mercoledì 30 dicembre 2009

Sherlock Holmes

Recatomi ieri apposta fino all' Etnapolis per vederlo, forte dei pareri positivi che sta raccogliendo, mi sono avvicinato a questo film che, se avessi dovuto giudicarlo dai trailer, l' avrei bollato come una vaccata moderna. Il che non è troppo lontano dalla realtà, nel senso che questo non è quello di Conan Doyle (che pur non avendone letto nessun libro conosco in una certa misura), ma una sua evidente rivisitazione secondo i gusti moderni. E quindi il personaggio appare estremizzato in ogni suo aspetto, un antieroe tanto misantropo quanto geniale, "bello" e dannato (dopo aver visto Iron Man, non avevo dubbi sul fatto che Downey Jr. sarebbe stato ideale per il ruolo); non da meno Watson, nei panni del magro e irruente Jude Law. Due brevi parole su Rachel Mc.Adams: ma quant' è bella? E non se la tira neanche tanto.
Il cattivo non mi ha fatto impazzire. Forse il doppiaggio italiano non rende l' interpretazione originale, forse il look non era poi così minaccioso, ma fatto sta che il Lord Blackwood di Mark Strong non l' ho trovato molto incisivo. Interessante però la presenza parallela di un nemico storico del personaggio che già conoscevo e che trovo molto più interessante, [spoiler]James Moriarty[/spoiler], che tra l' altro, nel finale, lascia intendere un parallelismo con Batman Begins, dove alla fine si lasciava intuire che il prossimo villain sarebbe stato il Joker, e che qui rende chiaro con chi se la vedrà l' investigatore.
Che dire del film, a costo di non essere dei puristi del personaggio ed essere aperti a questo tipo di operazioni, ci si ritrova con un film più che godibile, con uno Sherlock Holmes che è uno dei personaggi più interessanti che abbia trovato al cinema da tempo, che offre tante deduzioni, dosi gargantuesche d' ironia, e quindi, in una parola, intrattenimento, visto che il film, tra investigazioni, risse, assassini e via discorrendo, non soffre mai di cali di ritmo, e le due ore volano via che è un piacere.

martedì 22 dicembre 2009

"Ritratto dell' artista da giovane", di James Joyce

La crescita interiore di Stephen Dedalus, alter ego di Joyc, in un percorso quasi autobiografico su quella che il retro del libro definisce una maturazione culturale. Difatti il perno intorno cui ruota il libro è l' evolversi della coscienza del protagonista, il suo complesso rapporto con la fede religiosa, vissuta come obbligo e legge del suo paese (Irlanda).
Un libro fortemente affascinante, seppure devo ammettere che il suo gradimento è stato altalenante (buono all' inizio, tagliamento nel mezzo, davvero bello alla fine). Alla luce di tutto, comunque, ritengo che sia un libro che meriti più di un attenzione, a patto di gradire l' introspezione totale.

domenica 20 dicembre 2009

I Love Radio Rock

Alt! Fermi tutti! Il cielo è stato squarciato da un fulmine, un fulmine che sa di Who, Paul Jones, Beach Boys, e tutto il rock degli anni 50-60!
Ebbene si, era dai tempi di Trainspotting che un film non mi colpiva con tanta carica e foga come I Love Radio Rock, vero e proprio omaggio alla buona musica e al vivere la vita alla faccia dei bacchettoni.
Purtroppo non sono bravo a recensire film quanto lo sono nel recensire anime, quindi, se volete un' analisi più approfondita vi rimando a siti di gente più specializzata di me. Sarò breve: questo è il film più divertente, coinvolgente, e a suo modo toccante che abbia visto da un sacco. Guardatelo, se non lo fate siete delle checche, e se non vi piace siete dei politici!

Darker Than Black- Recensione

Il mondo è stato segnato da una catastrofe di origini sconosciute, ossia un esplosione che ha cancellato buona parte del Sud America. Tale evento ha modificato gli equilibri geo-politici. Ora, a Tokyo è comparsa una zona dalle caratteristiche simili a quella dell' America pre-catastrofe, ed è stata delimitata da una colossale muraglia chiamata Gate. Tale luogo sembra essere collegato ai Contractor, individui dotati di poteri sovrumani ricevuti in cambio di pesanti penitenze. In questo mondo si muove Hei, contractor cinese che, lavorando per il Sindacato (un' organizzazione dai non ben precisati obiettivi) insieme ai suoi compagni Yin, Huang e Mao, cercherà di scoprire i segreti che si celano dietro al Gate.

Un occasione un pò sprecata Darker Than Black. Siamo sullo stesso genere di Cowboy Bebop e Samurai Champloo, ossia episodi autoconclusivi collegati da un cast centrale, e un filone principale che si sviluppa in certe puntate, specie nel finale (con la peculiarità di essere formata quasi esclusivamente da episodi divisi in due puntate).
In un cartone del genere il cast è tutto, e sotto questo punto di vista Darker Than Black ha alti e bassi. I quattro protagonisti si presentano molto interessanti, forti dell' aura di mistero assoluto che li circonda, cosa che spinge lo spettatore a volerne sapere di più su di loro, cosa che sotto un certo punto di vista accade, ma con risultati un pò dubbi (onestamente, avrei preferito non conoscerlo il passato di Huang), al punto che si finisce col preferire quelli il cui passato e appena accennato (vedi Mao). Hei è un discorso a parte. Su di lui verte tutta la trama, quindi ci tornerò dopo.
I personaggi secondari, come da tradizione per il filone, non reggono il confronto con quelli principali la maggior parte delle volte. E non sarebbe un grosso problema se oltre metà del tempo totale del cartone la serie non si concentrasse esclusivamente su questi, traducendosi in alcune puntate che non saprei definire altrimenti se non inutili, sia nella maturazione dei protagonisti che nell' avanzamento della trama. Per fare riferimento a sua maestà Cowboy Bebop, se lì capitava che i personaggi secondari fossero scarsi ma comunque compensati pienamente dal carisma di quelli principali, qui questi o non hanno il sufficiente carisma, o anche solo lo spazio per farlo.
A questo aggiungiamo la cripticità della trama. Era da tempo che non beccavo un anime in cui non capivo una mazza. Nel senso, capisco perfettamente gli eventi, ma non le loro cause, e mi riferisco al passato di Hei, al Gate, e tutto quello che è collegato. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che per oltre venti episodi non viene detto quasi niente, e tutte le (incomplete) spiegazioni sono convogliate nelle ultime puntate, con conseguente dose di spiegazioni assurde da digerire nel giro di cinque minuti. E alla fine, se anche capiste tutto, vi rendereste conto che molte cose non vengono giustificate, e alla fine rimangono tanti dubbi.
Ma non crediate che DTB sia veramente più nero del nero, perché nonostante ciò di carne al fuoco ce n' è, per quanto bruciata. Come detto prima, i quattro personaggi principali, pur se ben poco originali, hanno molto carisma. E gli episodi presi in sé, salvo casi eccezionali (e comprimari particolarmente superflui), non sono niente male, anzi, alla fine ci si potrebbe anche ritrovare soddisfatti dalla visione.

La grafica ha anch' essa alti e bassi. A un buon comparto di animazioni si affianca un character design per lo più medio, nel senso che a molti potrebbe sapere di già visto, anche se si presenta piuttosto efficace.
La colonna sonora, pur non avendo nessun brano memorabile, è valida, e ha anche una certa personalità.

Quindi, alla fine dei conti, il problema di Darker Than Black è di essere medio per la maggior parte del tempo, di innalzarsi saltuariamente per qualche picco, e poi tornare nella carenza di novità. Comunque la visione non è del tutto sconsigliata, la serie potrebbe anche coinvolgermi più di quanto non abbia fatto con me, e spingervi a vedere anche la seconda serie (che comunque vedrò anch' io), fortunatamente di soli 12 episodi.

Voto: 7,5

sabato 5 dicembre 2009

Batman: Il cavaliere di Gotham - Recensione

Facendo il verso ad Animatrix, che volle spingere il successo di Matrix Reloaded nell' attesa di Matrix Revolution, così Il cavaliere di Gotham fece nello stacco tra Batman Begins e Il cavaliere oscuro, presentandosi quindi come una raccolta di corti animati realizzati dalle più popolari case di produzione giapponesi che, almeno sulla carta, dovrebbero espandere la conoscenza di Batman e del suo mondo.
Andiamo quindi ad analizzare ogni episodio.

Una storia per te
Quattro ragazzini s' incontrano nella loro solita pista per skateboard, e tre di loro si presentano con una storia da raccontare, ognuna riferente allo scontro tra Batman e un malvivente.
Il film si apre con il corto più interessante di tutti, che pone l' attenzione su come la figura di Batman venga percepita e mitizzata dai giovani, ognuno interpretandolo a modo proprio come testimoniano le varie versioni dello stesso che ci vengono qui offerte.
Il peculiare character design potrebbe non essere gradito a tutti, ma è indubbiamente originale e caratterizzante, senza contare che il comparto di animazioni è ottimo.













Fuoco incrociato
Il detective Allen, sottoposto di Gordon alla sezione Grandi Crimini, non riesce ad accettare che questi permetta a Batman di proseguire la sua attività di vigilante.
Tema classico (come la polizia veda Batman) sfruttato in maniera poco incisiva. Se sul fronte tecnico non c' è nulla da dire, con tra l' altro uno delle migliori rappresentazioni di Batman della raccolta, la sceneggiatura sembra un pò approssimativa, e alla fine del corto non si è detto nulla di davvero rilevante.













Prova sul campo
Sempre alla ricerca di nuovi strumenti che gli semplifichino la lotta al crimine, Bruce deciderà di provare sul campo una sorta di deflettore di proiettili ideato da Lucius Fox, che però si rivelerà un grosso rischio per gli altri.
Secondo me il peggiore della raccolta. A partire dal design, in sé non malvagio, ma che trovo poco adatto al personaggio (mai visto un Bruce Wayne così dandy...), la sceneggiatura mi è sembrata poco concludente sia nell' intreccio che nel messaggio finale, ossia sul dover scegliere i mezzi da usare, a scapito della sicurezza propria o degli altri, sviluppato qui piuttosto banalmente.













Il mostro delle tenebre

Indagando su una serie di rapimenti, Batman seguirà le traccie dello Spaventapasseri fin nelle fogne, dove però oltre a lui ci sarà ad attenderlo Killer Croc.

Episodio che non si pone nessun fine introspettivo quanto semplicemente creare una "semplice" avventura dal sapore dark, che ricorda alcune delle storie più oscure del giustiziere.
Lo stile sporco e cupo la rende perfetta a chi ama gli aspetti più goth del personaggio, cosa che si nota anche nel design (anche se sono leggermente deluso da Killer Croc; probabilmente hanno voluto essere realistici, ma più che a un coccodrillo mi verrebbe da associarlo ad un orango).













Attraverso il dolore
Ferito e disperso per le fogne di Gotham, Batman ripensa alla sua passata ricerca di metodi su come affrontare il dolore fisico.
Interessante retrospettiva sul passato di Bruce, che si spinse in ogni angolo del mondo cercando d' imparare a resistere al dolore, ben conscio di come esso diventerà parte integrante della sua vita futura.
Il design, chiaro ed espressivo, si sposa bene con la relativa staticità di questo corto.













Deadshot
Gordon è ormai un personaggio scomodo a Gotham City, e quindi riceve la minaccia di essere ucciso da Deadshot, il più pericoloso cecchino al mondo. Indovinate un pò chi dovrà fare qualcosa?

In conclusione troviamo un corto su cui c' è poco da dire, probabilmente il combattimento finale è il migliore del film. Design pregevole (anche se forse Bruce ha un ché di Action man...) e buon coinvolgimento.













Tirando le somme, Il cavaliere di Gotham è una piacevole distrazione per la sua ora (e dieci minuti), decisamente meno incisivo di quanto non fosse Animatrix, che a differenza di questo esplorava in quasi ogni suo corto nuove vie prima lasciate da parte del mondo della Matrice.
Consigliato ai fan del personaggio, che, chi più chi meno, potranno apprezzarlo, quantomeno nel vedere il proprio beniamino in veste animata. Gli altri, al di là del piacere nel vedere una realizzazione tecnica di qualità, probabilmente si annoieranno.

Voto: 7,5

domenica 29 novembre 2009

Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance - Recensione

Shinji comincia ad accettare il suo ruolo di pilota dell' Eva 01, trovando grande conforto nell' amicizia di Toji e Kensuke, nel graduale scioglimento di Rei, e in un minimo riavvicinamento a suo padre. Contemporaneamente, la battaglia contro gli Angeli va avanti, e in tutto il mondo si procede alla creazione di nuovi modelli, spesso sperimentanti nuove funzioni, e di pari passo vengono selezionati nuovi piloti.
In questo clima viene importato in Giappone l' Eva 02 dall' Europa, col suo pilota, Asuka Shinikami Langley, dal carattere fortemente competitivo e aggressivo.
Per Shinji si aprirà quindi un altro fronte, oltre a quello dei campi di battaglia: ora che ricomincia ad apprezzare la gente che gli sta intorno, vuole riuscire a stringere forti legami personali sia con Rei che con Asuka, che forse non è così forte come appare.
Nel frattempo, sulla Luna, un ragazzo dai capelli bianchi attende impaziente l' incontro con Shinji.

Non ce la faccio, devo dirlo subito: You Can (Not) Advance è bello, bellissimo, e apre nuovi orizzonti per una serie che ormai aveva detto tutto (ma evidentemente quasi tutto) ciò che aveva da dire, in tutte le salse possibili e immaginabili, tra serie tv, film, manga, e spin-off di ogni genere.
Un progetto del genere va valutato sulla base dei cambiamenti che apporta alla trama, e il rischio di lasciarsi sfuggire le tante novità introdotte è forte, quindi non vi accennerò nemmeno. Osserverò solo i fatti: You Can (Not) Advance è un ibrido tra quello che è stato You Are (Not) Alone e che forse sarà il terzo film (conosciuto temporaneamente solo come Quickening), ossia un misto tra eventi presi dalla serie, e di cui spesso l' appassionato di questa potrà indovinare, se non l' esatta conclusione, almeno lo svolgimento, e altri del tutto nuovi, che poi sono quelli che aggiungono più gusto alla visione.

Ma il valore di questo film è che, al di là delle novità più evidenti (specie in sede di design, ma ne parlerò più avanti), saranno le nuove piccole sfumature a essere gradite. Su tutte, lo sviluppo di Asuka.
Il tema portante del film è, come è sempre stato per il marchio, il percorso interiore dei personaggi, in special modo i Children (i piloti delle unità Evangelion), e in questo film l' attenzione è spartita tra Shinji e Asuka, e in misura inferiore su Rei. L' Asuka che si presenta a noi qui appare inizialmente identica a quella della serie, ossia strafottente e gloriosa fino alla boria. Ma proseguendo nella visione ci si rende conto che il suo personaggio ha assunto dei contorni lievemente diversi. Qui la sua non sembra tanto rabbia indirizzata solamente nell' allontanamento degli altri, in quanto ritiene di dover essere l' unica a primeggiare per valere qualcosa, ma sembra più un' aggressività tradente un inconscio desiderio di attenzioni, che arricchisce l' insicurezza profonda del personaggio.
Quanto a Shinji, same old story per chi lo conosce, riconfermandosi come uno dei personaggi più complessi mai prodotti in un anime. Per Rei, noteremo dei piccoli ma curiosi cambiamenti, che vi lascio il piacere di scoprire.
Per quanto riguarda i cambiamenti apportati allo svolgimento classico degli eventi, finora, tranne un paio particolarmente rilevanti, non c' è stato nulla di veramente sconvolgente, ma tutti si presentano ottimi e in grado di stupire chi conosce la storia originale.

Due parole sul nuovo Child, Mari Illustrious Makinami. Purtroppo il suo personaggio ha avuto meno scene di quanto sperassi, e prevalentemente la si vede in combattimento. Il risultato di ciò è che si sa ben poco sul suo background, ma ciò che si vede è comunque sufficiente a delinearne i caratteri, che la pongono come una bella ventata di fresco per la serie, mostrando un carattere più gioioso (o almeno meno paranoico) rispetto agli altri ragazzi, accompagnata da una certa "animalità" nel modo di fare (che raggiunge il suo apice nel suo fissarsi sugli odori). Al di là di questo, ogni commento su di lei è rimandato al terzo film, dove sicuramente verrà approfondita a dovere.
Tutti gli altri personaggi si riconfermano per quelli che conosciamo, e che quindi amerete. Giusto Kaworu/Tabris ha stimolato la mia curiosità. Come nel primo
film lo si vede poco (giusto in un paio di scene), ma quel tanto è bastato ad accendere il desiderio di scoprire i cambiamenti apportati al suo personaggio, che sembra giocare un ruolo diverso rispetto a quello della serie.

Ora parliamo della grafica, e beh, che dire?
You Can (Not) Advance è probabilmente l' anime (e forse film d' animazione) più impressionante mai visto dal punto di vista tecnico, semplicemente stupefacente. E se questo nelle scene di tranquillità dota i personaggi di una naturalezza che li fa sembrare vivi, nelle scene d' azione si traduce nei combattimenti più spettacolari e titanici che si siano mai visti (peccato per un uso a mio avviso leggermente eccessivo della CG, di cui sono un detrattore, ma di certo non rovina lo spettacolo). E tanta meraviglia si sposta anche nel design, che dove non si riconferma ottimo, si mostra con novità decisamente interessanti.

Molte discussioni nacquero dal restyling dello 02, con delle piccole/grandi modifiche (quelle che si notano maggiormente sono le "corna" in fronte e i reattori per planare sulla schiena), ma posso assicurarvi che in azione non stonano minimamente, e anzi accentuano la predisposizione al combattimento dell' unità, che qui sembra veramente ideata per il close-combat.
Il re-design si nota anche negli Angeli, che se non sono inventati di sana pianta, mostrano in tutti i casi un design alternativo davvero accattivante, che amalgama perfettamente con la spettacolarità dei combattimenti, come è avvenuto nel primo film per Ramiel.

Sul fronte sonoro, anche qui abbiamo le versione riorchestrata dei celeberrimi brani originali, supportati da alcuni nuovi molto validi. Unica cosa un pò dubbia è la scelta di accompagnare certe scene da una (bella) canzoncina con una voce bianca giapponese, forse discutibile a mio avviso nel primo caso, decisamente più riuscita nel secondo, dove per certi versi rievoca The End of Evangelion. Chi vedrà credo capirà.

You Can (Not) Advance, rispetto a You Are (Not) Alone, sembra non soffrire della parziale frammentarietà del primo, che ripercorrendo (quasi) al 100% le fasi iniziali della serie doveva fare dei tagli necessari, che avrebbero potuto rendere poco chiari certi passaggi a chi non la conoscesse. Qui il problema non mi è sembrato porsi, visto che ormai il nuovo andazzo ha preso lo slancio verso le novità, e se c' è qualcosa di poco comprensibile, è dovuto alle solite enigmaticità e cervelloticità della trama, quindi tutto regolare.
Se ai non appassionati potrebbe piacere, se non per la trama (che potrebbe comunque spingerli a recuperare la serie originale), almeno per la realizzazione tecnica, è indubbio secondo me che questo film verrà apprezzato in special modo da chi Evangelion lo conosce e l' ha amato, che vedrà come i realizzatori siano stati in grado di cambiare una serie storica senza snaturarla minimamente.

Voto: 9,5

sabato 28 novembre 2009

Kappa no Coo to Natsuyasumi (Vacanze estive con Coo il kappa) - Recensione

Koichi Uehara, tornando a casa da scuola, trova nei pressi di un fiume uno strano sasso con il fossile di una specie di tartaruga. Tornato a casa, decide di lavarlo, ma mettendolo sotto l' acqua il fossile riprende vita, e Koichi scopre di aver trovato un piccolo di kappa (creature mitologiche giapponesi), caduto in letargo dopo essere sprofondato nella terra in seguito ad un terremoto nell' era Edo (XVII-XIX sec.). Essendo il kappa indebolito e disperso, la famiglia deciderà di adottarlo e crescerlo, dandogli il nome di Coo. Così il piccolo Coo entrerà in contatto con la tanto temuta società umana, scoprendone luci e ombre.

Sembra di trovarsi davanti ad una versione alternativa di
Ponyo sulla scogliera, ennesima variazione sul tema del genere "a boy and his pet", indubbiamente trito e ritrito, ma Vacanze estive con Coo il kappa ha molte frecce nel suo arco, anche nei confronti del succitato film miyazakiano. Perché se questo aveva un approccio decisamente favolistico e "leggero" (in pieno stile Studio Ghibli), presentandosi come una stupenda fiaba, Vacanze estive con Coo il kappa segue uno stile molto più drammatico, presentandosi come quasi un cammino interiore di Koichi e di Coo, che a vicenda segneranno la vita dell' altro. La trama sarà quindi un alternarsi di momenti divertenti ad altri più toccanti, specie nella seconda metà del film (lungo oltre due ore, ma neanche minimamente pesanti), dove imparerà quanto meschina e mostruosa possa essere la natura umana. Perché il film non si risparmia una critica feroce alla società, e come Ponyo puntava sull' inquinamento, Coo se la prende con la società moderna, interessata più all' apparire che non ai sentimenti del prossimo, come mostrano le traversie che dovrà affrontare con i giornalisti e i media, che come unica reazione di fronte ai suoi drammi sapranno solo fotografare. Il film, quindi sa toccare davvero le corde del cuore dello spettatore, e in più momenti saprà commuovervi come non vi capitava da tempo.

Sul fronte dei disegni, lo stile scelto è peculiare e molto carino, e in generale tecnicamente pregevole, anche se di contro le animazioni non sono fluide come ci si aspetterebbe da un lungometraggio di due anni fa (cosa che comunque non intacca il valore del film, che fosse stato animato con i fogli mossi a mano sarebbe stato comunque un capolavoro).
Poco da dire sul sonoro: buoni brani di accompagnamento supportati dal solito ottimo doppiaggio giapponese.

Ci sarebbero tante cose da dire su questo film, ma credo che ogni descrizione sarebbe riduttiva. Semplicemente guardatelo, potrebbe conquistarvi.

Voto: 9

venerdì 27 novembre 2009

Il Professor Layton e lo Scrigno di Pandora [DS] - Recensione



Finito ieri notte, dopo 15 ore e mezzo di gioco. E alla fine la lacrimuccia stava anche scendendo, perché uno dei tanti pregi della serie del Professor Layton è quella di avere una trama semplice ma toccante, tanto che è impossibile non affezionarsi minimamente ai personaggi che la compongono, siano essi Hershel Layton, Luke, Don Diablo (forse il mio preferito), gli abitanti del villaggio del primo gioco, o quelli di Folsense, città dove si sviluppa il seguito.
Lo Scrigno di Pandora segna la naturale continuazione de Il villaggio dei misteri, sia nella giocabilità che nel successo strepitoso di quello, che trova ulteriore conferma nella traduzione stavolta integrale, anche nel doppiaggio, stavolta rigorosamente italiano.

Ma cosa vedrà impegnato stavolta il professore, dopo il mistero della Mela d' oro? Un mistero se possibile ancor più intricato, e di sicuro più inquietante: Andrew Schader, il mentore di Layton, viene trovato in fin di vita dopo aver aperto lo Scrigno degli Elisi, oggetto tanto ricercato quanto pericoloso. Pare infatti che chiunque lo apra muoia! E dopo il fattaccio lo scrigno sembra scomparso dall' ufficio del ricercatore. Unica pista da seguire, un biglietto per il Molentary Express, lussuoso treno su cui girano strane voci...
La trama, neanche a dirlo, si presenta davvero intrigante (tanto che spesso vi ritroverete a giocare solo solo per vedere come andrà a finire. E il finale, ve lo assicuro, è uno dei più toccanti che abbia mai visto in un videogioco), priva di particolari punti morti, e soprattutto con un cast di tutto rispetto.

Quanto alla giocabilità, la serie si riconferma esattamente per quella che era, con solo piccole aggiunte. Il gameplay fondamentalmente è rimasto lo stesso: procedere negli scenari, alla risoluzione di enigmi più o meno nascosti e di monetine aiuto. Stop. Nell' ossatura è identico al primo. Fortunatamente, a contornare ciò c' è tanta polpa, e pure gustosa. A sostituire la ricomposizione del quadro e la costruzione del robottino abbiamo ora ben tre minigiochi.
Uno consiste nel creare un percorso per un criceto che deve dimagrire, tanti più passi fa, tanto più dimagrisce, con un certo numero di passi da raggiungere per avanzare di livello. Quindi il gioco consisterà nel creare un certo tracciato con vari oggetti in esso, e l' abilità del giocatore stà nel posizionarli intelligentemente in modo che cammini il più a lungo possibile. Una volta che il criceto (a cui daremo un nome noi) avrà raggiunto il peso forma, sarà lui a sostituire il cane robot del primo nella ricerca di monete aiuto.
Un altro minigioco è la ricostruzione di una macchina fotografica, le cui componenti si otterranno risolvendo certi enigmi. Una volta ricostruita (e quindi avendo messo i pezzi nella coretta posizione) si potrà usarla per fotografare determinati scenari e poi giocare ad una sorta di "trova la differenza" tra la foto e l' ambiente reale, con il conseguente ottenimento di un enigma nascosto.
Infine, il terzo e ultimo consiste nella preparazione di varie miscele di tè, con ingredienti che otterrete man mano che risolverete gli enigmi.
Tutti questi minigiochi, una volta completati, porteranno al poter accedere nell' area Extra alle Sfide di Layton, ossia enigmi più difficili della media, ottimi per ottenere ulteriori Picarati, visto che come nel prequel , la quantità di extra sbloccabili terminando il gioco è corposa.

Sul versante tecnico, il gioco si presenta molto simile al predecessore, senza particolari migliorie, ma non ce n' era il minimo bisogno. Giusto qualche piccolo cambiamento estetico (il primo che balza agli occhi è l' immagine di Layton nei dialoghi, stavolta, piuttosto che frontale, a tre quarti), ma per il resto sono solo riconferme dell' ottima qualità tecnica, che raggiunge l' apice nelle bellissime cut scenes animate, ottime sia per regia che compressione del video.
Il sonoro non è da meno. Le bellissime melodie che vi accompagneranno lungo l' avventura delineeranno un atmosfera che da sola varrebbe il prezzo del biglietto.
Ora parliamo di un aspetto piuttosto scottante per me. Il doppiaggio italiano: cosa pressoché inevitabile visto il grande successo in Italia del predecessore, e per altro realizzato ottimamente, con molte voci note nel doppiaggio di cartoni animati, cosa che si traduce in certi momenti in una recitazione forse un pò troppo "bambinesca", su tutte la voce femminile del prologo. Ma comunque, al di là di queste piccolezze, il lavoro svolto è encomiabile, specie considerando la qualità media dei doppiaggi italiani dei videogiochi.

Ma come ogni rosa ha le sue spine, anche questo gioco presenta un difettuccio, che magari tanto "uccio" non è. Certi enigmi non richiedono la soluzione in maniera molto chiara, tanto da risultare anche fuorvianti. E può capitare anche che la soluzione venga trovata subito, ciò si capisca quale sia la risposta più logica, ma in realtà il gioco ne richieda un' altra ben più astrusa e assurda, cosa che mi ha provocato non poca frustrazione.

Comunque, un difetto che non intacca eccessivamente il valore di una produzione decisamente sopra la media, immancabile per chiunque ami le avventure e possegga un DS.


Voto: 8,5

Highlander-The Search for vengeance - Recensione

Colin McLeod è un immortale, uno dei pochi individui a solcare la Terra in tutte le sue ere, immune alla morte, raggiungibile solo per decapitazione. Egli vaga nel mondo da oltre duemila anni senza altro scopo se non prendersi la sua vendetta contro Marcus Octavius, altro immortale reo di aver distrutto la sua vita passata. Ora, in un mondo post-apocalittico, Colin è nuovamente prossimo a vendicarsi, dopo millenni di fallimenti. Ci riuscirà stavolta?

Highlander
si presenta per quello che mi ha dato l' impressione essere la versione animata di un action film americano (con una spruzzata di elementi giapponesi), tanto la trama sembra seguire quelli che sono i canoni tradizionali di un certo cinema (prevalentemente degli 80's). In cosa si traduce ciò? In uno sviluppo della trama per la maggior parte del tempo prevedibile, con nessun evento che sia una vera sorpresa, visto che sono tutti momenti che si sono già visti in decine di film dal vivo. E la cosa in certi momenti raggiunge livelli imbarazzanti, con scene talmente banali che uno potrebbe anche vergognarsi a vederle (e mi riferisco al finale). Questo problema si sposta anche sugli elementi di contorno, quali l' ambientazione (l' ennesima Terra devastata da un olocausto, con tanto di organizzazione dominante e relativa resistenza), e i personaggi, macchiette prevedibili e conoscibili a priori in tutte le loro sfaccettature, poiché, ripeto, seguono gli stessi canoni ormai diventati classici, se non stantii. A risaltare tra i personaggi, comunque, abbiamo Colin e Marcus, che, pur non sfuggendo a questa omologazione, si presentano piuttosto interessanti e accattivanti, specie il secondo. Comunque, a dispetto di quanto detto finora, il film non è completamente da buttare. Nonostante evidenti problemi di sceneggiatura, ci sono anche diversi momenti interessanti, dove il film rallenta la velocità con cui procede (infatti spesso ho avuto l' impressione che si andasse con una certa fretta, con relativo problema nello sviluppo del tutto, con scene che s' interrompevano bruscamente) e si prende il tempo per focalizzarsi su certi momenti, che risultano decisamente coinvolgenti (su tutti, il passato di Colin).

Il discorso è ambiguo anche sul piano tecnico. Graficamente Highlander è una piccola perla, con un tratto dei personaggi decisamente poco convenzionale nelle produzioni nipponiche. Ottima resa degli effetti speciali e delle animazioni, che servono perfettamente a rendere le scene d' azione, piuttosto spettacolari. Di contro, sul piano del sonoro, abbiamo un doppiaggio inglese (la lingua in cui l' ho visto) spesso scandaloso, con una recitazione che nel migliore dei casi è discreta, nel peggiore fin troppo sopra le righe.

Tanti pro e contro per un film di cui comunque posso anche consigliare la visione, visto che in fondo si lascia guardare piacevolmente, sempre che siate in grado di soprassedere ad una sceneggiatura un pò debole.

PS:un paio di considerazioni doverose. Possibile che in duemila anni Colin non riuscisse a procurarsi una spada decente? E quanto culo può avere Dahlia nello scansare i proiettili?

Voto: 7

martedì 24 novembre 2009

Le portrait de petit Cosette - Recensione

Eiri Kuruhashi è un giovane studente di Belle Arti che lavora part-time in un negozio d' antiquariato. Pur conoscendo molte ragazze è ancora single, e passa le sue giornate con gli amici. Ma da un certo punto in poi Eiri comincerà a non farsi più vedere, passando tutto il suo tempo nel negozio. Il motivo sembrano essere dei nuovi oggetti presi dal magazzino, esercitanti una notevole influenza sul suo comportamento. Gli oggetti infatti possiedono l' anima di Cosette, ragazzina morta secoli prima in circostanze misteriose. Innamorato perdutamente per lei, Eiri sarà a dir poco ossessionato da lei, ma imparerà ben presto quale sia il prezzo per l' amore di Cosette.

Oh, che dire su
Le portrait de petit Cosette? Tutto e nulla. Potrei bollarlo semplicemente come un cartone discreto, per alcuni ma non per quasi tutti, ma credo che meriti un' osservazione più approfondita. Partiamo dalla lunghezza. La serie è breve (tre puntate da poco più di trenta minuti ciascuna), ma l' impressione, che in realtà è più una sensazione, è che i tempi siano stati addirittura un pò dilatati. Cosette ha molte scene semi oniriche, quasi psichedeliche, di sicuro di un gotico assurdo, che in certi momenti, per quanto belle stilisticamente, allungano un pò il brodo, tanto che ho l' impressione che accorciando un pò i tempi, e soprattutto eliminando un pò di scene inutili, la trama sarebbe stata più sbrigativa ma anche più compatta, considerando che spesso si fatica a capire cosa stia succedendo. E alla fine del tutto, molti dei misteri non vengono risolti. Se questo sia un bene o un male potete deciderlo solo voi, a me ha dato una leggera sensazione d' incompletezza, causata ancora da questo voler essere a tutti i costi enigmatici. In quanto ai personaggi, Cosette non è male, anche se soffre anche lei di questa sindrome "non ti faccio capire un cazzo"; neppure Eiri è male come personaggio, ma lui agisce in maniera contraddittoria, secondo me (chi vedrà capirà); gli altri sono puramente secondari.

Comunque, a dispetto di quanto ho detto finora, se vi piace il gothic la serie potrebbe anche prendervi, dopotutto, a me tutto sommato non è dispiaciuta. Senza contare che graficamente è davvero ammaliante. Nonostante siano solo tre episodi, certe volte ho avuto l' impressione che la qualità non fosse tanto elevata quanto ci si sarebbe aspettati da un anime di questa brevità, ma in generale anche questi momenti di calo effettivo sono compensati ampiamente dallo stile visivo, con inquadrature ardite e scenografie stranianti, permeate da un forte senso mortifero. Ancora, qui sono i gusti personali ad imperare, su se possano piacervi o no. Personalmente ho trovato molte scene davvero accattivanti. Due parole per la colonna sonora, davvero valida, specie per il tema cantato. In sintesi, un cartone senza difetti particolari se non forse una eccessiva pretesa di ermetismo, che se per certi versi dà fascino alla trama, per altri la rende difficoltosa da seguire. E un paio di note finali:
1- In un contesto tanto curato nella forma, stona decisamente che il titolo sia scritto in maniera erronea (non ripasso francese da un pò, ma se non erro andrebbe scritto "Le portrait de la petite Cosette")...

2- Ora, Cosette è bella, ma porca vacca, doveva essere COSÌ lolicon? Sembra una bambina delle medie, a voler essere buoni, tanto che dubito che qualche spettatore occidentale possa trovarla un oggetto erotico (l' amore del protagonista è puramente emotivo, sia chiaro; forse anche troppo).


Voto: 7,5

domenica 22 novembre 2009

"Death Note", di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata

Light Yagami è il più brillante studente liceale del Giappone, ma è tanto intelligente quanto deluso dal mondo che lo circonda, vedendolo lercio, corrotto, dove i più deboli sono vittime di chi vive nell' illegalità. Ma un giorno troverà casualmente a terra un quaderno con su scritto il nome Death Note, che scoprirà essere di proprietà del dio della morte Ryuk. All' interno, in inglese, sono scritte le regole su come usarlo: "I: Chiunque avrà il proprio nome scritto su questo quaderno morirà".
Capendo presto la portata di un simile potere, Light si ergerà a giudice e giuria di tutti i criminali del mondo, decretandone la morte tramite l' infallibile quaderno. E quando nel mondo si capirà l' esistenza di un misterioso giustiziere di criminali, soprannominato da tutti Kira, il misterioso detective Elle deciderà di dare la caccia a quello che ritiene essere un volgare assassino, non migliore dei criminali da lui uccisi. E tra Light ed Elle sarà una sfida all' ultimo colpo di genio per svelare l' identità dell' altro e decretarne la morte.

Sono davvero in crisi. Cosa potrei scrivere di Death Note che non si sia già detto in mille mila recensioni di manga, anime, discussioni degli appassionati, perfino casi costruiti dai media di ragazzi che sarebbero stati istigati dal manga a farsi giustizia da sé. Perché Death Note è una di quelle poche storie il cui valore va oltre il semplice intreccio degli eventi, la caratterizzazione del personaggi, e tutti gli altri elementi della narrazione più tradizionali; come Devilman e in misura minore Hellsing, Death Note, sotto una certa lettura, è una storia sull' umanità, uno studio su quello che è l' uomo, e nel caso specifico su quale sia l' etica nella società moderna.
Vero è che, salvo in certi punti, specie all' inizio e alla fine dei 12 tankobon che lo compongono, Death Note non si spreca più di tanto sull' osservazione di questi temi, preferendo focalizzarsi sulla storia principale, seguendo i serratissimi scambi di colpi intellettuali tra Light e i suoi altrettanto geniali antagonisti; ma il messaggio è tanto potente già nella semplice idea: uccidere chiunque scrivendone il nome; e cosa fareste se capitasse a voi un'opportunità del genere?
Perché Light ed Elle sembrano incarnare due posizioni sul tema (quasi) opposte, con l' uno fortemente disilluso, convinto che solo una figura autoritaria possa epurare il mondo dal male, eliminandolo alla radice, e l' altro fermo sostenitore di quel sistema tanto fallace per l' altro, convinto che una giustizia a discrezione di un singolo individuo non sia vera giustizia.
E quante discussioni sono nate dagli appassionati su questo tema (a cui ho partecipato anch' io, sia chiaro), infinite!

Ma, al di là di tutte le pippe mentali che vi ho propinato, vediamo quali sono gli aspetti che hanno innalzato Death Note al successo che ha avuto. Death Note è un thriller, e come tale l' importante è che tenga sempre col fiato sospeso, senza far calare mai il coinvolgimento. E a patto di non scoraggiarsi per una certa logorria di Light e di altri personaggi, ciò non avviene mai, anche tenendo conto che gli autori rimescolano spesso le carte, ponendo Light in una situazione del tutto nuova in cui dovrà muoversi in un determinato modo per mantenere l' anonimato e contemporaneamente "diventare il dio del nuovo mondo".
I personaggi sono tutti ottimamente caratterizzati. Oltre a Light ed Elle, che sono diventati quasi delle icone della pop culture moderna (spessissimo vediamo gente utilizzare la "L" di Elle come avatar in rete), forti del loro incredibile carisma, tutto il cast di appoggio è solido e convincente, e se un personaggio non piacesse, ci sarebbe comunque il disegno a renderne piacevole la visione.
Difatti, i disegni di Takeshi Obata, che sono tra i migliori che abbia visto in un manga, e anche l' occhio ha avuto la sua parte.

E poco importa se il finale, non tanto per la realizzazione quanto nella conclusione in sé, sia deludente (anche se ciò dipenderà molto dalla vostra posizione sulla questione morale di prima), Death Note è una delle storie più potenti degli ultimi anni in arrivo dal Giappone. E sarebbe un peccato mortale perdersela.

Paranoia Agent - Recensione

Tsukiko Sagi è una giovane designer, sulla cresta dell' onda dopo aver creato il personaggio di Maromi, un cane che ha riscosso un grande successo di merchandising. Arrivato il momento di creare un nuovo personaggio, le idee tardano ad arrivare, e il lavoro viene interrotto del tutto quando, rincasando una sera, viene aggredita da un ragazzino su dei pattini dorati e armato di mazza da baseball. Gli investigatori Ikari e Maniwa indagano sulla faccenda, incerti su se sia un caso di simulazione di aggressione; almeno fino a quando altre persone non vengono aggredite con le stesse modalità. Le voci circolano, e così l' aggressore, conosciuto ormai col nome di Shonen Bat, diventa una leggenda metropolitana...

Questo è uno degli anime più difficili da recensire che abbia visto. È un opera talmente piena di livelli di lettura, sotto-significati, bizzarrie nella narrazione, che è per certi versi simile a Evangelion: sono entrambi anime assimilabili ad un genere specifico (fantascienza con mech uno, thriller l' altro), ma dentro di sé presentano tanti di quei sostrati che non si può dire in assoluto che possano piacere agli appassionati di tali generi.
Tutta questa introduzione è per farvi capire quanto sia difficile dare una critica alla trama di questo cartone, che di sicuro ne merita una approfondita, soprattutto senza fare alcuno spoiler sulle rivelazioni finali.
Quello che sembra più ovvio dalla visione è che il tutto sia una pesante critica alla società dell' iperproduttività inarrestabile giapponese. Che, si potrebbe dire, sia il "paranoia agent" del titolo, facendo anche il verso a Welcome to the N.H.K. (ma onestamente non so quale sia più recente tra i due). Tutti i personaggi vivono alienati, con sdoppiamenti della personalità, paranoie, ossessioni, certuni ridotti all' incapacità nel controllarsi, o anche solo con la più "semplice" depressione. E pure per quelli che sembrano più saldi, basta poco per demolire le loro certezze. E chi è Shonen Bat, l' aggressore che "redime" con la morte chi non ha più alcuna speranza? Come ho detto prima, è impossibile approfondire questi temi senza spoilerare, quindi lascio a voi il piacere di trarre le vostre conclusioni.

Volendo dare dei pareri più asciutti, i personaggi sono tutti ottimamente caratterizzati, e la trama, pur non avendo quasi mai vere impennate di ritmo, soprattutto per la natura psicologica della narrazione, non annoia (forte anche della brevità, 13 puntate), ma qui il gradimento è puramente soggettivo.
Tecnicamente il prodotto si presenta bene, con un design caratteristico per lo studio Madhouse, tanto che se avrete visto Tokyo Godfathers e Paprika (con cui Paranoia Agent ha molti punti in comune) lo riconoscerete subito; sul sonoro, all' ottima colonna sonora si accompagna un doppiaggio italiano di qualità.

In definitiva, quindi, un anime di qualità, che accompagna temi tanto complessi ad una narrazione ad ampio respiro apertissima ad interpretazioni.

Voto: 8,5

sabato 14 novembre 2009

Tokyo Magnitude 8.0 - Recensione

Mirai è una ragazzina frequentante le medie. Non riesce particolarmente bene a scuola, ed è spesso insofferente dei genitori e del fratello Yuuki, annoiata dal tran tran quotidiano. Ma, all' inizio delle vacanze estive, si recherà col fratello ad una fiera robotica ad Odaiba, quartiere di Tokyo lontano da casa loro. Il caso vuole che proprio quel giorno un terremoto dell' ottavo grado della scala Richter si abbatta sulla città, devastandola. Con l' unico desiderio di tornare a casa, essi si metteranno in viaggio per Tokyo accompagnati da Mari, giovane ragazza madre preoccupata di sapere se sua madre e sua figlia siano ancora vive.

I giapponesi sentiranno i temi di quest' anime piuttosto vicino, dato che il Giappone è notoriamente una zona dal rischio sismico tra le più alte del mondo, e figuriamoci il popolo italiano, per i recenti fatti di L' Aquila. Ma al di là di ciò, l' idea di una storia gravitante intorno ad un disastro del genere potrebbe avere risvolti fantastici. È il caso di Tokyo Magnitude 8.0? Non credo proprio. Perché tutti i problemi di questa serie, se escludiamo qualcosa delle ultime puntate (11 in tutto), che comunque non salvano la baracca più di tanto, si possono riassumere in ciò che comportano alla fine: noia. E, nonostante mi sia commosso davanti a diversi anime, ho l' impressione che potrei passare per una bestia insensibile, leggendo i pareri entusiasti degli appassionati per la rete.
Da dove comincio? Dall' intreccio in sè? Praticamente tutta la serie segue questo viaggio lungo Tokyo, tra incontri con altri terremotati e altri incidenti causati dalle scosse telluriche. Ma, a mio modesto parere, non accade MAI nulla di veramente interessante. Parliamo di questi incidenti: quando capitano sono più o meno catastrofici (lo Studio Bones ha affermato di aver fatto riferimento a degli studi precisi sugli effetti di un terremoto di quel calibro. Posso anche crederci), ma non succede nulla di veramente rilevante, tanto se muore qualche mister sconosciuto non ce ne frega più di tanto (ma non aspettatevi di vedere frittatine d' uomo: nonostante sia un anime su una catastrofe naturale c' è un' incredibile penuria di cadaveri in questo cartone, e se ci sono sono rigorosamente riuniti e coperti da lenzuola), e per quanto possa essere disastroso, i protagonisti non perderanno mai troppo tempo a rifletterci su ("Oh porca troia, sta cadendo la Torre di Tokyo!... è caduta? Ok, andiamo"), e di certo loro non possono morire (ora, so esattamente cosa sta pensando chiunque abbia visto l' anime, ma tranquilli, arriveremo anche a quello a fine recensione).

E i personaggi seguono quegli stereotipi degli anime che odio fino alla morte. Ridono quando non c' è nulla da ridere (o anche semplicemente quando non è successo nulla di nulla), sono buoni come pezzi di pane, sempre disponibili, sempre gentili, sempre sorridenti... e se c' è una scena di "approfondimento psicologico", in cui per qualche secondo realizzano la portata della tragedia, fanno la faccia scura per un paio d' inquadratura, e poi via di sorrisi. Grande!
Oh, ma per far risaltare l' aureola dei buoni, tutti gli altri abitanti di Tokyo sono degli stronzi cafoni. Grande!
Personaggi memorabili? Zero spaccato. Mirai, che poi, alla fine dei conti, sarebbe quella centrale, è quella più interessante (modo gentile per non dire meno noiosa), e direi che alla fine il punto focale di tutta la trama sarebbe la sua maturazione. Si, alla fine di tutta la storia supererà la sua crisi adolescenziale e apprezzerà meglio la sua famiglia. E dire che c' è gente che ce la fa senza terremoto.
Yuuki. Oddio, Yuuki. Ammetto di partire prevenuto nei suoi confronti, considerando che odio quasi tutti i personaggi bambino in qualsiasi cosa (una delle poche eccezioni, di sicuro l' unica che ami veramente, è Pino di Ergo Proxy), ma questo è riuscito a smuovermi le interiora in maniera viscerale. Mi sento solo di dire: fastidioso.
Mari è uno di quei buoni samaritani di cui avevo parlato prima, non credo di dover aggiungere altro.
E poi... basta, direi che quelle tre/quattro comparse con qualche battuta in più sono del tutto trascurabili.
Meno male che la serie è breve, sennò non so davvero se l' avrei finita (e già così ho fatto molta fatica).

Sotto il profilo tecnico, alti e bassi, e i bassi sono semplicemente nel design, non di mio gusto: non mi piace lo stile dei personaggi. Per il resto nulla da dire, le scene del terremoto sono ottime.
Sul sonoro, a parte il buon doppiaggio giapponese, nulla da segnalare, nessun brano in particolare mi è sembrato memorabile.

Alla fine, mi riaggancio al discorso che ho accennato sopra. Molti di quelli che l' hanno visto diranno "Ma come? Non ti ha commosso il colpo di scena delle ultime puntate? Non hai pianto alla fine dell' ultima puntata?"
Beh, no. Onestamente, quella svolta semi-paranormale lascia il tempo che trova, d' altronde, non provando empatia per nessuno dei personaggi, cosa poteva fregarmene? È servita soltanto a confondermi per qualche minuto non capendo cosa stesse succedendo, ma niente di più.
L' impressione che ho ricevuto da questa serie è che abbia voluto fare un pò Una tomba per le lucciole, ma nel caso non l' abbiate ancora capito, il risultato è nettamente inferiore. Perché se lì la sofferenza dello spettatore nasceva dall' intensità del dramma, qui ho sofferto per la noia, dovendo seguire uno schema delle puntate che si può riassumere in "camminano, si fermano, ogni tanto incontrano una comparsa con due battute in più, scossetta di terremoto, qualche evento insignificante, occasionale "approfondimento psicologico" e/o "scene drammatiche", boss finale (scossa più forte con relativo crollo di palazzo), poche altre varianti".
E se anche la suddetta svolta ha smosso un pò le acque, possibile che mi sia dovuto tagliare le vene per 9 puntate, prima?

Voto: 5,5

domenica 8 novembre 2009

Top Ten Villains degli anime

Cosa sarebbe un anime senza un buon cattivo?
Manco a dirlo, presenza pesanterrima di SPOILER!

10- VICIOUS (Cowboy Bebop)

All' angelo corrotto cacciato dal paradiso non resta altro che farsi demonio. Non d' accordo anche tu, Spike?

Apre la classifica un personaggio che non si vede neanche spesso nella serie, ma che ogni volta che appare porta con sé una carica negativa sconcertante.
È considerabile l' opposto di Spike. Mentre questi è uscito dal giro della mafia, lui ne è rimasto sempre più invischiato, diventando, nel corso degli anni, freddo, spietato e determinato a tutto per il potere, arrivando a diventare un importante membro del cartello mafioso "Red Dragon Crime Syndicate", sebbene i suoi capi lo considerino al pari di una serpe che morderà il grembo che lo nutre. E a ragione.
Ai tempi in cui era un semplice sicario ha lavorato spesso al fianco di Spike, tanto che divennero amici stretti; fino a che questi non s' innamorò di Julia. Vicious, infatti, per spianarsi alla strada ai vertici dell' organizzazione ed eliminarlo come concorrente, sfruttò questo suo amore per porlo di fronte ad un bivio: uccidere Julia o essere ucciso da ella.





9- PROVY ONE (Ergo Proxy)

L' ombra sa il destino di chi è stato punito per aver desiderato Dio in un mondo privo di Dio. Il genere umano era destinato all' estinzione per aver portato il mondo al collasso, ed essere poi fuggito, esattamente come hai fatto tu, che sei fuggito da Romdo, il mondo che tu stesso hai creato. Vincent Law è un residuo di Proxy One caduto nella disperazione.

Dei minori abbandonati nel paradiso da loro creato. I Proxy, creati per rigenerare un mondo ucciso dalla sfrenatezza degli esseri umani, sono passati dall' essere dei ex machina della nuova Terra a mostri, alieni nel loro stesso mondo.
Il Proxy One, primo tra questi angeli decaduti, resosi conto di essere meno che uno strumento che perde di senso una volta completato il suo proposito, decide di vendicarsi sull' umanità, portandola sul collasso dopo averla fatta rialzare la seconda volta. E per farlo sfrutterà Vincent Law/Ergo Proxy, proiezione materiale della sua disperazione, che verrà manipolata al fine di punire un' umanità così gretta.












8- YAKUSHIJI TENZEN (Basilisk)


Non la penso come Oboro-sama, ma provo del rammarico per questa guerra tra ninja. Se non fosse per lei, ti violenterei ancora, anche se dovessi morire per un paio di giorni di fila.

Ecco, questo si che è un gran figlio di puttana.
Tenzen non possiede una vera e propria tecnica ninja, come gli altri protagonisti, ma sembra avere dentro di sé una sorta di demonio che, per quante e tali ferite possa riportare sul suo corpo, fino alla morte, lo farà resuscitare dopo breve tempo.
Insediatosi duecento anni prima degli avvenimenti dell' anime nel clan Iga, ne è presto diventato un membro di spicco per le sue doti strategiche. Quando però la faida tra i clan Iga e Koga giunge al culmine, fa di tutto per eliminare i membri dell' altro clan e contemporaneamente prendere il comando degli Iga, arrivando a tentare lo stupro di Oboro, legittima capo clan, per diventare il suo compagno.




7- ANTI-SPIRAL (Tengen Toppa Gurren-Lagann)

Voi folli esseri, corrotti dal vostro potere della Spirale, potete vantare cotanta determinazione? Un tempo le nostre anime appartenevano alla stessa specie, ma noi abbiamo sigillato la nostra stessa evoluzione. Voi avreste mai la risolutezza nel fare ciò che noi abbiamo fatto per proteggere l' universo? Niente... Niente, niente, niente, niente, niente, niente, niente, niente, niente! Non avete niente!
Si discute spesso di quali siano i limiti della scienza, e soprattutto del rischio che corra nel non frenarsi. Ebbene, gli Anti-Spiral rappresentano un caso più unico che raro, ossia una civiltà che ha raggiunto un livello tale di sviluppo da comprendere quale rischio essi potessero diventare per il processo evolutivo dell' universo, e di conseguenza obbligando sé stessi, fossilizzandosi in una forma grottesca, e forzando le altre popolazioni galattiche col genocidio, a non evolversi più di tanto, pena il raggiungimento dello stadio evolutivo ultimo, lo Spiral Nemesis, che avrebbe portato alla fine di tutto.
In quello che è in concetto dell' anime, ossia il migliorarsi costantemente (e quindi evolversi in senso lato), gli Anti-Spiral incarnano l' esatto opposto dei desideri dei protagonisti, ossia il progredire e guardare al futuro con speranza, quando invece gli A-S vivono in un eterno presente di stasi.




6- EDMOND DANTÈS (Gankutsuou-Il Conte di Monte Cristo)

Niente si verifica per caso. Credo di avertelo detto in altre occasioni. È la verità. Fin dall' inizio. Il destino segue le leggi dell' ineluttabilità.

Chiunque conosca la trama de Il conte di Monte Cristo saprà benissimo la storia di questo fantastico personaggio.
Ufficiale dell' esercito, Edmond Dantès è un giovane di successo, felice con la sua amata Mercedes, e circondato da quelli che ritiene essere suoi amici, ossia Fernand De Morcef, e Danglars, contabile della marina. Ma un giorno gli verrà affidato il compito di consegnare una lettere contenente i nomi di alcuni cospiratori contro la corona. Ingenuamente, la consegna al procuratore Villefort, il cui nome appare nella lista. Approfittando del fatto che Edmond sia l' unici a conoscenza della lettera, Villefort decide d' incastrarlo con l' appoggio di Morcef, innamorato anch' egli di Mercedes, e di Danglars, scoperto tempo addietro da Edmond intento a falsificare dei bilanci per appropriarsi di soldi dell' esercito. Verrà quindi fatto arrestare senza colpa, e rinchiuso in una terribile prigione nello spazio più remoto. Qui, Dantés stringe un patto con una misteriosa entità aliena (sostituente l' abate Farìa del romanzo), che gli darà il potere per realizzare la sua vendetta in cambio della sua anima. Diventato ricco oltre ogni dire, tornerà sotto il falso nome di Conte di Monte Cristo, e avvicinandosi a Albert, figlio di uno di Fernand e Mercedes, minerà dall' interno le loro vite, ponendoli di fronte ai fantasmi del loro passato e rovinandoli per sempre.




5- MAGGIORE MAX MONTANA (Hellsing Ultimate)

Camerati. Io adoro la guerra. Camerati, io amo la guerra. Camerati, io amo davvero la guerra! Amo i genocidi, amo la guerra lampo, amo la guerra offensiva, amo la guerra di trincea, amo l' assedio, amo far breccia, amo la ritirata strategica, amo la pulizia etnica, amo la ritirata completa. Nelle brughiere, nelle strade, nelle trincee, nelle pianure, nella tundra, nel deserto, sul mare, nel cielo, nel fango, nelle paludi... io amo ogni aspetto della guerra che ha luogo sulla Terra.

Il discorso sarebbe ancora lungo, ma credo che questo estratto basti a farvi comprendere la pazzia di questo individuo.
Max Montana, conosciuto semplicemente come il Maggiore, era un ufficiale delle SS che già ai tempi della guerra mondiale aveva intrapreso gli esperimenti per la replica dei poteri di Alucard, sfruttando il corpo di Mina Harker, l' unica ad avere in sé il sangue del vampiro.
Ancora vivo agli albori del 2000, egli, pur essendo a capo del Millennium, un esercito di mille nazisti trasformati in vampiri, non è un' essere della notte, bensì un sofisticato cyborg, che si vanta di essere ben più umano del mostruoso Alucard, che offende la vita progredendo nell' eternità cibandosi delle anime delle sue vittime. L' unico obiettivo, infatti, per cui il Maggiore è diventato una macchina, ha scatenato l' inferno su Londra, e ha sacrificato tutti i suoi subordinati in battaglia, era semplicemente per la soddisfazione di uccidere il conte.




4- HOMUNCULI (Full Metal Alchemist Brotherhood)

Ishbar? AH AH AH! Non c' è mai stata una guerra civile come quella! Ti ricordi come iniziò tutto? [...] Sono stato io, Envy! Io ho ucciso quel bambino! È stata proprio una sensazione fantastica! Tutto è cominciato con un proiettile, non è esilarante? Gli umani sono proprio facili da manipolare, che creature interessanti! È stato proprio divertente!

Non ho ancora visto FMA Brotherhood, ma visto il tasso di fedeltà al manga mi sento abbastanza sicuro da poter dire che gli homunculi si riconfermeranno come il mio gruppo di cattivi preferito in assoluto! Esseri creati dal primo homunculus, ora noto come il Padre, essi hanno dentro di sé la pietra filosofale, il che li rende immortali, potendo essi resuscitare fino all' esaurimento delle anime umane contenute in essa. Ma la cosa che me li fa apprezzare di più è il fatto che incarnino perfettamente i rispettivi peccati capitali. Mi piacerebbe inserire una descrizione per ognuno, ma sarebbe davvero troppo lunga. Fidatevi, sono dei grandi.
Ah, menzione d' onore a Zolf J. Kimbley, che in quanto a sadismo fa a gara con Envy.




3- LIGHT YAGAMI (Death Note)

Cosa stai dicendo, Ryuk? Io sono uno studente modello, forse il migliore del Giappone. E presto... sarò il DIO del nuovo mondo!

I fan continuano a scannarsi ancor oggi su se sia lecito o no l' uso che Light fa del Death Note. Geniale è come un personaggio singolo abbia scatenato tante discussioni sulla questione morale su fin dove ci si possa (e si debba) spingere per "amor di giustizia". Geniale è che egli sia uno dei pochissimi casi personaggio che sia contemporaneamente protagonista e "cattivo" della propria storia. Nel caso abbiate vissuto sulla Luna negli ultimi due anni, vi dico solo che Light yagami, studente modello giapponese, un giorno trova casualmente il Death Note, quaderno col potere di uccidere chiunque abbia il proprio nome scritto sulle sue pagine. Light, forte della sua intelligenza superiore al normale e di questo spaventoso potere, decide di sfruttarlo per uccidere tutti i criminali del mondo e riplasmarlo secondo i suoi valori morali. E il bello di Light, che poi è anche il bello di Death Note, sono i piani assurdi che riesce ad architettare per eliminare chiunque lo ostacoli, e soprattutto come nessuno riesca a sfuggire alle sue fredde macchinazioni.
Certo, io continuo a provare del rammarico per la conclusione, che lo vede sconfitto: ormai che l' autrice aveva fatto trenta creando un "protagonista/cattivo", avrebbe potuto fare trentuno e farlo trionfare.




2- DARCIA III (Wolf's Rain)

I tuoi lunghi capelli, che meravigliosi brillano. E poi, anche i tuoi occhi, colmi di profonda misericordia. Ora, per fare sì che questo momento diventi l' eternità, sto imprimendo tutto nel profondo del mio cuore. Harmona. Meravigliosa Harmona. Adesso ti farò una solenne promessa. Prometto che un giorno riuscirò a portarti nel Raquen.

Il mio cattivo preferito; il senso di tristezza che trasmette è incredibile, fortemente accentuato dal meraviglioso doppiaggio italiano.
Darcia III è uno degli ultimi rappresentanti dei Nobili, una casta, quasi una razza a parte, i cui membri ormai sono quasi estinti e vivono nella decadenza, fantasmi di un passato remoto per un mondo in declino. In gioventù fu felice, sazio soltanto dell' amore per la bella Harmona. Un giorno, però, ella si ammala della "malattia del Raquen", un morbo che le consuma l' anima, riducendola ad uno stato vegetativo. Deciso a trovare una cura, pensa che essa sia ritrovabile nel Raquen, l' eden dei lupi. Rapisce quindi Chesa, la ragazza fiore, tramite tra i lupi e il Raquen, nela speranza che dentro di sé abbia la cura per la malattia. Ma quando i soldati di Jagara, potente nobile, sorella di Harmona, uccidono quest' ultima nel castello di Darcia in sua assenza, preso dalla disperazione scompare, per poi riapparire nel castello di Jagara e ucciderla, non prima però che questa lo ferisca con un pugnale avvelenato. Reso folle dal veleno, e avendo perso ogni speranza di riunirsi in vita con Harmona, è ormai determinato solo a raggiungere il Raquen, al punto che si trasforma completamente in un lupo.




1- LA DEPRESSIONE (N.H.K. Ny Youkoso! / Welcome to the N.H.K.!)

Ho sentito delle voci.
Nell' estate del primo anno all' università... faceva un caldo bestia.
Stavo andando all' università.
Tornai a casa come per scappare.
Da quel giorno non ho mai più messo piede fuori.

Sorpresi? Un pò anch' io. Non è un vero personaggio come gli altri, ma è molto più concreto di quanto non lo siano loro, nonché l' unico ad esistere veramente, con cui tutti possiamo ritrovarci a che fare.
Comunemente s' intende la depressione come un frutto della società industriale moderna: difatti, le società arretrate non avrebbero quasi "il tempo" di deprimersi, occupati con questioni molto più materiali quali la sopravvivenza fisica. La depressione e tutti i suoi derivati quindi affliggono ' uomo delle società avanzate, inserito in un sistema nel quale egli è solo un ingranaggio, perdendo il senso di ciò che fa. E la depressione sembra essere una presenza onnipresente, in Giappone, il paese con il più alto numero di suicidi giornalieri al mondo, e figli di tutto ciò sono gli hikkikomori, individui che sono letteralmente spaventati all' idea di confrontarsi col mondo, tanto che si rinchiudono in casa (se non nella loro camera) per non uscirne mai.
Alla fine, la chiave per sconfiggerla (anche se nell' anime sembra che gli hikkikomori vadano presi per fame; chi ha visto capirà cosa intendo) è la più banale e anche la più impervia: "semplicemente" trovare la forza dentro di sé per uscire dal guscio. Tosta, no?

lunedì 2 novembre 2009

"Hellsing", di Kōta Hirano

La Royal Knights of Protestant Order è la società segreta britannica specializzata nello sterminio dei "freak", ossia di tutte le creature sovrannaturali che minaccino la vita umana nel regno. La società è conosciuta anche col nome del gestita nobile casato che lo gestisce, Hellsing, che vede in Integra Farbunke Wingates Hellsing il suo ultimo esponente.
Tra le sue fila l' Hellsing annovera individui dalle capacità peculiari, quali Alucard, potente vampiro addomesticato dagli predecessori di Integra, Victoria Seras, poliziotta vampirizzata da Alucard, e Walter C. Doneaz, maggiordomo al servizio degli Hellsing conosciuto come Shinigami per le sue capacità assassine.
Contrapposta alla protestante Hellsing abbiamo la Sezione XIII "Iscariota" del Vaticano, responsabile cattolica dello sterminio di mostri e di "eretici", quali i protestanti, che trova come asso nella manica Alexand Andersen, prete dai poteri temibili.
Ma entrambe le società si ritroveranno ad affrontare una minaccia comune, legata al passato del Vaticano e di certi membri dell' Hellsing, specie di Alucard...

La mia passione per Hellsing iniziò quando un amico mi suggerì di vedere gli OAV che ritraspongono, meglio di quanto non avesse fatto la serie di diversi anni fa, le vicende del manga, forti di una realizzazione tecnica decisamente migliore e soprattutto una maggiore fedeltà alla vicenda del manga.
Ma la recente notizia dell' acquisizione degli OAV per l' Italia mi ha messo di fronte al fatto che avrei impiegato molto più tempo a vedere la fine della vicenda, considerando che già con i fansub i tempi d' attesa erano lunghissimi tra un episodio e l' altro; così mi sono visto costretto a procurarmi il manga, e che dire: il mio manga preferito dopo Devilman, opera con cui Hellsing condivide diversi punti tematici e non.

Prima un commento secco: Hellsing è un manga truzzo, che però progredendo nella trama riserba tanti momenti topici, specie negli ultimi volumetti (10 in tutto), dove il ritmo e i colpi di scena hanno un' impennata notevole, tant che si è sempre spinti a leggere tutto d' un fiato per vedere la conclusione al più presto.
Miglioramento visibile non solo nella trama, ma anche nel disegno. Sarà certamente legato agli incredibili tempi per serializzare Hellsing (10 volumetti in 10 anni!), ma si nota decisamente il miglioramento nel tratto. Magari non tanto nel livello di dettaglio, quanto nel delineare l' aspetto dei personaggi, molto più preciso (e migliore) man mano che si va avanti.
E lo stile cupo di Hirano è uno dei più blli che abbia visto. Certe vignette sembrano fotogrammi di un film espressionista.
Senza contare le scene spettacolari presenti negli ultimi numeri, che sono davvero curioso di vedere su schermo.

Passiamo ora a quello che avevo anticipato, ossia i punti di richiamo con Devilman.
Partiamo col primo: l' uso della violenza. In entrambi i manga è abbondante, e per certuni probabilmente anche eccessivo (non per me), ma quello che sta dietro la loro violenza credo sia differente tra l' uno e l' altro. Se dovessi definire la violenza di Devilman direi che la trovo "cattiva ma naturale", perché lì il tutto sa di "lotta per la sopravvivenza" (chi l' ha letto capirà benissimo il concetto); è terribile a vedersi, questo si, nonostante lo stile retrò del segno di Nagai, ma essendo asservita a quello che è il plot (un ciclo di vita e morte naturale che coinvolge uomini e demoni [e non solo]), mi dà l' impressione di essere quello che si vedrebbe in un documentario sugli animali senza veli.
In Hellsing, invece, direi che la violenza è "sadica": i personaggi godono nel perpetrare violenza ad oltranza, quasi fossero dipendenti da questa brutalità, schiavi di loro stessi.
Perché come in Devilman il punto focale della trama era cosa significasse lottare per sopravvivere nel mondo, e cosa potesse diventare l' umanità in una condizione simile, in Hellsing si osserva un' altro aspetto della natura umana, più "personale": a che punto un uomo perde l' umanità e diventa un mostro?
Non mi dilungo su questo tema, lasciandovi liberi di percepire il messaggio come volete...

E quindi, il tutto si sposta sui personaggi, mostranti profili psicologici che ho trovato più complessi di quanto non fosse pensabile all' inizio, cosa che va ad aggiungersi alla favolosa presenza scenica di questi (soprattutto di Alucard, che da solo varrebbe la pena della lettura).

La lettura è quindi consigliato a qualsiasi amante di vampiri, dark, gore; quanto agli altri, probabilmente l' esageratezza dei combattimenti non vi farà gradire l' opera, di cui consiglio comunque la lettura di almeno i primi due/tre volumi, potrebbe sorprendervi.

The bird of the Hermes is my name
Eating my wings to make me tame

giovedì 29 ottobre 2009

Tokyo Godfathers - Recensione

A Tokyo, alla vigilia di capodanno, tre barboni, l' alcolizzato Gin, il travestito Hana, e la giovane Miyuki, troveranno tra i rifiuti una neonata abbandonata. Decidendo di accudirla temporaneamente, i tre cominceranno a cercare la sua vera famiglia, riscoprendo contemporaneamente cosa voglia dire avere qualcuno che ti voglia bene.

Bello, davvero bello, senza mezzi termini.
Una favola natalizia di quelle buone. Si, mi è piaciuta una favola natalizia, ma per dio, come non si fa a non farsi piacere questo film? Il messaggio pseudo religioso è ereditato dal film In nome di Dio, di cui Tokyo Godfathers è una sorta di reinterpretazione urbana.
Il film diverte abbondantemente, e ha anche una buona dose di sentimenti, unendo quindi benissimo intrattenimento puro (spesso nato dall' essere dei protagonisti sopra le righe) ed emotività.
Ogni personaggio, sia secondario che soprattutto principale, è fortemente caratterizzato, e basteranno poche battute per farveli piacere tutti.
Tutti e tre i protagonisti hanno, in maniera equilibrata e neanche "chiassosa", una discreta retrospettiva sul suo passato, rendendoli oltre che simpatici anche a tutto tondo.
Certo, qualcuno potrebbe pensare alla presenza di un certo buonismo, ma posso assicurare che non è presente per niente, e anzi il film, sotto una grossa scorza d' ironia, mi ha dato l' impressione di una impietosa fotografia della condizione dei barboni.
E poi, come dico sempre: quando un lieto fine è fatto bene ed ha personalità, ben venga.

Tecnicamente direi che ha bisogno di pochi commenti: è un lungometraggio Madhouse, e si vede.
Sull' ottimo sonoro (tra l' altro doppiato eccellentemente in italiano) spendo solo due parole per la sigla finale: probabilmente una delle più originali reinterpretazioni della 9° di Beethoven.

Un film consigliatissimo, quindi, che per alcuni avrà molto più valore probabilmente se visto sotto Natale, ma che ogni appassionato di anime dovrebbe vedere.

Voto: 8,5/10

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