domenica 29 maggio 2011

"Nemesis", di Mark Millar e Steve McNiven


Millar è l' artista di punta della Marvel degli ultimi anni, e a buon merito, considerando la qualità media delle sue produzioni, che spesso non temono di "dare scandalo", con personaggi cinici e spesso crudamente estremi. Ma forse sarebbe un bene se ci si prendesse una pausa ogni tanto, magari darebbe modo di non riciclare sé stessi e divenire la propria ombra. Con questo non intendo dire che Millar sia improvvisamente arrivato alla fine della sua carriera, ma semplicemente che Nemesis, per quanto sia il più estremo per certi aspetti tra i suoi lavori, è paradossalmente il più moscio che abbia letto. La forza dell' autore è quella di saper unire forti dosi di cinismo e dissacrazione a un messaggio di fondo intrigante, come quello sulla libertà di scelta di Wanted, o la realizzazione del "sogno nerd" di Kick-Ass. Qui non c' è veramente niente di tutto ciò.
Nemesis è un bastardo, tra i peggiori che vi capiterà di "leggere", ma alla fine del fumetto (di sole 4 uscite) ho provato una sensazione di amarezza in bocca, per quanto fine a sé stessa sia stata la trama lungo tutto il suo arco. Alla fine di domande irrisolte ce ne sono a bizzeffe, specie sull' apertissimo (o inconcludentissimo?) finale, che tra l' altro presenta uno dei colpi di scena più improbabili che abbia mai visto.
Insomma, quattro numeri pieni di esplosioni, massacri, e via dicendo, ma alla fine non si sa manco perché uno li abbia letti, se non per gli ottimi disegni di McNiven. Meglio saltare a pié pari Nemesis e guardare direttamente alla seconda stagione di Kick-Ass.

domenica 15 maggio 2011

Pokémon Nero [NDS] - Recensione

Ci sono cascato di nuovo. Dopo dieci anni di lontananza, iniziati concludendo la gloriosa versione Cristallo (ultimo gioco della serie che abbia posseduto), alla fine ci sono ricaduto. E il bello è che non me ne sono pentito minimamente, perché appena s' inizia un gioco dei Pokémon (specie dopo dieci anni di lontananza) ci si ricorda immediatamente quanto la meccanica di gioco sia catturante, al punto che le prime due tre settimane di gioco hanno sfiorato i limiti della dipendenza, e anche dopo, prima di scollarmici di dosso, ho dovuto raggiungere le 100 ore di gioco; e ancora ogni tanto una bottarella gliela do!
Come ho detto, sono passati dieci anni tra quando giocai Pokémon Cristallo e Nero; dieci anni in cui, se non contiamo una veloce giocata a credo Pokémon Zaffiro non ho avuto il minimo contatto con le terze e quarte generazioni di mostriciattoli (di fatto il duo Nero/Bianco include la quinta), percui ho potuto appurare che in tutto questo tempo il gioco è migliorato notevolmente, pur restando praticamente lo stesso. Premettendo che non ho giocato i più recenti capitoli (salvo come ho detto una scorsa a Rubino e uno sguardo a Platino) non sarò in grado di fare una netta distinzione tra le novità proprie del gioco e quelle portate dai predecessori, quindi sappiatelo (e se non lo sapevate, sapevatelo (cit.).

Parliamo innanzitutto della cosa più importante: i nuovi Pokémon. E' opinione comune che la terza e la quarta generazione abbiano visto un calo qualitativo notevole nell' ispirazione degli schifezzini, visto che ad ogni Pokémon figo ne corrispondeva uno o due a dir poco lame. In questo caso però la qualità è tornata sugli standard dei primi tempi, visto che mediamente i nuovi Pokémon non sono niente male. La particolarità dei primi è ormai perduta, ma siamo comunque su buonissimi standard, senza contare che ci sono incroci tra le tipologie molto interessanti, come Insetto-Fuoco, Spettro-Acqua, Erba-Acciaio.

Il gioco in sè, come suddetto, è rimasto identico. Si va di città in città per sfidarne il capopalestra e ottenerne la medaglia (e ora ogni palestra è costituita da degli enigmi piuttosto semplici da risolvere per poter avanzare), fino alla sfida finale con i campioni di Unima, i soliti Superquattro (anche se stavolta c' è un piacevole twist che non vi dico). La prima cosa che si nota avanzando è che è stato fatto il tentativo di dare al tutto una trama un pò più costruita del solito, che comunque si basa al solito sullo sventare il piano dell' ennesimo gruppo "terroristico" (stavolta il Team Plasma, che vuole rubare i Pokémon degli allenatori per liberarli). La novità veramente interessante è la presenza di due rivali stavolta, uno che sceglierà lo starter in vantaggio rispetto al vostro e l' altro quello in svantaggio.

Per il resto il gioco è una versione raffinata dei classici Pokémon: gli oggetti da usare e dare ai Pokémon sono grossomodo gli stessi, così come gli strumenti in possesso al giocatore (una gradita novità è una selezione rapida di questi, che rende molto più fluida l' esplorazione). Nella gestione della propria squadra, la novità che ho più gradito è l' opzione "Sposta" nel classico PC di ???, che permette di spostare i Pokémon, assegnare oggetti e così via, il tutto nello stesso menù. Questa feature ho visto essere presente già in Pokémon Platino, ma qui è utilizzabile il pennino, cosa che rende il tutto molto, ma MOLTO più comodo.
Per il resto poco da aggiungere: la formula è come al solito perfetta, così come il bilanciamento (peccato che alla fine ci sia un passaggio che lo sballa abbastanza, almeno per i primi tempi che ci si ha a che fare); allenando la squadra regolarmente si può avanzare senza troppi intoppi, ma le sfide veramente toste non mancheranno comunque.


Tornano inoltre le sfide in coppia, accompagnate dalle nuove sfide 3VS3 e la loro variante Lotta in Rotazione, in cui del trio in campo combatterà solo uno per volta che però potrà essere sostituito in tempo reale con uno dei compagni rimasti nelle file dietro. Tanta varietà di combattimenti si rispecchia sulla necessità di adottare determinate strategie di volta in volta. Per chi volesse cimentarsi, tali sfide sono affrontabili sulla Metrò Lotta, in cui si conseguiranno anche dei premi. Se invece proprio non vi va di lottare, potete far partecipare un Pokémon al Pokémusical, una cosa a dir poco inutile in cui far ballare il Pokémon agghindandolo in maniera a dir poco gaia. Non credo che ci spenderete più di un quarto d' ora.

Le differenze tra le due versioni sono al solito alcuni Pokémon trovabili in una piuttosto che nell' altra, e soprattutto il fatto che una abbia come location extra la Città Nera e una la Foresta Bianca. Quest' ultima è di sicuro la migliore, visto che permette di trovare dei Pokémon esclusivi (tra quelli delle passate generazioni), mentre l' altra permette di sfidare degli allenatori di vario livello e ricevere dei soldi in cambio per ogni tot di sfide. L' unica cosa più noiosa di questo schifo è il musical.

Altra novità interessante è il grande spazio dato alla componente multiplayer, feature fondamentale per la serie ma qui espansa in nuove direzioni. Partiamo dicendo che tramite il wireless del DS ora si possono fare scambi e battaglie senza essere necessariamente in un Centro Pokémon, cosa a dir poco gradita (e sarebbe stato ancor più gradito che avessero snellito i menù, che sono di una macchinosità orrenda). Oltre a ciò, accedendo ad una zona chiamata Intramondo si può passare nel mondo di gioco di un altro allenatore per compiere delle missioni quali parlare con l' ospite, vendergli degli oggetti, e via dicendo. Per ogni missione completata si ricevono dei punti, spendibili in bonus temporanei quali diminuzione del rate di apparizione degli scontri casuali e bonus esperienza (cose comunque piuttosto inutili, contando il tempo necessario per ottenere tali bonus e la durata limitata di questi). Poi ci sarebbero altre opzioni che onestamente non so neanche spiegarvi non avendole provate, quali il Sincrogioco (che permette di scambiare Pokémon con versioni precedenti) e il Dream World (per il quale bisogna iscriversi sul sito del Global Link). Comunque di carne al fuoco c' è.

Spendiamo due parole sul fronte tecnico. La grafica è ottima, non ha perduto nulla dello stile superdeformed tipico, nonostante l' implementazione di elementi in 3D negli scenari che non fanno storcere minimamente il naso, anzi, pur non essendo molto dettagliati spesso tali elementi stupiscono in positivo per dei giochi di telecamere davvero belli. L' altra grande novità grafica è la presenza di animazioni in battaglia: gli sprite dei Pokémon saranno animati per tutto il tempo della sfida in maniera ottima, e il Pokémon del giocatore non sarà più un mezzo busto ripreso da dietro, ma un ' intero sprite visto di spalle, con purtroppo l' effetto sgradevole di vederlo molto sgranato.

Il sonoro è ottimo: le musiche di accompagnamento sono veramente piacevoli da ascoltare e quelle delle battaglie sanno dare la carica, specie quelle degli scontri speciali.
In definitiva, il marchio presenta ancora tutti i suoi punti di forza e di debolezza, quindi chi non lo può soffrire è anche inutile che ne valuti l' acquisto, mentre per gli altri è davvero obbligatorio. Magari chi ha giocato Platino potrà aspettare l' arrivo dell' inevitabile episodio che unirà Nero e Bianco.

Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Giocabilità: 9
Longevità: 10

Voto: 9


"Arancia Meccanica", di Anthony Burgess

Classico caso di un libro la cui popolarità viene soppiantata dall' adattamento cinematografico. Certo però che se l' adattamento a farlo è stato un certo Kubrik magari un' occhio si può chiudere, specie quando lo stesso Burgess si dice pienamente soddisfatto di come il suo libro sia stato trattato.

E in fin dei conti tra il vedere Arancia Meccanica e il leggerlo passa meno differenza di quanto non si possa pensare. Il messaggio è lo stesso; o almeno, sarebbe lo stesso se non fosse per il capitolo finale extra inspiegabilmente aggiunto da Burgess in un' edizione successiva dell' opera, che prosegue da dove il film finisce (che è la conclusione originale del romanzo), dando al tutto una conclusione un pò consolatoria che stride col cinismo del resto del libro.

Poco male comunque, ci troviamo lo stesso davanti ad un capolavoro, di quelli che ti ricordi, anche solo per la loro crudezza, che se riuscirete a interpretare nel fitto del linguaggio artificioso in cui è scritto (ricordate come parla Alex?), vi renderete conto essere anche maggiore rispetto al film.

Infine, leggere il libro è l' unico modo per capire finalmente il senso del titolo. Direi che è un motivo più che sufficiente, no?

sabato 14 maggio 2011

Requiem For A Dream

Procede a zig zag la mia scoperta del fenomeno Aranofsky. Dopo esser passato per The Wrestler e Il Cigno Nero ho fatto un balzo all' indietro, andando a vedere Requiem for a Dream (sua seconda pellicola. La prima fu Il teorema del delirio, che in verità fu il primo film del regista su cui misi mano, ma che non riuscii a vedere per intero causa attacco di paranoia procuratomi. Comunque mi riprometto di riempire del tutto il buco). Ciò mi ha portato ad una conclusione molto imbarazzante sul mio rapporto con questo autore, ossia che non riesco a stabilire tra i suoi lavori quale sia il migliore, o farne una scala qualitativa.

Tutti, tutti i film che ho visto sono dei capolavori, e le differenze tra gli uni e gli altri sono prettamente stilistiche, visto che pur partendo da presupposti simili (sviscerare l' intimità di alcuni casi umani, siano essi wrestler, ballerini, o nel caso specifico drogati), Aranofsky di volta in volta ci si approccia in una maniera simile ma allo stesso tempo diversa: sottolineare l' angoscia dei personaggi, ma una volta tramite una quieta tristezza, altre con allucinazioni paranoiche, altre volte ancora scivolando nella disperazione.

Requiem di sicuro, dopo Il teorema del delirio, è il suo film visivamente più sperimentale, con scene rapidissime e occasionalmente visionarie. Sembra quasi una versione ancor più pessimista di Trainspotting.

Un plauso a tutto il cast, veramente eccelso, con una menzione speciale per Jared Leto, vera sorpresa del film (non sarebbe male se avesse più ruoli da protagonista).

venerdì 13 maggio 2011

"La lega degli Straordinari Gentlemen - Secolo: 1910", di Alan Moore e Kevin O'Neill


Pezzo vagamente spoileroso.
Alan Moore e Kevin O'Neil riprendono la loro creatura, ad anni dalla conclusione della seconda stagione. Come s' intuisce dal titolo, la storia riprende nel 1910, e l' originale squadra è ormai in pezzi, con Hyde e Griffin morti ai tempi della seconda stagione, un Nemo morente di vecchiaia (che comunque ha rotto definitivamente con l' Inghilterra) e Quatermain qui già deceduto nell' intervallo di tempo trascorso. L' unico elemento originale rimasto attivo è una Mina sorprendentemente giovane (effetto del morso di Dracula?) e se possibile ancor più stronza. Il resto del gruppo è totalmente nuovo: l' immortale Orlando (creato da Virginia Woolf), che muore e rinasce cambiando sesso; Allan Quatermain jr., figlio del vecchio protagonista; Carnaki, occultista e sensitivo creato da William Hope Hodgson; e infine A.J. Raffles, ladro gentiluomo (creatura questa di Ernst William Hornung).
E già qui si nota la principale differenza rispetto ai precedenti lavori: stavolta Moore ha lavorato con personaggi noti si ma di sicuro molto meno rispetto a quelli della precedente lega, che a parte un paio erano tutti icone direttamente riconoscibili dal grande pubblico, cosa che qui non avviene per il lettore medio, che quindi si ritrova inizialmente spaesato, non sapendo cosa aspettarsi. Tutto ciò non è detto che sia un difetto, alla fine dei conti, visto che il lettore ideale di Moore, subito dopo quello che sa cogliere tutti i riferimenti, è sicuramente quello che viene spronato a leggere le fonti per poter poi comprendere a pieno l' opera, che ancora una volta è densa di riferimenti culturali all' epoca incredibilmente approfonditi. Il primo tra questi è la faida magica tra Aleister Crowley e gli altri maghi, fin troppo chiara l' ispirazione alla passione di Moore per la magia.
Il giudizio non può che essere positivo, con gli unici dubbi che riguardano la parziale delusione per un finale così aperto che tutto vuole e poco stringe (comunque fin troppo chiaro che la vicenda sia lontana dalla conclusione), cosa che comunque non permette a nessuno di lasciarsi sfuggire uno dei fumetti con maggior carisma che arriverà sugli scaffali italiani in questa annata, ancor meglio se siete già pratici con la Lega (e a maggior ragione, se non lo siete, recuperate prima di subito le prime parti).

Cattivissimo Me

Nel marasma di film d' animazione in 3D, ogni tanto uno emerge, regalandoci due ore se non di risate a crepapelle, comunque di intrattenimento gradevolmente fresco. E' il caso di Cattivissimo Me, prodotto dell' anno scorso, che presenta la simpatica e in un certo senso geniale idea di porre come protagonista un personaggio che generalmente sarebbe stato presentato come un villain, ossia lo scienziato malvagio.

Il film non è un capolavoro, ma ha il carisma e una dose sufficiente d' ispirazione per ritagliarsi la sua abbondante fetta di pubblico, forte di un protagonista carismatico e di comprimari davvero divertenti (su tutti i Minions e Vector).

mercoledì 11 maggio 2011

"L' uomo della sabbia", di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann

Prima ancora di Edgar Allan Poe, fu un tedesco a spianare la strada ai racconti dell' orrore, con racconti in cui l' ambiguo, il soprannaturale, e la paura dell' ignoto si mescolano, dando vita a racconti che hanno già del gotico, anticipando lo stile del suddetto Poe, come anche del Frankenstein di Shelley, e di molti altri.

Di questi racconti, il più celebre è senza ombra di dubbio L' uomo della sabbia, colui che gioca con gli occhi degli uomini, ingannandoli e mostrandogli una realtà diversa dalla loro, ma non meno realistica. Pur non essendo un horror puro (in fin dei conti, come già detto, siamo agli albori del genere) è innegabile che la trama catturi ad un livello quasi inconscio, mostrando personaggi messi di fronte alle loro paure più primordiali e irrazionali: quelle per qualcosa che si sa esserci, ma così fumoso da dubitare che esso esista o meno.

In genere è pubblicato accompagnato da altri racconti di Hoffmann, non meno entusiasmanti, anche se magari più distaccati dalla spinta horror. Assaggiate quindi questo pezzo di letteratura tedesca cui il mondo deve moltissimo, non avrete a pentirvene.

sabato 7 maggio 2011

Inception

Anni fa, più o meno un decennio, ci fu un film che partendo dal cinema portò una rivoluzione culturale che ha trasceso il suo media, diventando un vero fenomeno di massa cui tutt' oggi molti pagano tributo, come un tempo fu per Blade Runner.

Il suddetto film è il primo devastante Matrix, ed Inception ne è per molti versi l' erede filosofico, nonché figlioccio concettuale più o meno onesto. I viaggi nei sogni di quest' ultimo ricordano fin troppo la connessione a Matrix, ma il plagio è lontano, considerando che le meccaniche che regolano tali immersioni, per quanto simili, alla resa dei conti si differenziano notevolmente nella struttura grazie ad idee quali l' influenza sul sogno che ha ciò che succede al corpo fisico del sognatore. Semmai un bel buco narrativo nasce dalle poche spiegazioni in merito a quali siano le possibilità degli "insiders" durante il sogno, visto che una scena lascia intendere che possano sognare tutto ciò di cui hanno bisogno, un pò alla Matrix, ma spesso certe situazioni fanno capire il contrario, visto che basterebbe immaginare l' oggetto giusto per uscire da situazioni difficili.

Comunque problemi tutto sommato di poco conto, quando ci si ritrova a scene d' azioni così intense, si vede proprio che la mano è la stessa dietro Il Cavaliere Oscuro. Ma non è solo l' azione a rendere Inception il film evento della scorsa annata, quanto piuttosto la trama, che non si esaurisce nel thriller fantascientifico, ma sviscera l' interiorità del personaggio di Di Caprio, la cui vicenda è sorprendentemente coinvolgente e drammatica.

Se come me avete avuto la colpa di tardare così tanto a vederlo, allora imitatemi e sbrigatevi a recuperarlo, difficile che ne restiate delusi.

"Pentesilea", di Heinrich von Kleist

Kleist riadatta il mito di Pentesilea, regina delle amazzoni, uccisa dall' amato Achille, riadattandolo con i dovuti cambiamenti a quello che è il suo proposito, ossia descrivere l' animo dannato di una donna che vive divisa tra il senso del dovere e il desiderio dell' istinto; un vuoto incolmabile che dà origine alla follia, portandola a dare libero sfogo alle sue pulsioni più ferine.

Un grande classico del teatro romantico tedesco.

Brüno

Torna Sacha Baron Cohen nei panni di uno dei suoi personaggi satirici, nello specifico Bruno, personaggio della televisione austriaca dichiaratamente e anche offensivamente gay.

Lo stile è sempre quello del precedente Borat, ossia scene al vetriolo al limite dell' offensivo, con lo scopo di mettere alla berlina le supposte ipocrisie della società americana, o semplicemente fare il demente (ricordiamoci della naked fight, sempre in Borat). Quindi saprete benissimo cosa vi aspetta, e se avete visto l' altro film saprete già se potrà piacervi o meno. Personalmente l' ho adorato, visto nell' ottica giusta il film sa regalare una vagonata di risate.

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