domenica 30 dicembre 2012

Dico la mia: Best of 2012

Miglior film: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

Scelta non così ovvia, ma alla fine più che naturale. Il climax finale della più grande serie cinematografica supereroistica mai realizzata (e dai che lo sapete anche voi) ha spaccato enormemente il pubblico, tra chi è rimasto estasiato da questa catarsi finale estrema, e chi non è riuscito a soprassedere sui molti punti incerti della trama.
La mia posizione? Decisamente più la prima che la seconda. Per quanto anche io riconosca diversi passaggi dubbi (ma nulla di traumatico, se non una scelta discutibile nei passaggi finali), vedo il film per quello che è, ossia una grande parabola su cosa significhi sacrificarsi per una giusta battaglia, e fin dove ci si debba spingere per affrontare i propri nemici, esterni ed interiori.
Fermo restando che considero Il Cavaliere Oscuro il migliore in assoluto della trilogia, questo è il finale che più meritava.

Runner up: Lo Hobbit; Psycho; I Tenenbaum; Fargo; Futurama: Il Colpo Grosso di BenderRibelle - The Brave; Prometheus; Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e CiccioThe Tree of Life


Miglior Libro: "Written on the body", di Jeanette Winterson

Chiunque abbia mai elogiato il sentimentalismo alla spicciola di un Moccia qualsiasi, farebbe bene a leggere libri come questo, che sviscerano la sfera emozionale trascendendo le barriere dei generi, e mostrando il rapporto di coppia come una fusione totale e assoluta tra gli individui.
Altamente consigliata la lettura in lingua originale, in quanto l' assenza di caratterizzazione sessuale nel testo del/la protagonista accentua l' ambiguità e l' onnivalenza della storia.

Runner up: "Il Processo", di Franz Kafka; "Alice nel paese delle meraviglie/Attraverso lo specchio", di Lewis Carrol




Miglior Musica: Nick Cave and The Bad Seeds, "Murder Ballads"

Questo è stato un anno di grosso ampliamento della mia cultura musicale, ma posso dire con facilità che il concept album di Nick Cave e la sua band, Murder Ballads, abbia dominato le mie classifiche di ascolti.
La varietà delle tracce presenti, variegate per stile e musicalità, ne fanno un album da riscoprire ad ogni ascolto. E i testi sono di una profondità e di una poeticità sublime, narranti di delitti passionali, ora con ironia, ora con tragicità, riprendendo un tema popolare nel folk inglese.

Runner up: The XX; Shadow of The Damned OST; P.J. HarveyMannarino; Franco Battiato; Daft Punk;





Miglior Fumetto: "Bone", di Jeff Smith

Bone è il classico esempio che parte dall' essere una cosa e giunge ad esserne un' altra. Pur senza tradire la sua vena spiritosa, questo si è evoluto velocemente dalla commedia iniziale, in qualcosa di ben più denso e corposo, arrivando a meritare a tutti gli effetti un posto d' onore tra le saghe fantasy più celebri.
Il bello è che lo fa senza stravolgere nulla; Bone di rivoluzionario, specie se non contiamo la sua vena comica, non ha nulla. Ed è questo il suo punto di forza: l' avere una storia semplice, ma raccontarla mostruosamente bene, dimostrando come non serva impaperarsi in un' epicità forzosa, perché se c' è una grandezza da svelare, questa verrà da sé.

Runner up: "Persepolis", di Marjane Satrapi; "Preacher", di Garth Ennis e Steve Dillon; "Neonomicon", di Alan Moore e Jacen Burrows; "Saiyuki Reload", di Kazuya Minekura; "Don Zauker", di Emiliano Pagani e Daniele Caluri;  "Kick-Ass 2", di Mark Millar e John Romita Jr.


Miglior Videogioco: Red Dead Redemption (Game Of The Year Edition) [360]

Pochi dubbi su chi avrebbe dominato questa sessione quest' anno. Red Dead Redemption merita di diritto un posto tra i primi dieci giochi della corrente generazione di consolle, e di sicuro avrà menzioni in future classifiche dei migliori di sempre.

Parti al galoppo nella prateria, vedi un' antilope. La insegui un pò, poi le assesti un colpo dritto alla nuca. La scuoi, potrai rivenderla in qualsiasi drogheria. Ma prima sali su quel costone, qualcuno grida aiuto: una diligenza assalita dai banditi. Li uccidi tutti meno uno, è il boss; lo incapretti e lo porti fino in galera, incassandone la taglia. Poi riparti, ma si fa buio. Prepari quindi l' accampamento per la notte, e rimanete tu, il tuo cavallo, l' infinito che ti circonda, e le stelle a guardarvi.

Runner up: Portal 2 [360]; Pokémon: Versione Nera 2 [DS]Kingdom Hearts: Birth By Sleep [PSP]; Shadows of the Damned [360]

Il Gigante di Ferro

Quando non s' ha da fare, non s' ha da fare. Con tutto che Il Gigante di Ferro, se non il migliore, uno dei massimi prodotti del fu studio di animazione 2D della Dreamworks, ne segnò anche il tracollo.
Il periodo era quello di transizione dal 2D al 3D, e di lì a poco proprio la Dreamworks si sarebbe rifatta abbondantemente con quella cuccagna che fu Shrek.
Io non sono uno di quelli che rimpiangono i bei tempi andati, ma, praticando io stesso il disegno come hobby, trovo ben più affascinante un disegno fatto a mano di un' immagine realizzata al computer.

Per quanto presenti alcuni primi inserti di computer grafica, Il Gigante di Ferro è figlio della vecchia scuola, e un ottimo esempio di questa, presentando un' estrosa rappresentazione dell' america cinquantina, in piena guerra fredda (contesto che ha suscitato qualche polemica per una supposta politicizzazione del film. Polemiche ridicole, a mio avviso), che raggiunge l' apice nella rappresentazione del robot, anni '50 che più anni '50 non si può (e sul finale darà spettacolo a non finire, senza snaturare in alcun modo la sua natura retrò).

L' ottima sceneggiatura è supportata da un cast ben caratterizzato, a cominciare dal protagonista Hogart (uno dei "fanciulli animati" più accattivanti che abbia mai visto), proseguendo per l' agente del governo (detestabile ma brioso), per finire per il custode della discarica (uno di quei tipi che ti fa piacere avere intorno).

Meritevole di una visione, quanto meno per vedere come andavano le cose prima del tramonto di una tecnica di fare cinema che, negli ultimi anni, ha affrontato (almeno in occidente) il suo momento di maggior declino.

martedì 25 dicembre 2012

Top Ten Final Boss Fights

PROSEGUE DIRETTAMENTE DAI BOSS NON FINALI

I boss finali rappresentano la summa di quanto vissuto nell' arco di un videogioco. Quando la sfida è attesa da lungo tempo, e questa si rivela la degna conclusione dell' avventura, ci si sente soddisfatti di essere giunti fin lì, di aver compiuto l' impresa (e purtroppo la mancata comprensione di tale appagamento catartico è la principale causa di denigrazione dei videogiochi da parte di chi li critichi).
Questi sono i dieci boss che maggiormente mi hanno lasciato quella soddisfazione così rara e preziosa.

10. NIGHT TERROR - da SOUL CALIBUR III      -video-



Grande parte del fascino di questa boss fight consiste nella cripticità insita nello scovarla. Sbagliare anche solo un passo del procedimento avrebbe altrimenti condotto alla più canonica lotta che vedeva Abyss quale nostro opponente.
Per potervi accedere, bisognava affrontare la modalità storia del gioco, e proseguire senza esser sconfitti neanche una volta (impresa non impossibile). Dopo un tot di vittorie, al giocatore verrà proposta una scelta diversa da quella classica, ovvero se seguire o meno le voci di un potente guerriero nascosto all' interno di antiche rovine. Accettare avrebbe significato dover affrontare alcuni combattimenti decisamente più impegnativi rispetto ai soliti, fino a giungere al confronto finale con Olcadan, forse il più difficile dell' intero gioco.
Arrivando a questo faccia a faccia (vincerlo o meno è secondario), l' esito successivo della fusione di Zasalamel con le due spade sacre avrebbe dato origine a Nightterror, piuttosto che al suddetto Abyss.
Il primo scontro con il bestione avrebbe spiazzato più di un giocatore, in quanto egli, fondalmente una versione steroidata di Nightmare, avrebbe caricato come un animale senza lasciare un attimo di fiato, con mosse ai limiti del denunciabile, e peraltro non essendo nemmeno suscettibile di ringout, in quanto quelle ali non sono lì tanto per estetica.
Ciliegina sulla torta, l' arena proposta rappresenta a livelli a dir poco cosmici la dualità dei poteri della Soul Edge e della Soul Calibur (in maniera decisamente più sottile di quanto fatto nel IV con quella di Algol).


9. GHECIS - da POKéMON VERSIONE NERA/BIANCA    -video-



Pochi villain del marchio Pokémon hanno il carisma e rappresentano l' incarnazione stessa del male come Ghecis.
La cosa più interessante del suo gruppo, il Team Plasma, è quella di porre una domanda veramente interessante, che poi sarebbe la critica principale che i moralisti muovono alla serie: i pokémon sono davvero felici di lottare per i propri allenatori?
Guidato dal loro carismatico leader, il gruppo si presenterà come un misto tra un partito politico e degli ecoterroristi, arrivando ad espropriare gli allenatori dei propri pokémon, dietro il pretesto di riportarli in libertà. La fondamentale ipocrisia del fatto che per fare questo usino a loro volta dei pokémon catturati, si spiega nel fatto che tutto ciò serva a mascherare un piano che mira, chiaramente, a conquistare il mondo tramite il loro uso esclusivo.
A coronare il curriculum di questo chierichetto, che dire del fatto che abbia allevato il proprio figlio, N, come un recluso, inculcandogli idee e concetti affinché potesse fungere da sovrano-marionetta nel nuovo ordine costituito?
A sottolineare la drammaticità dello scontro vi è il tema musicale, il più intenso di tutto il franchise e tra i migliori boss themes di sempre. Ghecis non sarà un avversario da prendere sotto gamba, presentante un team composto da pokémon altamente minacciosi, su tutti un Hydreigon, l' unico che affronterete in tutto il gioco, come a sottolineare ulteriormente la crucialità della sfida proposta.


8. IMPERATORE ING - da METROID PRIME 2 : ECHOES   -video-



Per quanto mi piaccia, una tirata d' orecchio che devo fare alla trilogia Prime è quella di avere delle boss fights finali per lo più sottotono. Nel gioco originale, il metroid prime che affronteremo presenta una forma finale decisamente poco epica e per lo più frustrante da affrontare (ed è un peccato, perché l' inizio prometteva faville). Nel 3, invece, dopo lo sfavillante scontro finale contro Dark Samus dovremo affrontare l' Unità Aurora infettata dal Phazon, ed è decisamente disarmante pensare che la serie si chiuda così.
Fortunatamente, il secondo, capitolo spesso ritenuto la pecora nera della serie, sotto questo punto di vista dà indiscutibilmente la pista ai suoi fratelli, in quanto l' Imperatore Ing rappresenta la summa dell' avventura intrapresa (in realtà dopo seguirebbe uno scontro con Dark Samus, ma vabbè).
Così come Quadraxis, anche questa è una di quelle boss fights caratterizzate dall' ampio e completo sfruttamento di tutte le abilità della protagonista acquisite fino a quel momento.
La lotta ci vedrà innanzitutto intenti a stanarlo dal suo guscio, affidandoci a precisi colpi del cannone, e a tutte le proprietà della classica morph ball per colpirne i punti critici.
Ma una volta che si mostrerà nel suo vero aspetto inizieranno le danze, in quanto attaccherà come un forsennato, sfruttando appieno i propri poteri oscuri, e anche la capacità di generare energia luminosa, costringendo noi stessi ad alternare il nostro fuoco tra le due modalità, di volta in volta sfruttando quella opposta alla sua.


7. BABY BOWSER - da SUPER MARIO WORLD 2 : YOSHI'S ISLAND    -video-



In linea con lo spirito "infantile" del gioco, anche Bowser ci viene proposto nella sua versione fanciullesca. Il che per certi versi potrà essere deludente, visto che negli scontri precedenti i programmatori non hanno certo lesinato sulla scala dei boss, sempre semplicemente gargantueschi a confronto del povero Yoshi.
Ma dopo una breve scaramuccia dalla facilità disarmante, la strega Kamek... o stregone, per quel che ne so io, userà il suo solito incantesimo, ed ecco uno dei massimi momenti WTF della storia dei videogiochi: il minuscolo emulo di Grisù diventa il cugino di Godzilla!
Per quanto la difficoltà sia ancora relativa, a rendere la boss fight particolarmente intensa sta il fatto che, mentre sarete impegnati a prendere la mano col nuovo sistema di mira, "Baby" Bowser avanzerà inarrestabile verso di voi dall' orizzonte, il che, supportato da una soundtrack a dir poco ansiogena, avrebbe messo non poca paura nei cuori dei più giovani.


6. JUBILEUS - da BAYONETTA     -video-



Qualcosa che in buona parte dell' industria dei videogiochi odierna è stato perduto, è la capacità di creare attesa per il boss finale. Non sono rari purtroppo gli esempi di giochi che, chi meglio e chi peggio, vi metteranno all' improvviso davanti un anonimo figuro da uccidere prima di vedere i titoli di cosa.
Questo gioco, però, sa anticipare bene l' epico scontro che ci attende, in quanto tutti i boss del gioco (che non sono delle pippe), fanno costantemente riferimento ad una certa Jubileus.
Lungo l' arco di tutto il gioco, Bayonetta spinge sempre più verso l' infinito l' indicatore di assurdità di quanto assistiamo su schermo, e proprio quando era difficile immaginarsi cosa avrebbe potuto superare quanto già visto, ecco arrivare lo stage finale, contenente la sfida con Jubileus la Creatrice. Non ci sono molte parole per descrivere quanto succede, percui mi limiterò a descriverlo.
Innanzitutto vi dovrete arrampicare lungo un razzo sparato verso lo spazio cavalcando una moto, per raggiungere la colossale statua postavi in cima. Successivamente la statua si svelerà quale l' incarnazione della suddetta Dea, e comincerà lo scontro corpo a corpo contro di questa, che,oltre ai cari vecchi cazzottoni, modificherà l' ambiente circostante sfruttando vari elementi, senza contare colpi ormai celebri, quali LANCIARVI DELLE GALASSIE ADDOSSO.
Una volta esaurita la sua energia, invocherete il suo alter ego oscuro, che le darà un pugno così forte da spararla dritta dentro il Sole (e voi dovrete direzionarla per schivare i pianeti del sistema solare).
A coronare il tutto, dovrete distruggere quel che resta della statua prima che si schianti sulla Terra.
Avete ancora fiato?


5. YAMI - da OKAMI     -video-


Come l' Imperatore Ing, anche Yami metterà a dura prova la vostra praticità con i poteri del personaggio. Questo, unito alla maggiore densità narrativa rispetto all' ottava posizione, ne fanno un boss finale coi controfiocchi.
Questi si rivela essere un nemico interessante già a partire dalla sua simbologia. Okami è un gioco che ruota interamente attorno al ripristinare il benessere della natura, gettata nel degrado dall' imperversare dei demoni. Sarà un caso il fatto che Yami, loro signore supremo, sia l' unica macchina nel gioco? (non contando i boss Lechku e Nechku, comunque demoni)
La battaglia inizierà sotto i peggiori auspici, in quanto Yami ci priverà fin da subito di tutti i poteri celestiali acquisiti lungo l' avventura. Dovremo quindi recuperarli, avanzando di fase in fase, sopravvivendo e tutte le trasformazioni del demone, che passerà da approcci più riflessivi e sulla distanza ad assalirvi come un forsennato.
Quando, verso la fine, l' oscurità sembrerà prendere definitivamente il sopravvento, tutto il popolo del Giappone, ossia tutti i personaggi che avrete incontrato e aiutato durante il gioco, spinti dal vostro compagno Issun, riscopriranno la fede nella vostra divinità, e le loro preghiere congiunte vi daranno il potere necessario per esorcizzare il male una volta per tutte dalla Terra. Epico.


4. MOTHER BRAIN - da SUPER METROID     -video-



Forse tra tutte le boss fight nella classifica, questa è quella col maggiore valore storico nel medium.
La serie di Metroid non si è mai distinta per le sue doti narrative, avendo in quasi ogni capitolo puntato tutto sull' immersione diretta del giocatore in un' ambiente ostile e sconosciuto. Super Metroid non fa eccezione, se non che verso la fine dell' avventura, quasi fosse un film espressionista d' inizio '900, riesce a sviluppare brillantemente il pathos affidandosi unicamente a suoni e movimenti.
Dopo l' incontra ravvicinato con un gigantesco Metroid, che inspiegabilmente ha risparmiato la vita a Samus, questa si ritroverà faccia a faccia con il redivivo Mother Brain, in uno scontro che rievoca in toto quello svoltosi nel Metroid originale, in cui l' unica cosa da fare è rompere la sua schermatura e bombardarlo di missili, evitando di essere colpiti dal fuoco delle torrette.
Quando tutto sembra finito, però, il pavimento crollerà, trascinandovi in' un area più grande, in cui l' alieno rivelerà finalmente il suo vero aspetto, mutando lo scontro da uno "schiva e attacca" ad un più serrato scambio di colpi con l' animale.
La superiorità del nemico si farà vedere ben presto, e il giocatore verrà velocemente ridotto in fin di vita. Ma prima che il colpo finale ci distrugga, il suddetto Metroid irromperà, aggredendo e mettendo fuori gioco Mother Brain, e ripristinando la nostra energia. Anche egli però dovrà soccombere alla forza del nemico, che, ripresosi, tornerà all' attacco vagamente incazzato. Il Metroid, però, disintegrandosi sotto i colpi dell' avversario, passerà a Samus i propri poteri, dandole a sorpresa la forza necessaria per avere la meglio su Mother Brain, e chiudere definitivamente la storia col pianeta Zebes.


3. XEMNAS - da KINGDOM HEARTS 2     -video-


Il combattimento contro Xemnas rappresenta la venuta dei nodi al pettine di una trama protrattasi due anni e per ben tre giochi, a partire dal primo Kingdom Hearts, passando per Chains of Memories, e finendo in Kingdom Hearts 2 (questo almeno fino a tutti gli spin off del caso, ma è un' altra storia).
Lo scontro ci vede innanzitutto impegnati a raggiungere Xemnas, posto in cima alla sua fortezza, e che non esiterà a scagliarvi addosso di tutto, anche palazzi, pur di fermarvi. Fattivi strada al suo interno fino a sconfiggerlo, la battaglia sembra poi conclusa, salvo venire sia Sora che Riku trasportati di peso in una dimensione oscura in cui uno Xemnas all' apice della sua forza li affronterà. Questi sarà a cavallo di un colossale drago meccanico, che dovrete affrontare in una sessione che ricorda molto quelle a bordo della Gummiship.
Successivamente i due lo affronteranno nuovamente equipaggiato con la sua armatura da Maestro Keyblade (chiunque abbia giocato Birth By Sleep capirà), e solo dopo ci sarà il confronto finale (in cui indosserà un soprabito con i tribali molto chic) che è fuori da ogni dubbio uno dei più intensi e serrati mai apparsi su PS2, reso ancor più intenso dalla cooperazione necessaria tra i due protagonisti per riuscire nell' impresa, come quando il giocatore prende il controllo diretto di Riku per liberare Sora.
E il super attacco con i laser è talmente esagerato da far schizzare gli occhi di fuori.


2. ANUBIS - da ZONE OF THE ENDERS : THE SECOND RUNNER     -video-



Il tema della lotta contro il proprio opposto, come detto altrove, è uno dei leit motiv più canonici e accattivanti di qualsiasi produzione artistica. La lotta che vede contrapposti il Jehuty e l' Anubis ne è l' ennesima incarnazione, è una delle più notevoli, a mio avviso.
Dopo avervi ingannato mettendovi davanti un suo doppione, Nohman, pilota di Anubis, attiverà il trasporto che da Marte vi trasporterà su Phobos, sede della stazione Aumaan. In seguito a uno scontro lungo il tragitto, nonostante il Jehuty sia pesantemente danneggiato, riusciremo a colpire pesantemente a nostra volta l' avversario, il quale si fonderà quindi con il nucelo di Aumaan, diventando Aumaan Anubis.
Questo sarà il combattimento più difficile di tutto il gioco: il boss possiederà tutte le mosse mostrate in precedenza (una versione alternativa dei vostri stessi attacchi), nonché nuove abilità dategli dai suoi nuovi poteri, pressoché sconfinati, su tutti la capacità di rigenerare l' energia perduta.
A rendere veramente estremo lo scontro, è la velocità con cui si svolge. Lo scambio di fendenti e parate tra i robot, la pioggia di laser, e soprattutto l' utilizzo dello Zero-Shift e della sua accelerazione estrema, richiederanno al giocatore di dimostrare quanto abbia veramente imparato nel corso dell' avventura.


1. VERGIL - da DEVIL MAY CRY 3 - DANTE'S AWAKENING      -video-




Cosa può superare lo scontro tra due mecha "gemelli" che lottano nello spazio? Due gemelli mezzi demoni che lottano alle porte dell' inferno. Non ripeterò la filippica sulla lotta tra opposti, quindi parliamo subito del combattimento in sé, a partire dalla musica. Vergil Battle 3 è il miglior tema musicale che una boss fight abbia mai potuto sfoggiare, e spicca su tutte le altre del gioco per il suo tono decisamente più epico.
Tale magnificenza si accompagna ad uno scenario che simbolizza perfettamente il setting da "ora o mai più" del combattimento: una cascata nel mondo demoniaco.
Quanto alla lotta in sé, rappresenta l'apice di un gioco che di picchi era già zeppo, e una conclusione più che degna. Vergil è velocissimo, potentissimo, e se preso sotto gamba è in grado di ammazzarvi prima che ve ne rendiate conto. Il culmine dello scontro è quando ricorre al suo Devil Trigger, che porta il combattimento a livelli supersonici, specie se anche voi vi trasformerete.
Ma quello che rende questo combattimento così memorabile, al di là dello scontro in sé, sono l' inizio e la conclusione, che tradiscono una profondità di sentimenti ben più profonda di quanto non ci si potesse aspettare da un gioco in cui il protagonista fa il surf su di un missile. Dante deve prendere atto che l' unico modo per fermare Vergil è ucciderlo, per quanto questo significhi porre fine alla vita del proprio fratello.
Alla fine, dopo ogni battaglia, i demoni sono stati cacciati, il mondo è al sicuro, ma vostro fratello è perduto per sempre. E anche un demone può piangere.

sabato 15 dicembre 2012

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

Ho realizzato quale sia il mio rapporto verso la saga de Il Signore degli Anelli solo quando sono entrato nel vortice dell' attesa per Lo Hobbit.
Sono passati circa dieci anni da quando, undicenne, vidi al cinema La Compagnia dell' Anello, e di acqua sotto i ponti da allora ne è passata, come ne è passata tra questo film e i suoi "sequel". Non sessant' anni, ma insomma.
Il mio approccio a questa nuova trilogia, conseguentemente, è lo stesso di chi, cresciuto con Guerre Stellari, è andato col cuore in mano a vedere la nuova trilogia: felicità, speranza, e anche paura di vedere i propri ricordi rovinati, se non stuprati.
Ma possiamo metterci il cuore in pace: Un Viaggio Inaspettato è un grande film, la cui effettiva portata sarà però riscontrabile solo alla chiusura del cerchio, con la conclusione del terzo film, per vedere quanto e come questi frammenti s' incastonino tra di loro.

Da premettere però che chiunque si aspetti un film dai toni epici e seriosi potrebbe provare disappunto, in quanto, fedelmente a quello che era l' intento del libro originale (scritto come racconto per bambini), i toni qui sono più leggeri, addirittura fiabeschi.
Sotto questo punto di vista, sarebbe stato davvero interessante vedere cosa ne sarebbe uscito, se alla regia fosse rimasto Del Toro (non ricordo bene le traversie di produzioni che hanno portato Jackson a prendere la cosa in mano), ma la sua influenza, se non sul piano direttamente registico, la si riscontra indiscutibilmente su quello visivo. Esseri come il re dei goblin e lo stregone bruno sembrano decisamente troppo coloriti e caratteristici perché lui non li abbia nemmeno visti.



Questo ci porta ad un' altra questione: allungare il brodo. Come sapranno quasi tutti, il libro è uno solo, e neanche particolarmente lungo, mentre i film saranno tre. Per la filosofia del "mungere la vacca", si è dovuto obbligatoriamente inventare materiale, senza contare la necessità di collegarsi alla trilogia originale. Il risultato, sorprendentemente, è migliore di quanto si potesse pensare.
Per forza di cose, quello che nel libro era inizialmente solo una caccia al tesoro, qui viene presentata fin da subito quale un' impresa ben più nobile, e tale cambiamento, unito alla suddetta necessità di rievocare i primi film, porterà all' introduzione di personaggi ed eventi, talvolta originali, talvolta già visti, ma del tutto nuovi a quello che era Lo Hobbit. Il risultato, comunque è più che soddisfacente.

Come nei prequel di Guerre Stellari, si guarda il film sapendo già chi sarà il cattivo.

L' unico a risentirne è il ritmo, che nella prima metà del film è piuttosto lento, non si può negare. Pieno d' atomosfera, ma esitante a ingranare. Comunque, superata la prima ora non ci sarà il tempo di annoiarsi, visto che si passerà da una situazione estrema all' altra, e ci sarà anche spazio per una certa comicità, sia verbale che slapstick.
A sottolineare ulteriormente lo spostamento di toni dai vecchi film sta la presenza delle canzoni. Sono solo due, e di queste solamente una è veramente memorabile, ma io sono contento che fossero presenti; il libro ne era zeppo, e spero che non lesinino di metterne almeno una in ognuno dei seguiti.

Un' altro punto di discussione interessante è quello dei personaggi.
Bilbo è profondamente diverso da Frodo, avrà molte reticenze ad unirsi alla banda, e anche dopo avrà molte titubanze, quindi il suo progressivo coinvolgimento nell' avventura sarà particolarmente stimolante.
I nani, per forza di cose, non presentano un vasto approfondimento psicologico, visto il loro numero. Unica eccezione in tal senso, naturalmente, è Thorin, che potremmo definire l' Aragon de Lo Hobbit, anche se caratterialmente presenta delle differenze notevoli. La sua scontrosità e predisposizione a fare il cagacazzi possono renderlo pesante saltuariamente, ma anche lui nel corso del film dovrà ricredersi su certe cose.
Il resto della "feccia nanica", per quanto per lo più comprimari, è comunque accattivante, e ogni suo membro presenta una caratterizzazione ben distinta dagli altri.



Gandalf è la sorpresa più gradita. Ian McKellen, per quanto visibilmente invecchiato, ci presenta uno stregone grigio simile eppur diverso da quello già visto. Più scherzoso, persino più giovanile (per quanto si possa parlare di gioventù per un essere millenario!), più caldo del già paterno stregone della più conosciuta Compagnia. Un sentito complimento a Gigi Proietti, che ha avuto il non facile compito di sostituire al doppiaggio il compianto Gianni Musy, riuscendo bene nell' intento.
Ma chi spicca veramente è Gollum. Mezzora del film è dedicata al suo personaggio, ed è forse quella più intensa di tutta la visione. Non solo il capitolo "Indovinelli nel buio" è riproposto qui magistralmente, con picchi di tensione mica da ridere, ma riassume perfettamente la caratterizzazione già vista in tre (oddio, in realtà due) film, e la espande, addirittura, approfondendo il sentimento di pietà che un personaggio del genere può instillare nello spettatore.

Puccioso mode: on.

Ormai sono entrato nel tunnel. Il conto alla rovescia per i prossimi capitoli è già iniziato (La desolazione di Smough, per il tardo 2013, e Andata e Ritorno, per l' estate 2014), e non posso che raccomandare a tutti di tuffarsi (per la prima volta, o meglio ancora, nuovamente) nella Terra di Mezzo senza alcuna esitazione, in quella che definisco senza alcuna esitazione la serie cinematografica più grande, se non di sempre, dei nostri tempi.
Se per gran parte della visione te ne sei stato con un sorriso ebete in faccia, sai che stai vedendo un buon film.

venerdì 7 dicembre 2012

Lanterna Verde

Ne avevo sentite di cotte e di crude su Lanterna Verde. Per la precisione più di crude che di cotte. Ma, sarà anche perché sono reduce da poco dalla visione di uno dei peggiori film supereroistici mai creati, l' ho trovato ben lontano dalla schifezza che tutti dicevano.

Ma con questo non mi si fraintenda, siamo lontani dalle vette del genere, quali Batman (di Nolan o Burton, decidete voi), o anche lo Spider-Man di Raimi. Non tanto per mancanza di brio nel ritmo (anzi, la mano del regista sa rendere il racconto decisamente saporito, salvo qualche momento un pò lento), ma a frenarlo dall' ambire a vette superiori ci stanno una certa semplificazione del concept originale (si vedano le origini di Parallax), chiaramente per motivi di accessibilità al pubblico, e un intreccio decisamente troppo lineare nel suo dipanarsi.

La critica maggiore spesso rivoltagli è quella d' ignorare quelli che sono i passi avanti fatti in sede dell' analisi nel rapporto eroe-antagonista da un decennio a questa parte. Per quanto ci sia comunque una maturazione in Hal Jordan, questa è comunque poco chiara e criptica su quali siano i risultati raggiunti rispetto a prima; mentre per Hector Hammond c' è solo il declino, arrivando a fare più pena che provocare odio.

Comunque sia, la visione del film è tutt' altro che ostica, e contando anche l' ottimo impianto d' effetti speciali presente, non ci sono motivi per non sperare in un sequel, che tra l' altro ha già la storia scritta, grazie al finale bonus presente poco dopo i titoli di coda.

sabato 1 dicembre 2012

"Il Processo", di Franz Kafka

Se c' è una parola che può riassumere bene Il Processo, quella è "angoscia". Un angoscia soffocante, confusa, di quelle che ti mettono nella condizione di sapere di stare per sbattere contro qualcosa, ma quel qualcosa non arriva mai.

K. si ritrova, senza alcun preambolo, coinvolto in un processo che lo vede accusato di una colpa sconosciuta. E tale colpa sembra del tutto secondaria rispetto al processo in sé, al punto che quasi subito non interesserà più nemmeno al protagonista, troppo preso dall' avere la sua rivalsa nei confronti di un meccanismo giudiziario che ha del divino, nella sua imperscrutabilità.

Il Processo è un racconto del rapporto di tutti con il potere e l' autorità, ossia un' entita aliena e alienante che, pur nascendo dagli uomini, ne diventa quasi un padrone esterno, al punto che nessuno ne può comprendere appieno l' estensione e la vera natura.

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