Cerca nel blog

martedì 20 luglio 2010

Does the soul still burn?


Facendo l' altroieri una breve partita a Soul Calibur 3, ho realizzato di aver fatto un grosso errore, perché mi ha ricordato quanto un gioco possa deludere le aspettative. Ma non cadete nella mia trappola, non mi riferisco al suddetto gioco, bensì a Soul Calibur 4.
Gesù che delusione. A
dispetto di quanto posso averci giocato (una sessantina di ore in un mese), tale tempo (e anche soddisfazione, devo ammetterlo) impallidisce rispetto a ciò che mi diede il 3.
Dio, è superiore in tutto. TUTTO.
Anche graficamente, perché se sotto un punto di vista meramente tecnico il confronto non regge, in quanto a ispirazione visiva trovo che il 3 stracci il 4. Magari non tanto per i
personaggi (pur essendo decisamente più trash nel 4, molti mi sono piaciuti ugualmente), quanto per le arene. che nel 3 mi prendevano e stavo lì a guardarle per ore alla ricerca del più minimo dettaglio fin dove l' occhio si perde nell' orizzonte. Pur
non essendo brutte, nel 4 non

hanno minimamente lo stesso impatto, e anche nel migliore dei casi il paragone non sussiste (la migliore arena del 4 ritengo sia l' arena del boss finale Algol, ma paragonatela con quella di Abyss del 3, per non parlare di quella di Nightterror).
Il problema delle arene poi va a collegarsi con quello della trama. Nel 3 queste seguivano lo sviluppo delle vicende dei personaggi, avendo ognuna a che fare con una tappa precisa del loro errare nel mondo alla ricerca della spada dello spirito, ma qui non hanno il minimo senso logico di continuità. So che è un problema secondario per un gioco del genere, ma considerato lo sforzo (riuscitissimo) dei programmatori nel dare una trama che fosse più che discreta al gioco, l' amaro in bocca è terribile.

Ma ciò in cui il 4 viene disintegrato totalmente è la giocabilità. Io non sono un appassionato di picchiaduro, pur avendo giocato molto con Tekken 5 e con Soul Calibur 4. Ma mi spiegate allora come mai ho giocato, non vorrei esagerare, ben oltre le 100 ore con Soul Calibur 3? Ve lo dico io: perché è un gioco talmente vasto e vario che puoi giocarci mesi e avere ancora qualcosa da fare! Qualche accessorio per l' editor da sbloccare, una sfida in cui prendere l' oro, insomma qualcosa che ti spinga a spolpare il gioco. Dozzine di extra quali immagini, filmati e personaggi. Un editor vastissimo e piuttosto completo (delusione cocente per quello del 4, visto che l' introduzione delle statistiche nel' equipaggiamento ti obbliga a caricare il personaggio di armature per averlo performante, e comunque alcune incompatibilità tra pezzi hanno dell' assurdo. Aggiungiamoci alcune assenze terribili e avremo un' occasione sprecata, visto che la quantità di pezzi disponibili e il loro aspetto non ha molto da invidiare al predecessore).
Si sono perse persino le sfide e i bivi nella modalità storia. Sigh...
Modalità alternative? Come no. Ci sarebbe la Torre delle Anime, che è in pratica la modalità sfida e survivor messi insieme, che non è male, ma paragonata a tutto quello che c' era nel 3 (ancora piango l' assenza di una modalità Cronistorie della Spada upgradata al massimo), e tale povertà si riflette persino nelle modalità multiplayer, dove a dispetto dell' online mancano delle vere alternative al banale scontro 1:1 (su tutte l' arena col terreno scivoloso del 3. DOV' è FINITA? scivolata nello scarico?).

Punta di diamante della delusione, i controlli. Tutti sanno che il ritmo dei combattimenti è stato decisamente rallentato rispetto al 3, e molti hanno accolto bene ciò, ma per me è stata una mazzata, visto che si è persa molta della immediatezza del predecessore, in cui i combattimenti erano uno scambio di colpi al fulmicotone. Contate anche la schifezza del pad 360, che fa sentire a dir poco un' handicappato, specie paragonando la differenza di prestazioni tra una partita col 3 e una col 4, e la frittata è fatta.

Tutto questo delirio per esprimere la delusione di uno che aspettava il 4 come il messia, e che l' ha pure preso al lancio, per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, pur essendo un buon gioco (ma se il primo era da 9, se non di più, i 4 per me è da 7,5). Cosa voglio ora per il 5? Banalissimo, prendete il 3, dopatelo manco fosse un ciclista alla coppa del mondo, dategli un sistema di ranking decente e assumete sceneggiatori bravi che ci facciano dimenticare i trashosissimi finali del 4.

venerdì 9 luglio 2010

Tenacious D e il destino del rock

Prima considerazione:questo film è l' ennesima dimostrazione di come i gestori italiani storpino i titoli dei film senza il minimo rispetto per l' originale. In questo caso, la corretta traduzione dovrebbe essere "Tenacious D e il plettro del destino". Ma pazienza. Non ti curar di loro, ma guarda e passa.

Piccola ulteriore premessa. Tenacious D è il nome della vera band si Jack Black e Kyle Grass. Sono principalmente noti per la loro fusione della musica rock con la commedia volgare. (fonte: Wikipedia)

Ora, partendo dal titolo e dal genere della band, dovreste avere un' idea di cosa vi aspetta in questo film, ovvero molta musica e molto umorismo demenziale. Il punto sta nel vedere se la musica sia bella e l' umorismo divertente.
Per quanto mi riguarda, le musiche sono belle e l' umorismo piuttosto simpatico. Le prime: a forte componente di rock (ovviamente), e il film per certi versi è quasi un musical, e trovo che i brani siano davvero ispirati nella musica, come divertenti nei testi.
Per quanto riguarda l' umorismo, di sicuro molti lo troveranno stupido (e senza il minimo dubbio lo è) e poco divertente, ma io ho trovato che il film si lasciasse guardare con molto piacere, riservando dei picchi davvero niente male in certi punti (su tutti la scena del Sasquatch, vedere per credere).
Un film decisamente piacevole, specie per una serata in compagnia di amici.

martedì 29 giugno 2010

Rhythm Heaven [DS] - Recensione



Ci sono giochi che riescono nel miracolo di accattivarti subito. Altri ti prendono dopo un po. Altri mai. Altri prima ti prendono e poi ti mollano. E così via, così via...
Perché tutta questa menata? Perché raramente mi sono capitati giochi che come Rhythm Heaven possono incarnare in sé più di altri tutti questi casi.
Per farvi capire, il genere è quello che generalmente, se hai una minima inclinazione verso di esso, ti acchiappa subito. Solo che qui, la cosa che risalta subito agli occhi, è una difficoltà caina. Ma anche la difficoltà è un discorso ambiguo, perché le prove sono tanto diverse tra di loro che chi trova difficile una certa prova troverà facile una che ha messo in crisi altri.
In cosa consiste la sfida? Ogni quadro del gioco, sbloccabili in successione ottenendo almeno un "OK" come valutazione in quello precedente, è costituito da una scenetta particolare, che ovviamente si svolgerà a tempo con la musica di sottofondo, e seguendo quel ritmo, previamente spiegatovi via tutorial (sempre efficienti nelle spiegazioni, anche se certe volte mi è capitato che non chiarisse bene cosa bisognasse fare, e questo può causare frustrazione), e voi dovrete "semplicemente" eseguire a tempo le azioni illustratevi, che sostanzialmente sono tre, alternate o mischiate tra di loro di volta in volta: colpetto secco sul touch screen, pressione prolungata, colpetto a trascinare. Tutto qui, e sarà più che sufficiente

Ora mi tocca parlare della difficoltà, e devo dire che è un punto più difficile da trattare di quanto non possa sembrare. Perché Rhythm Heaven che, pur essendo oggettivamente difficile, lo è anche soggettivamente, poiché un quadro che ha dato molte difficoltà a me può venire molto facile a qualcun altro, e viceversa.
La questione difficoltà rende ambiguo anche il rapporto con il gioco, perché se è sicuro che la curiosità di vedere come sarà il quadro successivo e l' intestardirsi nel completare quelli precedenti (magari ottenendo un "SUPERB", che vi darà una delle medaglie necessarie ad accedere ai minigiochi, rigorosamente ritmici, o addirittura un "PERFECT", che vi regalerà un bonus di vario genere, ma attenzione, per i PERFECT vi verranno assegnati tre tentativi per quadro, dopo di che dovrete aspettare che sia il gioco a riproporvelo), la frustrazione che può generare il costante fallimento nei tentativi può consigliare di prendere il gioco a piccoli bocconi, come d' altronde suggerirebbe la sua natura portatile (che comunque trovo in parte discutibile, visto che la concentrazione richiesta per giocare potrebbe non essere raggiungibile ovunque).

Bene, toltimi i sassolini dalla scarpa, posso elogiare quella perla che è Rhythm Heaven, probabilmente il migliore rhythm game degli ultimi anni (secondo me anche di Guitar Hero, perché, volendo considerarli alla pari dal punto di
vista formale "acustico", RH ha dalla sua un' immediatezza nei controlli impossibile da acquisire per i neofiti di GH).
Il design, semplice ma ispiratissimo e a dir poco fresco, saprà catturarvi da subito con le carismatiche creazioni che vi accompagneranno lungo il gioco. Certo, molti obietteranno che il tutto è a dir poco semplicistico, per non dire scarno, ma io dico, per un gioco del genere basta che l' asppetto visivo mostri un pò di personalità e sarà più che sufficiente.
E la musica, ovviamente. La musica è ottima. Il compositore Mitsuo "Tsunku" Terada ha creato delle melodie fondamentalmente molto semplici, ma tutte più che gradevoli, e che comunque riescono pienamente nell' obiettivo di catturare il giocatore nel ritmo e, quel che è più fondamentale, farlo divertire.

Rhythm Heaven è un gioco che ritengo qualsiasi possessore di DS dovrebbe quantomeno provare. Potrebbe scattare la scintilla.

Grafica: 7
Sonoro: 9
Giocabilità: 8,5
Longevità: 8

Voto: 8,5

mercoledì 23 giugno 2010

Sayonara Zetsubou Sensei (Arrivederci Professor Disperazione) - Recensione

La disperazione assedia la vita di Itoshiki Nozomu, insegnante liceale assegnato ad una nuova classe. Di natura a dir poco pessimista, basta una quisquilla a gettare Nozomu nella più profonda disperazione e portarlo a tentare il suicidio. Le cose non sembrano migliorare quando entrerà in contatto con la sua nuova classe, almeno fino a che non realizzerà che ogni suo studente presenta delle fissazioni anche peggiori delle sue!

Il primo paragone che mi venne in mente leggendo la trama di Sayonara Zetsubou Sensei su inevitabilmente con Welcome to the N.H.K., visto che come quello questo si presenta come una parata di tutti i casi umani esistenti. E qui tra personalità multiple, immigrati clandestini, hikikomori e via discorrendo, parrebbe esserci tutto il materiale per realizzare uno dei polpettoni più drammatici mai concepiti da una mente umana. Ma c' è un particolare sostanziale a ribaltare il tutto. Sayonara Zetsubou Sensei è un anime comico, e per la precisione il più folle che mi sia capitato di vedere dai gloriosi tempi di Full Metal Panic?! Fumoffu e Abenobashi.
Ma vi avverto, ancor più che in questi due, l' anime in questione pigia a fondo sul pedale del non-sense, al punto che spesso non converrà sforzarsi eccessivamente nel capire come un particolare evento si sia inserito in una scena, perché semplicemente non esiste un motivo logico, è lì e basta, per rendere la cosa più folle di quanto non lo sia già. Perché Nozomu verrà messo spesso a dura prova dalle sue studentesse, spesso combinate peggio di lui, e unendo dei folli l' unica cosa che può scaturirne è per forza di cose un manicomio. Le risate sono assicurate, e se non quelle almeno il piacere di lasciarsi andare alla visione di un qualcosa da vedere a cervello spento (a meno di non voler cogliere tutti i particolari, in special modo i molti riferimenti al mondo dei videogiochi e degli anime: per questi ultimi due, io ho notato due tre riferimenti a Tengen Toppa Gurren-Lagann e Code Geass!).

La follia dell' anime si rispecchia anche nella grafica, che presenta spesso inquadrature con scelte cromatiche o stilistiche differenti da quella che è l' impostazione normale della serie, scelte peraltro stilisticamente eccezionali. Vedere per credere.
E grafica e sonoro raggiungono il loro apice nel punto in cui s' incontrano, ossia le sigle di apertura (c' è da dire che ne hanno fatte davvero tante per una serie di soli 12 episodi!) e quella di chiusura, che meritano, in particolar modo l' ultima, almeno uno sguardo (e un ascolto).

Non posso che suggerirlo a chiunque voglia avere a che fare con una serie leggera, che tra l' altro tratta di argomenti anche piuttosto pesanti in maniera molto comica e sopra le righe. Perfetto come pausa tra una serie impegnativa e l' altra.

Voto: 8

lunedì 21 giugno 2010

xxxHOLIC - Recensione

Watanuki ha il potere di vedere gli spiriti, nonché d' interagire con loro. Ma tale abilità non lo rende felice, poiché è costantemente perseguitato da qualsiasi entità sovrannaturale nei paraggi.
Un giorno, però, si sente attratto irresistibilmente da un' antica casa, dove viene accolto da Yuuko, sensitiva che accetta di liberarlo dal suo "dono" in cambio della sua servitù. Così Watanuki si ritrova a lavorare come governante nel suo negozio, specializzato nell' esaudire i desideri delle persone.

Lo devo dire, mi dispiace per xxxHOLIC, perché secondo me è un' occasione sprecata. I personaggi ci sono, il contesto pure, la grafica non è male e le musiche sono belle. Ma quello che manca al cartone, e che me lo fa affossare, è una cosa banale e fondamentale: mordente.
Le puntate seguono due principali filoni: quelle in cui Yuuko "serve" qualcuno realizzando il suo desiderio, e quelle in cui Watanuki ha a che fare direttamente con degli spiriti. Di queste, personalmente ho tendenzialmente gradito di più le seconde, trovandole molto più interessante delle altre che, in realtà, mi sono sembrate un pò noiose, trovando per altro i clienti dei perfetti idioti, visto che spesso i loro problemi sono delle cazzate assurde che si creano senza un motivo logico. Senza contare le osservazioni finali di Yuuko, che per quanto valide, ho spesso trovate troppo generalizzanti e forzate.
Le altre invece, come ho detto prima, le ho trovate spesso più appassionanti, visto che presentano un fattore d' imprevedibilità ben maggiore, e i personaggi "spirituali" sono sempre interessanti da seguire.
Ma approfondisco il discorso sulla noia. Tale problema deriva dalla prevedibilità di certe puntate. Capito l' andazzo generale, tirerete ad indovinare su come andrà a finire, e magari ci azzeccherete. Capirete facilmente quando una persona in realtà sia uno spirito (e quel cretino di Watanuki ci arriverà sempre alla fine, e magari solo dopo che gliel' avranno detto gli altri e lui abbia rischiato di morire).
Altro fattore di luci e ombre, i personaggi. Nulla da ridire sugli occupanti del negozio, Yuuko & co., simpatici e carismatici. Ma Watanuki è un pò ambiguo, l' idea del personaggio non è male, ma caratterialmente Watanuki ha dei momenti in cui lo ucciderei a sprangate. Ogni minima minchiata, specie nelle prime puntate, secondo lui sarebbe un ottimo pretesto per urlare. Sempre. E trovo anche strano che si spaventi per ogni minima cosa quando dovrebbe essere abituato a vedere fantasmi sin da piccolo.
Ultima postilla per Himawari: è una cretina di prim' ordine!

Chiudo con le consuete critiche tecniche. Il comparto animazioni è nella media, ma lo stile grafico è piacevole, a patto di non avere problemi con dei personaggi talmente longilinei da sfiorare il grottesco. E in generale le tinte scure e cupe creano un' atmosfera dark davvero affascinante, supportata tra l' altro da delle musiche davvero valide.

In definitiva, la cosa l' avete capita. Forse la vedo troppo nera io, ma fatto sta che la prima serie di xxxHOLIC non mi ha convinto totalmente, anche perché di fatto non c'è quasi un' evoluzione dei personaggi così come della trama, che tranne che per qualche sfumatura nel rapporto tra Watanuki e Doumeki non si sposta di una virgola dal primo episodio. Sperando che la cosa si smuova con la seconda serie, raccomando la serie agli appassionati di anime a tematiche sovrannaturali, che magari riusciranno ad apprezzarlo più di me.

Voto: 7

L' uomo che fissa le capre

Fondamentalmente non è nulla di originale, anzi, il personaggio di Ewan McGregor è il solito yuppie che tenta la rivalsa da una vita monotona con una botta di testa, ma il film ha diverse carte dalla sua parte, tra le quali un plot appassionante, peraltro supportato da uno spunto veramente interessante: esperimenti dell' esercito americano per la creazione di una forza di soldati psichici.
Un film dai toni esagerati, che mescola disincanto a speranza di un qualcosa che vada oltre, e anche piuttosto divertente. Consigliato.

mercoledì 9 giugno 2010

Kick-Ass

Peccato, stavo quasi per crederci. A cosa? Che mi stavo ritrovando di fronte ad una delle migliori trasposizioni da fumetto a film della storia. Ma non ci siamo. Siamo lontani dai livelli raggiunti da Sin City e Watchmen. Eppure fino alla prima ora il risultato pareva quello. Pur essendosi concessi un pò licenze (non tanto negli eventi, cosa comunque inevitabile, quanto nei toni, più leggeri) il film sembra ed effettivamente È Kick-Ass. Lo stile è graffiante, i personaggi perfettamente calati nel contesto del fumetto, nonché interpretati da ottime controparti in carne e ossa. Ma qualcosa comincia a non quagliare esattamente dalla metà in poi, quando scopro come le vere origini di Bid Daddy e Hit Girl sono state cambiate, fottendo tutto il loro significato nella storia. Ma ancor peggio, qui Dave riesce a farsi la ragazza (non spoilero nulla, i geni del marketing l' hanno messo pure nel trailer), cosa a dir poco ridicola, visto che l' approccio alla ragazza è lo stesso che ha nel fumetto (e lì la sua reazione all' "outing" di Dave è molto più logica. necessità cinematografiche? probabile).
Il tutto per arrivare ad una conclusione che tutto sommato, ragazza a parte, porta alle stesse conclusioni, ma fin troppo tempestivo (e nel caso ve lo chiedeste, molto meno incisivo).
Probabilmente chi non ha letto il fumetto lo apprezzerà maggiormente (a patto di riuscire a vederlo, visto che inspiegabilmente in Italia non verrà distribuito? Troppo violento? Dopo averlo visto sottotitolato dico di no. Abbastanza cruento (ma neanche la metà rispetto al fumetto), ma nulla di più sconvolgente di altri film già distribuiti), per l' originalità dell' idea (merito di Millar) e per l' effettiva bontà del film, sorvolando su un pò di zone d' ombra.. Chi l' ha letto, invece, potrebbe rimanere piuttosto deluso.
Piano piano però la fedeltà (e la qualità?) dei film basati su opere di Frank Millar sta migliorando. Siamo passati da quella ciofeca di Wanted alla mezza delusione di Kick-Ass.
Che la volta buona venga con Nemesis?

Ti potrebbe interessare:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...