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martedì 22 dicembre 2009

"Ritratto dell' artista da giovane", di James Joyce

La crescita interiore di Stephen Dedalus, alter ego di Joyc, in un percorso quasi autobiografico su quella che il retro del libro definisce una maturazione culturale. Difatti il perno intorno cui ruota il libro è l' evolversi della coscienza del protagonista, il suo complesso rapporto con la fede religiosa, vissuta come obbligo e legge del suo paese (Irlanda).
Un libro fortemente affascinante, seppure devo ammettere che il suo gradimento è stato altalenante (buono all' inizio, tagliamento nel mezzo, davvero bello alla fine). Alla luce di tutto, comunque, ritengo che sia un libro che meriti più di un attenzione, a patto di gradire l' introspezione totale.

domenica 20 dicembre 2009

I Love Radio Rock

Alt! Fermi tutti! Il cielo è stato squarciato da un fulmine, un fulmine che sa di Who, Paul Jones, Beach Boys, e tutto il rock degli anni 50-60!
Ebbene si, era dai tempi di Trainspotting che un film non mi colpiva con tanta carica e foga come I Love Radio Rock, vero e proprio omaggio alla buona musica e al vivere la vita alla faccia dei bacchettoni.
Purtroppo non sono bravo a recensire film quanto lo sono nel recensire anime, quindi, se volete un' analisi più approfondita vi rimando a siti di gente più specializzata di me. Sarò breve: questo è il film più divertente, coinvolgente, e a suo modo toccante che abbia visto da un sacco. Guardatelo, se non lo fate siete delle checche, e se non vi piace siete dei politici!

Darker Than Black- Recensione

Il mondo è stato segnato da una catastrofe di origini sconosciute, ossia un esplosione che ha cancellato buona parte del Sud America. Tale evento ha modificato gli equilibri geo-politici. Ora, a Tokyo è comparsa una zona dalle caratteristiche simili a quella dell' America pre-catastrofe, ed è stata delimitata da una colossale muraglia chiamata Gate. Tale luogo sembra essere collegato ai Contractor, individui dotati di poteri sovrumani ricevuti in cambio di pesanti penitenze. In questo mondo si muove Hei, contractor cinese che, lavorando per il Sindacato (un' organizzazione dai non ben precisati obiettivi) insieme ai suoi compagni Yin, Huang e Mao, cercherà di scoprire i segreti che si celano dietro al Gate.

Un occasione un pò sprecata Darker Than Black. Siamo sullo stesso genere di Cowboy Bebop e Samurai Champloo, ossia episodi autoconclusivi collegati da un cast centrale, e un filone principale che si sviluppa in certe puntate, specie nel finale (con la peculiarità di essere formata quasi esclusivamente da episodi divisi in due puntate).
In un cartone del genere il cast è tutto, e sotto questo punto di vista Darker Than Black ha alti e bassi. I quattro protagonisti si presentano molto interessanti, forti dell' aura di mistero assoluto che li circonda, cosa che spinge lo spettatore a volerne sapere di più su di loro, cosa che sotto un certo punto di vista accade, ma con risultati un pò dubbi (onestamente, avrei preferito non conoscerlo il passato di Huang), al punto che si finisce col preferire quelli il cui passato e appena accennato (vedi Mao). Hei è un discorso a parte. Su di lui verte tutta la trama, quindi ci tornerò dopo.
I personaggi secondari, come da tradizione per il filone, non reggono il confronto con quelli principali la maggior parte delle volte. E non sarebbe un grosso problema se oltre metà del tempo totale del cartone la serie non si concentrasse esclusivamente su questi, traducendosi in alcune puntate che non saprei definire altrimenti se non inutili, sia nella maturazione dei protagonisti che nell' avanzamento della trama. Per fare riferimento a sua maestà Cowboy Bebop, se lì capitava che i personaggi secondari fossero scarsi ma comunque compensati pienamente dal carisma di quelli principali, qui questi o non hanno il sufficiente carisma, o anche solo lo spazio per farlo.
A questo aggiungiamo la cripticità della trama. Era da tempo che non beccavo un anime in cui non capivo una mazza. Nel senso, capisco perfettamente gli eventi, ma non le loro cause, e mi riferisco al passato di Hei, al Gate, e tutto quello che è collegato. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che per oltre venti episodi non viene detto quasi niente, e tutte le (incomplete) spiegazioni sono convogliate nelle ultime puntate, con conseguente dose di spiegazioni assurde da digerire nel giro di cinque minuti. E alla fine, se anche capiste tutto, vi rendereste conto che molte cose non vengono giustificate, e alla fine rimangono tanti dubbi.
Ma non crediate che DTB sia veramente più nero del nero, perché nonostante ciò di carne al fuoco ce n' è, per quanto bruciata. Come detto prima, i quattro personaggi principali, pur se ben poco originali, hanno molto carisma. E gli episodi presi in sé, salvo casi eccezionali (e comprimari particolarmente superflui), non sono niente male, anzi, alla fine ci si potrebbe anche ritrovare soddisfatti dalla visione.

La grafica ha anch' essa alti e bassi. A un buon comparto di animazioni si affianca un character design per lo più medio, nel senso che a molti potrebbe sapere di già visto, anche se si presenta piuttosto efficace.
La colonna sonora, pur non avendo nessun brano memorabile, è valida, e ha anche una certa personalità.

Quindi, alla fine dei conti, il problema di Darker Than Black è di essere medio per la maggior parte del tempo, di innalzarsi saltuariamente per qualche picco, e poi tornare nella carenza di novità. Comunque la visione non è del tutto sconsigliata, la serie potrebbe anche coinvolgermi più di quanto non abbia fatto con me, e spingervi a vedere anche la seconda serie (che comunque vedrò anch' io), fortunatamente di soli 12 episodi.

Voto: 7,5

sabato 5 dicembre 2009

Batman: Il cavaliere di Gotham - Recensione

Facendo il verso ad Animatrix, che volle spingere il successo di Matrix Reloaded nell' attesa di Matrix Revolution, così Il cavaliere di Gotham fece nello stacco tra Batman Begins e Il cavaliere oscuro, presentandosi quindi come una raccolta di corti animati realizzati dalle più popolari case di produzione giapponesi che, almeno sulla carta, dovrebbero espandere la conoscenza di Batman e del suo mondo.
Andiamo quindi ad analizzare ogni episodio.

Una storia per te
Quattro ragazzini s' incontrano nella loro solita pista per skateboard, e tre di loro si presentano con una storia da raccontare, ognuna riferente allo scontro tra Batman e un malvivente.
Il film si apre con il corto più interessante di tutti, che pone l' attenzione su come la figura di Batman venga percepita e mitizzata dai giovani, ognuno interpretandolo a modo proprio come testimoniano le varie versioni dello stesso che ci vengono qui offerte.
Il peculiare character design potrebbe non essere gradito a tutti, ma è indubbiamente originale e caratterizzante, senza contare che il comparto di animazioni è ottimo.













Fuoco incrociato
Il detective Allen, sottoposto di Gordon alla sezione Grandi Crimini, non riesce ad accettare che questi permetta a Batman di proseguire la sua attività di vigilante.
Tema classico (come la polizia veda Batman) sfruttato in maniera poco incisiva. Se sul fronte tecnico non c' è nulla da dire, con tra l' altro uno delle migliori rappresentazioni di Batman della raccolta, la sceneggiatura sembra un pò approssimativa, e alla fine del corto non si è detto nulla di davvero rilevante.













Prova sul campo
Sempre alla ricerca di nuovi strumenti che gli semplifichino la lotta al crimine, Bruce deciderà di provare sul campo una sorta di deflettore di proiettili ideato da Lucius Fox, che però si rivelerà un grosso rischio per gli altri.
Secondo me il peggiore della raccolta. A partire dal design, in sé non malvagio, ma che trovo poco adatto al personaggio (mai visto un Bruce Wayne così dandy...), la sceneggiatura mi è sembrata poco concludente sia nell' intreccio che nel messaggio finale, ossia sul dover scegliere i mezzi da usare, a scapito della sicurezza propria o degli altri, sviluppato qui piuttosto banalmente.













Il mostro delle tenebre

Indagando su una serie di rapimenti, Batman seguirà le traccie dello Spaventapasseri fin nelle fogne, dove però oltre a lui ci sarà ad attenderlo Killer Croc.

Episodio che non si pone nessun fine introspettivo quanto semplicemente creare una "semplice" avventura dal sapore dark, che ricorda alcune delle storie più oscure del giustiziere.
Lo stile sporco e cupo la rende perfetta a chi ama gli aspetti più goth del personaggio, cosa che si nota anche nel design (anche se sono leggermente deluso da Killer Croc; probabilmente hanno voluto essere realistici, ma più che a un coccodrillo mi verrebbe da associarlo ad un orango).













Attraverso il dolore
Ferito e disperso per le fogne di Gotham, Batman ripensa alla sua passata ricerca di metodi su come affrontare il dolore fisico.
Interessante retrospettiva sul passato di Bruce, che si spinse in ogni angolo del mondo cercando d' imparare a resistere al dolore, ben conscio di come esso diventerà parte integrante della sua vita futura.
Il design, chiaro ed espressivo, si sposa bene con la relativa staticità di questo corto.













Deadshot
Gordon è ormai un personaggio scomodo a Gotham City, e quindi riceve la minaccia di essere ucciso da Deadshot, il più pericoloso cecchino al mondo. Indovinate un pò chi dovrà fare qualcosa?

In conclusione troviamo un corto su cui c' è poco da dire, probabilmente il combattimento finale è il migliore del film. Design pregevole (anche se forse Bruce ha un ché di Action man...) e buon coinvolgimento.













Tirando le somme, Il cavaliere di Gotham è una piacevole distrazione per la sua ora (e dieci minuti), decisamente meno incisivo di quanto non fosse Animatrix, che a differenza di questo esplorava in quasi ogni suo corto nuove vie prima lasciate da parte del mondo della Matrice.
Consigliato ai fan del personaggio, che, chi più chi meno, potranno apprezzarlo, quantomeno nel vedere il proprio beniamino in veste animata. Gli altri, al di là del piacere nel vedere una realizzazione tecnica di qualità, probabilmente si annoieranno.

Voto: 7,5

domenica 29 novembre 2009

Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance - Recensione

Shinji comincia ad accettare il suo ruolo di pilota dell' Eva 01, trovando grande conforto nell' amicizia di Toji e Kensuke, nel graduale scioglimento di Rei, e in un minimo riavvicinamento a suo padre. Contemporaneamente, la battaglia contro gli Angeli va avanti, e in tutto il mondo si procede alla creazione di nuovi modelli, spesso sperimentanti nuove funzioni, e di pari passo vengono selezionati nuovi piloti.
In questo clima viene importato in Giappone l' Eva 02 dall' Europa, col suo pilota, Asuka Shinikami Langley, dal carattere fortemente competitivo e aggressivo.
Per Shinji si aprirà quindi un altro fronte, oltre a quello dei campi di battaglia: ora che ricomincia ad apprezzare la gente che gli sta intorno, vuole riuscire a stringere forti legami personali sia con Rei che con Asuka, che forse non è così forte come appare.
Nel frattempo, sulla Luna, un ragazzo dai capelli bianchi attende impaziente l' incontro con Shinji.

Non ce la faccio, devo dirlo subito: You Can (Not) Advance è bello, bellissimo, e apre nuovi orizzonti per una serie che ormai aveva detto tutto (ma evidentemente quasi tutto) ciò che aveva da dire, in tutte le salse possibili e immaginabili, tra serie tv, film, manga, e spin-off di ogni genere.
Un progetto del genere va valutato sulla base dei cambiamenti che apporta alla trama, e il rischio di lasciarsi sfuggire le tante novità introdotte è forte, quindi non vi accennerò nemmeno. Osserverò solo i fatti: You Can (Not) Advance è un ibrido tra quello che è stato You Are (Not) Alone e che forse sarà il terzo film (conosciuto temporaneamente solo come Quickening), ossia un misto tra eventi presi dalla serie, e di cui spesso l' appassionato di questa potrà indovinare, se non l' esatta conclusione, almeno lo svolgimento, e altri del tutto nuovi, che poi sono quelli che aggiungono più gusto alla visione.

Ma il valore di questo film è che, al di là delle novità più evidenti (specie in sede di design, ma ne parlerò più avanti), saranno le nuove piccole sfumature a essere gradite. Su tutte, lo sviluppo di Asuka.
Il tema portante del film è, come è sempre stato per il marchio, il percorso interiore dei personaggi, in special modo i Children (i piloti delle unità Evangelion), e in questo film l' attenzione è spartita tra Shinji e Asuka, e in misura inferiore su Rei. L' Asuka che si presenta a noi qui appare inizialmente identica a quella della serie, ossia strafottente e gloriosa fino alla boria. Ma proseguendo nella visione ci si rende conto che il suo personaggio ha assunto dei contorni lievemente diversi. Qui la sua non sembra tanto rabbia indirizzata solamente nell' allontanamento degli altri, in quanto ritiene di dover essere l' unica a primeggiare per valere qualcosa, ma sembra più un' aggressività tradente un inconscio desiderio di attenzioni, che arricchisce l' insicurezza profonda del personaggio.
Quanto a Shinji, same old story per chi lo conosce, riconfermandosi come uno dei personaggi più complessi mai prodotti in un anime. Per Rei, noteremo dei piccoli ma curiosi cambiamenti, che vi lascio il piacere di scoprire.
Per quanto riguarda i cambiamenti apportati allo svolgimento classico degli eventi, finora, tranne un paio particolarmente rilevanti, non c' è stato nulla di veramente sconvolgente, ma tutti si presentano ottimi e in grado di stupire chi conosce la storia originale.

Due parole sul nuovo Child, Mari Illustrious Makinami. Purtroppo il suo personaggio ha avuto meno scene di quanto sperassi, e prevalentemente la si vede in combattimento. Il risultato di ciò è che si sa ben poco sul suo background, ma ciò che si vede è comunque sufficiente a delinearne i caratteri, che la pongono come una bella ventata di fresco per la serie, mostrando un carattere più gioioso (o almeno meno paranoico) rispetto agli altri ragazzi, accompagnata da una certa "animalità" nel modo di fare (che raggiunge il suo apice nel suo fissarsi sugli odori). Al di là di questo, ogni commento su di lei è rimandato al terzo film, dove sicuramente verrà approfondita a dovere.
Tutti gli altri personaggi si riconfermano per quelli che conosciamo, e che quindi amerete. Giusto Kaworu/Tabris ha stimolato la mia curiosità. Come nel primo
film lo si vede poco (giusto in un paio di scene), ma quel tanto è bastato ad accendere il desiderio di scoprire i cambiamenti apportati al suo personaggio, che sembra giocare un ruolo diverso rispetto a quello della serie.

Ora parliamo della grafica, e beh, che dire?
You Can (Not) Advance è probabilmente l' anime (e forse film d' animazione) più impressionante mai visto dal punto di vista tecnico, semplicemente stupefacente. E se questo nelle scene di tranquillità dota i personaggi di una naturalezza che li fa sembrare vivi, nelle scene d' azione si traduce nei combattimenti più spettacolari e titanici che si siano mai visti (peccato per un uso a mio avviso leggermente eccessivo della CG, di cui sono un detrattore, ma di certo non rovina lo spettacolo). E tanta meraviglia si sposta anche nel design, che dove non si riconferma ottimo, si mostra con novità decisamente interessanti.

Molte discussioni nacquero dal restyling dello 02, con delle piccole/grandi modifiche (quelle che si notano maggiormente sono le "corna" in fronte e i reattori per planare sulla schiena), ma posso assicurarvi che in azione non stonano minimamente, e anzi accentuano la predisposizione al combattimento dell' unità, che qui sembra veramente ideata per il close-combat.
Il re-design si nota anche negli Angeli, che se non sono inventati di sana pianta, mostrano in tutti i casi un design alternativo davvero accattivante, che amalgama perfettamente con la spettacolarità dei combattimenti, come è avvenuto nel primo film per Ramiel.

Sul fronte sonoro, anche qui abbiamo le versione riorchestrata dei celeberrimi brani originali, supportati da alcuni nuovi molto validi. Unica cosa un pò dubbia è la scelta di accompagnare certe scene da una (bella) canzoncina con una voce bianca giapponese, forse discutibile a mio avviso nel primo caso, decisamente più riuscita nel secondo, dove per certi versi rievoca The End of Evangelion. Chi vedrà credo capirà.

You Can (Not) Advance, rispetto a You Are (Not) Alone, sembra non soffrire della parziale frammentarietà del primo, che ripercorrendo (quasi) al 100% le fasi iniziali della serie doveva fare dei tagli necessari, che avrebbero potuto rendere poco chiari certi passaggi a chi non la conoscesse. Qui il problema non mi è sembrato porsi, visto che ormai il nuovo andazzo ha preso lo slancio verso le novità, e se c' è qualcosa di poco comprensibile, è dovuto alle solite enigmaticità e cervelloticità della trama, quindi tutto regolare.
Se ai non appassionati potrebbe piacere, se non per la trama (che potrebbe comunque spingerli a recuperare la serie originale), almeno per la realizzazione tecnica, è indubbio secondo me che questo film verrà apprezzato in special modo da chi Evangelion lo conosce e l' ha amato, che vedrà come i realizzatori siano stati in grado di cambiare una serie storica senza snaturarla minimamente.

Voto: 9,5

sabato 28 novembre 2009

Kappa no Coo to Natsuyasumi (Vacanze estive con Coo il kappa) - Recensione

Koichi Uehara, tornando a casa da scuola, trova nei pressi di un fiume uno strano sasso con il fossile di una specie di tartaruga. Tornato a casa, decide di lavarlo, ma mettendolo sotto l' acqua il fossile riprende vita, e Koichi scopre di aver trovato un piccolo di kappa (creature mitologiche giapponesi), caduto in letargo dopo essere sprofondato nella terra in seguito ad un terremoto nell' era Edo (XVII-XIX sec.). Essendo il kappa indebolito e disperso, la famiglia deciderà di adottarlo e crescerlo, dandogli il nome di Coo. Così il piccolo Coo entrerà in contatto con la tanto temuta società umana, scoprendone luci e ombre.

Sembra di trovarsi davanti ad una versione alternativa di
Ponyo sulla scogliera, ennesima variazione sul tema del genere "a boy and his pet", indubbiamente trito e ritrito, ma Vacanze estive con Coo il kappa ha molte frecce nel suo arco, anche nei confronti del succitato film miyazakiano. Perché se questo aveva un approccio decisamente favolistico e "leggero" (in pieno stile Studio Ghibli), presentandosi come una stupenda fiaba, Vacanze estive con Coo il kappa segue uno stile molto più drammatico, presentandosi come quasi un cammino interiore di Koichi e di Coo, che a vicenda segneranno la vita dell' altro. La trama sarà quindi un alternarsi di momenti divertenti ad altri più toccanti, specie nella seconda metà del film (lungo oltre due ore, ma neanche minimamente pesanti), dove imparerà quanto meschina e mostruosa possa essere la natura umana. Perché il film non si risparmia una critica feroce alla società, e come Ponyo puntava sull' inquinamento, Coo se la prende con la società moderna, interessata più all' apparire che non ai sentimenti del prossimo, come mostrano le traversie che dovrà affrontare con i giornalisti e i media, che come unica reazione di fronte ai suoi drammi sapranno solo fotografare. Il film, quindi sa toccare davvero le corde del cuore dello spettatore, e in più momenti saprà commuovervi come non vi capitava da tempo.

Sul fronte dei disegni, lo stile scelto è peculiare e molto carino, e in generale tecnicamente pregevole, anche se di contro le animazioni non sono fluide come ci si aspetterebbe da un lungometraggio di due anni fa (cosa che comunque non intacca il valore del film, che fosse stato animato con i fogli mossi a mano sarebbe stato comunque un capolavoro).
Poco da dire sul sonoro: buoni brani di accompagnamento supportati dal solito ottimo doppiaggio giapponese.

Ci sarebbero tante cose da dire su questo film, ma credo che ogni descrizione sarebbe riduttiva. Semplicemente guardatelo, potrebbe conquistarvi.

Voto: 9

venerdì 27 novembre 2009

Il Professor Layton e lo Scrigno di Pandora [DS] - Recensione



Finito ieri notte, dopo 15 ore e mezzo di gioco. E alla fine la lacrimuccia stava anche scendendo, perché uno dei tanti pregi della serie del Professor Layton è quella di avere una trama semplice ma toccante, tanto che è impossibile non affezionarsi minimamente ai personaggi che la compongono, siano essi Hershel Layton, Luke, Don Diablo (forse il mio preferito), gli abitanti del villaggio del primo gioco, o quelli di Folsense, città dove si sviluppa il seguito.
Lo Scrigno di Pandora segna la naturale continuazione de Il villaggio dei misteri, sia nella giocabilità che nel successo strepitoso di quello, che trova ulteriore conferma nella traduzione stavolta integrale, anche nel doppiaggio, stavolta rigorosamente italiano.

Ma cosa vedrà impegnato stavolta il professore, dopo il mistero della Mela d' oro? Un mistero se possibile ancor più intricato, e di sicuro più inquietante: Andrew Schader, il mentore di Layton, viene trovato in fin di vita dopo aver aperto lo Scrigno degli Elisi, oggetto tanto ricercato quanto pericoloso. Pare infatti che chiunque lo apra muoia! E dopo il fattaccio lo scrigno sembra scomparso dall' ufficio del ricercatore. Unica pista da seguire, un biglietto per il Molentary Express, lussuoso treno su cui girano strane voci...
La trama, neanche a dirlo, si presenta davvero intrigante (tanto che spesso vi ritroverete a giocare solo solo per vedere come andrà a finire. E il finale, ve lo assicuro, è uno dei più toccanti che abbia mai visto in un videogioco), priva di particolari punti morti, e soprattutto con un cast di tutto rispetto.

Quanto alla giocabilità, la serie si riconferma esattamente per quella che era, con solo piccole aggiunte. Il gameplay fondamentalmente è rimasto lo stesso: procedere negli scenari, alla risoluzione di enigmi più o meno nascosti e di monetine aiuto. Stop. Nell' ossatura è identico al primo. Fortunatamente, a contornare ciò c' è tanta polpa, e pure gustosa. A sostituire la ricomposizione del quadro e la costruzione del robottino abbiamo ora ben tre minigiochi.
Uno consiste nel creare un percorso per un criceto che deve dimagrire, tanti più passi fa, tanto più dimagrisce, con un certo numero di passi da raggiungere per avanzare di livello. Quindi il gioco consisterà nel creare un certo tracciato con vari oggetti in esso, e l' abilità del giocatore stà nel posizionarli intelligentemente in modo che cammini il più a lungo possibile. Una volta che il criceto (a cui daremo un nome noi) avrà raggiunto il peso forma, sarà lui a sostituire il cane robot del primo nella ricerca di monete aiuto.
Un altro minigioco è la ricostruzione di una macchina fotografica, le cui componenti si otterranno risolvendo certi enigmi. Una volta ricostruita (e quindi avendo messo i pezzi nella coretta posizione) si potrà usarla per fotografare determinati scenari e poi giocare ad una sorta di "trova la differenza" tra la foto e l' ambiente reale, con il conseguente ottenimento di un enigma nascosto.
Infine, il terzo e ultimo consiste nella preparazione di varie miscele di tè, con ingredienti che otterrete man mano che risolverete gli enigmi.
Tutti questi minigiochi, una volta completati, porteranno al poter accedere nell' area Extra alle Sfide di Layton, ossia enigmi più difficili della media, ottimi per ottenere ulteriori Picarati, visto che come nel prequel , la quantità di extra sbloccabili terminando il gioco è corposa.

Sul versante tecnico, il gioco si presenta molto simile al predecessore, senza particolari migliorie, ma non ce n' era il minimo bisogno. Giusto qualche piccolo cambiamento estetico (il primo che balza agli occhi è l' immagine di Layton nei dialoghi, stavolta, piuttosto che frontale, a tre quarti), ma per il resto sono solo riconferme dell' ottima qualità tecnica, che raggiunge l' apice nelle bellissime cut scenes animate, ottime sia per regia che compressione del video.
Il sonoro non è da meno. Le bellissime melodie che vi accompagneranno lungo l' avventura delineeranno un atmosfera che da sola varrebbe il prezzo del biglietto.
Ora parliamo di un aspetto piuttosto scottante per me. Il doppiaggio italiano: cosa pressoché inevitabile visto il grande successo in Italia del predecessore, e per altro realizzato ottimamente, con molte voci note nel doppiaggio di cartoni animati, cosa che si traduce in certi momenti in una recitazione forse un pò troppo "bambinesca", su tutte la voce femminile del prologo. Ma comunque, al di là di queste piccolezze, il lavoro svolto è encomiabile, specie considerando la qualità media dei doppiaggi italiani dei videogiochi.

Ma come ogni rosa ha le sue spine, anche questo gioco presenta un difettuccio, che magari tanto "uccio" non è. Certi enigmi non richiedono la soluzione in maniera molto chiara, tanto da risultare anche fuorvianti. E può capitare anche che la soluzione venga trovata subito, ciò si capisca quale sia la risposta più logica, ma in realtà il gioco ne richieda un' altra ben più astrusa e assurda, cosa che mi ha provocato non poca frustrazione.

Comunque, un difetto che non intacca eccessivamente il valore di una produzione decisamente sopra la media, immancabile per chiunque ami le avventure e possegga un DS.


Voto: 8,5

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