco dal vostro coma per farvi scappare dalla ormai fatiscente struttura di ricerca della Aperture Laboratories.
Come dicevo, i dialoghi sono il punto forte della produzione, e vi farete anche delle belle risate.
Il gioco in sé invece si sviluppa in una serie di stanze da cui dovremo uscire, sfruttando gli elementi presenti all' interno e interagendoci usando la celebre Portal Gun, pistola in grado di aprire due varchi dimensionali collegati tra di loro. Ovviamente i puzzle andranno via via facendosi più complicati, anche se mai impossibili (frustrazione ce n' è ben poca per essere un puzzle game). Spostare cubi, raggiungere pulsanti, sfruttare trampolini... di cose da fare ne avrete per uscirne vivi, con solo la possibilità di aprire i portali per spostarvi velocemente da una parte all' altra delle stanze ad agevolarvi.
Il gioco quindi scorre via liscio, con dovuto tempo per riflettere su un particolare puzzle, magari bloccandosi un pò da qualche parte, in una decina (scarsa) di ore arriverete al (soddisfacentissimo) finale.
Per quanto l' avventura sia soddisfacente, la longevità è un pò bassina.
A salvare la baracca c' è però la modalità cooperativa, novità per la serie, che di fatto è una vera e propria avventura parallela alla modalità in singolo, iniziante proprio dove il single player finisce.
L' aspetto grafico non stupisce in quanto a mera potenza, in quanto, seppure i modelli e gli ambienti siano dettagliati a dovere, e le animazioni fluidissime, non sconvolgono come altri prodotti. Ma anche qui la forza del tutto sta nella creatività degli sviluppatori, che ci offrono un level design (e direzione artistica in generale) da applausi.
E' la personalità quella che manca a molte produzioni tripla A odierne, e fortunatamente Portal 2 di personalità ne ha da vendere. E si vende bene, specie adesso che il prezzo ridotto a cui potere trovarlo ammortizza molto il problema longevità suddetto.
Certe cose o si amano o si odiano, qualsiasi commento di valore lascia il tempo che trova.
Tale principio funziona perfettamente con Don Zauker, che pur essendo per me un' opera oggettivamente curata, la sua stessa natura di satira sfrenata non lo rende un prodotto adatto a chiunque, ma chi lo troverà di proprio gusto lo amerà.
Cominciamo dal definire chi sia Don Zauker. Origini socnosciute (ma sembra molto intimo con le pratiche naziste), pratica l' arte dell' esorcismo, pur non essendo stato riconosciuto ufficialmente dalla chiesa. Ciò non di meno svolge tutte le funzioni che un prete avrebbe normalmente, quali confessioni e battesimi.
Razzista, violento, bugiardo, truffaldino, costantemente arrapato, e chi più ne ha più le metta.
Già questo dovrebbe rendere l' idea del tono delle sue storie (due pagine l' una, quasi una striscia), che va dal demenziale al surreale, senza dimenticare di metterci sempre in mezzo satira di quella feroce (soprattutto, come si può evincere, alla chiesa cattolica).
In pungente umorismo delle vignette si accompagna ai disegni di caluri, che in un classico bianco e nero da strip comics riesce a delineare perfettamente il grottesco delle situazioni (certe espressioni facciali di Zauker sono impagabili).
Nel titolo del pezzo appaiono i nomi dei primi due volumi. Tra di loro non c' è alcuna differenza, semplicemente altre gag che si aggiungono alle altre.
Suggerire o meno Don Zauker, come detto prima, è troppo legato al senso dell' umorismo, e si, anche all' ideologia di chi legge. Consiglio di farsi un giro su Google immagini per farsi un' idea di come sia, potrede decidere all' istante se faccia o meno per voi.
Il reverendo Jesse Custer ha ricevuto la chiamata. Un' altra. Stavolta da parte di una potente entità divina di nome Genesis, che gli conferisce poteri pressoché sconfinati. Per non restarsene con le mani in mano, decide di sfruttare questa possibilità per togliersi un sassolino dalla scarpa: trovare Dio e fargli rendere conto di tutto il male di cui è responsabile.
Preacher per certi versi è considerabile l' opera magna di Ennis. L' ampio respiro della trama e il suo tono quasi epico in certi momenti (d' altronde una sfida a Dio non può esser da meno) ne fanno già da soli un' opera ambiziosa. I toni comunque non saranno mai eccessivamente seriosi, anzi, nella più classica tradizione ennisiana per lo più non ci si prenderà mai troppo sul serio, soprattutto grazie ad alcuni personaggi che da soli valgono il biglietto.
I personaggi sono proprio il punto forte del racconto, più dell' intreccio in sé probabilmente (comunque vario e appassionante), ma allo stesso tempo questo aspetto presenta due difetti niente male: Jesse e Tulip.
Si, proprio i protagonisti. Jesse parte alla grande, e comunque alla fine rimane lo stesso un ottimo personaggio. Ma non so, mi viene difficile definire perché, tutto somma, non mi entusiasmi particolarmente. Forse un pò troppo coatto, per i miei gusti.
Tulip invece è più chiaro perché non mi piaccia: semplicemente l' ho trovata un pochino insipida (nonostante di cose ne faccia a non finire). Quello che veramente non mi convince di loro sono le meccaniche di coppia a cui assistiamo. Capita spesso che discutano per pagine e pagine di come siano uniti dal destino, di come si ameranno "fino alla fine del mondo", di come gli piace fottere come maiali sotto effetto di afrodisiaci... ma basta! Seriamente, queste discussioni alla lunga danno l' impressione di allungare il brodo (come se servisse, Preacher non è mica breve), e arrivato ad un certo punto le saltavo a piè pari, tanto non influenzano minimamente la trama (costruzione dei personaggi? Non ti bastano 9 volumi?!)
Per il resto invece niente da dire, tutti gli altri personaggi sono perfetti, chi deve farsi odiare si fa odiare, chi deve divertire diverte (Starr regna, al punto che avrei voluto fosse lui il protagonista). Questi, complice la storia coinvolgente (nonostante qualche momento morto), fanno volare via i volumi, al punto che ci si ritrova a voler scoprire subito cosa segua.
Un mezzo disappunto per il finale, che per quanto sia tutto sommato soddisfacente, è un pò confuso.
Amatelo, perché dovete.
Chiudiamo come sempre con la grafica. Preacher è l' ennesima prova di quanto l' accoppiata Ennis Dillon sia fruttifera. Le matite del disegnatore qui si presentano perfettamente a proprio agio con temi tanto sovrannaturali, tanto che le scene presentanti elementi "divini" rendono perfettamente l' epicità richiesta. Come dico sempre, che il tratto piaccia o non piaccia è unicamente questione di gusti.
Menzione d' onore alle cover di Glenn Fabry, davvero superbe.
Ci sono molti modi per analizzare l' originale Tron del 1982. Io ho scelto il mio: quello di uno che, non avendoli mai visti, in un pomeriggio si è sparato di seguito questo e il seguito Legacy.
Partendo da zero, alla fine della visione ho cominciato a vedere con occhio alquanto "dubbioso" molte delle critiche lette nei confronti del sequel datato 2011. Alcune delle critiche vertevano sul principio "l' originale è migliore".
Come dire, MA ANCHE NO.
Probabilmente sarà l' effetto nostalgia a deviare i giudizi, ma io, spettatore del 2012 che lo vede per la prima volta, ho trovato Tron un film invecchiato terribilmente. E non parlo ovviamente della grafica. Se a prima vista appare a dir poco preistorica, direi che sarebbe ingiusto criticarlo per questo vista l' età, senza contare oltretutto che questo è uno dei pionieri dei film che fanno uso massiccio della computer grafica, quindi massimo rispetto.
No, mi riferisco alla sceneggiatura. Dal punto di vista di trama e dialoghi sto film è non dico terribile, ma insomma, penso che oggigiorno sarebbe inaccettabile. Sa proprio di vecchio. Certo non è tutto da buttare, si lascia guardare, ma non è che stimoli particolarmente a rivederlo.
Oltretutto, per chi si lamenti della trama del seguito, avete visto bene il primo? Nel sequel il protagonista viene risucchiato nel mondo virtuale mentre è alla ricerca del padre, e deve cercare un modo per scappare e allo stesso tempo eliminare il dittatore che governa quel mondo. Nulla di che, ma a confronto!
Nel primo il protagonista viene trasportato a tradimento mentre cerca di vendicarsi di uno che gli ha ciullato i diritti dei suoi videogiochi. E sostanzialmente finisce qua.
Il secondo, invece? Senza infamia né lode. Lontano dalla schifezza millantata in giro, lo considero piuttosto un film che si lascia guardare, con una trama passabile (di certo più articolata del prequel), qualche scelta infelice (come il tizio del bar. Ugh!) ma non affossante l' intero progetto.
Ora, non è per fare il superficiale, ma entrambi i film vanno visti sostanzialmente per un motivo soltanto (ed è quello per cui verranno ricordati in futuro), ed è l' estetica. Il primo Tron per essere un vero e proprio antenato della CG. Di contro, Legacy rappresenta l' apice di questo "culto del neon", con un design di ambienti, mezzi e vestiti che secondo me è semplicemente da applausi. Aggiungiamo a questo l' intensità delle scene d' azione e la colonna sonora dei Daft Punk (mica cazzi) e capirete perché sia da prendere come un onesto divertissement, né più, né meno.
Le vicende di vari gruppi di sopravvissuti in un mondo devastato da una piaga sconosciuta. Tale morbo si manifesta come una cicatrice a forma di croce in volto. I "crociati" perdono qualsiasi freno inibitorio e diventano degli psicopatici, dediti solo alla violenza e al sesso senza freni.
Il fatto di aver letto consecutivamente tutte e tre le serie (che comunque non sono tutte) di Crossed mi ha portato a riunirle tutte qui per un' unica recensione, visto che comunque sono piuttosto simili tra di loro, a parte che per alcune sfumature.
Partiamo dal contesto. Sostanzialmente abbiamo a che fare con l' ennesima variazione sul tema "mondo invaso dagli zombie", avendo però qui una forma piuttosto particolare di questi, in quanto non abbiamo a che fare con dei morti viventi, ma con esseri umani che hanno perso qualsiasi capacità di frenare i loro istinti più bassi, capaci di qualsiasi efferatezza (qui vedrete quelle che sono di sicuro tra le scene più estreme che abbiate mai visto). Questo di per sé rappresenta il più grosso limite di queste produzioni. La loro efferatezza terranno sicuramente alla larga i più impressionabili, visto che basta sfogliare un numero a caso per incappare in qualche scena a dir poco truculenta.
Le serie che prendo in esame sono Crossed, da cui è nato tutto, e due dei seguiti - spin off: Family Values e Psychopath. La prima è quella più canonica narrativamente e allo stesso tempo più interessante dal punto di vista degli autori. Alla penna abbiamo niente poco di meno che Garth Ennis, celebre soprattutto per aver ridato lustro al personaggio del Punitore, mentre i disegni sono offerti da Jacen Burrows, già fattosi notare recentemente per Neonomicon (e avendo quindi dimostrato di essere perfettamente a suo agio con temi disturbanti).
Pur non rinunciando a qualche momento di sano humor nero (anche se ci si chiede se sia legittimo ridere visto il contesto offerto), che da sempre lo contraddistingue, Ennis inscena una storia dalle tinte decisamente più drammatiche del solito, mostrando come sia ormai poca la speranza a muovere i sopravvissuti verso la tanto agognata salvezza, che risiede in nessun luogo.
Come ho detto, la classica storia di zombie, scritta però da Ennis, il che non fa mai male.
Più interessanti a mio avviso sono Family Values e Psychopath. La prima segue le vicende di una famiglia dello Utah, e di come la follia dilagante nel mondo si rispecchi con le perversioni all' interno di questa: la leadership del padre si manifesta anche nel suo continuo abusare sessualmente delle figlie. Psychopath invece segue un gruppo di non contaminati che salva un ferito da morte certa, e decide di farlo entrare nel gruppo. Purtroppo per loro tale individuo è affetto da psicosi non molto migliori di quelle degli infetti.
La cosa che rende più interessante queste storie rispetto all' originale, soprattutto la seconda, è il modo in cui il male dentro le persone "normali" sia forse anche peggiore di quello incondizionato e irrazionale degli infetti.
Crossed è un marchio più complesso di quanto non sembri. Se certe volte sembra (e probabilmente lo fa) volersi adagiare troppo sulle scene splatter per colpire il lettore, d' altra parte è innegabile che i personaggi ricevano un adeguato approfondimento psicologico. Richiama per certi versi The Walking Dead in quanto il vero focus della trama è nel loro comportamento in una situazione a dir poco estrema. Dategli una possibilità.