domenica 30 gennaio 2011

Metroid Prime Trilogy [WII] - Recensione



Non che mi penta di aver avuto una PS2. Probabilmente la miglior consolle della scorsa generazione, nonché una delle migliori di tutti i tempi per quantità e qualità di capolavori. Solo che, ovviamente, non avendone altre mi sono perso molti capolavori su altri fronti, quali Ninja Gaiden per 360, o, nel caso specifico, Metroid Prime sul Gamecube. Fortuna che il Grande Demone Celeste ha letto nei miei desideri e ha fatto uscire questa collection, contenente tutti i titoli della trilogia (Prime, Echoes, Corruption), provvedendo a riadattare i primi due per i controlli del Wii. Il risultato? Superlativo.
Ma vista la particolare natura del prodotto di cui sto parlando, spenderò qualche parola per ogni singolo gioco.

Metroid Prime: Considerato all' unanimità il migliore della trilogia. Sarà vero? Per quanto mi riguarda confermo il giudizio comune. Prime mi è piaciuto due spanne sopra gli altri, ma non per particolari demeriti di questi, quanto perché mi è piaciuto il suo approccio classico e semplice.Metroid Prime è un Metroid nella sua forma più pura, senza variazioni di sorta. Al punto che questa classicità (ma perfezione) del gameplay, unita alle atmosfere (certe volte sembrano prese di peso) mi hanno fatto sentire certe volte come se stessi giocando ad un remake di Super Metroid. Lo spirito è sempre quello classico, l' esplorazione di un mondo diviso in più aree alla ricerca dei potenziamenti necessari per procedere ed uccidere il boss finale.
Trama? In pieno spirito Metroid è appena (ma appena!) abbozzata. Siamo sul pianeta di origine dei Chozo, Tallon IV, devastato da una calamità detta "grande veleno", il Phazon, sostanza aliena che corrompe qualsiasi essere biologico ne entri in contatto, cosa che decretò la fine di quella civiltà. Manco a dirlo, i Pirati Spaziali faranno stanno compiendo ricerche sul Phazon e sul suo utilizzo bellico, e, come sempre, si portano dietro una carrellata di simpaticissimi Metroid.
Come sempre, il gioco in sé non è particolarmente ostico, ma richiede sempre di procedere con cautela, visto che tra insidie ambientali e nemici potreste ritrovarvi all' improvviso senza energie. La difficoltà comunque verrà limata dall' acquisizione dei canonici power up, presentando solo qualche picco (bastardo Meta Ridley!).
Unica delusione, la parte finale. L' ultimo round del boss finale mi ha deluso un pò, perché non era intenso come i precedenti, solo rognoso.
Tecnicamente il gioco si presenta bene. Pur essendo innegabilmente invecchiato fa ancora la sua figura, mentre il comparto artistico è ancora valido come allora. Stessa cosa per le musiche, specie gli arrangiamenti di alcuni brani classici del brand.

Metroid Prime 2 Echoes: Samus giunge sul pianeta Aether, dove si consumò un conflitto tra i nativi Luminoth e gli oscuri Ing (conflitto vinto da questi). Questi abitano la metà dimensionale oscura di Aether, generatasi nell' impatto con un Leviathan di phazon (come avvenne per Tallon IV). Samus affronterà per i pochi superstiti Luminoth la minaccia combinata degli Ing e dei pirati spaziali, combattendo allo stesso tempo la Samus Oscura, un suo alterego generatosi dal phazon al termine di Metroid Prime.
Cardine del sequel, nonché principale novità, è la meccanica di luce-ombra introdotta. Aether andrà esplorato in entrambe le sue varianti, e quella oscura presenta un' atmosfera nociva, che soprattutto nei primi frangenti di gioco consumerà a velocità notevole l' energia di Samus. Non solo; al posto dei laser elementali abbiamo qui i colpi di luce e ombra, efficaci contro determinati avversari, che non sono nemmeno infiniti, andranno raccolte le munizioni uccidendo i nemici col raggio opposto (esempio: uccidi un nemico con un colpo luce e ottieni proiettili ombra).
Questi fattori, uniti alla cresciuta difficoltà media degli scontri, ne fanno il gioco più difficile della raccolta, senza contare che la meccanica del dover esplorare il già non indifferentemente grande mondo di Aether nella sua versione ombra (comunque di proporzioni ridotte rispetto a quella luce) lo rendono un gioco dalle meccaniche ancor più complesse del solito, tanto che ad alcuni non piacque per questo.
Personalmente non l' ho trovato nulla di sconvolgente. L' impegno richiesto è maggiore, ma capita in qualsiasi Metroid di bloccarsi ad un certo punto non sapendo cosa fare, riuscendo a capire cosa fare (in maniera più o meno onesta) solo dopo tempo. Quindi, aggiungendo che la grafica è anche migliorata (e i toni, già cupi nel primo, sono ancora più dark), è promosso a pieni voti.

Metroid Prime 3 Corruption: La minaccia del phazon è tale da richiedere l' intervento della Federazione Galattica, oltre che di altri cacciatori di taglie oltre che Samus. Vari pianeti sono stati infettati dai Pirati Spaziali con il phazon, ormai del tutto assoggettati ad esso. Inoltre a guidarli è una rediviva Samus Oscura, che infetterà Samus e gli altri cacciatori. Quindi Samus dovrà non solo fermare l' avanzamento del phazon, ma anche combattere l' infezione che le consuma il corpo.
Per certi versi questo è il gioco che cerca d' innovare maggiormente (non solo per i controlli). Non avremo più un solo pianeta suddiviso in zone da esplorare, ma ogni zona farà riferimento ad un diverso pianeta, raggiungibili con la navetta (che qui avrà un ruolo più attivo che in passato). Se da un lato questo non può che variare le ambientazioni, dall' altro rende certe gli spostamenti da un luogo all' altro più meccanici di quanto non facessero gli ascensori negli altri giochi della serie.
Altra "grossa" novità per la serie è l' introduzione di filmati con dialoghi, che legano la "esile" storia. Nulla di memorabile, ma apprezzo il fatto di aver voluto aggiungere un pò di pepe ad un gioco che chiude una serie che tutto sommato è sempre rimasta uguale a sé stessa. Oltretutto questo elemento narrativo non rovina il feeling del gioco, visto che per la maggior parte del tempo sarete voi e i mondi da esplorare, con le loro insidie e tutto.
La difficoltà è calata rispetto a Echoes, e per certi versi è anche inferiore a Prime. I nemici sono più ostici del solito, ma l' uso dell' iperfase (ossia sfruttare la forza del phazon in cambio di energia vitale) permette di averne ragione rapidamente.
Insomma, in generale sembra un pò più lineare degli altri, e più user friendly in generale, ma rimane comunque un ottima chiusura per la serie. Per concludere, la grafica è ovviamente la migliore dei tre. Nulla di sconvolgente rispetto ad altri giochi di questa gen, ma fa il suo porco lavoro.

Ora parliamo della questione principale: i controlli. I primi due giochi sono stati adattati ai controlli di Corruption, percui il cannone andrà puntato spostando il wiimote. Richiede tempo per abituarsi, ma una volta che si è presa la mano si riesce ad avere una buona mira, aiutata dal sistema di aggancio sul nemico. L' unico vero problema è che spostandosi velocemente, magari cercando un nemico, può capitare che il sensore perda il segnale del telecomando, con conseguente perdita di controllo sulla visuale. Nulla di compromettente, ma un pochino fastidioso ogni tanto. I controlli tra Prime ed Echoes sono identici. Presenta delle novità Corruption, con una semplificazione ed uno snellimento notevole del sistema (niente più raggi alternativi, ne avrete sempre e solo uno, più altri aspetti...), cosa che testimonia la voglia di fare qualcosa di nuovo che animava i Retro Studios. Senza contare che una fisicità maggiore è ravvisabile in molte interazione, quali quella con i pannelli, e soprattutto l' uso del Raggio Gancio, ora affidato ad un deciso colpo di polso.
Certo, l' efficacia del sistema di controllo cozza con la loro particolarità, cosa che li renderà per forza di cose indigesti a qualcuno. Altro aspetto che è sia un limite che un pregio della Trilogy è il fatto che sostanzialmente i tre giochi sono molto simili, quindi se non piacerà uno è difficile che gli altri facciano cambiare idea. Comunque è un acquisto che mi sento di consigliare a tutti, stiamo parlando di una delle migliori trilogie videoludiche degli ultimi anni (ed è finita, cosa da non sottovalutare!).

Grafica: 8,5
Sonoro: 9
Giocabilità: 9
Longevità: 9

Voto: 9


giovedì 27 gennaio 2011

Donkey Kong Country Returns [WII] - Recensione

Giocare a Donkey Kong Returns vuol dire tornare con la memoria a quando da piccolo giocavo al capostipite della serie (Donkey Kong Country) sul mitico Super Nintendo. La difficoltà, il multiplayer a "tag team", la grafica sperimentale, le musiche sublimi... Una perla della generazione 16 bit. Inutile dire che il trailer d' annuncio allo scorso E3 mi fece sperare di ritrovare un gioco che avesse lo stesso feeling, pur mostrando da subito una spettacolarizzazione del gameplay (con una dose massiccia di eventi scriptati) del tutto moderna. Com' è andata? Bene, benissimo! Ma certe cose sono andate irrimediabilmente perdute.

Pariamoci subito le chiappe: Donkey Kong Country Returns è un ottimo titolo nel suo genere, un platform che qualsiasi appassionato in possesso di un Wii dovrebbe acquistare ad occhi chiusi. Siamo di fronte ad un platform puro come non se ne vedeva dai tempi di New Super Mario Bros. Wii, perciò avremo salti, nemici da schiacciare, salti, piattaforme in movimento, salti, qualche piccolissimo puzzle, salti, e ancora salti. Un plauso ai Retro Studios per aver dato al gioco una varietà di situazioni davvero encomiabile. Pur rientrando il più delle volte nei canoni del genere sono riusciti a svecchiarli notevolmente. I livelli andranno sempre da un punto A ad un punto B, ma l' esplorazione è premiata con bonus e collezionabili (che daranno accesso a diversi extra).

Nel caso assurdo che vi scocciate di scimmiottare lungo i livelli (cosa che di per sé vi porrà già davanti a molti eventi differenti), qualche alternativa, quali il barile razzo e i bentornati carrelli minerari, sapranno distrarvi a dovere. In realtà ci sarebbe anche la possibilità di cavalcare Rambi, il rinoceronte (altro ritorno dall' originale), ma già qui la prima delusione. Lasciando perdere il fatto che sono scomparsi tutti gli altri animali, lungo il gioco lo incontrerete, contando anche i livelli extra, non credo più di 5 volte, davvero troppo poche perché sia memorabile, al momento che quasi quasi sarebbe stato meglio non metterlo (un pò come Yoshi nel succitato NSMBW); oltretutto, ma sarà un' impressione mia, si è perso quel feeling di pesantezza massiccia che aveva.

I mondi di gioco riprendono temi dell' originale (quali giungla e fabbrica), anche aggiungendone di nuovi (SPOILER: ma è proprio necessario che ogni platform termini in un mondo con l' elemento fuoco?), e pur avendo un design a dir poco encomiabile, dispiace vedere che manca quel pizzico di varietà all' interno degli stessi che c' era precedentemente (per esempio, nel primo il mondo con la giungla prevedeva anche livelli in caverne e acquitrini. Mi spiace battere tanto sulla somiglianza coi predecessori, ma i Retro stessi hanno detto di voler fare quasi un remake).

Passando ai controlli, abbiamo gioie e dolori. Si salta, si corre, si afferra e si lancia, fin qui tutto bene, ma i problemi arrivano con la maledetta trinità: scuotere la terra, rotolare, soffiare. Tutte azioni affidate allo scuotimento del wiimote, la prima da fermi, la seconda in movimento, la terza da abbassati. Sarà un bel problema a inizio gioco, ma si ripresenterà anche andando avanti, che perché il personaggio non sia nella posizione corretta faccia un' altra azione piuttosto che quella voluta. In particolare ho notato una cosa davvero fastidiosa: premendo la freccia verso il basso il personaggio certe volte non rest abbassato, ma si alza e si riabbassa velocemente, e solo ora resta giù. Inutile dire che se scuotete il mote mentre pensando che sia giù quando è nel frangente in cui si rialza il personaggio potrebbe rotolare, magari verso un precipizio. Ed è capitato più volte che questo problema mi fregasse. Come se il gioco non fosse già difficile di suo.*

Si, ci troviamo ad un gioco davvero difficile, a tratti anche frustrante. La precisione richiesta in certi salti è maniacale, e in certi momenti dovrete fare slalom assurdi evitando ostacoli. Come ho detto sopra, però, nulla che chi voglia una sfida non possa accettare. Quando il gioco diventa però indisponente è durante il multyplayer, vero buco nell' acqua del gioco.

Partiamo da questo presupposto: Diddy Kong non sarà giocabile in single player; se nell' originale potevate scegliere tra la bruta stazza di Donkey e l' agilità di Diddy (che diciamocelo, preferivamo spesso), qui potrete usare unicamente il gorillone. Diddy è ridotto nel single player ad un upgrade, che, montando sulle spalle di Donkey, lo fornirà di due cuori di vita extra e dei suoi jetpack, che renderanno molto più facili i salti. Questi elementi rendono il gioco in modalità unico giocatore molto più abbordabile che in multi, dove un primate andrà ad ogni giocatore. In questo caso preparatevi di pazienza, perché il contatore delle vite (unico per entrambi i giocatori) scorrerà come acqua in un fiume, specie in caso di grossa disparità d' abilità tra i giocatori, poiché mentre uno muore in continuazione lungo il livello, succhiando vite, basta che quello più abile muoia poche volte che magari arriverà il game over (e quindi dover riaffrontare il livello dall' inizio). Ma il vero problema è come l' esperienza di (si, lo nomino ancora) NSMBW non sembra aver fatto scuola. Dimenticatevi la meccanica dell' aiuta-ostacola di questo titolo, qui i personaggi non interagiscono tra loro, anzi, spesso finirete per darvi fastidio senza volerlo, con piattaforme che cadono o si spostano al tocco di un solo personaggio, facendo cadere l' altro che cerca d' arrivarci. Effettivamente a vedere come sono impostati i livelli sembra che il gioco sia stato pensato proprio per il giocatore singolo (come dimostra soprattutto che quando si piloti un veicolo entrambi i giocatori ne abbiano il controllo contemporaneo, scelta a dir poco folle, che costringe un giocatore a dover aspettare il proprio turno per giocare. Accadeva anche nell' originale, ma lì tutto il gioco era impostato sul darsi il cambio). Insomma, personalmente sconsiglio l' esperienza in multi (ve lo dice uno che lo comprò soprattutto per questo), specie al primo giro, che potrebbe riservarvi carrellate di frustrazioni. Da soli credo che se lo si goda molto meglio.

Il profilo tecnico è encomiabile. La palette di colori è vivace, così come il design, puccioso ma accattivante (unico rammarico, ancora, è il confronto con l' originale, che vantava un aspetto molto più cupo e attraente). Ciliegina sulla torta sono i livelli in cui la sagoma di Donkey e Diddy si confonde con quella del terreno, raggiungendo in certe sezioni livelli bicromatici. Davvero bellissimi, come stile saranno senza dubbio i miei livelli preferiti di quest' anno, tanto che quasi quasi avrei preferito che il gioco fosse tutto così, o che si fosse puntato su di una mise grafica più estrema. Sul fronte del sonoro nulla da dire, l' isola di Donkey Kong è piena di vita e lo dimostra un comparto di musiche (arrangiamenti di brani classici e nuovi di zecca) e di effetti validissimo.

Certo, dopo tante critiche, pare che il gioco lo voglia stroncare. E invece no, perché lo ribadisco, Donkey Kong Country Returns è un ottimo gioco, nel suo genere anche un capolavoro, che fa rimpiangere l' aver perso il feeling dell' originale e la mancanza di un multiplayer che osasse fare più del suo minimo dovere, ma lo raccomando a tutti per una sana immersione tropicale.

Grafica: 8,5

Sonoro:9

Giocabilità:8,5

Longevità:8

Voto: 8


martedì 25 gennaio 2011

Il Professor Layton e il Futuro Perduto [NDS] - Recensione


Si conclude la prima trilogia della serie sul Professor Layton. La prossima sarà ambientata prima di questa, e ha visto già l' uscita del suo primo capitolo su DS (gli altri due episodi usciranno su 3DS). Certo questo poco importerà ai denigratori della saga, che dopotutto o si ama o si odia, specie alla luce del fatto che non è cambiato di molto dai tempi de Il paese dei misteri, la più grossa novità portata nel suo seguito (Lo Scrigno di Pandora), oltre al doppiaggio italiano delle voci, fu la possibilità di prendere appunti durante la risoluzione degli enigmi, cosa qui naturalmente riproposta e ancor migliorata, con la possibilità di usare più colori e dimensioni del tratto.
La volontà di aiutare il giocatore la dimostra anche l' inserimento di un suggerimento supplementare, oltre ai canonici tre, sbloccabile al prezzo di 4 monete aiuto. Effettivamente ho avuto l' impressione che la difficoltà media degli enigmi sia leggerissimamente scesa dal prequel, cosa che comunque non deve allarmare gli appassionati delle sfide, visto che i soliti enigmi dalle soluzioni arzigogolate ci sono eccome, come dimostra la solita presenza de "I rompicapi di Layton", enigmi particolarmente difficili ottenibili terminando il gioco e completando i minigiochi proposti.
Nel caso specifico i minigiochi prevedono il dover completare dei circuiti con una macchinina raccogliendo tutti gli oggetti richiesti dal caso (e con un numero limitato di mosse), il creare un percorso ad un pappagallo (a cui darete il nome) perché completi le sue consegne, e la ricostruzione di una storia di 3 libri animati, riempibili con le figurine ottenibili terminando gli enigmi. Dei piacevoli diversivi tra un enigma e l' altro, la cui varietà e qualità saprà soddisfare il palato di ogni giocatore.
Doveroso spendere due parole sulla trama, specie quando finalmente ci rivela qualcosa sul passato del Professor Layton quando non era ancora professore. Questa volta niente paese dei misteri o città occulte, scenario del gioco sarà la normalissima Londra. Questo almeno fino a che Layton e Luke non si ritroveranno nella Londra di dieci anni nel futuro, spinti lì da una lettera inviatagli dal Luke futuro. Giunti lì scopriranno che l' incidente alla presentazione della macchina del tempo, in cui sono scomparsi sia il Primo Ministro che il Professor Staingun, potrebbe non essere del tutto fine a sé stesso.
Ancora una volta la trama è supportata da dialoghi a immagini fissi, doppiati o no, e da filmati animati di alta qualità, per non parlare delle musiche che vi accompagneranno durante il gioco, come sempre superlative. Certo tecnicamente i passi avanti dal primo sono pochi o nulli, ma per il genere con cui abbiamo a che fare non se ne sente il bisogno.
La morale è sempre quella. Lo amate? Prendetelo a occhi chiusi. Lo odiate. Lassez Passer.
Grafica: 8,5
Sonoro: 9
Giocabilità: 9
Longevità: 9
Voto: 9

New Police Story

Cercando di riempire una serata di noia ieri i miei occhi sono caduti su di questo action poliziesco di matrice cinese, come testimonia Jackie Chan protagonista (oltre che produttore).

E il risultato è stato una piccola sorpresa. Lungi dall' essere un capolavoro, New Police Story fa il suo dovere bene. In particolare mi ha sorpreso vedere Jackie in un ruolo più drammatico del solito, dopo che molte sua apparizioni degli anni più recenti sembrano averlo rilegato a ruoli da commediola.

Scene d' azione molto concitate, una storia nella media (ma sviluppata bene), buoni interpreti, e un' ottima regia, a tratti anche sperimentale. Per una serata spensierata è più che perfetto.

domenica 23 gennaio 2011

Qualunquemente

Se dovessi riassumere Qualunquemente in una parola lo definirei "divertente", a parlando di una commedia direi che è una cosa buona, no?

La trasposizione cinematografica di Cetto La Qualunque si può considerare riuscita. Prodotti del genere devono reggersi quasi per intero sulle spalle del personaggio principale, e il personaggio di Albanese ha abbastanza carte dalla sua per farlo. Certo, specie in questo periodo è impossibile non pensare che sia un' estremizzazione di Silvio Berlusconi, specie la sua passione per il "pilu", ma per quanto provvidenziale possa essere la sua uscita in questo periodo, ricordiamoci che è un personaggio vecchio di anni, quindi la sua personalità non si può dire essere nata dal voler sfruttare l' onda degli scandali politici (questo semmai è avvenuto nel lanciarlo ora).

La cafonaggine incontrollata di Cetto rende i toni del film piuttosto esagerati, tanto che certe volte pare sfiorare la commedia nera. Per avere un' idea su se il film vi piacerà o no, basta che cerchiate qualche sketch su Youtube, lo spirito è più o meno quello. Cazzu cazzu, iu iu!

giovedì 20 gennaio 2011

Four Lions

Per quanto non discuta le doti comiche di Zalone, lasciatemi dire che come satirista ne ha di strada da fare. Per carità, molto divertenti le frecciatine sull' Italia contenute in Che bella giornata, ma credo che sia stata sopravvalutata da certa critica il suo sguardo alla questione terrorismo. Certo, forse non era il primario obiettivo (pur essendo il motore di tutta la trama), ma poi ti ritrovi davanti film come Four Lions e pensi che in Italia film che trattino questi argomenti così senza peli è difficile che ne avremo mai, almeno distribuiti sui grandi canali.

Il fatto sorprendente è che sembra di ritrovarsi davanti ad un altro film di South Park. L' ironia, la satira, la commedia contenuti, persino i personaggi (Barry è Cartman cazzo!) fanno ripensare più volte a quello che è il format della serie. E son momenti di vero godimento.

E il bello è che non ne risparmia per nessuno, e lo ripeto, qui un film del genere ce lo sogniamo, perché per paura di offendere la Chiesa, lo Stato, le Istituzioni, o semplicemente offendere la gente non se ne farebbe nulla. Consigliatissimo a chiunque, specie a chi si prende troppo sul serio, così gli viene un attacco di bile.

mercoledì 19 gennaio 2011

The Road

Certi film nascono sotto una cattiva stella. Non importa quanto tu ti possa impegnare, se è decretato che tu debba fallire fallirai. È successo recentemente a Scott Pilgrim VS The World, accadde nel 2009 con The Road.

Di certo non è un film per tutti. Pur essendo fondamentalmente una storia del rapporto padre - figlio, il contesto post apocalittico (grigio, desolato, e molto crudo) potrebbe rappresentare un limite per una certa fascia di spettatori più sensibili, ma sarebbe un peccato privarsi della visione di un film passato decisamente in sordina, quando avrebbe meritato più di un' attenzione.

Inutile dirlo, in un film in cui si vede praticamente solo lui (e suo figlio), a dare molto peso nel giudizio finale è l' interpretazione di Viggo Mortensen, che dimostra di essere un attore d' indubbia bravura, tanto che farebbe piacerlo vedere più spesso. Certo il merito dell' intensità della visione va anche a tutti gli altri interpreti, come il figlio, delineato in maniera molto delicata, o la moglie (Charlize Theron), per non parlare dei vari personaggi che si alterneranno sullo sfondo, che daranno vita a scene che riescono davvero a colpire.

Se c' è un difetto che gli si deve per forza imputare è il finale, piuttosto campato per aria (ma in fin dei conti questa sospensione è in linea con la costante atmosfera di precarietà che accompagna la visione).

Consiglio a tutti di recuperare questa piccola perla, ingiustamente scordata prima ancora di uscire.

martedì 18 gennaio 2011

"Terroni", di Pino Aprile

Ce ne sono di cose da dire su questo libro, come ce ne sono di cose da dire, che avrebbero dovuto essere dette e che forse non verranno mai dette sul suo argomento, ossia i lati oscuri del Risorgimento italiano e come molte malefatte risalenti all' epoca non siano che i semi della crisi del Mezzogiorno tutt' oggi imperante.

Se c' è una cosa che non si può dire ad Aprile è che non sappia infervorare lo spirito revanscista meridionale, per dirla forbita. Più terra terra, sa come farci incazzare. E questo, se è un pregio in quanto stimola alla lettura (anche se certe volte si rischia un attacco di bile se ci si lascia coinvolgere), dall' altro è specchio della fondamentale ingenuità dell' opera, che in realtà, oltre a dare una spolverata di fatti, non fa molto.

Di certo il testo è considerabile un buon apripista a chi fosse digiuno dell' argomento ad un mondo tanto oscuro quanto importante per la storia del nostro paese. Che il Risorgimento non sia stato esattamente la gloriosa spedizione che la cultura storica nazionale c' insegna è una cosa che chi ha un pò di cultura e d' intelligenza sa; più ambiguo e in quale misura la vera natura di questo fenomeno sia conosciuta. Tra saccheggi, eccidi, deportazioni, immiserimento economico nella sua più vasta accezione, ce n' è per tutti i gusti. E l' autore ne ripercorre le tappe tramite alcune questioni cardinali, quali le stragi perpetuate dai Mille (più vari alleati) in corso d' opera, la distruzione dell' economia meridionale, ecc...

Senza nulla togliere a quella che non fatico credere essere stata una vera e propria schifezza oggi taciuta, temo che Aprile, preso da un entusiasmo sincero (e anche giusto) nei confronti della sua amata terra natia, abbia ridotto tutta la questione a "Lombardia tiranna, Sud vittima". In particolare, a convincermi poco è stata la descrizione di un Regno delle Due Sicilie a dir poco idilliaco, che tra "monarca illuminati" ed economia fiorente fa sembrare assurdo che sia caduto così facilmente, specie quando Aprile non fa altro che riportare quanto il popolo fosse fedele fino alla morte ai sovrani (?!) e come molti ufficiali borbonici fossero dei geni strategici vittoriosi. Qualcosa non quadra. Purtroppo non sono abbastanza informato sull' argomento per poterlo approfondire, ma basti dire che la ricostruzione di Aprile sembra lacunosa e, quasi mi imbarazzo a scriverlo, di parte.

Ma la cosa strana è che il tutto sembra un pò campato in aria, pur essendo sostanzialmente in sunto da molti testi citati lungo il libro (e pare strana l' assenza di una bibliografia alla fine, considerando che siamo di fronte ad un vero e proprio saggio), visto che, oltre a far incazzare la gente, non sembra proporre nulla di concreto.

Aprile è sempre lì a punzecchiare il lettore (si suppone meridionale) con osservazioni del tipo "Mi chiedo ancora perché i meridionali non s' incazzino" , ma al di là di questo non pare fare molto. E infatti devo ammettere di aver trovato la lettura noiosa sul lungo andare. Superato l' entusiasmo iniziale, la struttura ripetitiva del racconto di Aprile ha smorzato di molto l' interesse nella lettura, visto e considerando che tutto sommato ritrovarmi all' ennesimo elenco di cattiverie del nord (solo cambiando punto di focalizzazione) aveva un pò scocciato.

Per quanto il quadro generale possa apparire poco entusiasmante, non sconsiglio in toto la lettura. Come ho detto pocanzi, di sicuro il libro può essere un buon modo per svezzarsi all' argomento, anche se alcuni potrebbero trovarlo più utile per rintracciare i molti testi citati, forse meno sferzanti, ma magari più ricchi d' informazioni.

venerdì 14 gennaio 2011

Black ★ Rock Shooter - Recensione


Iniziata la Prima Media, Mato stringe da subito amicizia con Yomi, pur essendo apparentemente l' una l' opposto dell' altra. Le due diventeranno inseparabili, fino a che, arrivate al secondo anno, non finiscono in due classi diverse.
Parallelamente, in una dimensione desolata, delle ragazzine armate si danno battaglia senza sosta.


Onestamente non so come giudicare quest' anime. Le due sezioni, prese singolarmente, fanno davvero bene il loro lavoro. Unite, mi sembrano un pò sconclusionate.


Si, la morale sarebbe "il combattere per preservare l' amicizia", ma con un pretesto così stupidino? E con tutti questi buchi narrativi? Per l' elenco più o meno completo, vi rimando alla fine della recensione.
Ma, come ho detto su, le due cose funzionano bene separatamente. Le sezioni nella dimensione alternativa mostrano un atmosfera di devastazione deliziosa, oltre che un uso dei colori molto interessante, mai troppo accesi eppure che risaltano. La parte scolastica, invece, pur non essendo nulla d' originale, è realizzata bene: i personaggi sono delineati chiaramente, e lo sviluppo del loro rapporto è interessante. L' idea delle due dimensioni separate è davvero interessante, specie quando si comincia a cogliere quale possa essere il collegamento tra le due, ma insomma, Black Rock Shooter non ha problemi fino a che le due parti non cozzano tra di loro, con niente capo e poca coda.

Sul versante tecnico un pò di lodi. Il design è piacevole, non tanto nella parte "normale", in cui rientra nella media, quanto in quella da "combattimento", in cui il design graffiante e allo stesso tempo morbido dei personaggi (per quanto trovi disturbante come cerchino di rendere un po’ sexy bambine di 12 anni) è supportato da degli ottimi effetti per i combattimenti che sono spettacolari; il tutto con ambientazioni forse ripetitive ma cariche di fascino.

Sul sonoro, l' unico appunto che faccio è lo strano uso della musica nei combattimenti. Questi generalmente partono senza nessun accompagnamento, ma ad un certo punto parte un brano rockettaro non eccessivamente entusiasmante. A questo punto magari avrebbero potuto rischiare e non mettere nessun accompagnamento.

Tirando le somme, non fosse stato per i crateri nella sceneggiatura, probabilmente starei a parlarvi di un piccolo capolavoro. Così, una visione piacevole, ma un' occasione sprecata.

Voto: 7,5

I BUCHI NARRATIVI (alto contenuto di spoiler, non leggete se non avete visto l' anime)

1- Chi è la tizia con gli occhi rossi con cui Black Rock Shooter combatte all' inizio? Perché ci combatte? Perché non compare più dopo l' inizio? Perché sembra non avere la minima importanza che le avesse ficcato una spada nel ventre?!

2- Chi è la tipa con i capelli bianchi e la coda? Perché quando pare che vada a fare qualcosa scompare del tutto?

3- Volete farmi credere che perché Mato si è fatta un' altra amichetta , quella per tutta risposta è andata in una dimensione parallela ed è divenuta una dea della morte? Ok, ma almeno spiegatemi come!

4- E magari anche come ci finisce Mato. Devo preoccuparmi che gli accessori per cellulari siano portali dimensionali?

giovedì 13 gennaio 2011

High School of the Dead - Recensione


Alcuni studenti di un liceo cercano di sopravvivere ad un' improvvisa invasione di zombie, cercando contemporaneamente di scoprire cosa sia successo ai loro genitori.

Eros e tanathos, secondo Sigmund Freud, sono i due principi basilari intorno a cui verte ogni nostro desiderio: uno, chiaramente, quello che spinge a cercare il piacere in ogni sua forma; l' altro, il piacere proibito, ossia quello che fa trasgredire ai regolamenti imposti dalla società e dai superiori, compiendo azioni illecite, anche se queste fossero mortalmente rischiose. Ora, perché cazzo vi sto raccontando tutto questo? Perché qui di eros e tanathos ce n' è a bizzeffe, nella loro forma più rozza e soddisfacente: ragazze nude e massacri. Ma basterà? Ed è di qualità? per alcuni si, per altri no.

Partiamo dall' eros: High School of the Dead è un ecchi, genere che fa della nudità parziale o totale il suo punto di forza. Qui praticamente ogni inquadratura è un pretesto per inquadrare reggiseni, mutandine, sederi e seni (ovviamente di dimensioni sconcertanti). Ma non aspettatevi di vedere capezzoli o vagine. Di quelli manco l' ombra, nonostante certe volte pare stravolgano l' anatomia umana per non mostrarli.
Il paradosso è che HSotD le tette te le sbatte in faccia, ma allo stesso tempo non te le fa vedere. Dopo la visione di qualche puntata vedere un hentai è una boccata d' aria fresca, solo solo per non dover sottostare a pretesti assurdi per non vedere un capezzolo.

Riguardo al tanathos, siamo già su livelli più soddisfacenti, e parlando di zombie non mi aspetterei altro. L' unico appunto che mi sento di fare è dovuto non alla serie in sé quanto all' ottusa censura a cui è stato sottoposto. La versione da me visionata probabilmente è quella televisiva, che subì oscuramenti e tagli nelle scene più cruente (cosa che all' epoca fece scalpore). Nulla di particolarmente traumatico, ma di sicuro ti guasta la visione.

Comunque, sono problemi di ordine secondario. HSotD fa bene il suo lavoro (sangue e tette), ma sotto di questo non c' è molta sostanza (almeno finora, visto che, pur non essendo stata ancora annunciata, che io sappia, è fin troppo ovvio che ci sarà una seconda serie, visto che questa finisce nel bel mezzo di niente).
I personaggi seguono tutti stereotipi ben consolidati, a partire dall' otaku fanatico di armi alla ragazza trundere (Asuka, anyone?). Più o meno tutti li ho trovati così carismatici da volerli vedere sbranati. Takagi è talmente acida (troppo anche per uno tsundere) che Asuka al confronto è la persona più tenera al mondo; la dottoressa è così impacciata da ben meritare di morire; Rei è solo una vacca, senza se e ma; Takashi... non mi stupirebbe se alla fine realizzasse di essere gay, considerando le occasioni che brucia; la bambina, dopo una molto toccante entrata in scena, diventa perfettamente inutile. Ma quello che ho odiato maggiormente è il cane, apoteosi della banalità. Certo un loro sviluppo c' è, ma rimane comunque ancorato ai canoni del genere, quindi poche sorprese. E quando sembra osare di più, e creare delle situazioni nuove, in cui si creano delle vere relazioni, l' anime si rimangia tutto e si torna indietro. Il passo del gambero. La povertà di contenuti la dimostra il fatto che se si tolgono le scene ecchi e simil comiche di colpo scompaiono intere puntate. Si, l' obiettivo della serie è far arrapare gli otaku, ma chi vorrebbe anche un pò di trama che fa? E la trama non è andare raminghi senza nulla da fare da un punto A ad un punto B. Alla fine della dodicesima (ultima) puntata, di fatto di passi avanti se ne sono fatti pochissimi, al punto che quasi si potrebbe saltare dalla terza al finale della dodicesima, cambierebbe poco.

Nella costruzione del contesto "zombesco" è stato fatto un buon lavoro, tanto che qui la mancanza di originalità va quasi apprezzata, visto che i fan del genere ritroveranno tutti i loro stilemi preferiti: città in fiamme, migliaia di zombie che spuntano dal nulla, uomini normali pazzi furiosi...

Tecnicamente poco da dire: il design graffiante può piacere o meno, ma le animazioni sono comunque di ottimo livello, e non manca l' uso di molti effetti per rendere più dinamiche le scene d' azione. Sonoro nella media, con qualche picco occasionale davvero ben congegnato.

C' è chi lo ha apprezzato (molto) più di me, ma il mio consiglio è questo: se volete una serie sugli zombie, guardate The Walking Dead. Se avete voglia di quello che Cetto Laqualunque definisce "pilu", un hentai saprà soddisfarvi ben di più.

Voto: 6,5

mercoledì 12 gennaio 2011

Che bella giornata

Un piacevole miglioramento da Cado dalle nubi. Meno battute fini a sé stesse, anzi, l' ispirazione generale è sicuramente maggiore.

Certo, viste le premesse e il successo mi aspettavo un film roboante, e purtroppo le mie aspettative sono state un pò deluse: si tratta "semplicemente" della commedia italiana più divertente da diverso tempo a questa parte. Ma questa parziale delusione deriva in parte dal genio che ha montato il trailer, ove sono state raccolte molte delle battute migliori.

Fa piacere vedere che Checco non si ricicli più di tanto. Il personaggio qui presentato è piuttosto diverso da quello del precedente film, meno ignorantone, forse più diversamente cafone, ma comunque un pò diverso.

Si è parlato tanto della critica sociale contenuta nel film. Diciamo che questo è un fattore a mio avviso un pò sopravvalutato. Si parla (tanto) di terrorismo, (poco) di precarietà, ma tutto sommato le ho trovate più che altro delle simpatiche frecciatine piuttosto innocue, ma direi che è il meglio che ci si possa aspettare da un comico non strettamente satirico.

martedì 11 gennaio 2011

Kuuchuu Buranko - Recensione

Ichiro Irabu è lo psichiatra del suo ospedale. Manco fosse Freud, seguiremo la sua cura di vari pazienti che si sottopongono ai suoi servizi, decisamente poco ortodossi.

La prima definizione che darei di Kuuchuu Buranko se mi venisse chiesta sarebbe quella di un Paranoia Agent sotto acido. Anche se può non sembrare, entrambi i lavori hanno molti punti in comune, fondamentalmente riconducibili ad uno soltanto: l' analisi di vari casi di patologia mentale legati alla società moderna. Certo, l' anime qui recensito non ha la stessa valenza di critica sociale del suo termine di paragone, più che come la società mastichi la vita delle persone a lui interessa raccontare "semplicemente" le loro paranoie, e ne vedrete di tutti i tipi. Spesso però il dottore sembra messo peggio che i suoi pazienti. Irabu sembra un personaggio senza senso, e fondamentalmente lo è; egli è il grillo parlante del terzo millennio, quello più matto di te che però ti dice come comportarti. Dopotutto sono ordini del medico.

Infantile, egocentrico, feticista delle iniezioni, con seri disturbi della personalità, tanto che non è raro che si triplichi (letteralmente). E' un uomo che pur indossando una maschera (d' orso) vive spontaneamente, e fondamentalmente è quello che suggerisce a tutti i suoi pazienti, di vivere superando le maschere che si autoimpongono a mò di difesa, di superare le barriere ansiogene che si creano. L' animalizzazione dei pazienti è esternazione di quei sintomi che ne limitano la vita, e quindi ne fanno men che uomini. Ma lui è solo il medico. Ti indica la via, magari ti ci spinge dentro, ti fa lo sgambetto, ma devi essere tu a camminare.

Il rischio con un impostazione del genere è che la serie risulti noiosa. Deve sempre darti stimoli, o annoia. Per nostra fortuna Kuuchuu Buranko sa intrattenere, merito la costante atmosfera giocosa del tutto e i personaggi presentati, che ne fosse capitato uno che non accattivi! Tutti e gli undici i pazienti sono delineati ottimamente, e per quanto le loro vicende si aprano e si chiudano nel corso di una puntata lo spettatore è coinvolto nella loro vicenda.

Certo, la natura episodica, e quindi la mancanza di un filo conduttore narrativo, rende la visione piuttosto "fine a sé stessa", considerando che, se non per qualche collegamento secondario, (quasi) ogni puntata è una storia a sé. Poco male, comunque, visto che la noia non fa mai capolino, anzi, qualche risata ci scappa. Ciliegina sulla torta le apparizioni estemporanee di Fukkuichi, che infarciscono le puntate di nozioni mediche.

Purtroppo la mancanza di un grosso budget sembra trasparire da molti elementi, quali la brevità (11 episodi) e il riciclo (comunque non assurdo) di scene. Dettagli comunque che non inficiano più di tanto i meriti della serie, che si ravvisano anche e soprattutto sul piano visivo, che è quello che colpisce per primo. Non perderò tempo a descrivere la follia cromatica di tutto, vedrete e capirete. Spendo solo due parole sull' utilizzo di attori in carne e ossa in molte animazioni: geniale!

Le musiche presentano motivetti accattivanti. Da premiare l' opening, l' ending, e l' uso occasionale di brani classici (in una scena l' uso della lirica la rende esilarante).

Forza e coraggio, dunque, non fatevi scoraggiare dalla sua stranezza. Vedetene una, magari due puntate, se vi piaceranno allora tutta la serie farà per voi, nel caso contrario mi spiace per avervi fatto perdere tempo, forse necessitate di un' iniezione di vitamine.

Voto: 8,5

lunedì 10 gennaio 2011

Iron Man - Recensione


Tony Stark, alias Iron Man, arriva in Giappone per dirigere la progettazione di una stazione energetica Arc. Parallelamente a questo, vara la produzione di una versione di serie della sua armatura, denominata Dio. Ben presto però dovrà fronteggiare l' organizzazione terroristica Zodiac, le cui mire interessano la sua tecnologia.

Occhio, recensione un pò spoilerosa.
Oggi è un giorno felice. Perché? Perché mi sono tolto dalle balle questo cartone, che per quanto consti di sole 12 puntate è stato un vero stillicidio.
Le cose da criticare sono tante e tali da non sapere da dove iniziare. Forse conviene partire dalle cose positive.

Ehm... uhm... di sicuro non è cancerogeno.
Perfetto, dopo averne decantato le lodi passiamo ai difettucci: tutto il resto.

Tutto sembra nascere da una sorte di crisi d' identità della serie. Né carne né pesce verrebbe da dire. In realtà né americana né giapponese. Anzi, per la precisione scimmiotta l' americana facendo la giapponese fino allo schifo.

Il fatto di volersi legare ai film lo testimonia qualche piccolo accenno a questi (specie al primo), e soprattutto la sporadica apparizione del personaggio di Pepper. Complice in questo anche il flashback sulle origini di Iron Man, ambientato in un paese asiatico, come nel film, piuttosto che in Vietnam, come nel fumetto. E proprio su questo punto noto una cazzata enorme. Ti rifai al film ma poi fai sopravvivere lo scienziato amico di Stark? E lo fai diventare cattivo? IN QUELLA MANIERA? (spoilero, spoilero, la cosa è talmente squallida che lo faccio apposta, risparmiandovi il supplizio di vederlo).

Insomma, la partenza pare quella. Ma poi? Nei film il mondo invidiava Stark per la tecnologia di Iron Man; e anche qui è così. Però mi chiedo: a che serve rubare Dio quando sono in grado di creare dei robot ancora più cazzuti? Nel film per fare solo un' imitazione di Iron Man avevano bisogno dei rottami del prototipo, qui ci si ritrova dal nulla fortezze volanti, un coso che verrebbe da chiamare Iron Samurai (che, ovviamente, è anche meglio di Iron Man!), e tutta una serie di esoscheletri che fanno sembrare spesso l' armatura di Stark più un Emilio il robot sotto steroidi che un’ armatura invincibile. Necessità da anime, magari; forse non funzionerebbe se fosse invincibile, ma a giocare con personaggi preesistenti ci si brucia.
D' altronde, prendersela con i cattivi è di per sé una cattiva azione. Quando non sono dei poveri fessi, fregati dall' idea di lottare per la giustizia (quando per rendere ancora più evidente che sono dalla parte dei cattivi dovrebbero solo marchiargli a fuoco un teschio sulle natiche), sono protagonisti di colpi di scena che di colpo hanno ben poco (qualsiasi primate senziente potrà intuire a tre quarti della serie chi sia il boss finale).

I buoni purtroppo non sono da meno. Vanno dall' inutile (Chika, responsabile tra l' altro della love story più insulsa mai concepita, roba al cui confronto Moccia è Kundera) al generare odio e voglia assassina (NANAMI!). Ma il peggiore, e maggior delusione (perché da lui qualcosa te l’ aspettavi), è proprio Tony Stark. Se speravate di ritrovarvi Robert Downey Jr. e il suo incedere strafottente, versate calde lacrime, qui ha l' aspetto di un attore di telenovelas ispaniche decaduto con le battute dell' originalità di una ruota rotonda.

E i combattimenti? Almeno quelli si salvano? Ma manco per il piffero. Dimenticatevi il bellissimo trailer d' annuncio (che a vederlo ora fa pensare che servisse unicamente come linea guida, ma almeno fosse stato così, visto che di quello è rimasto ben poco), qui tutte le armature sono in una scialba computer grafica, i combattimenti brevi e insipidi (nonché zeppi di tipici salvavita miracolosi da anime, dal cattivo che si pente al miracoloso miglioramento improvviso della bravura in combattimento).

E con questo ci ricolleghiamo all' aspetto visivo. Oltre la già nominata povera computer grafica, ci ritroviamo un comparto d' animazioni tremendo unito ad un design in genere buono, con dei flop terribili (di nuovo, anche qui Stark regna in negativo!). Inutile spendere parole sul sonoro. Dubito che nessuno ricorderà mai un qualsivoglia brano di questa serie.
Certo serie del genere è anche un bene che ci siano. Dopo tutto le recensioni negative sono le più divertenti da fare (ma non le più appaganti), e questo, tra buchi nella trama sconvolgenti, giapponesate ridicole, finale scandaloso e via discorrendo, ne dà più che a sufficienza. La prima incursione della Marvel negli anime ha più che deluso. Dovremmo forse aspettarci di meglio da Wolverine? Chiedetelo a qualcun' altro, perché io, a meno di essere a corto di scelte, marcherò visita.

Voto: 4

domenica 9 gennaio 2011

Cado dalle nubi

Quando si dice un film "personaggiocentrico", ossia ruotante in tutto e per tutto sull' estro dell' attore protagonista. Nel caso specifico, Checco Zalone e il suo character cafone e ignorante, che qualcuno troverà simpatico, qualcuno odioso. Fatto sta che la sua interpretazione è talmente innocente che, pur sfociando certe volte nell' esaltazione della cafonaggine, sa accattivare la simpatia.

Ma riesce a reggere un intero film? Ni.

Tutte (o quasi) le battute ovviamente spettano a lui, e non tutte sono propriamente ispiratissime. Più che altro certe volte è come assistere ad uno sketch di Zelig, in cui fa la battuta e zak, il pubblico ride (emblematica la scena col gruppo di sostegno. Ridono? Ma nella realtà l' avrebbero preso a pedate nel culo! Tra l' altro, parentesi curiosa: per essere un gruppo di giovani che parlano di problemi familiari, è sorprendente come l' età media a giudicare dalle facce sia molto superiore ai trent' anni).

Certo, gli acuti ci sono, come il padre di famiglia leghista e le canzoni, e in generale il film è una piacevole visione.

venerdì 7 gennaio 2011

Disney's A Christmas Carol

Sono piacevolmente sorpreso. Per carità, non siamo molto oltre una buona riproposizione della solita storia, ma il compito è stato fatto quantomeno bene. Se c' è una cosa che mi ha sorpreso sono i toni del film. Dai trailer e dalla presenza di Jim Carrey mi aspettavo un film molto più comico, invece si prende tremendamente sul serio, salvo qualche caso. Insomma, complice qualche spaventino generato da un paio di effetti "bu!", non è propriamente il prodotto per bambini che pensavo.
Certo che sia un prodotto indirizzato al grande pubblico (e per sfruttare le "prodezze" del 3D) lo dimostrano diverse scene piuttosto movimentate, che, anche se viste in 2D, mi hanno lasciato intuire che in sala fecero uso della terza dimensione. Queste scene, che volendo potremmo anche definire d' azione, onestamente in qualche caso sono parse un pò fuori luogo e allunganti il brodo (nella fattispecie, l' inseguimento da parte del terzo spirito. A che pro, a parte movimentare la scena?).
Il racconto è comunque valido. Volendo soprassedere sul fatto che parliamo di una trama che ormai conoscono anche i sassi, il racconto è ben sviluppato, supportato da un aspetto creativo ispirato (da applausi, secondo me, la transizione dal secondo al terzo spirito).
Ad avermi colpito per primo, però, è la computer grafica usata, davvero buona, se si escludono dettagli un pò grossolani come i capelli.
Certo, alla fine la noia ha prevalso. Come ho detto prima, si è andati troppo per le lunghe. Disney stessa fece meglio con Canto di Natale di Topolino, molto più conciso ma notevolmente più efficace. Meritevole comunque di una visione in famiglia.

mercoledì 5 gennaio 2011

Harry Potter e i doni della morte - Parte 1

Sorprendente come mi sia dimenticato di parlare di questo film, che ho visto un mese fa circa!
Le impressioni da fan del libro? Di nuovo, sorprendente, poco da dire. Probabilmente, insieme al terzo e al quinto il migliore. La fedeltà alla vicenda scritta è buona. Un pò di licenze, come sempre, ma grossomodo c' è poco da lamentarsi, almeno delle cose riportate fedelmente. In quanto alle aggiunte, nulla di particolarmente male (se non i Mangiamorte sul treno: ma non avrebbero dovuto friggerlo Neville per quella risposta?!). Una piuttosto ambigua è stata quella del ballo Harry - Hermione. Bella, eh, ma a che pro? I fan sanno benissimo che tra di loro non batteranno chiodo, mentre gli ignari si faranno dei film inutili in testa.
Riguardo a Qui Quo Qua, poco da dire. Hermione regna in quanto a carattere, Harry è la solita scamorza e Ron sorprende in simpatia, tanto che le scene più divertenti sono le sue.
Ottimi effetti speciali (l' ho visto in 2D), e i toni dark danno davvero gusto alla visione (con qualche bel balzo di paura, amata odiata Nagini). A giugno con la Parte 2!

lunedì 3 gennaio 2011

Top Ten Anime 2010

Terzo appuntamento con l' annuale classifica. Via!



Nel 2046, i giovani Mikako e Noboru si vedono separati quando la prima si arruola nell' esercito per fronteggiare una razza aliena ostile, mentre il secondo continua la sua vita sulla Terra. L' unico mezzo di comunicazione che i due hanno sono i messaggi tramite telefonino, che però richiedono sempre più tempo per essere ricevuti man mano che Mikako si addentrerà nello spazio profondo. Il loro rapporto resisterà a questa dura prova?

Un piccolo gioiello, che se non fosse stata per una certa esagerazione delle cose avrebbe potuto ambire a posizioni più alte.



Per proteggere la popolazione dalle minacce paranormali, il Ministero della Difesa giapponese ha approntato una squadra di esorcisti specializzati nello sterminio dei demoni, l' "Ufficio per la prevenzione dei disastri Soprannaturali".
Membro di spicco del gruppo è Isayama Yomi, figlia adottiva di un grande esorcista, il quale deciderà di prendere in casa Tsuchimiya Kagura, rampolla di un' altra famiglia di esorcisti, recentemente rimasta orfana di madre.

Questa è stata veramente una sorpresa. Essendo solo il prequel al manga pensavo che non potesse raggiungere chissà che traguardi, ma sorprendentemente la trama era piuttosto appassionante, e i personaggi tutto sommato accattivanti, specie Yomi, il cui sviluppo è tutt' altro che scontato. Lo relego al 9° posto solo perché, per l' appunto, essendo un prequel, il finale resta molto aperto, ma ciò non toglie che la vicenda possa essere seguita piacevolmente senza leggere Ga Rei.



Lo ribadisco qui. Inutile tentare di riassumere quel pò di trama presente nel cartone, vista la sua poca consistenza e difficoltà nel seguire il filo. Lasciatevi semplicemente ammaliare dalla potenza delle immagini, e dalla trascendenza della musica.




Invitato dalla sua ex allieva Jenis Quatlane, il Professor Layton, insegnante di archeologia nonché enigmista di fama mondiale, si reca con il suo giovane allievo Luke al teatro lirico Crown Petone ad assistere ad un suo concerto.
Al termine dello spettacolo, però, si ritroveranno coinvolti con tutti gli altri spettatori in una sfida lanciata da un anonimo individuo: tutti concorreranno ad un premio che verrà vinto da un' unica persona: la vita eterna. A tutti gli altri spetta solo la morte.

Un film che riesce davvero a cogliere lo spirito della serie videoludica. Tra giocare il gioco e guardare il lungometraggio c' è poca differenza, se non che nel primo caso ci si spreme le meningi molto più attivamente.



Dopo aver sconfitto i suoi quattro generali, Simon, ormai a capo del Dai Gurren Dan, muove battaglia a Teppelin e al suo sovrano, Lord Genome, signore degli uomini-bestia.Sconfitto, questi lo avverte della minaccia che il ragazzo ha scatenato sull' umanità, una minaccia che porterà alla sua estinzione.

Con tutto che ci troviamo di fronte ad una delle peggiori commercialate, qualche succosa aggiunta lo rende davvero meritevole di visione da parte dei fan.
SUPER TENGEN TOPPA GIGA DRILL BREAKER!!!



La disperazione assedia la vita di Itoshiki Nozomu, insegnante liceale assegnato ad una nuova classe. Di natura a dir poco pessimista, basta una quisquilla a gettare Nozomu nella più profonda disperazione e portarlo a tentare il suicidio. Le cose non sembrano migliorare quando entrerà in contatto con la sua nuova classe, almeno fino a che non realizzerà che ogni suo studente presenta delle fissazioni anche peggiori delle sue!

Piacevole ventata di follia come non ne vedevo dai tempi di Detroit Metal City. Considerabile come una via di mezzo tra Great Teacher Onizuka e Welcome to the NHK, saprà regalarvi qualche risata.



Ginko di professione fa il Mushishi, ossia lo sterminatore di mushi, esseri simili agli spiriti che vivono in un piano più profondo della natura, influenzando lei e noi. Tali Mushi possono essere innocui come pericolosi, quindi Ginko viaggia costantemente da un luogo all' altro prestando i propri servigi per debellare tali minacce.

Cosa si cela dietro l' apparenza delle cose? Esiste un mondo che vive parallelamente al nostro? Mushishi dà la sua personale risposta al quesito, e lo fa con un approccio quasi contemplativo, che, anche se tradisce una certa freddezza, affascina, al prezzo di una lentezza certe volte che potrebbe scoraggiare alcuni.



La vita di tutti i giorni di quattro liceali, divise tra studio, lavoro, famiglia, manga, e tanto altro ancora.

Brioso, divertente, interessante, e dannatamente otaku! Lucky Star è come dovrebbero essere più o meno tutti gli anime, con personaggi carismatici e che non annoiano mai. Quasi tarantiniano nel racconto, visto che, come ci ha abituato il meglio del succitato regista (Pulp Fiction), pochi sono in grado di costruire storie sul niente e renderle interessanti. Vi sorprenderà quanto possa essere avvincente una discussione sul come mangiare una brioche alla crema.



OZ è il social network più esteso che si possa concepire. Chiunque al mondo ha un profilo.Al suo interno si può fare qualsiasi cosa, dal passatempo al lavoro professionale, tanto che si può dire che la vita di tutti i giorni dipenda dai meccanismi di quello che è più di una semplice alternativa a Facebook.
E come tutti, anche Kenji Koiso, liceale con un uno spiccato acume per la matematica, ha un account in OZ, e ci lavora, per di più. Ma quando gli viene offerto di accompagnare la senpai Natsuki Shinohara in viaggio non ci pensa due volte. Arrivata nella sua casa di famiglia, avrà a che fare con i suoi esuberanti familiari, e l' estate sarà più calda che mai.

Il mio giudizio su questo film ha avuto delle fasi altalenanti. Dopo un entusiasmo iniziale, come dimostra la recensione, ho avuto una fase di calata quando realizzai le molte somiglianze della trama col film dei Digimon , con cui condivide il regista (o almeno, con la sua prima metà, essendo costituito in realtà da due corti), cosa che me lo fece considerare come poco più di un clone.
Ma poi, pensandoci a mente fredda, un paio di considerazioni mi hanno fatto ricredere sulla bontà del progetto. Innanzitutto, questo non sarebbe il primo e di certo non il più clamoroso caso di riciclo di idee (alcuni hanno fatto ben di peggio, vi prego di tornare alla posizione 6); oltretutto, degli spunti simili sono stati sfruttati per raccontare due storie piuttosto diverse, visto che qui, oltre alla questione del collasso di internet, c' è tutto il contesto del mondo reale che è quello che dà veramente il peso della trama. Complimenti quindi!




In un mondo sommerso dalle acque un anziano vive e sopravvive innalzando la propria casa di pari passo col crescere del livello del male. Seppelliti sotto tonnellate d' acqua sono oggetti e ricordi.

Difficile trovare parole che non abbia già usato per descrivere la bellezza di questo corto.
Rilassatevi e godetevelo, è proprio qui sopra.


Premio "Poteva farcela": xxxHOLIC


Watanuki ha il potere di vedere gli spiriti, nonché d' interagire con loro. Ma tale abilità non lo rende felice, poiché è costantemente perseguitato da qualsiasi entità sovrannaturale nei paraggi.
Un giorno, però, si sente attratto irresistibilmente da un' antica casa, dove viene accolto da Yuuko, sensitiva che accetta di liberarlo dal suo "dono" in cambio della sua servitù. Così Watanuki si ritrova a lavorare come governante nel suo negozio, specializzato nell' esaudire i desideri delle persone.

Come per Mushishi, anche qui si parla di un aspetto del mondo celato ai nostri occhi ma che interagisce pienamente con noi stessi, nel caso specifico tutta una serie di spiriti, spesso provenienti dalla mitologia giapponese. A fronte di tante potenzialità inespresse come un contesto affascinante e alcune puntate decisamente avvincenti, cosa manca a xxxHOLIC per esser finito nella serie dei miei personali "tutto sommato peccato"?
Fondamentalmente, un cast di protagonisti che non generasse noia e odio...

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