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sabato 29 settembre 2012

Lolita

E' innegabile che in una filmografia qualsiasi, chiunque sia il regista in questione, possano apparire opere minori, magari non tanto per demeriti personali, quanto per impietosi paragoni con lavori più acclamati.

Questo è il caso di Lolita, adattamento dell' omonimo romanzo di Nabokov. Come sempre, però, Kubrick si distingue nel non offrire un mero adattamento, quanto piuttosto una reinterpretazione. Purtroppo non avendo letto l' opera originale non posso stabilire quanto di questo processo sia manifesto qui, ma lo stile urla Kubrick da tutte le parti, con il gusto per i lunghi dialoghi e le inquadrature ricercatissime. Oltretutto, dettaglio che forse molti non notano, ci sono alcune scene lunghissime girate senza alcun cambio d'inquadratura, cosa che, specie per alcuni dialoghi di Peter Sellers, mette in risalto la bravura degli interpreti.

Certo a vederlo ho avuto l' impressione che certi elementi, quali alcuni dettagli del rapporto tra Lolita e il patrigno, siano stati edulcorati rispetto alla versione cartacea che presumo essere più esplicita; ma vuoi per il periodo in cui fu realizzato, vuoi per non stimolare la critica bigotta (comunque colpita), di certo alcune cose saranno state smorzate.

Ciononostante, Lolita è un piccolo dramma che sa colpire le giuste corde.

domenica 23 settembre 2012

Prometheus

Era strana l' attesa che ho provato nei confronti di Prometheus. Non sono un fan sfegatato di Scott, e ho visto solo i primi due Alien (il quarto non conta), gradendoli ma non svenandomici.
Mah, forse sarà stato tutto l' hype creato intorno al progetto, ma una certa curiosità mi è venuta. E devo dire che è stata appagata.

Certo, capisco benissimo le critiche che ha ricevuto, specie in merito ad una certa fragilità della trama (comunque chiaramente progettata in vista di uno o più seguiti), ma ho trovato che comunque le idee profuse nel progetto, per quanto poco originali (comunque difficile trovare nella fantascienza qualcosa che non sia già stato sondato), siano rese in maniera efficace.

Di sicuro l' aspetto più interessante del film è il triangolo alieni-umani-robot, una catena discendente in cui il gradino sottostante sembra interrogarsi sulle motivazioni per cui quello superiore l' abbia creato.
Tutto ciò si riflette nell' androide David, che col suo fare ambiguo e imperscrutabile è di sicuro il personaggio più intrigante su schermo (ma a mio avviso rappresenta una delle cose che mi hanno fatto storcere un pò il naso. Il suo comportamento mi sembra troppo anomalo, perfino avanzato, rispetto ai robot degli Alien originali, che ricordo essere ambientato nel futuro rispetto a Prometheus).
La delusione sul fronte cast è Charlize Theron, non tanto per cattiva interpretazione, ma perché è decisamente sottosfruttata. Peccato che un' attrice cos' valida abbia ricevuto una parte così piccola. Buona invece la protagonista, penso che il suo sviluppo sia sufficientemente solido da stimolare la curiosità per cosa farà nel seguito).

Un pò lento a partire, il film si prende il suo tempo per creare il setting e delineare i personaggi (più o meno riusciti), ma diciamo dalla metà in poi sarà un susseguirsi di eventi, alcuni dei quali piuttosto raccapriccianti (non è un vero horror, ma qualcuno impressionabile potrebbe essere un pò turbato da alcune delle mostruosità che si vedranno).

Insomma, le basi per creare una saga coi controcazzi ci sono, e pure solide, a mio avviso. Resta solo da vedere se Scott saprà condurre la barca verso buoni lidi.

domenica 16 settembre 2012

Psycho

Pochi film hanno il lusso di definirsi iconici come Psycho di Hitchcock.
Al di là di qualsiasi merito tecnico o affine, quello che probabilmente è il più grande contributo dato al cinema è quello di avere spianato la strada al come creare un colpo di scena finale degno di questo nome, considerando che negli ultimi minuti di film viene ribaltato tutto quello che si potesse pensare degli eventi fino ad allora.

Detto questo, Hitchcock fu il maestro della suspense, e chiudendo un occhio su alcuni elementi per forza di cose datati (la celeberrima scena della doccia, per quanto ormai un caposaldo del cinema, per gli standard odierni è al livello di un film amatoriale), ci si rende conto di come il tempo sia stato generoso col film, rimasto coinvolgente, e si, anche angosciante tutt' oggi.

Ciliegina sulla torta l' interpretazione di Anthony Perkins, AKA Norman Bates, ancor oggi ricordata come uno dei più grandi psicopatici apparsi su schermo.

sabato 15 settembre 2012

"Il Lungo Halloween", di Jeff Loeb e Tim Sale

Il procuratore distrettuale Harvey Dent, aiutato dal capitano della polizia Jim Gordon e da Batman, cerca in tutti i modi di smantellare la potente organizzazione mafiosa comandata da Carmine Falcone.
L' impresa sembra pressoché impossibile, ma qualcosa comincia a incrinarsi quando, la notte di Halloween, il nipote di Falcone viene assassinato. Da lì in poi, per ogni festività, qualcuno legato al mafioso verrà ucciso, e comincerà la caccia al killer Holyday.

E' una grave colpa leggere Il lungo Halloween solo anni dopo aver letto Vittoria Oscura, il suo seguito diretto. Ma consideriamo che VO lo ricevetti un natale (in poche altre occasioni entro in possesso di volumi da 30 e passa euro), e il prezzo a cui si trova ILH non aiuta granché.

Comunque, chiunque conosca lo stile di Loeb saprà già cosa aspettarsi. Uno stile molto didascalico, in certi momenti decisamente inutile (inutile ripetere ogni volta che appare un personaggio la sua presentazione messa lì col copia-incolla), con toni cupi e seriosi. Decisamente "o lo ami o lo odi". Io, pur non amandolo, lo trovo piuttosto interessante. Ai personaggi viene dato ampio spazio di approfondimento, riuscendo a comprendere in pieno le ragioni del loro sviluppo (questa è sostanzialmente la storia di come Dent divenne Due Facce).
Insomma, leggetene un pò e poi deciderete.
Unica nota un pò stonata il finale. I colpi di scena si accavallano l' uno sull' altro, contraddicendosi tra di loro, tanto che io, onestamente, alla fine non ho capito chi cazzo fosse Holyday (confusione nata soprattutto dal fatto che molti di questi risvolti, in Vittoria Oscura, vengono completamente ignorati).



I disegni di Sale, invece, mi hanno convinto più qui che nel seguito. Non tanto perché siano qualitativamente migliori (ma anche qui, data la peculiarità dello stile, solo voi potrete decidere se possano essere di vostro gradimento o meno), quanto piuttosto perché ho notato un maggiore impiego di inquadrature drammatiche e giochi cromatici, acuendo così l' effetto della messa in scena.

giovedì 6 settembre 2012

Ribelle - The Brave

Non ho mai nascosto di essere un fan dei prodotti Pixar. E sarebbe strano non esserlo, visto che quasi tutta la migliore animazione occidentale ormai esce dalle loro mani.
Ora, qualcuno potrà lamentarsi che Brave non sia emozionante, poetico, e commuovente come UP, ma sapete che vi dico? A me è piaciuto davvero tanto. Inutile fare paragoni, questo film ha obiettivi diversi, e credo che li centri in pieno.
Certo lo spunto di partenza (il conflitto generazionale) non è mica originale, ma dove il film brilla è nei personaggi.
Se Merida è simpatica ma niente più, tutti, e dico proprio tutti i comprimari sono caratterizzati in maniera superlativa, riuscendo tutti divertenti e appassionanti, dando luogo ad alcune delle scene più comiche in assoluto della Pixar. Mi dilungherei più a lungo, ma per forza di cose dovrei anticipare scene del film, e sarebbe un delitto.

A voler essere pignoli, penso che se avessero avuto il coraggio di non dargli un lieto fine a tutto tondo probabilmente sarebbe stato più efficace, e penso anche più toccante del suddetto UP. Senza contare che la lezione appresa dalla protagonista sarebbe stata più amara ma allo stesso tempo più potente. Peccato



Concludo accennando al cortometraggio che in sala precede il film, La Luna. Semplicissimo, una piccola fiaba che risulta efficace soprattutto nella resa visiva, che lo fa sembrare quasi un libro illustrato. Una perla.

mercoledì 5 settembre 2012

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

Quando in un vecchio post accennavo a quelle che sono le saghe cinematografiche, mi era sfuggita quella che forse è la migliore che abbiamo avuto da tempo, ossia il Batman di Nolan.
Distaccato dal fumetto, eppure affine nello spirito, sono film con cui il regista, progressivamente sembra aver voluto approfittare del personaggio DC per dare voce alle sue idee, più che mai con questo terzo e ultimo capitolo.

Le accuse di aver fatto un film estremamente politicizzato non si sono sprecate, come molti sapranno, appigliandosi ad ogni pretesto per tacciare Nolan di politicamente scorretto (perfino sul fatto che nel fumetto Bane sia di origini ispaniche, cosa totalmente assente nel film!).
L' impressione che ho avuto io è che magari c' erano delle frecciatine alla società capitalista di stampo occidentale (che veramente ormai è considerabile mondiale da tempo), ma l' interesse del regista penso forse mantenere il tutto su toni più vaghi, facendo assurgere il film ad un carattere quasi "mitologico". Batman infatti, nella visione qui presentata, non sembra combattere tanto Bane (o anche il Joker) quanto quello che simbolizzano, ossia il terrore.
Terrore che a sua volta non è semplicemente fine a sé stesso, ma opprime la società. Se il Joker era la paura dell' anarchia, Bane, rievocando in parte la trama di Begins, sembra riferirsi al terrorismo. E qui si vede il valore di Batman, che non è tanto menare i cattivi, quanto farsi simbolo di una resistenza al male soverchiante (temi che mi hanno ricordato moltissimo Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller).

Il titolo originale tradotto letteralmente significa "il cavaliere oscuro risorge", ed è molto più significativo del semplice "ritorno" italiano.


A leggere in giro, di critiche anche assennate al film non ne sono mancate, soprattutto in merito a certi buchi narrativi. Io personalmente, a parte una cosa a dir poco assurda all' inizio, non ho notato nulla di così grave o tale da rovinare il film. Insomma, mi pare inutile pignoleria stare qui a lamentarsi di dettagli secondari magari poco curati quando la trama principale viene raccontata con un' efficacia ed una potenza rare.

Ma è il migliore della trilogia? Per quanto mi riguarda no. Anche se la summa narrativa ed emotiva di questa chiusura è da orgasmo, ritengo che Il Cavaliere Oscuro rimanga il migliore della saga, almeno per i miei gusti. In realtà è difficile mettere in una classifica questi film, in quanto tutti e tre hanno un feeling affine e allo stesso tempo totalmente diverso da quello degli altri. Il secondo, per dire, credo che sia da considerare assolutamente più come un thriller piuttosto che come un film di supereroi; quando il Joker è in scena non si sa mai cosa aspettarsi, e in certi momenti mette notevole ansia.



Bane d' altro canto emana un feeling totalmente diverso. Se Joker era caos puro, lui è perfettamente organizzato, senza contare che la sua figura s' impone diversamente su schermo. Laddove manca dell' imprevedibilità del primo, lui è massiccio, sicuro, freddo. Forse non avrebbe potuto superare il personaggio di Ledger, ma quantomeno eguagliarlo, se non fosse stato per un colpo di scena verso la fine che secondo me lo ha fatto scadere totalmente.
La vera sorpresa è stata Catwoman. Pur non nutrendo dubbi sulle doti della Hathaway, è stato bello scoprire come abbia incarnato bene il personaggio, al punto che il paragone tra lei e la Pfeiffer prende i toni di quello tra il Joker di Nicholson e di Ledger: due interpretazioni profondamente diverse, che solo i vostri gusti potranno discriminare.
Parlando di cattivi, ci sarà anche un gradito ritorno (peccato ancora che non sia stato sfruttato come l' avrei voluto!)

Il dettaglio di contorno che mi ha colpito maggiormente è stata la colonna sonora. Hans Zimmer ha fatto faville con questa saga, ma con il tema di Bane ha raggiunto un risultato molto raro, ossia riassumere su spartito il carattere di un personaggio. Potenti percussioni e cori aggressivi rievocano perfettamente il tono quasi da guerriglia che il villain impose all' azione del film.

Poco da aggiungere. Ritengo che il Batman di Nolan, e ora la sparo grossa, rappresenti in assoluto la migliore saga supereroistica vista al cinema. Si, meglio dello Spider-Man di Raimi. E non faccio questa discriminazione unicamente per motivi legati alla "stupidità" di questo, ma perché quello che ho avvertito vedendo la fine de Il Ritorno è stato arrivare alla fine di una storia, evolutasi nel tempo, un' evoluzione visibile nei suoi personaggi, soprattutto nel suo protagonista, che è nato, è cresciuto, è caduto, e ovviamente risorto.

martedì 4 settembre 2012

"Star Rats", di Leo Ortolani

Tempi oscuri per la galassia! Il cattivo impero spaziale impera ormai incontrastato da anni, e con la scomparsa dei Cavalieri dello Zodiaco non vi è più nessuno in grado di opporsi.
Ma un briciolo di speranza risiede sul pianeta Desertia, ove abita l' ultimo della dinastia dei Rat-Man, nelle cui mani è riposto il destino di tutti noi. Stiamo freschi!

Le parodie di Ortolani hanno visto un' evoluzione non trascurabile a livello di concept. Si è andati dalla mera rivisitazione in chiave comica di classici del cinema,come nel caso del qui presente Star Rats, ad altri più recenti che si possono considerare più come delle reinterpretazioni della storia originale, come hanno dimostrato Il Signore dei Ratti, Avarat, e soprattutto 299+1.

Star Rats però appartiene alla prima fase, un periodo forse più acerbo dell' autore, in cui l' approfondimento narrativo (comunque presente)  era soverchiato dal lato comico più di quanto non sia oggi.

L' età del fumetto è chiara fin dalla prima occhiata ai disegni, che si dimostrano più prossimi a quelli dei primi album della serie principale piuttosto che gli ultimi, quindi un tratto un pò acerbo, ma comunque efficacissimo, dimostrante come Ortolani abbia sempre saputo dare il giusto tono alle sue scene, siano esse comiche o divertenti.

Certo c' è da dire che non questa storia non lascia il segno come altre parodie citate sopra. Non è drammatica come 299+1 (ma neanche ci prova), non è spassosa come Il Signore dei Ratti (lì però trovo che Ortolani si sia superato). Un buon divertissement, imperdibile per gli appassionati.

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