domenica 4 settembre 2011

"Don Chisciotte della Mancha", di Miguel de Cervantes Saavedra

Il peso di parlare di un libro del genere si sente. Parliamo di uno dei capolavori della letteratura mondiale presi a modello per il suo genere specifico dai letterati di intere generazioni. Cervantes, con Shakespeare e Dante, è stato il paradigma rispettivamente per il romanzo, per il teatro, per la poesia. Gli veniva riconosciuta una verve narrativa invidiabile, per la quale molti dei suoi ideali discepoli avrebbero dato non si sa cosa. E la mia lettura del Don Chisciotte della Mancha ha retto al peso di tali aspettative? Si, certamente; ma con qualche riserva.

Un pò come per Il conte di Montecristo, osservo immediatamente che l' opera segue un modus operandi ormai largamente perduto, ossia quello di voler quasi essere un' opera omnia dell' umanità, in cui sia contenuta molta della cultura contemporanea all' autore, uscendone un vero e proprio ritratto della società da lui vissuta, trovandosi unite alla narrazioni approfondite descrizioni del sistema sociale, economico e culturale della Spagna chisciottiana (inizio del '600).

Ma al di là del fascino della cornice, quello che colpisce veramente il lettore è scoprire come lo spirito comico della narrazione abbia mantenuto tutta la sua carica divertente a dispetto di 400 anni sul groppone. I siparietti tra Chisciotte e il fido Sancho, le loro rocambolesche avventure, e le battute una volta sottili una volta caciarone dello scudiero rendono brillante e appassionante la narrazione, con un' abbondante quantità di risate ad accompagnarle. E alla fine si proverà anche un pò di commozione. Non anticipo nulla, chiaramente.

Quello che invece non mi aspettavo è invece come certi capitoli della prima parte del romanzo siano di una noia atroce. Nello specifico, di tratta di storie parallele alla principale che nulla hanno a che fare con lo svolgimento della trama, e che a mio avviso appesantiscono terribilmente il ritmo (mi basti dire che ci sono un centinaio di pagine consecutive eliminabili in toto senza la minima ripercussione sulla qualità del tutto), e oltretutto per il tono spesso eccessivamente aulico stonano col resto. Certi commenti inseriti da Cervantes nella seconda parte lasciano pensare che anche lui si sia pentito di questa scelta, tanto che nella seconda parte di digressioni di questo tipo non ce ne sono, e se capita qualcosa del genere è molto più breve di quanto non capiti nella prima parte.

Difetti di questo genere, oltre a una certa quantità di buchi narrativi sempre nella prima parte (a momenti sembra quasi che Cervantes si scordasse la sua stessa storia man mano che la scrivesse) non mi permettono di dare il massimo dei voti al Don Chisciotte, che comunque riconosco come un innegabile caposaldo della letteratura mondiale, degno di una lettura da parte di chiunque.

Ultima nota sull' edizione Newton Compton della serie "I mammut": l' edizione nei contenuti è accuratissima, con molte note che delucidano gran parte dei riferimenti altrimenti a dir poco oscuri presenti. Unico grosso rammarico è la qualità fisica del volume, davvero inaspettatamente fragile per essere chiamato mammut!

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