venerdì 6 agosto 2010

"Dracula"; di Bram Stoker

La cosa più sorprendente nel leggere Dracula è scoprire quanto il film ne abbia cambiato la figura. Non solo visivamente (la mise rossa con doppio tuppo all' inizio è totalmente assente), ma soprattutto caratterialmente, visto che nel film gli hanno dato uno stampo molto più romantico, presentandolo come un anti eroe, elemento totalmente assente nel libro, ove egli è semplicemente il male incarnato. Per dirla chiara e semplice, della celebre storia d' amore del film non esiste il minimo cenno.

Cosa rimane quindi del Conte, una volta spogliato dei caratteri che ormai gli vengono comunemente (ed erroneamente) attribuiti? Un simbolo per le forze primordiali, il puro istinto animalesco che va contro la società umana.
Dall' altro lato della barricata abbiamo Van Helsing e soci, che in questo scontro ideale dovrebbero simboleggiare la ragione umana. Dico dovrebbero perché questo punto l' ho trovato un pò ambiguo, visto che, più che la ragione umana, i "buoni" mi sembrano rappresentare i valori cristiani.
Nel libro Van Helsing ribatte spesso su quanto la mente del Conte sia "infantile" e primordiale, ma non ne ho tratto quest' impressione, visto che esattamente come loro organizza i suoi piani, Nè più né meno. La vera differenza tra i due fronti sta nelle forze a cui si appoggiano. Diaboliche per l' uno, sacre per l' altro. Percui mi sembrerebbe più corretta l' ipotesi di uno scontro "religioso" più che "istinto-ragione".

E questo ci porta ad uno dei problemi che personalmente ho riscontrato durante la lettura, ossia una certa pesantezza nella scrittura. I personaggi agiscono spesso in maniera piuttosto plateale, e certe volte si sconfina nel ridicolo, cosa che non facilita certo la lettura di un romanzo dove la prolissità è di casa (se Van Helsing avesse parlato di meno gliene sarei stato molto grato), senza contare che in certi momenti agiscono, secondo me, da perfetti imbecilli, facendosi infinocchiare da Dracula fin troppo facilmente.
Discorso a parte per Renfield, personaggio affascinante che avrebbe meritato quasi un libro per sé.

L' impressione generale che ho avuto dal libro è stata di un romanzo che, pur non avendolo trovato brutto, sia invecchiato piuttosto male, tanto che credo debba di più a ciò a cui ha dato origine che non a qualità proprie. Ne consiglio comunque la lettura a tutti, perché è comunque uno di quei libri che nel bene e nel male hanno fatto la storia, e credo sia interessante riscoprire la forma più pura di quello che ha dato il via a reinterpretazioni del genere quali Blade o Twilight.

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