sabato 5 novembre 2011

"Il rosso e il nero", di Stendhal

Il Rosso e il Nero è una storia di ambizioni fallite. Che poi sono quelle che viviamo quasi tutti. Ma la complicità tra il protagonista e il lettore è ambigua,  poiché se lui si presenta come un individuo materiale, cinico e arrivista, la sa strenua lotta per ritagliarsi un posto nel mondo non può che coinvolgere, e in fin dei conti far riflettere noi su cosa saremmo in grado di fare per ottenere ciò che vogliamo.
Julien inquadra e incarna una categoria generazionale, ossia quei giovani del ceto medio-basso cresciuti all' ombra dell' eredità storico-culturale di Napoleone, fatta di sogni di revanche sociale e rovesciamento della gerarchia nobiliare. Scappatoia per una facile gloria appare la vita ecclesiastica, eppure anch' essa è invischiata nei giochi di potere meschini della Francia post-congresso di Vienna (o forse di sempre).
Una sorta di morale alla fine è riconoscibile, ossia che quando un uomo ha pero tutto, ciò che conta e gli rimarrà (quasi) sempre sono i sentimenti. Ma quando ha perso tutto, però.

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