sabato 19 febbraio 2011

The Black Swan

The Black Swan si presenta come un film molto più estremo di quanto non possa apparire al primo sguardo. Per quanto si annoveri comunemente nel genere drammatico, le sue tinte sono più da horror psicologico. Orrore qui inteso in un' accezione del tutto peculiare rispetto a quella comune. Qui l' orrore non è dato tanto dai soliti salti sulla sedia (che pur ci sono), quanto da una costante sensazione di precarietà che si vive vedendo l' opera. Nina, la ballerina protagonista (una Portman in lizza per un a mio parere meritatissimo Oscar) affronta la necessità e la paura del cambiamento in una spirale di autodistruzione psicologica e fisica. Ella è un cigno bianco, perfetto nella sua innocenza ma intrappolato in un mondo infantile, che deve spiccare il volo, VUOLE spiccare il volo, a costo di tramutarsi nel suo opposto, il cigno nero, essere del tutto passionale ma il cui contatto con la realtà è fumoso.

Il suo progredire da un' innocenza galeotta verso un qualcosa di cui non ha padronanza passa attraverso i feticci sessuali (etero e omo), le allucinazioni, le strane metamorfosi, fino alla realizzazione finale. Come in The Wrestler, Aranofsky ci racconta di un' individuo che sacrifica il suo corpo alla sua arte, e come in quello alla fine pare esserci la glorificazione da parte del pubblico, anche qui il tòpos ritorna, forse con un effetto meno consolatorio, ma si parla ancora di personaggi che sfuggono a sé stessi nelle proprie performance.

L' artista vince quando l' uomo fallisce?

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