mercoledì 29 giugno 2011

"Le montagne della follia", di Howard Philips Lovecraft

Ci sono individui che sono dei veri e propri geni del male. Definizione che si può accomodare con varie persone, non necessariamente cattive nel senso stretto, ma capaci di tirare fuori il peggio, come nel caso specifico, dell' immaginario umano. Creature deformi, mostruosità remote, spazi incommensurabili e terribili, tempi a noi sconosciuti... tutto ciò che risveglia in noi l' atavica paura dell' ignoto fa parte della poetica lovecraftiana.

Insomma, i fan dello scrittore sanno già in anticipo verso cosa andranno incontro. Una cosa che mi ha leggermente infastidito rispetto ad altri suoi racconti è una certa prolissità nelle descrizioni di stampo scientifico, che in certi passaggi rallentano eccessivamente la lettura. Difetto comunque secondario, considerando comunque la necessità di leggere questo racconto per chi volesse scoprire diversi retroscena dell' avvento dei Grandi Antichi sul nostro pianeta.

venerdì 17 giugno 2011

"Il Conte di Montecristo", di Alexandre Dumas

Vi spiego come funziona. Se alla fine di un film, di un libro, di un videogioco, di un anime, di qualsiasi cosa, insomma, io mi sento triste, allora al 99% quella cosa mi è non solo piaciuta, ma mi ha lasciato qualcosa.

Perché sentirsi tristi dopotutto? Non è detto per forza che quel qualcosa sia strettamente triste. Ma non credo di dire nulla di alieno a voi altri se affermo che spesse volte, giungere al termine di una storia è un pò come partire da casa. Ci si è passato tanto tempo, si sono vissute mille emozioni, ma prima o poi bisogna andarsene, per andare avanti, e un pò di commozione è inevitabile.

Quando segui una vicenda, specie se questa è lunga (e ovviamente appassionante), leggendola è quasi come sentirsi a casa propria, si è a proprio agio, si riconoscono i personaggi, ci si appassiona alle loro vicende... e quando il viaggio termina, o riprende, se preferiamo, ci dispiace di non sapere come proseguiranno le loro vite. In parole molto povere e riduttive sono queste le sensazioni che mi hanno lasciato terminata la lettura di Montecristo.

Una breve (e anche un pò imbarazzante, vista la sua intempestività) discussione con un commesso della Feltrinelli verteva sul fatto che oggi giorno non si fanno più i romanzi come una volta. Il che è grossomodo vero, come devo constatare terminata la lettura del libro. A meno di non avere a che fare con un Umberto Eco, con un Q, e non credo molti altri esempi odierni (tra i più celebri), è difficile ritrovare in un' opera moderna un gusto per la "totalità" come l' avevano i romanzi dell' 800. Quella maestria nel descrivere con dei semplici tratti un' epoca storica, la sua società, la sua economia, e gli ambienti, gli eventi, i personaggi, come anche la costruzione dei dialoghi... Lo scrivere, insomma, è decisamente di tutt' altra pasta rispetto allo scrittore odierno medio. Non per dire che oggi si scriva male, ma il gusto retrò fatto bene a me piace. Pensate ad un Manzoni molto meno invasivo, che non si dilunga oltre il dovuto, e avrete una vaga idea di quello che offre il libro a livello di racconto.

E poi c' è lui, uno dei più grandi e appassionanti personaggi mai concepiti. Edmond Dantès. Un personaggio che cambia in maniera sconvolgente nel corso dell' opera, e il lettore è trascinato con lui nella sua determinata vendetta (divisa tra il diabolico e il divino). Semplicemente immenso, stregante, e quasi sovrannaturale, come fosse uno dei maghi delle tanto citate Mille e una notte.


La lettura è raccomandata anche a chi ne avesse visto il bellissimo adattamento anime Gankutsuou, che comunque differisce decisamente dal libro, vuoi per la maggiore enfasi messa sul personaggio di Albert, vuoi per le inevitabili deviazioni dalla trama originale (specie nella seconda metà della storia).

mercoledì 15 giugno 2011

Thor

Devo dire che temevo di molto peggio. Ovvero che ci aggirassimo dalle parti della cagata, più che del capolavoro che chiunque sperava. E invece Thor non è per niente una cagata. Ma è un capolavoro? No, certo! Forse neanche un bel film, ma di certo non brutto. Insomma, semplicemente medio, il che per certi versi è anche peggio di non essere orribile, perché dopo la visione non rimane praticamente nulla, neanche la delusione, a momenti.

La trama è scontata, già dall' incipit è telefonatissimo come finirà, ma almeno il contorno sarà folgorante, no? Insomma. L' aspetto visivo è superbo, con un' ispirazione artistica davvero accattivante (con un Asgard più tecnologico che strettamente mitologico), e gli attori sembrano piuttosto azzeccati (anche Thor, tutto sommato il personaggio è reso discretamente. Ma anche qui, nulla d' indimenticabile).

La trama ha diversi spunti interessanti, ma quello che m' è rimasto qua per non essere stato sviluppato come mi sarei aspettato è quello della vita di Thor tra i mortali. So che avrebbe allungato il ritmo inutilmente, ma avrebbe dato molto più spessore al personaggio. A parte qualcosa come la scena del bar niente, tabula rasa!

Insomma, vedetelo, non ve ne pentirete, ma non ne sarete neanche entusiasti.

martedì 7 giugno 2011

Dragon Trainer

Ma quanto se n' è parlato di Dragon Trainer? Un bel pò, e a giudicare dai toni con cui lo si faceva ne era ben meritevole. Ma al solito, le aspettative avranno avuto riscontro nel mio gradimento? Ni, ovvero si, il film m' è piaciuto, ma non mi ha fatto strappare i capelli.
Il problema è il solito, lo svolgimento della trama è di una banalità sconvolgente: classico outsider, classica svolta, tutto bene finché non fa una stronzata, svolta negativa, riscatto finale. La cornice per lo meno non è così stantia, il design generale è molto bello, specie per quanto riguarda i draghi. Anche le battute sono mediamente divertenti. Insomma, un buon film d' animazione, solo non cercate l' originalità.

sabato 4 giugno 2011

Super Mario Galaxy [WII] - Recensione




Sarà dura, già lo so. Ma succede sempre così, quando si critica qualcosa che è universalmente riconosciuto come un capolavoro. La classica situazione in cui si spara sulla Croce Rossa.
La cosa pare ancora più strana se viene detta da me, uno che in genere quando si sente dire che i giochi di Mario non piacciono perché sono tutti uguali mi viene una crisi di rabbia con tanto di bava alla bocca. Ma tempo di passare per ipocrita se critico quello che forse è il gioco della serie più innovativo in assoluto. Ma le ragioni del mio dissenso nascono da qualcosa che va oltre la "semplice" innovazione; anzi, sarebbe più corretto dire che viene PRIMA.


Ne parlerò più avanti, al momento mi limito a citare il mai troppo saggio Angry Videogame Nerd: "What's more important about videogames? Being fucking able to control it!"
A onor del vero, dal punto di vista prettamente stilistico il gioco è inattaccabile. Per quanto debba ammettere che certe volte la gaytudine del tutto mi abbia un pò infastidito (ci possono essere limiti anche alla pucciosità!), è innegabile che nel 2007 non ci sono stati molti giochi che sapevano unire così bene innocenza a ispirazione nel design. Per quanto i mondi alla fine dei conti non fossero dal punto di vista del giocato molto più vasti di quelli di Super Mario 64 (anzi, mi sono sembrati più lineari), la vastità di respiro dei fondali, le dimensioni di certi elementi dello scenario, la loro grandezza visiva insomma, conquista, al punto che spesso il sottotitolo Galaxy è pienamente giustificato.
Gli ambienti riprendono alcuni temi classici per la serie (quali il deserto e la magione stregata), ma ne inserisce anche di totalmente nuovi, approfittando della tematica "galattica" del gioco; largo quindi ad asteroidi, comete, astronavi e quant' altro. In tutto ciò non mancheranno anche delle citazioni (sia visive che sonore) verso i capostipiti della serie.

Ma quindi dov' è che Galaxy, per me, mote alla mano fallisce? Semplicemente in questo: nei controlli. E nelle telecamere. Andiamo con ordine.
Quest' ultime sono quelle che mi sono balzate subito all' occhio per la loro potenziale fastidiosità. Dopo dieci minuti di gioco si arriva all' interno di una sfera, e la telecamera pare mettercela tutta per farvi morire, visto che la prospettiva inusuale e il fatto che non sia sempre chiaro verso dove si muoverà il personaggio mi hanno dato problemi più volte, specie in zone avanzate del gioco. In certi casi la prospettiva è talmente storta che quello che sembra un salto sicuro è invece un suicidio degno di un Darwin Award. E dire che sarebbe bastato mettere una telecamera più flessibile, ossia non fissa. Piattaforme con particolarità dimensionali e prospettiche simili le provai in Ratchet & Clank 3, ma lì il tutto era molto più gestibile grazie all' analogico destro, adibito alla telecamera.
Ma quello che mi ha fatto veramente bestemmiare, più ancora delle telecamere, sono i controlli. Holy mother of God, i controlli. Da dove inizio...

Parto subito col dire che con i Mario 2D non ho mai avuto problemi, anzi, spesso sono riuscito in acrobazie abbastanza tortuose. Sarà forse che il mio cervello è predisposto al 2D ma è refrattario al 3D? Mi verrebbe da pensarlo se non avessi giocato molti platform 3D quali il suddetto Ratchet & Clanck 3, o il "discreto" Rayman 3. Ma probabilmente Mario è di un altra filosofia rispetto a questi giochi. Laddove questi molto stupidamente ti mettono in mano personaggi reattivi che si spostano immediatamente al tuo comando nella direzione da te indicatagli, laddove loro se vengono colpiti sono vispi e reattivi, Super Mario Galaxy va oltre, raggiungendo il nirvana dei platform, offrendoti un personaggio legnoso, lento a girare su sé stesso, e che se viene colpito impiega qualche anno a rialzarsi, cosa che viene affinata ulteriormente dal fatto che giustamente nel periodo in cui è a terra non esiste nessun "recovery time", ma si rimane perfettamente solidi, di modo che qualsiasi elemento vi passi vicino può spingervi incidentalmente verso quel barato a pochi centimetri da voi. Il tutto raggiunge l' apice quando userete il potenziamento Mario Molla, che per fortuna incontrerete un paio di volte in tutto il gioco, che pare andare precisamente dove cazzo gli aggrada meglio. Sapete cos' è questo? (clicca qui)

Insomma, due difetti, anzi, due peccati capitali che mi pare strano essere forse una delle dieci persone al mondo ad aver notato, che però mi hanno affossato il gioco, che altrimenti sarebbe stato un capolavoro a dir poco bestiale, perché è innegabile che i livelli del gioco spesso siano tra i più ispirati di questa generazione. Ma i problemi succitati influiscono anche sul livello di difficoltà. Galaxy è un gioco facile, facilissimo. Paragonato a New Super Mario Bros. Wii e Donkey Kong Country Returns (che comunque sono 2D, quindi tutto un altro campo) è robetta. Sono pochi i livelli che ho trovato difficili perché fossero veramente difficili. Sono morto più volte grazie alla mitica combo telecamere+controlli che non per la vera sfida nel giocato. Cosa non certo favorita dal livello di difficoltà dei boss, il 95% di questi è di una difficoltà deficitaria (quasi tutti prendono solo 3 colpi! E vi dico che il boss più grosso del gioco ne prende addirittura uno solo!).
Di contro, la combo grafica+sonoro è ineccepibile. Per quanto abbia già dimostrato le mie saltuarie antipatie per il design, da un punto di vista meramente tecnico il gioco si presenta più che bene, non potendo comunque competere con molti prodotti per le altre consolle, specie se si va a vedere da vicino il livello di dettaglio, ma il colpo d' occhio è comunque notevole, così come le animazioni, fluidissime. Una nota di merito per l' acqua: come in tutti i giochi Nintendo, è realizzata in maniera a dir poco perfetta, tanto che trasmette veramente una sensazione di freschezza.

Le musiche abbandonano in parte le sonorità del passato per essere stavolta affidate ad una vera e propria orchestra, cosa che premia l' orecchio del giocatore con sinfonie a dir poco memorabili che vi entreranno subito in testa, siano esse del tutto originali o arrangiamenti di brani classici.

Non che condanni in tutto Super Mario Galaxy. Come ho detto il gioco in sé resta un capolavoro del genere. Solo che questi per niente trascurabili problemi mi hanno reso spesso l' esperienza piuttosto frustrante. Comunque sia non lo sconsiglio a nessuno. Considerando che, come ho detto prima, in tutto il mondo oltre a me a non averlo trovato di proprio gradimento saranno state altre dieci persone, non è detto che voi siate l' undicesima. Solo, in caso, vi ho avvisati.
PS: ma come hanno fatto su Wikipedia a riempire tutto questo spazio parlando della trama?! La trama di un Super Mario (e non parliamo di uno degli RPG, ma di un platform)!

Grafica: 9
Sonoro: 9,5
Giocabilità: 7
Longevità: 8,5

Voto: 8

Amadeus

Partendo da un' opera teatrale, Amadeus racconta il mito (poiché è probabilmente infondato) della acerrima rivalità sentita da Antonio Salieri, compositore ufficiale nella corte asburgica, verso Amadeus, ossia Mozart, genio ribelle la cui creatività va oltre ogni umana comprensione, cosa che porta Ranieri a non accettare di essere evidentemente inferiore ad un libertino del genere.

Abbiamo a che fare con una di quelle opere che non è possibile riassumere altrimenti se non col termine "maestoso". Come in Io e Beethoven la maggior carica energica del film è data dall' ampio uso della musica del compositore di turno, e la figura di Mozart risulta inscindibile dalle sue creazioni, che anzi sono la sua massima espressione di sé stesso.

A contrasto con il genio assoluto di Mozart sta la creatività fertile ma decisamente più umana di Salieri, che sembra voler simboleggiare l' invidia dei mediocri nei confronti dei sommi, al punto da definirsene "santo patrono".

La versione da me visionata è quella proiettata una decina d' anni fa nei cinema (quando l' originale è del 1984), ossia la Director's Cut, con 20 minuti di scene aggiuntive e, nel caso italiano, un nuovo doppiaggio. Consiglio a tutti la visione di qest' ultima, visto che, a dispetto della possibile pesantezza di 3 ore di film (che comunque ho trovato scorrere molto rapidamente), è sempre preferibile vedere un' opera in tutta la sua completezza, specie quando ci si ritrova davanti a capolavori del genere.

venerdì 3 giugno 2011

Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare

Secondo me non è difficile fare un film per la serie Pirati dei Caraibi. Ci fichi dentro qualche decina di mostri e luoghi immaginifici, pirati a bizzeffe, sovrannaturale in tutte le salse, personaggi sopra le righe, ed il film è praticamente fatto. Certo senza un minimo d' ispirazione certe cose difficilmente verranno bene, o anche solo verranno fatte. Ed è il caso di Oltre i confini del mare, che sembra voler dire che la serie abbia detto tutto quello che poteva dire (e non solo in termini di trama, visto che con Ai confini del mondo il ciclo narrativo era bello che concluso). Sarà per mancanza di soldi, sarà per povertà creativa, ma se dovessi riassumere il film in una sola parola, questa sarebbe: moscio.

Ripensiamo un attimo a quanto ci hanno offerto i primi film, tra pirati scheletrici, mutanti, kraken, tempeste apocalittiche, e via dicendo. La fiera dell' assurdo, ma l' attenzione era sempre tenuta alta dall' entrata in scena di qualcosa di nuovo inserito in una situazione assurda, Qui tutto ciò o manca, o è calato molto di tono rispetto ai predecessori. Dal punto di vista delle creature abbiamo giusto due zombie vodoo che se non ci dicessero che sono zombie vodoo neanche ce ne saremmo accorti, e le sirene, nulla d' innovativo rispetto all' immagine classica, e che anzi sono ree di fare da leit motiv per la sotto trama più stupida e inutile di tutta la saga, quella che vede come protagonista quel prete del cazzo, che fa rimpiangere qualsiasi personaggio della trilogia ora assente che abbiate potuto odiare. Dico solo che anche i pirati leggono Twilight nel tempo libero. A buon intenditor...

Altra delusione è Jack Sparrow. Ebbene si, lui. Resta sempre un gran personaggio, ma qui si limita a fare il suo compitino, non ha gli eccessi visti prima come per esempio nel purgatorio del terzo film. Vera sorpresa invece è Barbossa, che secondo me si merita il titolo con Jack di miglior personaggio della serie (ed è uno dei pochi validi motivi per vedere questo quarto film). Non male Barbanera come cattivo, ma non è particolarmente accattivante secondo me. Sorvoliamo su Angelica (Penelope Cruz), fa il suo dovere, né più né meno.

In fin dei conti non lo si può nemmeno condannare del tutto, perché tutto sommato le due ore passano abbastanza piacevolmente (pur con tonnellate di buchi narrativi), solo che alla resa dei conti l' amaro in bocca è la sensazione più forte...

mercoledì 1 giugno 2011

Benvenuti a Zombieland

Le commistioni tra generi sono sempre degli esperimenti interessanti, specie quando i risultati sono di un certo livello. In realtà quando si parla di Horror e Commedia si può parlare di commistione impropria, visto che i due generi hanno sempre avuto molto da spartire, specie quando il primo non si voleva prendere troppo sul serio. Ma certi prodotti danno un accelerata sul piano commedia, come L' alba dei morti dementi, o soprattutto Benvenuti a Zombieland.

Certo l' elemento horror qui non dico essere scomparso, ma di sicuro non è eccessivamente presente, nel senso dell' effetto paura. D' altronde Zombieland sembra un nome da parco giochi, ed in effetti il mondo degli zombie sembra quasi un gigantesco parco divertimenti in cui divertirsi a fare a pezzi gli zombie di turno. Quindi, almeno l' elemento splatter c' è, ed è abbondante, poco ma sicuro. Senza contare che gli zombie (qui nella versione veloce e furiosa) sono realizzati ottimamente.

Ottimo il cast principale, ma su tutti regna Woody Harrelson, che fa venire decisamente voglia di mangiare un maledetto Twinkie.

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