Comunque sia, è raggiungibile al seguente indirizzo: http://20sacchi.blogspot.com/2010/12/dico-la-mia-best-of-2010.html
lunedì 3 gennaio 2011
Best of 2010?
Per motivi a me sconosciuti, il consueto pezzo riassuntivo dell' anno passato non appare nella home del blog, pur venendo contato tra i pezzi di Dico la mia, e di fatti cliccandoci appare.
venerdì 31 dicembre 2010
"Avarat", di Leo Ortolani
La storia è divisa in due puntate, vendute separatamente (è di recente uscita l' ultima), e si fanno notare per il voler rifarsi al film di Cameron in tutto e per tutto, anche nell' uso del 3D. Solo,
Andando a guardare quella è che la storia, segue per sommi capi quello che è lo svolgimento del film, presentando ovviamente vari momenti dissacranti che cozzano (o per meglio dire distruggono intenzionalmente) alcuni dei momenti salienti dell' originale.
Oltretutto nella seconda parte è presenta un piccolo colpo di scena che, pur non essendo sconvolgente, piace. Certo, forse Ortolani ne ha approfittato un pò troppo per dare una certa svolta al finale con altri colpi di scena a dir poco assurdi, ma l' effetto risata è assicurato, ed è questo quello che conta in fondo.
Finale a parte, Avarat ci dà alcune delle battute "ortolane" più divertenti da un pò di tempo a questa parte. Non che manchino nella serie principale, ma qui Leo è libero di dare sfogo a tutta la sua verve senza preoccuparsi troppo dell' intreccio principale, e si vede.
Un acquisto caldamente consigliato, quindi. Imprescindibile per i fan dell' autore, caldeggiato per quelli del film, che magari perderanno un pò dell' aura originale, ma in compenso potrebbero scoprire una certa curiosità verso il mondo di Ortolani.
giovedì 30 dicembre 2010
Fallout 3 (Game Of The Year Edition) [360] - Recensione
L' incubo post atomico si fa sempre più concreto oggigiorno, in un periodo di grande dibattito sull' utilizzo del nucleare e il disastro ambientale sempre più dilagante.
Diciamo grazie, quindi, ma grazie di cuore a quei prodi che, quasi a volerci preparare con grande anticipo a cosa ci aspetta, ci mostrano olocausti nucleari in tutte le salse e colori. Così sappiamo anzitempo come organizzarci! Una certa filmografia, che va da Mad Max a Stalker ci ha "viziati" con le loro terribili prospettive di morte e decadenza. E quando si cerca il loro equivalente nei videogiochi, in genere IL gioco che ci ha trascinato negli abissi dell' orrore atomico è Fallout, che di certo tra schiavisti, supermutanti, sette fanatiche e chi più ne ha più ne metta ne descrive uno dei più micidiali in assoluto.
Per di più il gioco vi fa assaporare l' esperienza del nascere e vivere in questo mondo. La prima mezzora di gioco vi vede nascere e crescere, fino ai 19 anni, quando abbandonerete il rifugio sotterraneo (Vault), che fino ad allora era stato tutto il vostro mondo, per scoprire quello di superficie, la cosiddetta Zona Contaminata. Tutto seguendo vostro padre, fuggito dalla sicurezza del Vault per non si sa quale motivo. E voi sarete lì, nella vecchia Washington (o quel che ne rimane), a cercarlo (e a cercare di sopravvivere).
Come dicevo, l' inizio del gioco vi vede nascere. Quindi, dopo aver scelto il vostro sesso, il nome, e l' aspetto che avrete da adulti, farete un balzo di qualche mese, e tramite uno dei vostri giocattoli comincerete ad impostare le vostre abilità di base (caratteristiche quali Forza, Agilità, Fortuna e così via). Tutto rigorosamente in prima persona. Più avanti sarà selezionabile una prospettiva in terza persona, ma a parte qualche problema di telecamera (che potrebbe far venire un pò di malditesta...), il bello di Fallout è viverlo con i propri occhi, così come si presenterebbe a noi se fossimo realmente lì.
E intanto la vita va avanti. Ora avete dieci anni, e ricevete da vostro padre il Pipboy 3000, computerino da polso che sarà il vostro più fidato compagno, visto che tramite lui gestiremo la nostra salute, le statistiche, l' equipaggiamento, missioni, mappa, radio... insomma, qualsiasi cosa che riguardi la nostra persona è controllata tramite lui.
A sedici anni dovrete affrontare il test attitudinale per vedere che lavoro svolgerete; a seconda delle risposte che darete le vostre statistiche di partenza che riguardino direttamente le vostre abilità (scasso, carisma, scienza, armi leggere, corpo a corpo...) varieranno.
E poi, come dissi sopra, via, nella Wasteland...
Fallout 3 si gioca quasi come uno sparatutto in soggettiva, ma ha l' anima (e in realtà anche la forma) di un GDR puro. Dovrete quasi "viverlo" il mondo in cui vi troverete, cercando risorse di ogni tipo per sopravvivere, parlando con chiunque incontriate, uccidendo qualsiasi cosa vorrà fare altrettanto con voi (o a cui magari sarete proprio voi a voler fare la pelle), ma andiamo con ordine...
Nell' esplorazione sarete quasi totalmente liberi già da subito. Tanto che inizialmente, appena usciti dal Vault, potreste essere presi da un senso di smarrimento assurdo, essendo passati dai corridoi di un bunker ad una landa sterminata, al punto che la voglia di esplorare potrebbe portarvi a girare a vuoto per ore, per il gusto di scoprire qualcosa (e di cose da scoprire ce n' è un' infinità), anche se, specie in queste prime fasi, bisognerà pensarci sempre 10 volte prima di fare un passo, visto che saremo soli, mal' armati e mal difesi contro un mondo carnivoro.
Vi guadagnerete le risorse necessarie soprattutto dai cadaveri dei nemici vinti, che però, ovviamente dovrete essere in grado di vincere. E tra uomini di estrazione morale "non elevata", animali feroci e abomini genetici dovrete stare in guardia da molte cose.
In vostro soccorso arriva il sistema S.P.A.V., attivabile tramite uno dei dorsali, che fermerà lo scorrere del tempo e vi permetterà di scegliere con cura su quale nemico far fuoco (in automatico), e nello specifico su quale parte (anche le armi, per distruggerle). Il tutto al costo dei vostri punti azione, che andranno ad esaurirsi per ogni colpo. Quindi occhio, anche alla percentuale dci probabilità che il colpo vada a segno.
Altra minaccia da cui guardarsi sono le menomazioni, le dipendenze e le radiazioni. Le prime diminuiranno l' efficienza dell' arto interessato (potrebbe anche azzopparvi); le dipendenze nasceranno dall' abuso delle droghe che vi daranno dei vantaggi in combattimento; le ultime verranno accumulate attraversando zone radioattive, ingerendo acqua o cibo contaminato, e raggiungendo certi livelli vi faranno attraversare fasi di avvelenamento che ridurranno le vostre statistiche, fino a condurvi alla morte.
Per ovviare a questi problemi, se siete a corto dei medicinali necessari, potrete rivolgervi ad un medico in un centro abitato, luogo magari in cui cominciare ad apprezzare veramente le prodezze del sistema di dialoghi, che tramite l' aumento del Carisma vi porterà a risposte uniche per cercare di forzare la discussione nella direzione da voi voluta, positiva o negativa che sia (ma altre risposte sono date con il crescere di altre abilità).
E se magari non vi piacerà come sarà andata una discussione potrete anche uccidere il vostro interlocutore, con tutte le conseguenze del caso. Si, potrete uccidere praticamente qualsiasi cosa respiri e non, tranne i bambini (porcaccia l' oca!).
La libertà di scelta si riflette in parte sia sulla storia (che pur essendo un pò guidata, tranne che ad un bivio specifico, di sicuro risente della possibile uccisione dei personaggi principali) che soprattutto nella miriade di missioni secondarie, tutte risolvibili in almeno due modi, ma il bello del giungere al termine di queste è il vedere COME ci arrivate, perché sotto questo punto di vista di scelte ce n' è davvero. Vi serve una chiave per andare avanti? Magari potete rubarla dalla tasca di chi ce l' ha, o ucciderlo direttamente per non rischiare. O, se non volete sporcarvi le mani, provare a scassinarla, o magari vedere se un terminale da qualche parte lì vicino, opportunamente hackerato, l' aprirà. Il banale esempio della porta vi dà una dimostrazione della favolosa libertà d' approccio concessa.
A questo si aggiunge la vastità della Zona Contaminata, che riserva sorprese in ogni angolo, tanto che sarà un piacere anche solo girare a vuoto, scoprendo luoghi e situazioni (e magari missioni) più o meno interessanti.
Affrontiamo ora la questione DLC. Avendo preso la versione Gioco dell' anno, li possiedo tutti senza averli comprati singolarmente, e cercando di non dilungarmi troppo racconterò la mia esperienza.
Avendole completate tutte, meno Broken Steel, che sarebbe quella che permette di proseguire il gioco dopo i titoli di coda e che effettivamente dà un epilogo alla trama (oltre che innalzare il level cap da 20 a 30), posso dire che il mio ordine di gradimento è stato (dalla migliore alla peggiore): Point Lookout, Operation Anchorage, The Pitt, Mothership Z. Ma vorrei subito spezzare una lancia a favore di Mothership Z. Pur essendo effettivamente la più debole dal punto di vista dell' avventura proposta, non l' ho trovata orrida come molti sostengono. Lasciando perdere il discorso su se sia lecito o meno avere degli alieni in Fallout, la missione offerta l' ho trovata discretamente stimolante. Forse eccessivamente lineare nello scorrimento (ecco, è questo il suo difetto maggiore), ma approfittando dell' ambientazione i programmatori hanno creato molte situazioni davvero simpatiche, se non sorprendenti (il samurai che parla solo giapponese? tocco di genio). Oltretutto gli equipaggiamenti alieni che otterrete saranno tra le cose più interessanti che otterrete coi DLC.
Di contro, Pointlook Out, che non offre oggetti nuovi molto interessanti, si presenta come la più vasta tra tutte le espansioni, con un' intera isola zeppa di location da scoprire, e con una campagna liberamente affrontabile come ci pare e piace.
Operation Anchorage rassomiglia a Mothership Z. Molto lineare nello svolgimento, ma decisamente più intensa di questa, senza contare che è davvero interessante rivivere un evento storico che nel corso del gioco viene nominato più volte. Inoltre questa è di sicuro l' espansione che dà gli equipaggiamenti migliori (dico solo: tuta per l' invisibilità!).
The Pitt, infine, presenta una campagna interessante, ma di contro l' ambientazione è piccola. Tanti e interessanti comunque gli oggetti acquisiti.
I difetti del gioco, sostanzialmente, sono principalmente tecnici. Tanta vastità richiede qualche compromesso, come certe animazioni un pò scattanti, e qualche bug, per lo più di poco conto, ma occasionalmente fastidiosi (terribile quando il gioco si congela. Mi raccomando, salvate sempre). Al di là di questo, lo consiglio senza remore, dovete proprio odiare l' ambientazione per non volerlo nemmeno provare.
Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Giocabilità: 9
Longevità: 10
Voto: 9
Dico la mia: Best of 2010
Davvero ardua la scelta, con tanti calibri qui presenti. Oltretutto, a meno di non voler fare un elenco di power up più lungo del pezzo intero. Quindi non compaiono nomi come District 9, rivelazione fantascientifica degli ultimi due anni passati, ridicolmente passato in sordina in favore di Merdatar, e non viene nominato Shortbus, film davvero coraggioso nel trattare certe tematiche così esplicitamente.
Ma il vero dramma è stato con Bastardi senza gloria, c
he essendo un film di Tarantino (roba per cui mi farei mettere in croce), ero tentatissimo di mettere al primo posto. Geniale a dir poco, solo Tarantino e poch
i altri farebbero una cosa così estrema (mezzo film in tedesco!).
Ma alla fine ha prevalso qualcosa di totalmente inaspettato. Sarà per la genialità folle ch
e lo permea, sarà perché è una delle cose più originali che siano state concepite da tempo, ma Big Man Japan ha dato lo scacco. Monumentale.
Runner Up: Bastardi senza gloria; Il ritorno di Cagliostro; Scott Pilgrim VS the world; Dellamorte Dellamore; La prima cosa bella; The Wrestler
Pochi dubbi invece sul vincitore in questa categoria. Lovecraft con la sua cosmogonia oscura di Cthulhu era una tentazione molto forte, ho letto poche cose più affascinanti e tortuose, tanto
da trasmettere realmente la paura dell' ignoto provata dai suoi protagonisti, ma Per chi suona la campana è un racconto vivo come pochi, ennesima riprova del talento hemin
gwayano.
Ma, pur essendoci molti calibri grossi, la mia rivelazione di quest' anno è stato Q, che ho più volte paragonato a Il nome della rosa. Pur essendo due storie apparentemente molto diverse, hanno in comune molti punti, quali la questione religiosa, le dense polem
iche filosofiche e teologiche, la questione religiosa, il ritratto storico di un' epoca tormentata e quant' altro... Uno scorcio di '500 in più di 600 pagine. Da avere.
Runner Up: Per chi suona la campana (Ernest Hemingway); I miti di Cthulhu (Howard Philips Lovecraft); Ristorante al termine dell' universo (Douglas Adams); Il Vecchio e il Mare (Ernest Hemingway)
Miglior fumetto: Scott Pilgrim
La dura vita del nerd! Insomma, un nerd un pò lontano dallo stereotipo comune che lo vede brutto, occhialuto, brufoloso, isolato dal mondo. Scott è carino, di certo non è brufoloso, e ha una discreta vita sociale, specie contando che rimorchia in una maniera sorprendente! Fantascienza? No, forse è solo che l' equazione nerd = sfigato non è poi così scientificamente esatta. E diciamolo, impossibile non riconoscersi in almeno uno
degli aspetti della vita di Scott, fosse anche solo per quella fase de
lla giovinezza in cui si hanno tanti desideri, ma nessuno scopo preciso. E passi giornate a chiederti quale sia. Alla fine non l' hai trovato, ma che t' importa, quando hai visto gli amici, la ragazza, suonato un pò di musica...
Runner Up: Kick-Ass (Mark Millar); Wolverine: Origini ( Paul Jenkins, Andy Kubert, Richard Isanove); Battle Royale (Koushun Takami)
Miglior autore/gruppo musicale: Il Teatro Degli Orrori
Parlando delle musiche che mi hanno accompagnato nel corso dell' anno, la selezione qui presente conta quegli autori che ho scoperto quest' anno o che magari già conoscevo, ma ho approfondito maggiormente.
In tal senso, la palma d' oro va ai Teatro Degli Orrori, vera rivelazione del rock italiano, anzi, di sicuro una delle band più prolifere e so
ddisfacenti dal punto di vista qualitativo. Con testi profondi e musiche che sanno essere sia aggressive che melodiche, la mia scelta del 2010 sono loro.
Miglior videogioco: Bayonetta [360]
Con ben oltre 100 ore di gioco Fallout 3 sembrava un buon candidato per il primo premio, ma ho voluto far vincere Bayonetta (che comunque consta di un' ottantina di ore di giocato), perché mi ha riportato indietro ai gloriosi tempi di Devil May Cry 3, quando passavo decine di ore a fare a fette demoni di tutte le forme con un sistema di combattimento appagante.
Bayonetta mi ha offerto questo, e anche di più, molto di più.
Mi sorprende che, nonostante abbia avuto un buon successo, sia un pò raro beccare qualcuno che lo ami alla follia come me. Ma dico! Forse è uno dei giochi più divertenti degli ultimi anni, di quelli che ti danno appagamento per cose semplicissime, come concatenare una combo o cose così!
Fatevi un favore e recuperatelo, ormai lo troverete a prezzi ridicoli.
Runner Up: Fallout 3 GOTY [360]; New Super Mario Bros. Wii [WII]
mercoledì 29 dicembre 2010
Mushishi - Recensione
Molti uomini si pongono per tutta la vita la domanda su se ci sia qualcosa oltre il mondo che vediamo. Ginko non se la pone, perché la sua risposta è ogni giorno sotto i suoi occhi. Oltre il nostro mondo stanno i mushi. E oltre il loro? Forse nulla, in fin dei conti loro stessi, pur essendo apparentemente poco più di animali invisibili ai più, sembrano comprendere meccaniche del mondo a noi del tutto ignote.
E noi che ruolo abbiamo in tutto ciò? Convivendo nello stesso mondo anche le nostre azioni hanno ripercussioni sui mushi, pur sembrando il più delle volte che ne siamo semplici vittime, e i nostri drammi esistenziali s' intrecciano con quelli provocati da loro (quando anzi non sono loro stessi feticci dei nostri problemi).
Ginko viaggia, e ne vede tante di cose, ma non pare porsi troppe domande. In un viaggio del genere porsele potrebbe essere inutile, anzi, deludente. Nella vita di risposte se ne hanno poche, e quando le ottieni non sono sempre quelle che ti saresti aspettato.
Qual' è il senso della vita? Ma soprattutto, ce l' ha un senso? Perché se i mushi, pur essendo gli esseri più vicini al principio primo dell' esistenza sono semplici animali che vivono in simbiosi con la natura, forse il messaggio è solo quello: vivere, accettando tutti i doni, sia quelli buoni che quelli cattivi.
Quello che fanno molti uomini con i mushi è aggrapparsi a false illusioni di felicità create sfruttandoli, ma ciò non può portare a nulla di buono, quando magari non sono i mushi stessi a creare gli incubi in cui si vive.
La natura così riflessiva dell' anime si riflette sul piano visivo e sonoro. Il primo, fedele a quello del manga, si traduce in immagini spesso dai colori non troppo accesi, come a creare un' atmosfera di sospensione nella natura, in cui l' unico elemento a risaltare per la loro luce ultraterrena sono proprio i mushi. Unica nota stonata, a mio avviso, i volti di molti personaggi si somigliano un pò troppo.
Le musiche invece sono deliziose. Poco invasive, servono perfettamente a sottolineare l' atmosfera di "magica normalità" che permea la produzione. Da segnalare la canzone della sigla d' apertura, magnifica (The Sore Feet Song, di Ally Kerr) e i vari brani di chiusura, poetici.
Mushishi si presenta come una serie da consigliare con attenzione, visto che la sua natura pacata (forse troppo, certe volte) ne compromettono la raccomandazione a tutti, che potrebbero trovarlo noioso. Comunque sia se ne consiglia la visione di almeno qualche episodio, avrete perfettamente chiaro cosa attendervi dal cartone e soprattutto se è di vostro gradimento.
Voto: 8,5
Lei e il suo gatto (Kanojo to Kanojo no neko) - Recensione
Un altro corto di Makoto Shinkai. Anzi, un cortissimo, visto che ci aggiriamo sui 5 minuti.
A fronte quindi dell' esigua durata e della evidente scarsezza di fondi, ancor più che per La voce delle stelle il regista ha dovuto fare un pò i salti mortali per raccontare una storia, ma ci riesce con una naturalezza e una spontaneità che il suddetto lavoro, a mio modesto parere, può invidiarli, visto che racconta dei sentimenti molto umani (per quanto sia animale il narratore) con una semplicità che rende assurdo quanto colpiscano in maniera così chiara lo spettatore.
Certo volendo si può ascrivere a quella cerchia di produzioni del tipo "io e il mio animale"(anche se sarebbe più corretto in questo caso "io e il mio padrone"), ma considerando che, a differenza di quelli, magari giovando proprio del cambio di prospettiva, non punta su sentimenti faciloni come la lacrimuccia facile (che il 99% delle volte cercano di strapparci a forza, ma va! facendo morire l' animale), ma su gesti molto più quotidiano, raccontati anche in maniera onesta. Ecco, onestà nel raccontare. E' questa la caratteristica che rende diretta e facile la fruizione del corto.
Sfruttando immagini molto semplici, praticamente statiche, e avendo pochi suoni ad accompagnare la voce di Chobi, fa osservare come il gatto dia amore onesto alla propria padrona, e come ci stia sempre sullo sfondo; nei momenti belli, in quelli tristi, in quelli tranquilli, lui è lì, a farsi coccolare e a coccolare. Come ogni gatto vero in fin dei conti. Un compagno di vita sincero e appassionato.
Considerabile quasi una "pillola emotiva", ne consiglio caldamente la visione a tutti. Potrebbero essere i 5 minuti migliori della giornata.
Voto: 8
lunedì 27 dicembre 2010
L' esplosivo piano di Bazil
La vita di Bazil è sempre stata segnata dalle armi. Prima da una mina, che fece morire suo padre in oriente.
Poi da una pallottola vagante, che gli procurerà un parziale ritardo mentale e lo fa finire in mezzo alla strada. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, visto che si unirà ad un gruppo di "clochards" dai più disparati talenti. Una famiglia su cui fare affidamento, specie quando deciderà di vendicarsi dei produttori delle armi che gli hanno sconvolto l' esistenza.
Come dicevo, il film non raggiunge le vette poetiche di Amélie, ma neanche ci prova, in fin dei conti il regista non aveva da dimostrare certo che sapesse clonare sé stesso. Certo la mano è la stessa, e si vede in certi elementi che danno un tono fiabesco, quali i vari talenti dei barboni (forse uno spunto di critica sociale? Tante persone intelligenti e talentuose in mezzo alla strada? Certo dovrei conoscere la situazione sociale in Francia per saperlo con certezza, ma è un messaggio applicabile anche all' Italia), o anche i piani geniali e strampalati con cui mettono nel sacco i ben poco onesti fabbricanti d' armi.
Grande prova degli attori (tra l' altro si ripresentano alcuni volti del precedente film), che sanno dipingere i loro personaggi con espressività e carisma, tanto che anche i cattivi sono un piacere da guardare.
Se il vostro film natalizio dev' essere uno, fate che sia questo.
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