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venerdì 9 settembre 2011

"Deadpool: La guerra di Wade WIlson", di Duane Swierczynski e Jason Pearson

Una serie slegata dalla continuity principale, che se in parte sembra voler dare una versione alternativa e veritiera (?) delle origini del mercenario schizzofrenico, dall' altra non sembra prendersi troppo sul serio nel suo intento. La presenza di diversi livelli narrativi fortemente intrecciati, sommata alla vena surreale (o iperreale se vogliamo) di un protagonista ben noto che infrangere la quarta barriera (ossia interagire direttamente col lettore essendo conscio di essere un fumetto) rendono il filo un pò ostico da seguire nel finale, e alla fine non si ha nemmeno chiaro se tutto ciò che si è letto sia da prendere sul serio o con ancora meno credenziali di un qualsiasi "what if". Cosa che comunque, probabilmente, era l' intento degli autori stessi.

Lo stile dei disegni sinceramente non è di quelli che gradisco maggiormente, ma è innegabile che si adattino perfettamente all' atmosfera scanzonata e sopra le righe della trama, che tra l' altro riserva qualche battuta davvero niente male.

Lettura consigliata a chiunque sia appassionato del personaggio, chi lo detesta di sicuro non cambierà idea leggendolo.

giovedì 8 settembre 2011

"Full Metal Alchemist", di Hiromu Arakawa - Recensione


I fratelli Edward e Alphonse Elric, provetti alchimisti, furono abbandonati dal padre da piccoli, rimanendo con la madre. Alla morte di questa e ancora ragazzini, tenteranno un esperimento alchemico per resuscitarla, che però fallirà con risultati disastrosi. Il primo perderà un braccio e una gamba, il secondo vedrà il suo corpo perduto del tutto, sopravvivendo solo legando la propria anima ad un armatura. Intraprenderanno un viaggio alla ricerca dell' unico metodo per riottenere i loro corpi, ossia il segreto alchemico definitivo: la pietra filosofale.

Nell' ormai REMOTISSIMO Settembre 2006, recandomi a scuola, passai come sempre di fronte all' edicola, quando mi cade l' occhio sul reparto manga, e scorgo il terzo numero di Full Metal Alchemist. Memore della serie animata, all' epoca in onda su MTV, decisi di prenderlo, anche perché la messa in tv era in pausa, e quindi la trama era rimasta bloccata più o meno dov' era arrivata la pubblicazione del manga in Italia. Il fatto che ieri abbia comprato il 27° e ultimo tankobon testimonia decisamente quanto mi sia piaciuta la serie. Eh si, quando finisce qualcosa che piace si rimane sempre male, ma quando si giunge al termine di una storia che ci ha accompagnati per cinque anni esatti ci si rende effettivamente conto di quanto tempo sia passato, di come fossimo quando la iniziammo, di come siamo ora. E di come anche i personaggi siano cambiati nel frattempo, una vera e propria crescita parallela.

Ma insomma, a esser sincero e a voler esser più terra terra alla fine quello che ti manca veramente cono i piccoli particolari, quali il leggere le vignette di apertura dell' autrice, le strip finali, o quei piccoli dettagli nascosti nelle vignette. Insomma, il proprio rapporto con l' opera.

FMA rientra nel novero degli shonen manga più puri, è chiaro. Ma a dispetto alla media di questi, e soprattutto dei capisaldi del genere, quali One Piece e Naruto, qui abbiamo a che fare con una struttura in cui i combattimenti non sono la chiave di volta di tutta la storia, pur rimanendo momenti importanti della narrazione. Qui non ci sono combattimenti che durano interi volumi, per una progressione effettiva della trama lentissima, come anche non ci sono potenziamenti assurdi e ai limiti del ridicolo dei personaggi: la loro forza è quella, dall' inizio alla fine.
Non che i combattimenti manchino d' inventiva o intensità, ovvio. La questione dell' alchimia viene comunque sfruttata più per la realizzazione di effetti spettacolari nei combattimenti che altro, anche se, come sarà chiaro, non è un semplice mezzuccio estetico, ma il vero centro della storia.

I personaggi sono tanti, tantissimi! Il mondo di FMA è popolato da tanti attori che si muovono sul palcoscenico impegnati nella loro vita quotidiana, tutti umanissimi, chi avaro, chi generoso, chi caritatevole e chi spietato. In tutto questo a risaltare però sono i "cattivi", quali il gruppo degli Homunculus (e altri che non vi anticipo), che apriranno più volte la questione di cosa faccia veramente di un essere umano tale e quali siano i suoi pregi e difetti. Nulla di veramente originale, ma raccontato ottimamente.

Sul fronte disegni, l' opera è un piccolo capolavoro. Il design dei personaggi è fresco e originale, e il disegno degli ambienti e degli oggetti è sorprendentemente dettagliato e preciso. A ciò si aggiungono i combattimenti, delineati con chiarezza e chiara velocità d' azione.

A fronte del tempo che ho passato con questo mondo non posso essere del tutto oggettivo nella valutazione di questo manga. Ma mi sento di dire con assoluta certezza che nel panorama degli shonen è difficile trovare qualcosa di così particolare e fresco, privo di molti degli stereotipi narrativi del genere. Tra ristampe e versioni GOLD trovarlo non è assolutamente difficile, senza neanche spendere un patrimonio. E ricordate, secondo il principio dello scambio equivalente tanto date, tanto ricevete. O forse no?

mercoledì 7 settembre 2011

"Il maestro e margherita", di Michail Afanas'evič Bulgakov

Il sogno sovietico, più simile in realtà all' incubo sovietico, filtrato attraverso gli occhi di un autore che ha visto le sue speranze artistiche, Michail Bulgakov, spezzate più volte dalla censura di un regime che non vedeva di buon occhio le allusioni critiche al suo operato. Come qualsiasi dittatura, d' altronde.

E come fa un autore censurato a sfogarsi contro la censura? Ma con un altro libro, ovviamente! Nel quale scomoda un personaggio assolutamente ambiguo quale il diabolico Woland per soppesare la società stalinista e portare scompiglio nel suo ipocrita ordine.

Il problema principale del libro è che è di difficile interpretazione per chi non abbia una buona conoscenza dell' autore (io mi sono fatto aiutare da altri), visto che il significato di molte scene (come quella del volo, riscritta in maniera che venisse descritto come un' esperienza positiva rispetto alla prima stesura negativa, dopo che l' autore fece amicizia con Saint d' Exupery, cosa che gli ha fatto riconsiderar el' aviazione), e di molti personaggi (come Pilato, icona del potere come lo vede Bulgakov, terribile ma necessario che lo sia in quanto è il potere).

C' è chi lo troverà un inutile marasma, chi un capolavoro di satira, chi un curioso fantasy. Obbligatorio leggerlo e vedere in quale versione vi riconosciate.

domenica 4 settembre 2011

"Il vangelo secondo Gesù Cristo", di José Saramago

Saramago è un autore con pochi peli sulla lingua. Tratta qualsiasi argomento e lo tratta con la crudezza di particolari che hanno i documentari più spietati e più veritieri. Altra caratteristica di Saramago è una certa passione per i temi difficili, facili allo scandalo. D' altronde scrivere una ri-narrazione della vita di Gesù cristo dal concepimento alla morte in croce non è un' impresa da poco, visto che probabilmente è più difficile raccontare in maniera nuova una storia che conosciamo tutti che non una nuova di zecca. Specie se poi si mira a scriverne un vero e proprio vangelo umano, in cui Gesù non è un messia che accetta placidamente l' orribile fine che l' attende, ma un uomo come un altro che si trova invischiato nella tela ordita da un padre tiranno e onnipotente, nel senso più letterale del termine.

Quello che ne esce è un quadro affascinante di un' epoca dove la devozione a Dio è tutto, ma offerta ad un Dio che forse nessuno del suo popolo eletto capisce pienamente, e nemmeno lui sembra capire più di tanto a che fare ci stia, fagocitando sé stesso in una spirale di spietate devozioni e conflitti divini, puramente fini a sé stessi.

E siamo tutti legati da questa catena egoistica, visto che la nostra predestinazione è a noi sconosciuta, così come il volere del Padre, paradigma dell' autorità castrante, che a nulla si piega. E "non si dica che il diavolo non abbia tentato Dio".

"Don Chisciotte della Mancha", di Miguel de Cervantes Saavedra

Il peso di parlare di un libro del genere si sente. Parliamo di uno dei capolavori della letteratura mondiale presi a modello per il suo genere specifico dai letterati di intere generazioni. Cervantes, con Shakespeare e Dante, è stato il paradigma rispettivamente per il romanzo, per il teatro, per la poesia. Gli veniva riconosciuta una verve narrativa invidiabile, per la quale molti dei suoi ideali discepoli avrebbero dato non si sa cosa. E la mia lettura del Don Chisciotte della Mancha ha retto al peso di tali aspettative? Si, certamente; ma con qualche riserva.

Un pò come per Il conte di Montecristo, osservo immediatamente che l' opera segue un modus operandi ormai largamente perduto, ossia quello di voler quasi essere un' opera omnia dell' umanità, in cui sia contenuta molta della cultura contemporanea all' autore, uscendone un vero e proprio ritratto della società da lui vissuta, trovandosi unite alla narrazioni approfondite descrizioni del sistema sociale, economico e culturale della Spagna chisciottiana (inizio del '600).

Ma al di là del fascino della cornice, quello che colpisce veramente il lettore è scoprire come lo spirito comico della narrazione abbia mantenuto tutta la sua carica divertente a dispetto di 400 anni sul groppone. I siparietti tra Chisciotte e il fido Sancho, le loro rocambolesche avventure, e le battute una volta sottili una volta caciarone dello scudiero rendono brillante e appassionante la narrazione, con un' abbondante quantità di risate ad accompagnarle. E alla fine si proverà anche un pò di commozione. Non anticipo nulla, chiaramente.

Quello che invece non mi aspettavo è invece come certi capitoli della prima parte del romanzo siano di una noia atroce. Nello specifico, di tratta di storie parallele alla principale che nulla hanno a che fare con lo svolgimento della trama, e che a mio avviso appesantiscono terribilmente il ritmo (mi basti dire che ci sono un centinaio di pagine consecutive eliminabili in toto senza la minima ripercussione sulla qualità del tutto), e oltretutto per il tono spesso eccessivamente aulico stonano col resto. Certi commenti inseriti da Cervantes nella seconda parte lasciano pensare che anche lui si sia pentito di questa scelta, tanto che nella seconda parte di digressioni di questo tipo non ce ne sono, e se capita qualcosa del genere è molto più breve di quanto non capiti nella prima parte.

Difetti di questo genere, oltre a una certa quantità di buchi narrativi sempre nella prima parte (a momenti sembra quasi che Cervantes si scordasse la sua stessa storia man mano che la scrivesse) non mi permettono di dare il massimo dei voti al Don Chisciotte, che comunque riconosco come un innegabile caposaldo della letteratura mondiale, degno di una lettura da parte di chiunque.

Ultima nota sull' edizione Newton Compton della serie "I mammut": l' edizione nei contenuti è accuratissima, con molte note che delucidano gran parte dei riferimenti altrimenti a dir poco oscuri presenti. Unico grosso rammarico è la qualità fisica del volume, davvero inaspettatamente fragile per essere chiamato mammut!

mercoledì 31 agosto 2011

"Siddharta", di Hermann Hesse

Forse questo è il libro introspettivo più famoso al mondo. Cioè, di opere veramente introspettive largamente conosciute al grande pubblico non ne so molte, anzi, nessun' altra. Quindi direi cheSiddharta ha un bel primato.

D' altronde è innegabile che la ricerca di un equilibrio interiore da parte del figlio del brahmino sia priva di fascino, anzi, fa spesso pensare che se certi atteggiamenti fossero maggiormente diffusi nella società reale il mondo forse sarebbe un pochettino migliore.

Qualcuno magari lo troverà un pò lento, ma considerando che abbiamo a che fare con uno dei romanzi tedeschi novecenteschi più famosi direi che la lettura la merita a buon diritto, cercando magari alla fine di decidere quanto possiamo rispecchiarci in Siddharta e nella sua scelta di vita.

Postilla finale: ma se tutti scegliessero una vita di meditazione e di elemosina come fanno certi personaggi e come vanno predicando, alla fine chi gliela farebbe l' elemosina? Un bel paradosso.


PS: Non chiedetemi perché non compaia la copertina. Definiamolo l' ennesimo segreto di Fatima.

"Il ritratto di Dorian Gray", di Oscar Wilde


Credo siano pochi i libri altrettanto fraintesi come Il ritratto di Dorian Grey! Basta farsi un giro su Facebook per vedere tanti filosofi dell' ultim' ora che per dare un pò di dignità alla propria bacheca pubblicano le famose massime di Oscar Wilde, che, prima sorpresa che ho avuto dalla lettura, non sono esattamente motti di spirito (di "decameroniana" definizione) dell' autore, quanto estratti del libro stesso (su tutti "L' unico modo per togliersi un vizio è assecondarlo). Ed è ancora più sconvolgente scoprire come il valore di queste frasi, estratte da quella che è la trama del romanzo, sia impoverito e anche fuorviante, visto che, nonostante nell' introduzione Wilde sottolinei più volte che l' arte sia diletto senza morale, la storia che racconta una lezione da spartire ce l' ha invece, e va contro l' immagine comunemente nota dell' autore, ossia quella di un libertino senza scrupoli.
Perché se è vero che l' arte è la ricerca della bellezza, e la bellezza senza piacere è quasi un ossimoro, alla fine bisogna rendersi conto di dove possa portare questa ossessiva ricerca edonistica, visto che la bocca abituata a mangiar bene cerca bocconi sempre più elaborati, se non addirittura proibiti. E l' eterna bellezza, ultimo miraggio del piacere perpetuo, potrebbe corrispondere all' eterna narrazione.
Chiaramente un libro che andrebbe letto da tutti, s' imparerebbe molto su come approcciarsi a certi aspetti della vita, e soprattutto, per riallacciarmi all' introduzione, come l' ignoranza e la superficialità non corrispondano minimamente al bello.

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