venerdì 31 dicembre 2010

"Avarat", di Leo Ortolani

Pochi autori sono in grado di omaggiare un film prendendone in giro i punti deboli come l' italico Ortolani. Essendosi già creato una notevole fama in questo senso con produzioni come Star Rats e 299+1 (che certe volte travalicano il confine della mera parodia divenendo vere e proprie riletture delle stesse storie), adesso ci riprova con Avatar, l' evento cinematografico dell' anno passato.
La storia è divisa in due puntate, vendute separatamente (è di recente uscita l' ultima), e si fanno notare per il voler rifarsi al film di Cameron in tutto e per tutto, anche nell' uso del 3D. Solo,
siate avvisati. Qui in 3D è quello tradizionale a cui i più grandicelli saranno già avvezzi memori di tutta una serie di riviste che lo utilizzarono quando erano più piccoli, quindi saprete già che alla lunga l' effetto possa dare fastidio a lungo andare (o anche prima nel caso si sia maggiormente sensibili. Siete avvisati). Ma controindicazioni a parte l' effetto è stato raggiunto in pieno. In certe vignette il senso di profondità è notevole, quindi il prezzo (6 euro a volume) è onesto.
Andando a guardare quella è che la storia, segue per sommi capi quello che è lo svolgimento del film, presentando ovviamente vari momenti dissacranti che cozzano (o per meglio dire distruggono intenzionalmente) alcuni dei momenti salienti dell' originale.
Oltretutto nella seconda parte è presenta un piccolo colpo di scena che, pur non essendo sconvolgente, piace. Certo, forse Ortolani ne ha approfittato un pò troppo per dare una certa svolta al finale con altri colpi di scena a dir poco assurdi, ma l' effetto risata è assicurato, ed è questo quello che conta in fondo.
Finale a parte, Avarat ci dà alcune delle battute "ortolane" più divertenti da un pò di tempo a questa parte. Non che manchino nella serie principale, ma qui Leo è libero di dare sfogo a tutta la sua verve senza preoccuparsi troppo dell' intreccio principale, e si vede.
Un acquisto caldamente consigliato, quindi. Imprescindibile per i fan dell' autore, caldeggiato per quelli del film, che magari perderanno un pò dell' aura originale, ma in compenso potrebbero scoprire una certa curiosità verso il mondo di Ortolani.


giovedì 30 dicembre 2010

Fallout 3 (Game Of The Year Edition) [360] - Recensione


L' incubo post atomico si fa sempre più concreto oggigiorno, in un periodo di grande dibattito sull' utilizzo del nucleare e il disastro ambientale sempre più dilagante.
Diciamo grazie, quindi, ma grazie di cuore a quei prodi che, quasi a volerci preparare con grande anticipo a cosa ci aspetta, ci mostrano olocausti nucleari in tutte le salse e colori. Così sappiamo anzitempo come organizzarci! Una certa filmografia, che va da Mad Max a Stalker ci ha "viziati" con le loro terribili prospettive di morte e decadenza. E quando si cerca il loro equivalente nei videogiochi, in genere IL gioco che ci ha trascinato negli abissi dell' orrore atomico è Fallout, che di certo tra schiavisti, supermutanti, sette fanatiche e chi più ne ha più ne metta ne descrive uno dei più micidiali in assoluto.
Per di più il gioco vi fa assaporare l' esperienza del nascere e vivere in questo mondo. La prima mezzora di gioco vi vede nascere e crescere, fino ai 19 anni, quando abbandonerete il rifugio sotterraneo (Vault), che fino ad allora era stato tutto il vostro mondo, per scoprire quello di superficie, la cosiddetta Zona Contaminata. Tutto seguendo vostro padre, fuggito dalla sicurezza del Vault per non si sa quale motivo. E voi sarete lì, nella vecchia Washington (o quel che ne rimane), a cercarlo (e a cercare di sopravvivere).
Come dicevo, l' inizio del gioco vi vede nascere. Quindi, dopo aver scelto il vostro sesso, il nome, e l' aspetto che avrete da adulti, farete un balzo di qualche mese, e tramite uno dei vostri giocattoli comincerete ad impostare le vostre abilità di base (caratteristiche quali Forza, Agilità, Fortuna e così via). Tutto rigorosamente in prima persona. Più avanti sarà selezionabile una prospettiva in terza persona, ma a parte qualche problema di telecamera (che potrebbe far venire un pò di malditesta...), il bello di Fallout è viverlo con i propri occhi, così come si presenterebbe a noi se fossimo realmente lì.
E intanto la vita va avanti. Ora avete dieci anni, e ricevete da vostro padre il Pipboy 3000, computerino da polso che sarà il vostro più fidato compagno, visto che tramite lui gestiremo la nostra salute, le statistiche, l' equipaggiamento, missioni, mappa, radio... insomma, qualsiasi cosa che riguardi la nostra persona è controllata tramite lui.
A sedici anni dovrete affrontare il test attitudinale per vedere che lavoro svolgerete; a seconda delle risposte che darete le vostre statistiche di partenza che riguardino direttamente le vostre abilità (scasso, carisma, scienza, armi leggere, corpo a corpo...) varieranno.
E poi, come dissi sopra, via, nella Wasteland...

Fallout 3 si gioca quasi come uno sparatutto in soggettiva, ma ha l' anima (e in realtà anche la forma) di un GDR puro. Dovrete quasi "viverlo" il mondo in cui vi troverete, cercando risorse di ogni tipo per sopravvivere, parlando con chiunque incontriate, uccidendo qualsiasi cosa vorrà fare altrettanto con voi (o a cui magari sarete proprio voi a voler fare la pelle), ma andiamo con ordine...
Nell' esplorazione sarete quasi totalmente liberi già da subito. Tanto che inizialmente, appena usciti dal Vault, potreste essere presi da un senso di smarrimento assurdo, essendo passati dai corridoi di un bunker ad una landa sterminata, al punto che la voglia di esplorare potrebbe portarvi a girare a vuoto per ore, per il gusto di scoprire qualcosa (e di cose da scoprire ce n' è un' infinità), anche se, specie in queste prime fasi, bisognerà pensarci sempre 10 volte prima di fare un passo, visto che saremo soli, mal' armati e mal difesi contro un mondo carnivoro.
Vi guadagnerete le risorse necessarie soprattutto dai cadaveri dei nemici vinti, che però, ovviamente dovrete essere in grado di vincere. E tra uomini di estrazione morale "non elevata", animali feroci e abomini genetici dovrete stare in guardia da molte cose.
In vostro soccorso arriva il sistema S.P.A.V., attivabile tramite uno dei dorsali, che fermerà lo scorrere del tempo e vi permetterà di scegliere con cura su quale nemico far fuoco (in automatico), e nello specifico su quale parte (anche le armi, per distruggerle). Il tutto al costo dei vostri punti azione, che andranno ad esaurirsi per ogni colpo. Quindi occhio, anche alla percentuale dci probabilità che il colpo vada a segno.
Altra minaccia da cui guardarsi sono le menomazioni, le dipendenze e le radiazioni. Le prime diminuiranno l' efficienza dell' arto interessato (potrebbe anche azzopparvi); le dipendenze nasceranno dall' abuso delle droghe che vi daranno dei vantaggi in combattimento; le ultime verranno accumulate attraversando zone radioattive, ingerendo acqua o cibo contaminato, e raggiungendo certi livelli vi faranno attraversare fasi di avvelenamento che ridurranno le vostre statistiche, fino a condurvi alla morte.

Per ovviare a questi problemi, se siete a corto dei medicinali necessari, potrete rivolgervi ad un medico in un centro abitato, luogo magari in cui cominciare ad apprezzare veramente le prodezze del sistema di dialoghi, che tramite l' aumento del Carisma vi porterà a risposte uniche per cercare di forzare la discussione nella direzione da voi voluta, positiva o negativa che sia (ma altre risposte sono date con il crescere di altre abilità).
E se magari non vi piacerà come sarà andata una discussione potrete anche uccidere il vostro interlocutore, con tutte le conseguenze del caso. Si, potrete uccidere praticamente qualsiasi cosa respiri e non, tranne i bambini (porcaccia l' oca!).
La libertà di scelta si riflette in parte sia sulla storia (che pur essendo un pò guidata, tranne che ad un bivio specifico, di sicuro risente della possibile uccisione dei personaggi principali) che soprattutto nella miriade di missioni secondarie, tutte risolvibili in almeno due modi, ma il bello del giungere al termine di queste è il vedere COME ci arrivate, perché sotto questo punto di vista di scelte ce n' è davvero. Vi serve una chiave per andare avanti? Magari potete rubarla dalla tasca di chi ce l' ha, o ucciderlo direttamente per non rischiare. O, se non volete sporcarvi le mani, provare a scassinarla, o magari vedere se un terminale da qualche parte lì vicino, opportunamente hackerato, l' aprirà. Il banale esempio della porta vi dà una dimostrazione della favolosa libertà d' approccio concessa.
A questo si aggiunge la vastità della Zona Contaminata, che riserva sorprese in ogni angolo, tanto che sarà un piacere anche solo girare a vuoto, scoprendo luoghi e situazioni (e magari missioni) più o meno interessanti.

Affrontiamo ora la questione DLC. Avendo preso la versione Gioco dell' anno, li possiedo tutti senza averli comprati singolarmente, e cercando di non dilungarmi troppo racconterò la mia esperienza.
Avendole completate tutte, meno Broken Steel, che sarebbe quella che permette di proseguire il gioco dopo i titoli di coda e che effettivamente dà un epilogo alla trama (oltre che innalzare il level cap da 20 a 30), posso dire che il mio ordine di gradimento è stato (dalla migliore alla peggiore): Point Lookout, Operation Anchorage, The Pitt, Mothership Z. Ma vorrei subito spezzare una lancia a favore di Mothership Z. Pur essendo effettivamente la più debole dal punto di vista dell' avventura proposta, non l' ho trovata orrida come molti sostengono. Lasciando perdere il discorso su se sia lecito o meno avere degli alieni in Fallout, la missione offerta l' ho trovata discretamente stimolante. Forse eccessivamente lineare nello scorrimento (ecco, è questo il suo difetto maggiore), ma approfittando dell' ambientazione i programmatori hanno creato molte situazioni davvero simpatiche, se non sorprendenti (il samurai che parla solo giapponese? tocco di genio). Oltretutto gli equipaggiamenti alieni che otterrete saranno tra le cose più interessanti che otterrete coi DLC.
Di contro, Pointlook Out, che non offre oggetti nuovi molto interessanti, si presenta come la più vasta tra tutte le espansioni, con un' intera isola zeppa di location da scoprire, e con una campagna liberamente affrontabile come ci pare e piace.
Operation Anchorage rassomiglia a Mothership Z. Molto lineare nello svolgimento, ma decisamente più intensa di questa, senza contare che è davvero interessante rivivere un evento storico che nel corso del gioco viene nominato più volte. Inoltre questa è di sicuro l' espansione che dà gli equipaggiamenti migliori (dico solo: tuta per l' invisibilità!).
The Pitt, infine, presenta una campagna interessante, ma di contro l' ambientazione è piccola. Tanti e interessanti comunque gli oggetti acquisiti.

I difetti del gioco, sostanzialmente, sono principalmente tecnici. Tanta vastità richiede qualche compromesso, come certe animazioni un pò scattanti, e qualche bug, per lo più di poco conto, ma occasionalmente fastidiosi (terribile quando il gioco si congela. Mi raccomando, salvate sempre). Al di là di questo, lo consiglio senza remore, dovete proprio odiare l' ambientazione per non volerlo nemmeno provare.

Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Giocabilità: 9
Longevità: 10

Voto: 9

Dico la mia: Best of 2010

Miglior film: Big Man Japan

Davvero ardua la scelta, con tanti calibri qui presenti. Oltretutto, a meno di non voler fare un elenco di power up più lungo del pezzo intero. Quindi non compaiono nomi come District 9, rivelazione fantascientifica degli ultimi due anni passati, ridicolmente passato in sordina in favore di Merdatar, e non viene nominato Shortbus, film davvero coraggioso nel trattare certe tematiche così esplicitamente.
Ma il vero dramma è stato con Bastardi senza gloria, c
he essendo un film di Tarantino (roba per cui mi farei mettere in croce), ero tentatissimo di mettere al primo posto. Geniale a dir poco, solo Tarantino e poch
i altri farebbero una cosa così estrema (mezzo film in tedesco!).
Ma alla fine ha prevalso qualcosa di totalmente inaspettato. Sarà per la genialità folle ch
e lo permea, sarà perché è una delle cose più originali che siano state concepite da tempo, ma Big Man Japan ha dato lo scacco. Monumentale.


Miglior libro: Q (Luther

Pochi dubbi invece sul vincitore in questa categoria. Lovecraft con la sua cosmogonia oscura di Cthulhu era una tentazione molto forte, ho letto poche cose più affascinanti e tortuose, tanto
da trasmettere realmente la paura dell' ignoto provata dai suoi protagonisti, ma Per chi suona la campana è un racconto vivo come pochi, ennesima riprova del talento hemin
gwayano.
Ma, pur essendoci molti calibri grossi, la mia rivelazione di quest' anno è stato Q, che ho più volte paragonato a Il nome della rosa. Pur essendo due storie apparentemente molto diverse, hanno in comune molti punti, quali la questione religiosa, le dense polem
iche filosofiche e teologiche, la questione religiosa, il ritratto storico di un' epoca tormentata e quant' altro... Uno scorcio di '500 in più di 600 pagine. Da avere.


Miglior fumetto: Scott Pilgrim


La dura vita del nerd! Insomma, un nerd un pò lontano dallo stereotipo comune che lo vede brutto, occhialuto, brufoloso, isolato dal mondo. Scott è carino, di certo non è brufoloso, e ha una discreta vita sociale, specie contando che rimorchia in una maniera sorprendente! Fantascienza? No, forse è solo che l' equazione nerd = sfigato non è poi così scientificamente esatta. E diciamolo, impossibile non riconoscersi in almeno uno
degli aspetti della vita di Scott, fosse anche solo per quella fase de
lla giovinezza in cui si hanno tanti desideri, ma nessuno scopo preciso. E passi giornate a chiederti quale sia. Alla fine non l' hai trovato, ma che t' importa, quando hai visto gli amici, la ragazza, suonato un pò di musica...


Miglior autore/gruppo musicale: Il Teatro Degli Orrori


Parlando delle musiche che mi hanno accompagnato nel corso dell' anno, la selezione qui presente conta quegli autori che ho scoperto quest' anno o che magari già conoscevo, ma ho approfondito maggiormente.
In tal senso, la palma d' oro va ai Teatro Degli Orrori, vera rivelazione del rock italiano, anzi, di sicuro una delle band più prolifere e so
ddisfacenti dal punto di vista qualitativo. Con testi profondi e musiche che sanno essere sia aggressive che melodiche, la mia scelta del 2010 sono loro.



Miglior videogioco: Bayonetta [360]


Con ben oltre 100 ore di gioco Fallout 3 sembrava un buon candidato per il primo premio, ma ho voluto far vincere Bayonetta (che comunque consta di un' ottantina di ore di giocato), perché mi ha riportato indietro ai gloriosi tempi di Devil May Cry 3, quando passavo decine di ore a fare a fette demoni di tutte le forme con un sistema di combattimento appagante.
Bayonetta mi ha offerto questo, e anche di più, molto di più.
Mi sorprende che, nonostante abbia avuto un buon successo, sia un pò raro beccare qualcuno che lo ami alla follia come me. Ma dico! Forse è uno dei giochi più divertenti degli ultimi anni, di quelli che ti danno appagamento per cose semplicissime, come concatenare una combo o cose così!
Fatevi un favore e recuperatelo, ormai lo troverete a prezzi ridicoli.

mercoledì 29 dicembre 2010

Mushishi - Recensione

Ginko di professione fa il Mushishi, ossia lo sterminatore di mushi, esseri simili agli spiriti che vivono in un piano più profondo della natura, influenzando lei e noi. Tali Mushi possono essere innocui come pericolosi, quindi Ginko viaggia costantemente da un luogo all' altro prestando i propri servigi per debellare tali minacce.

Molti uomini si pongono per tutta la vita la domanda su se ci sia qualcosa oltre il mondo che vediamo. Ginko non se la pone, perché la sua risposta è ogni giorno sotto i suoi occhi. Oltre il nostro mondo stanno i mushi. E oltre il loro? Forse nulla, in fin dei conti loro stessi, pur essendo apparentemente poco più di animali invisibili ai più, sembrano comprendere meccaniche del mondo a noi del tutto ignote.
E noi che ruolo abbiamo in tutto ciò? Convivendo nello stesso mondo anche le nostre azioni hanno ripercussioni sui mushi, pur sembrando il più delle volte che ne siamo semplici vittime, e i nostri drammi esistenziali s' intrecciano con quelli provocati da loro (quando anzi non sono loro stessi feticci dei nostri problemi).
Ginko viaggia, e ne vede tante di cose, ma non pare porsi troppe domande. In un viaggio del genere porsele potrebbe essere inutile, anzi, deludente. Nella vita di risposte se ne hanno poche, e quando le ottieni non sono sempre quelle che ti saresti aspettato.
Qual' è il senso della vita? Ma soprattutto, ce l' ha un senso? Perché se i mushi, pur essendo gli esseri più vicini al principio primo dell' esistenza sono semplici animali che vivono in simbiosi con la natura, forse il messaggio è solo quello: vivere, accettando tutti i doni, sia quelli buoni che quelli cattivi.
Quello che fanno molti uomini con i mushi è aggrapparsi a false illusioni di felicità create sfruttandoli, ma ciò non può portare a nulla di buono, quando magari non sono i mushi stessi a creare gli incubi in cui si vive.

La natura così riflessiva dell' anime si riflette sul piano visivo e sonoro. Il primo, fedele a quello del manga, si traduce in immagini spesso dai colori non troppo accesi, come a creare un' atmosfera di sospensione nella natura, in cui l' unico elemento a risaltare per la loro luce ultraterrena sono proprio i mushi. Unica nota stonata, a mio avviso, i volti di molti personaggi si somigliano un pò troppo.
Le musiche invece sono deliziose. Poco invasive, servono perfettamente a sottolineare l' atmosfera di "magica normalità" che permea la produzione. Da segnalare la canzone della sigla d' apertura, magnifica (The Sore Feet Song, di Ally Kerr) e i vari brani di chiusura, poetici.

Mushishi si presenta come una serie da consigliare con attenzione, visto che la sua natura pacata (forse troppo, certe volte) ne compromettono la raccomandazione a tutti, che potrebbero trovarlo noioso. Comunque sia se ne consiglia la visione di almeno qualche episodio, avrete perfettamente chiaro cosa attendervi dal cartone e soprattutto se è di vostro gradimento.

Voto: 8,5

Lei e il suo gatto (Kanojo to Kanojo no neko) - Recensione

Il gatto Chobi racconta brevemente la sua vita con la sua padroncina, una ragazza single, e di come, dopotutto, lui sia sempre lì.

Un altro corto di Makoto Shinkai. Anzi, un cortissimo, visto che ci aggiriamo sui 5 minuti.
A fronte quindi dell' esigua durata e della evidente scarsezza di fondi, ancor più che per La voce delle stelle il regista ha dovuto fare un pò i salti mortali per raccontare una storia, ma ci riesce con una naturalezza e una spontaneità che il suddetto lavoro, a mio modesto parere, può invidiarli, visto che racconta dei sentimenti molto umani (per quanto sia animale il narratore) con una semplicità che rende assurdo quanto colpiscano in maniera così chiara lo spettatore.
Certo volendo si può ascrivere a quella cerchia di produzioni del tipo "io e il mio animale"(anche se sarebbe più corretto in questo caso "io e il mio padrone"), ma considerando che, a differenza di quelli, magari giovando proprio del cambio di prospettiva, non punta su sentimenti faciloni come la lacrimuccia facile (che il 99% delle volte cercano di strapparci a forza, ma va! facendo morire l' animale), ma su gesti molto più quotidiano, raccontati anche in maniera onesta. Ecco, onestà nel raccontare. E' questa la caratteristica che rende diretta e facile la fruizione del corto.
Sfruttando immagini molto semplici, praticamente statiche, e avendo pochi suoni ad accompagnare la voce di Chobi, fa osservare come il gatto dia amore onesto alla propria padrona, e come ci stia sempre sullo sfondo; nei momenti belli, in quelli tristi, in quelli tranquilli, lui è lì, a farsi coccolare e a coccolare. Come ogni gatto vero in fin dei conti. Un compagno di vita sincero e appassionato.
Considerabile quasi una "pillola emotiva", ne consiglio caldamente la visione a tutti. Potrebbero essere i 5 minuti migliori della giornata.

Voto: 8

lunedì 27 dicembre 2010

L' esplosivo piano di Bazil

Ritorna Jean-Pierre Jeunet, regista del bellissimo Il Favoloso mondo di Amélie, con un film che non ci fa sognare come il predecessore, ma che di sicuro allieterà un paio di orette della nostra vita con una storia per certi versi molto innocente, per altri incredibilmente pungente, ma sempre raccontata con un ché di poetico che di sicuro si fa apprezzare molto, specie in un periodo come questo in cui, purtroppo, a dominare le classifiche ci pensa il cinemerdattone.
La vita di Bazil è sempre stata segnata dalle armi. Prima da una mina, che fece morire suo padre in oriente.
Poi da una pallottola vagante, che gli procurerà un parziale ritardo mentale e lo fa finire in mezzo alla strada. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, visto che si unirà ad un gruppo di "clochards" dai più disparati talenti. Una famiglia su cui fare affidamento, specie quando deciderà di vendicarsi dei produttori delle armi che gli hanno sconvolto l' esistenza.
Come dicevo, il film non raggiunge le vette poetiche di Amélie, ma neanche ci prova, in fin dei conti il regista non aveva da dimostrare certo che sapesse clonare sé stesso. Certo la mano è la stessa, e si vede in certi elementi che danno un tono fiabesco, quali i vari talenti dei barboni (forse uno spunto di critica sociale? Tante persone intelligenti e talentuose in mezzo alla strada? Certo dovrei conoscere la situazione sociale in Francia per saperlo con certezza, ma è un messaggio applicabile anche all' Italia), o anche i piani geniali e strampalati con cui mettono nel sacco i ben poco onesti fabbricanti d' armi.
Grande prova degli attori (tra l' altro si ripresentano alcuni volti del precedente film), che sanno dipingere i loro personaggi con espressività e carisma, tanto che anche i cattivi sono un piacere da guardare.
Se il vostro film natalizio dev' essere uno, fate che sia questo.

venerdì 24 dicembre 2010

"Wolverine: Origini", di Paul Jenkins, Andy Kubert, Richard Isanove

Il mito sulle origini di uno dei mutanti più pericolosi al mondo (e probabilmente uno dei più famosi personaggi Marvel) è ora svelato in quella che è la sua radice più profonda, ossia la sua infanzia e il risveglio dei suoi poteri mutanti, ossia il fattore di guarigione e gli artigli (qui ancora ossei, non avendo subito la trasformazione dello scheletro in adamantio).
La storia è appassionante, e peraltro lo sviluppo è anche discretamente sorprendente. L' unico vero problema, almeno per l' edizione che ho io, è il rapporto lunghezza-prezzo, forse un pò elevato (30 euro) per una storia tutto sommato di rapida lettura. Certo ad avvalorarlo ci pensa la qualità dell' edizione. La carta è ottima, e si nota la presenza di una discreta quantità di extra (che però constano in gran parte di "copione"; per chi fosse interessato...). Senza contare il fatto che il volume è rilegato. Insomma, un' edizione piuttosto pregiata per una storia che i fan del personaggio devono leggere obbligatoriamente.

La banda dei babbi natale

Piacevole ripresa dopo la parziale delusione de Il cosmo sul comò, pur essendo ancora lontani dalle vette dei primi film.
Diciamo che mi piacerebbe che si dedicassero nuovamente agli sketch teatrali, o comunque più brevi rispetto ad un film, dove ritengo possano dare il meglio, con scene rapide e battute fulminanti. Qui, anche se di battute ispirate ce ne sono (e un paio di momenti sono a dir poco esilaranti), non sembra che siano in grado di riempire tutta la durata del film, che ogni tanto presenta dei momenti vuoti.
Il trio si riconferma valido, specie Aldo e Giovanni. A Giacomo, tendenzialmente quello che interpreta i ruoli più "moderati", stavolta mi è sembrato scialbetto, forse più per il suo personaggio che altro, davvero pallosetto.
Paradossalmente, la vera sorpresa del film è la Maionchi. Semplicemente perché è stata sé stessa, una cafonazza, e faceva ridere. O_o
Di contro, quello che avrei gettato da un ponte è Giovanni Esposito. Il suo personaggio è odioso e inutile.
Piacevolmente umana la Finocchiaro, anche se decisamente poco credibile come ufficiale di polizia, considerando la maniera assurda in cui vengono trattati tre sospettati.
In definitiva, un ritorno piacevole, che mi sento di consigliare ai fan, fermo restando che siamo lontani dai fasti di un tempo.

mercoledì 22 dicembre 2010

Shrek - e vissero felici e contenti

Il mio giudizio su questo film è ambiguo. Narrativamente è abbastanza inutile, visto che non aggiunge niente di niente alla narrazione (e dico proprio nulla, il film finisce dove inizia!), ma paradossalmente ho goduto di più nel vedere questo piuttosto che il noioso Terzo. Pur non raggiungendo la freschezza del primo e la qualità del secondo (il mio preferito), devo dire che in generale mi è sembrato più ispirato negli sketch. Insomma, dico solo che a metà del terzo volevo scappare dal cinema, mentre questo si è lasciato guardare piacevolmente.
Certo, che ormai il marchio abbia detto tutto quello che poteva dire è ormai palese (inutile, remember?), tanto che è con un sospiro di sollievo che si constata che i titoli di coda, ripercorrendo alcuni momenti salienti della saga, ne sanciscono definitivamente la fine, lasciando spazio probabilmente al tanto caldeggiato spin-off sul Gatto con gli stivali (che a proposito, qui ruba la scena a dir poco, peccato che abbia un ruolo molto marginale).
Ultima nota sul villain: Tremotino, il cattivo di turno, è discreto; il mio preferito, per quanto non originale quanto la Fata Madrina o Azzurro, rimane Farquad, ma il folletto del caso si difende bene.

domenica 19 dicembre 2010

Scott Pilgrim VS The World

Già dai trailer avevo capito che il regista dell' adattamento di Scott Pilgrim aveva inquadrato quale fosse lo stile da adottare; il punto era vedere, al solito, quanto il confine tra fedeltà all' originale e "libertà per esigenze cinematografiche" fosse stato valicato.
E sorprendentemente (ma neanche troppo) Scott Pilgrim è, insieme a Watchmen e a Sin City, uno dei migliori adattamento fumetto->film che abbia mai visto.
Che lo spirito sia stato colto in pieno lo si vede già nell' apertura del film, con la scritta Universal Pictures presentata come fosse un videogioco, e soprattutto con la suonata iniziale, frenetica e casinara come ci si aspetterebbe dai Sex Bob-Omb (e sempre all' inizio si fanno apprezzare gli effetti onomatopeici e non che accompagneranno tutta la produzione, rendendola quasi un "live comic".
Certo, non potevo aspettarmi che tutto il contesto della vita urbana fosse riproposto, e infatti qui è quasi azzerato in favore della questione dei 7 Evil Exes. Nonostante ciò, ho avuto comunque la sensazione per buona parte del film che le cose procedessero più veloci del dovuto, nonostante la capacità di sintesi sia notevole. Insomma, chi non ha letto il fumetto potrebbe avere qualche momento di confusione, ma in generale non credo ci siano particolari problemi nella fruibilità.
I personaggi sono stati trasposti a parer mio con risultati decisamente buoni, se non ottimi.
Michael Cera (Scott) traspone il personaggio in maniera più pacata rispetto a quanto non lo sia nel fumetto, ma riesce comunque a renderlo accattivante, poco da ridire.
Mary Elizabeth Winstead (Ramona) riesce a caratterizzarla a dovere, più scazzata che nel fumetto, ma è un fatto anche necessario dato il minor tempo per sviluppare il personaggio.
Tra gli exes, tutti resi a dovere, credo che il preferirne uno rispetto agli altri sia solo questione di gusti, comunque chapeau.
Due parole le spendo per la colonna sonora. Le canzoni composte apposta per il film sono stupende, tanto che consiglio di procurarsi l' OST al più presto. Parallelamente a questo può capitare di sentire in certi momenti come sottofondo motivetti presi da videogiochi (che per forza di cose non tutti potranno riconoscere).
Per quanto riguarda il rapporto tagli-cambiamenti, devo dire che sono pienamente accettabili, anche se si notano maggiormente nella seconda metà film. A parte qualche cambiamento portano comunque alle stesse conclusioni (e a proposito, su Youtube è reperibile il finale alternativo, che avrebbe cambiato non di poco la conclusione).
Quindi, un film perfettamente godibile da parte di fan e non fan. Oltretutto si tratta di quella che è probabilmente una delle pellicole più genuine e rischiose dell' anno (come dimostrano i terribili incassi, cosa sconvolgente a fronte della sua qualità). Dategli una possibilità, e poi magari cercate il fumetto.

"Scott Pilgrim", di Brian Lee O'Malley

Quello che credo essere il punto forte del fumetto è l' immedesimazione che può far provare a molti (specie maschietti, diciamolo). Tutti siamo stati un pò nerd, o abbiamo fantasticato sul mettere su una band, abbiamo avuto storie d' amore tormentate, o immaginato di avere combattimenti al limite dell' assurdo.
Anzi, diciamo che il bello di Scott Pilgrim è che, a dispetto dei 22 anni di età, sembra un adolescente nel corpo di un adulto, "congelato" in una adolescenza tardiva, fatta di amici, musica, videogiochi, ragazze, e via discorrendo.
E poi, come un fulmine a ciel sereno, ci sono i 7 malvagi ex-fidanzati. Perché per poter vantare il diritto di uscire con Ramona, sua nuova fiamma, Scott dovrò rompere il culo a tutti i suoi precedenti ragazzi, tutti molto cattivi, molto intenzionati a rovinare la vita sentimentale di Ramona, e soprattutto a fare un mazzo così a lui.
Ma la questione dei cattivoni, per quanto perno centrale della trama, per l' 80% del tempo sembra marginale. In fin dei conti i personaggi sono troppo presi dal vivere la loro vita per spendere troppo tempo a riflettere su uno scontro mortale avvenuto 5 minuti prima. C' è l' affitto da pagare!
Ad accompagnare Scott lungo le sue avventure quotidiane c' è tutto il cast di contorno, con personaggi più o meno stronzi, più o meno simpatici, tutti però che concorrono a rendere divertente la folle normalità che permea il tutto.
Certo avere una certa cultura "nerdica" aiuta a godere appieno dei riferimenti e delle citazioni videoludiche. All' occhio attento non ne sfuggiranno.
Comunque non fatevi ingannare dal fatto che certe volte sembri più un videogioco d' azione che un fumetto, Scott Pilgrim sotto la patina giocosa è una storia sulle relazioni umane. Non ci vuole troppo sforzo per vedere come la storia, se privata degli elementi più assurdi, racconti una trama semplice ma efficace su cosa significhi avere una relazione sentimentale con qualcuno (per Scott, per Ramona, ma anche per molti comprimari).
Il fumetto consta di 6 volumetti, del non indifferente prezzo di 9,90 euro. Ma personalmente credo ne valga la pena. Il mio consiglio è di leggerne due, meglio ancora tre volumetti, e poi decidere se piaccia o meno, visto che per la sua particolarità è un prodotto per molti, ma decisamente non per tutti.

sabato 18 dicembre 2010

"Ristorante al termine dell' universo"; di Douglas Adams

Seconda parte delle avventure dello sfigato Arthur & co. in giro per l' universo, cercando ancora quale possa esserne il significato (o meglio, la domanda al suo significato) senza forse esserne interessati troppo. In fin dei conti, che senso può avere un universo in cui bovini t' invitano a scegliere quale parte di loro preferiresti mangiare per poi andare ad uccidersi e lasciarsi cucinare?
Douglas si riconferma grande autore di quella che potrei definire "fantascienza dell' assurdo", con intrecci sempre più intricati e assurdi e osservazioni sulla vita in questo pazzo universo che toccano vette di genialità rare.
Imprescindibile la lettura del prequel per comprendere appieno i riferimenti e, ovviamente, seguire lo sviluppo della vicenda, ma molte cose sono talmente gustose che possono essere capite e gustate anche prese a sé, basta lasciarsi trasportare dal loro non sense ben poco velato, anzi, del tutto scostumato.

venerdì 10 dicembre 2010

Lawrence d' Arabia

Vincitore di svariati oscar tra cui miglior film del 1962, Lawrence d' Arabia narra le vicende di Thomas Edward Lawrence, ufficiale americano passato alla storia come uno dei leader della rivoluzione araba del primo dopoguerra.
Il film ne segue le gesta, romanzandole, da quando Lawrence arriva in Arabia fino alla sua partenza dal paese, vittorioso ma sconfitto allo stesso tempo.
Passato alla storia come uno dei film più epici mai realizzato, lo è effettivamente in tutto: nelle sterminate scenografie desertiche, nelle scene di massa, nelle battaglie, e pur essendo stato scavalcato in termini puramente quantitativi da kolossal più recenti come Il Signore degli Anelli, il film trasmette anche allo spettatore moderno questa sensazione di grandezza ricercata. Ma dove il film trionfa realmente è nella delineazione del personaggio di Lawrence, detto El Orens, e della sua passione per l' Arabia, che t' inghiotte nei suoi deserti selvaggi e spietatamente belli.
Menzione d' onore anche a Omar Sharif, davvero un grande personaggio di supporto.

sabato 4 dicembre 2010

La corazzata Potemkin

Doveroso cominciare con questo esempio di fine critica cinematografica. Insomma, la Corazzata Potemkin è un film che noi italiani, grazie a Fantozzi, abbiamo nel sangue, pur non avendolo visto quasi nessuno suppongo, specie grazie a questa (geniale) scena. Ma si dà il caso che avendo diverse ore da riempire e molti film vecchi sotto mano decisi di fare il passo e valutare di persona la cagata pazzesca, e devo dire che proprio cagata non è.
Certo, premetto subito che alcune scelte stilistiche, in particolare alcune inquadrature totalmente senza senso che rallentano inutilmente il ritmo (anche se siamo lontani dai 6 tempi o 12 bobine che erano citate dal sempre mitico Fantozzi, ci aggiriamo sull' ottantina di minuti).
Film del genere, dopo tutto, vanno filtrati sotto quello che è il loro valore storico e culturale, e di certo la Corazzata ne ha molto, presentandosi a tutti gli effetti come un manifesto comunista sincero e spassionato (anche se ancor più che il comunismo promuove la pace tra i popoli). Quindi, se siete di una certa ideologia politica, forse a fare i pignoli avrete di che lamentarvi sotto questo punto di vista, ma in fin dei conti, per quello che era il periodo e le inclinazioni del regista sono tutte cose evidenti.
In senso più strettamente filmico l' ora e mezza di visione è passata piacevolmente, specie in un paio di momenti di pura comicità (più o meno involuta), che mi hanno fatto ridere di gusto.

"Le affinità elettive"; di Johann Wolfgang Goethe

Non il miglior libro di Goethe che abbia letto, lo dico subito. Ma penso che il problema principale sia che il libro sia invecchiato male, o per meglio dire, dubito si adatti bene al gusto del lettore moderno. Ovviamente è solo la mia opinione, ma trovo che il gusto per il patetico che si trovi qui sfoci agli occhi di chi lo legge oggi nel ridicolo certe volte.
Sostanzialmente, immaginate la classica storia di tradimenti, innamoramenti e così via (riassumibili nel francesismo "buttanismi"), in cui però tutti i protagonisti hanno una sensibilità pari a quella di Werther. Seghe mentali, azioni poco ragionate, scelte drastiche e melodrammatiche e così via. Seguendo quella che era la sua poetica del tempo Goethe ci narra una storia di sentimenti portati all' eccesso, che però alla resa dei conti rendono la storia leggermente surreale.
Comunque, intendiamoci, il libro è piuttosto interessante dal punto di vista filosofico (vedi per esempio tutti i discorsi sull' educazione delle masse) e anche scienifico (le affinità elettive del titolo si rifanno ad una teoria chimica del tempo, come spiega il romanzo stesso).
Insomma, non mi sento di consigliarne strettamente la lettura a nessuno, ma neanche la sconsiglio in toto. In fondo parliamo pur sempre di un classico, quindi ognuno deve avere il diritto di farsene la propria opinione.

sabato 13 novembre 2010

La maison en petits cubes - Recensione

In un mondo sommerso dalle acque un anziano vive e sopravvive innalzando la propria casa di pari passo col crescere del livello del male. Seppelliti sotto tonnellate d' acqua sono oggetti e ricordi.

Vincitore del premio oscar 2009 come miglior cortometraggio, Tsumiki no Ie (La maison en petits cubes) si presenta come un prodotto ambiguo da recensire, perché verrebbe naturale chiedersi quante cose si potranno mai dire su di un cartone la cui durata si aggira sui 12 minuti, titoli di coda compresi.
Eppure il "film" di cosa da dire ne à molte, pur non dicendone nessuna, almeno direttamente, visto che per tutto il quarto d' ora stentato della visione avrete solo la musica e qualche effetto sonoro a farvi compagnia. Ma si sa, spesso un messaggio è tanto potente quanto è sottinteso, sfumato, discreto. In una parola, quando non gli viene comunicato direttamente ma quando è lo spettatore stesso a trovarlo.
La casa non è fatta solo di cubi. A cementare il tutto sono i ricordi, ricordi sempre più remoti man mano che si scende nelle profondità marine.
Ed ecco ricordi, immagini appena accennate riemergere dal buio abissale, calorose ma fredde poiché remote. E un senso di malinconia e nostalgia ti pervade, perché fa pensare al tempo che scorre, alle persone andate e ai momenti che non torneranno più.
Dimenticatevi di Up, questo brevissimo corto realizza dieci volte meglio (minimo) l' effetto sadness procurato dal film Pixar. Tristezza che traspare anche nei disegni, acquarellosi e morbidi, creanti un atmosfera straniante, anche fiabesca (gli ambienti solitari, e considerevolmente poetici, ricordano molto le atmosfere di videogiochi come Ico).
Il voto in basso potrebbe sembrare un' esagerazione, visto che in genere un voto così alto non lo do mai, nemmeno a serie che considero praticamente perfette e che amo. Ma la differenza sta nel praticamente. La maison en petits cubes, come cellula emotiva e artistica, è perfetto, anche nella sua brevità.
Potete vedere il cartone animato al seguente indirizzo.

Voto: 10

mercoledì 3 novembre 2010

Professor Layton e l' eterna diva - Recensione

Invitato dalla sua ex allieva Jenis Quatlane, il Professor Layton, insegnante di archeologia nonché enigmista di fama mondiale, si reca con il suo giovane allievo Luke al teatro lirico Crown Petone ad assistere ad un suo concerto.
Al termine dello spettacolo, però, si ritroveranno coinvolti con tutti gli altri spettatori in una sfida lanciata da un anonimo individuo: tutti concorreranno ad un premio che verrà vinto da un' unica persona: la vita eterna. A tutti gli altri spetta solo la morte.

Parto col dire che ho avuto qualche difficoltà ad inquadrare nella timeline della serie il film. Per chi non lo sapesse, i giochi del Professor Layton si sviluppano in due trilogie, la cui seconda (tutt' ora in corso) è ambientata antecedentemente alla prima. Un pò come Star Wars.
Ora, il film si colloca nella fascia della seconda, come lascia intuire l' introduzione del film, e credo si possa inserire DOPO il primo gioco di questa, visto che alcuni personaggi e i rapporti tra di loro lasciano intuire che siano già stati affrontati precedentemente (in Italia è stato da poco pubblicato l' ultimo gioco della prima trilogia, mentre in Giappone la seconda è già avviata).
Toltici di mezzo questi problemi di continuity, analizziamo quello che il film è, ossia praticamente un gioco del Professor Layton se fosse un film. Abbiamo quindi tutti i tratti distintivi della serie, quali i personaggi secondari d' all' aspetto carismatico (come anche il carattere accattivante), le splendide ambientazioni, e ovviamente gli enigmi, tratto distintivo del marchio che se fosse stato assente avrebbe di certo leso quella che è la sua immagine nei confronti dei fan, principali indirizzatari della produzione. Questi si troveranno a proprio agio con le immagini (stile visivo e qualità delle animazioni del tutto simili a quello dei filmati del gioco) che con le musiche (l' orecchio allenato riconoscerà riarrangiamenti di brani presi dai giochi), e comunque oggettivamente sul fronte tecnico il gioco si difende bene. L' unico problema è che chi non è appassionato del trend potrebbe trovare troppo bambinesco il design dei personaggi, ma de gustibus...

Quello su cui c' è da discutere è se il film sia o meno consigliabile a chi non è un fan del personaggio. La risposta è ni, poiché chi non lo conosce di sicuro non apprezzerà allo stesso modo di altri quella che è comunque obiettivamente una buona produzione. Non un capolavoro, per carità.
Considerando che i giochi ci hanno messo davanti macchine del tempo, villaggi robotici, allucinazioni gassose (chi ha giocato la prima trilogia capirà i riferimenti), non me la sento di fare il pignolo su alcune cose nel finale che farebbero pensare che il film abbia fatto il classico salto dello squalo, ma non riesco a scrollarmi di dosso l' idea che quello che si vede sia un pochettino esagerato. Nulla di tragico comunque.
La trama regge bene, e il mistero che aleggia fa pensare che effettivamente ne sarebbe potuto uscire anche un bell' episodio giocabile. Oltretutto il finale è piuttosto malinconico (anche se credo che in questo campo quello de Lo scrigno di Pandora sia imbattuto (contando che non ho ancora giocato il terzo episodio). E nel mezzo magari un paio di risate ve le farete.

In definitiva, chiunque voi siate, fan o no, guardatelo (nel primo caso senza remore). Magari i secondi troveranno uno stimolo ad appassionarsi ad una delle migliori serie videoludiche degli ultimi anni.

Voto: 8

martedì 2 novembre 2010

La voce delle stelle - Recensione

Nel 2046, i giovani Mikako e Noboru si vedono separati quando la prima si arruola nell' esercito per fronteggiare una razza aliena ostile, mentre il secondo continua la sua vita sulla Terra. L' unico mezzo di comunicazione che i due hanno sono i messaggi tramite telefonino, che però richiedono sempre più tempo per essere ricevuti man mano che Mikako si addentrerà nello spazio profondo. Il loro rapporto resisterà a questa dura prova?

Realizzato al 90% da un' unica persona, Makoto Shinkai, questo piccolo OAV di 25 minuti è l' esemplificazione di come la semplicità (se non povertà) di mezzi possa andare di pari passo con la bravura narrativa, specie quando si ha qualcosa di chiaro da dire.
E La voce delle stelle, adattamento dell' omonimo manga, ha un messaggio, forte e delicato: l' amore è un qualcosa che resiste nel tempo e nello spazio?
La risposta è meno ovvia di quanto possa sembrare, perché i protagonisti soffrono davvero la lontananza, e ognuno cerca di affrontarla a modo suo.
Certo, a voler essere pignoli si può obiettare che il tema della lontananza sia affrontato in maniera unilaterale, ossia non si approfondisce se e come Makoto senta la distanza dei familiari, del luogo di origine, e così via, visto che risulta un pò difficile credere che l' unico problema della lontananza sia la mancanza di Noboru, il cui amore peraltro era in forma molto embrionale.
Ma comunque, tralasciando queste debolezze nella trama quello che ci resta è una piccola perla, fatta di paesaggi poetici, momenti quasi onirici, e che di sicuro sa colpire emotivamente.

Sul fronte tecnico il giudizio è ambiguo, poiché se è palese che la qualità grafica sia tutt' altro che eccelsa (pur vantando una discreta computer grafica), il buon design dei mezzi, i suddetti bei paesaggi e poco altro salvano la baracca rendendolo abbastanza piacevole da guardare, specie considerando che tutto l' aspetto visivo è stato realizzato da un' unica persona.
Consigliato di cuore a tutti. C' è chi lo osannerà come capolavoro, chi ne vedrà i limiti, ma dubito che possa risultare un' esperienza negativa, specie per la sua brevità.

Voto: 8

venerdì 22 ottobre 2010

Machete

They call him Machete...
E se avrete la pazienza di spostare gli occhi a sinistra vedrete Machete. E ciò vi dice tutto sul film. Parliamo di un ex federale che combatte usando i machete (comunque prediligendo qualsiasi cosa tagli), percui diciamolo chiaramente, non è un film da proiettare al cinema parrocchiale la domenica pomeriggio.
Nel caso non si fosse ancora capito, parliamo di quella che probabilmente è la più grossa tamarrata partorita dal cinema nel corso di quest' anno. Se vivete di queste cose, o se solo volete vedere un pò di azione esagerata come non se ne vedeva da tempo, ecco a voi.
A vederlo sembra un classico film d' azione anni 80. I cattivi sono chiaramente i cattivi, tutti fanno una brutta fine, e i buoni sono buoni, sono cattivi solo coi cattivi. Più facile di questo.
Purtroppo forse il film si perde un pochettino in chiacchiere certe volte, dando l' impressione di prendersi troppo sul serio sul tema trattato (l' immigrazione dal messico), fortuna che poi vedi Machete che fa bunjie jumping con le interiora di uno e ti ricordi che stai guardando una cazzata fatta bene. Tra violenza a palate e ben poco velata, tette, tettine, tettone, e anche un pò di culi, e qualche battuta carina, il film scorre liscio. Decisamente worth watching, specie in lingua originale.

giovedì 21 ottobre 2010

"I miti di Cthulhu"; di Howard Philips Lovecraft

Primordiale, grottesco, cupo e angoscioso. I primi termini che rievoca il nome di Lovecraft, erede spirituale di Poe e padre di un certo tipo di horror, quello che sviscera le paure prime dell' uomo verso l' ignoto, spesso temuto non tanto per ciò che si vede quanto per ciò che s' immagina. E il temere ciò che non si conosce porta gli uomini, come i nostri antenati, a votarsi a divinità pagane, dei terribili dai poteri smisurati che in cambio del totale asservimento promettono la vita eterna in sfere dell' esistenza oltre il piano umano.
E' il pantheon di Lovecraft, che prendendo spunto da antichi culti ormai
estinti, crea una cerchia di figure spaventose; Nyarlathotep, Dagon, e il sommo Cthulhu, per dirne alcuni. (nota curiosa: pare che in realtà il politeismo di matrice lovecraftiana sia in realtà una leggera modifica di un culto veramente seguito dall' autore...!)
E gli uomini che potere hanno in tutto ciò? Ben poco. Spesso non riescono a ben definire delle presenze potenti eppure sfuggenti, e anche quando riescono ad identificarle di solito la loro mente ne è schiacciata, come nel peggiore degli incubi.

La raccolta contiene i racconti brevi che hanno dato origine al corpus primario delle storie sui Grandi Antichi. Non una lettura per tutti, poiché, come detto in apertura, sono letture dai toni cupi che alcuni potrebbero trovare pesanti. Ma a patto di riuscire a farsi affascinare da questa costante atmosfera di precarietà effimera, avrete tra le mani un libro che saprà afferrarvi e non mollarvi più.

lunedì 11 ottobre 2010

Viewtiful Joe [PS2] - Recensione




It's a viewtiful life! E Joe ne sembra convinto pienamente. D' altronde è il supereroe più cool che abbia solcato i nostri schermi, almeno quelli videoludici.
Detto chiaramente, la trama è banale e scontata, il contesto si salva unicamente per il carisma dei personaggi, il ché è anche l' unica cosa che conti veramente parlando di un action. Oltre a Joe, che è il re dei fighi, i boss sono dei ganzi niente male (Hulk Davidson was born to be wild!).
Di contro, gli ambienti già nella loro "clichosità" sono deliziosi, ripercorre molti dei luoghi dei vecchi film di fantascienza, horror, azione, e via discorrendo.
Tanto spettacolo visivo fa rimpiangere che non ci sia un altrettanto scoppiettante colonna sonora, che si presenta sì valida ma priva di pezzi che colpiscano particolarmente, tranne forse la musica delle boss battle (a cui comunque non presterete troppa attenzione, visto che cercherete di sopravvivere).

Ok, toltaci di mezzo la zavorra parliamo di quella che è l' anima del gioco.
Viewtiful Joe è un picchiaduro a scorrimento, decisamente vecchia scuola nell' animo, ossia intenso e con poca pietà per il giocatore. Questo per dirvi che la difficoltà del gioco è elevata. Affrontando il gioco a difficoltà Normale magari non lo troverete particolarmente ostico, ma già aumentando di un livello la difficoltà comincerete a notare un pò di differenze, specie nel consumo della barra VFX, che si esaurirà molto più velocemente.
Questa, in particolare, è la vera gemma della giocabilità. Ampliabile raccogliendo le "pizze" sparse nei livelli, essa permette di scatenare i poteri di Joe, che permettono di accelerare (e quindi colpire più velocemente, oltre che moltiplicarsi, addirittura), rallentare il tempo (per colpi più precisi), e anche di zoomare l' immagine (per colpi più potenti), potere questo combinabile coi primi due.
Tali poteri arricchiranno il repertorio di mosse di Joe, costituito da varie combinazioni di pugni e calci, espandibili spendendo crediti nel negozio che si aprirà tra un livello e l' altro.
I livelli fondamentalmente prevedono di andare da un punto A ad un punto B, con miriadi di nemici in mezzo a farvi il culo, puzzle da risolvere con l' ausilio dei poteri e qualche segreto da spulciare.
I nemici sono di varie tipologie, e pur non rappresentando grossi ostacoli (almeno nella maggior parte dei casi) una volta afferrato il pattern d' attacco (e quindi riuscire a schivarne i colpi per disorientarli e renderli indifesi), trovano la loro maggior forza negli attacchi di gruppo, visto che praticamente mai avrete davanti un' unico nemico; anzi spesso ne affronterete più tipologie contemporaneamente, e se vi farete circondare schivare i loro colpi sarà davvero tosta.
Per gli amanti delle sfide, come avrete capito, il gioco rappresenta una piccola perla da recuperare, specie ora che si può trovare usata per un tozzo di pane.

Sul fronte della longevità il gioco mostra un pò il tallone d' Achille. In una decina di ore, se non addirittura di meno, potreste finire il primo giro. Ma d' altronde per la sua tipologia sarebbe davvero strano (nonché forse sfiancante) proporre un' avventura eccessivamente lunga, considerando che questi giochi vivono della loro immediatezza e dell' intensità con cui bruciano. A migliorare comunque in tal senso la situazione ci pensano ben tre livelli di difficoltà superiori a quello Normale, ognuno premiante con un nuovo personaggio giocabile. In questa versione, rispetto a quella originale Gamecube, è particolarmente stuzzicante la presenza giocabile di Dante, della serie Devil May Cry.

Grafica: 8,5
Sonoro: 7,5
Giocabilità: 8,5
Longevità: 7,5

Voto: 8


lunedì 4 ottobre 2010

Il colore dei font

Come dimostrano gli ultimi due pezzi, inspiegabilmente Blogspot non mi permette d' inserire testo colorato. Spero che la cosa si sblocchi presto. Fino ad allora, sopportiate tutto questo bianco.

martedì 28 settembre 2010

I miei 3 clichés videoludici più odiati


Interessante classifica. Peccato che manchino quelli che io ritengo essere davvero i peggiori, VERAMENTE terribili, anche peggio dei livelli subacquei.
Senza troppi giri di parole, questi sono i 3 tòpoi videoludici che mi hanno irritato maggiormente.

3- SCORTARE UNO O PIù PERSONAGGI


Non il peggiore, ma
ogni volta che si presenta una situazione del
genere alzo gli occhi al cielo. In molti giochi è già difficile badare a sé stessi, figuriamoci dover fare da balia a qualcu
no, che in molte occasioni è talmente impedito da non riuscire nemmeno, non dico difendersi, ma scappare. Fortunatamente sono situazioni temporanee, per quanto frustranti, ma come la mettiamo quando il gioco ci accolla la zavorra per praticamente la sua intera durata? (l' immagine a fianco non è casuale. Per lo meno il gioco è comunque divertentissimo). In tempi recenti un terribile esempio di questa moda è New Super Mario Bros. Wii, che
se affrontato in single player offre la possibilità di riaffrontare un livello a caso portando con sé un Toad, ovviamente da salvare. Considerando da quante merdate assassine è pieno ogni live
llo del Super Mario medio, fate un pò voi.

2- CONTO ALLA ROVESCIA


Alcuni ormai sono diventati dei cliché a sé, come i conti alla rovescia presenti alla fine di un qualsiasi Resident Evil.Sfido chiunque, CHIUNQUE, a dire di non odiarli, o quantomeno di non averne mai odiato qualcuno.
Ti mettono fretta, ansia, non ti permettono di fare ciò che vuoi,
Quelli che mi snervano maggiormente sono quelli in cui si deve andare da un punto A al punto B, e lungo il percorso ci sono DIECI GIRONI INFERNALI DI MOSTRI ASSASSINI CHE VOGLIONO APRIRTI IL CULO. E tu non sai se
ucciderli o andare avanti, magari li eviti ma ce ne sono alcuni che ti bloccano il passaggio, e poi ti colpiscono, e tu... argh!
Uno che ho odiato particolarmente è stato quello di Metroid Prime 2: Echoes, quando devi fuggire dal mondo oscuro e ti si para davanti Dark Samus. Mea culpa perché non compresi inizialmente la tattica da adoperare, ma non riesco ad essere totalmente lucido quando ho tre minuti di tempo prima che il mondo finisca!

1- BOSS CHE SI RIPETONO. DI FILA!


Qui giochiamo in un campo da gioco dominato da Capcom. Seriamente, quanti dei loro giochi hanno la geniale idea di farvi riaffrontare tutti i boss del gioco già sconfitti? Devil May Cry 3 è un esempio. Anche Okami, dove però non li riaffronti nemmeno tutti, quindi la cosa diventa ancor più ridicola. Perché alcuni si e altri no? E i Clover ci avevano fatto il palato con porcate simili, tanto che è presente anche in Viewtiful Joe (di nuovo: su cinque boss precedentemente affrontati te ne pone davanti solo 4. E l' altro che ha fatto per meritarsi l' ostracizzazione?), dove però la cosa è ancor più bastarda, perché bisogna affrontare la sequenza di boss CON UN' UNICA BARRA VITALE. Si, c' è qualche "medipak" durante gli scontri. Si, se perdi una vita ricominci da quello che ti ha ucciso... MA CIò NON TOGLIE CHE SIA UNA BASTARDATA COI FIOCCHI. Se perdi tutte le vite, sei out, tutto daccapo. A livello di difficoltà Normale non ha richiesto molti tentativi, ma considerando che ce ne sono altri 3 superiori posso solo immaginare come sarà quel pezzo.
È una cosa troppo stupida. Cosa dovrei dimostrare esattamente riaffrontando di fila dei boss che ho giù ucciso? Come se a Rocky fosse stato detto "Bravo, ora riaffronta contemporaneamente Apollo Creed, Clubber Lang e Ivan Drago armati di motosega, bitch."
E soprattutto, è un chiarissimo esempio dell' arte dell' allungare il brodo. Quando non sai come tirare la zuppa ancora un pò, come aggiungere quei maledetti 45 minuti, cosa fai? Riproponi gli stessi boss. Pitiful.

lunedì 20 settembre 2010

Dellamorte Dellamore

Tratto dall' omonimo romanzo di Tiziano Sclavi, il film rappresenta in forma embrionale quello che sarà poi il suo più grande successo, ossia il celeberrimo Dylan Dog.
E a vedere il film, pur con le dovute differenze, non si fatica a ritrovare molti dei caratteri distintivi di quello che sarà probabilmente il più celebre fumetto italiano.
A partire in particolar modo dal protagonista, interpretato da Rupert Everett (e alle cui sembianze s' ispireranno i vari disegnatori nel ritrarre Dylan), che piuttosto che un indagatore del' incubo interpreta il guardiano di un cimitero, ma anch' egli un pò tombeur de femmes, un pò sfigato, un pò nemico e amico delle forze contro cui combatte e si relaziona, anche meglio che con gli esseri umani, forse un pò troppo pieni di vita per i suoi gusti. Tanto, come dice lui stesso, "finiranno tutti qui " [al cimitero].
Ma le similitudini non finiscono qui. L' atmosfera generale è quella da horror un pò splatter, un pò surreale, con i suoi misteri inspiegabili ma terribilmente affascinanti.
Certo, come il fumetto, non va preso eccessivamente sul serio. D' altronde il film stesso non sembra farlo, riservandosi buone dosi di humor nero e di surrealismo, che potrebbe rendere assurdi certi passaggi ma dannatamente appassionanti da vedere.
Di sicuro non un film per tutti, data la sua particolarità, ma degno di uno sguardo, in particolar modo dai fan del fumetto che vogliono andare all' origine del mito.

venerdì 10 settembre 2010

Il ritorno di Cagliostro

Quei geniacci di Ciprì e Maresco. Molti troveranno la loro "comicità" (anche se parlerei più di stile narrativo che di comicità) inutilmente volgare e gratuita. Il bello è che per certi versi hanno ragione. Ma il loro pregio rispetto ad un cinepanettone qualsiasi è quello di sapersi sempre reinventare, e soprattutto di sfruttare questa loro verve boccaccesca in maniera davvero creativa, vedasi dettagli come i personaggi femminili, obbligatoriamente affidati ad attori maschili.
Ma quello di cui stiamo parlando qui è, oltre che il loro ultimo film, probabilmente il più ambizioso, come dimostra la collaborazione dell' ormai scomparsa Tele + (chi se la ricorda?).
Narrante la parabola ascendente (come se fosse mai stata in alto) dell' immaginaria casa di produzione cinematografica siciliana Trinacria, il film mischia come sempre abbondanti dosi di humor più o meno corrosivo ad una bravura narrativa davvero rara. Una perla da riscoprire, a patto di non trovare indigesto lo stile schietto dei due registi.

mercoledì 8 settembre 2010

Brancaleone alle crociate

Secondo capitolo del capitano di ventura Brancaleone da Norcia, stavolta intento a raggiungere la Terra Santa in compagnia di un' altra banda di casi umani se possibile ancor peggiori di quelli del precedente film.
In realtà qualsiasi parola possa riferire a questo film sarebbe trasportabile anche sul primo, poiché di fatto strutturalmente parlando sono quasi identici. Tutto verte sul carisma di Gassman (che ci dà quello che forse è il personaggio del cinema italiano migliore che abbia mai visto) , diviso tra fedeltà al dovere e vizi carnali, e sui suoi compagni di ventura che fanno da perfetta cornice alle mille peripezie che la compagnia affronta lungo un viaggio a dir poco sbandato.
Proprio per questa sua "fedeltà" allo schema originale il film sembra essere meno fresco rispetto al prequel, ma chiunque lo abbia visto deve necessariamente completare le gesta di Brancaleone, specie alla luce del fatto che film di questo genere in Italia (e forse nel mondo intero) non credo che ne rivedremo più.

giovedì 12 agosto 2010

New Super Mario Bros. Wii [WII] - Recensione



A dispetto dell' essere nato nel '90, ossia svariati anni dopo la sua uscita originale, ebbi la fortuna di crescere con i giochi di Mario dell' era NES, grazie all' acquisto di Super Mario Bros. All Stars per il Super Nintendo (paradossalmente, non ho mai avuto Super Mario World!), e non avendo mai posseduto alcuna consolle 3D Nintendo fino al recente acquisto del Wii, non ho mai avuto grandi rapporti col Mario 3D, restando legato maggiormente legato alla vecchia impostazione 2D. Motivo per cui mi avvicinai speranzoso a New Super Mario Bros. per il DS, trovandovi un ottimo gioco dalla difficoltà abbastanza caina, rovinato però da un sistema di salvataggio a dir poco scandaloso, specie per un gioco portatile.


Perciò tagliamo la testa al toro, la riedizione per Wii ha un sistema di salvataggio degno di questo nome. È ancora possibile effettuare il salvataggio "fisso" solo dopo aver oltrepassato il castello di metà o di fine mondo, ma stavolta potremo anche effettuare un salvataggio temporaneo, che si cancellerà al suo caricamento, che ci permetterà di chiudere liberamente e serenamente la partita, senza costringerci alle assurde maratone della versione portatile.
Le altre novità del titolo rispetto all' originale sono i power up presenti. Al prezzo del Mega Fungo abbiamo il fiore di ghiaccio, il costume da pinguino, e il fungo elica. Il primo è un' interessante alternativa al fiore di fuoco, che manco a dirlo permette di
congelare i nemici, sfruttando i blocchi che formano come oggetti da lancio o piattaforme per i salti. Il pinguino è un incrocio tra il fiore di ghiaccio e il costume da rana del sempiterno Super Mario Bros. 3, ossia permette di nuotare con una bravura invidiabile, perfetto per i livelli subacquei. Infine l' elica è il solito power up tanto raro quanto ambito, poiché permette di effettuare salti portentosi e di planare, rendendo molto più facili le sezioni platform (ossia praticamente tutto il gioco).
A questi vanno aggiunti i classici fungo, fiore di fuoco, stella e minifungo. E, a volerlo considerare un power up, ci sarebbe Yoshi, utilizzabile solo in certi livelli, e devo dirlo, è un peccato che sia stato sfruttato così poco, visto che i livelli in cui è utilizzabile, a meno di non stare dimenticandomene qualcuno, si possono contare sulle dita di una mano.

Tra le novità dei controlli, l' unica da segnalare è l' avvitamento, qui effettuato scuotendo verso l' alto il Mote, e che permette d' interagire con certi meccanismi, nonché di sollevare determinati oggetti (e quindi trasportarli), ma anche di collaborare (o dare fastidio) ai compagni di gioco (ma di questo parlerò più avanti.
Il sistema di controllo in generale si rivela ben funzionale, minimale ma essenziale, avrete tutto ciò che vi servirà per affrontare i livelli. Peccato solo che certe volte basti un minimo movimento involontario del mote per effettuare il salto con l' avvitamento, cosa che porta anche al gameover, nonché a tutta una serie di bestemmie.

Ma comunque il gioco è Mario, né più né meno. Al di
là dei nuovi power up, di qualche nuovo nemico e di qualche nuovo diabolico tipo di piattaforma, il gioco è sempre quello; chi lo ha amato lo amerà ancora, chi lo odia rinnoverà la sua antipatia. La struttura di gioco è pressoché identica a quella del suddetto episodio per DS (probabilmente rappresenterà il nuovo paradigma del Mario 2D). Le trovate visive pure sono praticamente le stesse, e questo è un punto che vorrei approfondire.
I mondi sono sempre gli stessi. Lasciando da parte la questione "remake" (questo di cui stiamo parlando ora sarebbe l' upgrade di un remake), mi ha un pò infastidito che i programmatori non si siano sprecati ad inventare un mondo dallo stile nuovo di zecca. Da SMB3 non ci siamo quasi mossi: il mondo egiziano, il mondo celeste, il mondo di fuoco... più che dei livelli, dei tòpos imprescindibili. Non che sia un difetto in senso stretto, ma perché non inventare qualcosa di nuovo? Magari un mondo virtuale, o anche un mondo luna park? Luoghi comuni per i platform che però qui non credo si siano mai visti.

Punta di diamante del gioco è ovviamente il multiplayer, croce e delizia di chiunque ci si approcci. Le risate sono garantite, come anche le litigate. Tutto dipende da come vi approccerete e con chi, ma l' esperienza, in un modo o nell' altro, obiettivamente funziona.
Potrete decidere se collaborare o competere aggressivamente (a tal proposito: l' avvitamento qui serve a sollevare un compagno. Potrete sfruttarlo per fargli raggiungere superfici o oggetti troppo in alto, come anche lanciarlo via, magari dritto dentro un precipizio). Comunque, visto che non esiste la compenetrazione tra i personaggi giocanti, è facilissimo intralciarsi a vicenda involontariamente. Già in due giocatori (come ho affrontato io tutto il gioco) certe volte non intralciarsi è un casino, posso solo immaginare in quattro. Anche se a dispetto di tutto, ad avere quattro controller credo che una serata tra amici sarebbe divertentissima.

La longevità è quella solita. A giocarci serratamente, magari facendosi aiutare da un amico, si può completare il gioco in una settimana. Ad aiutare la durata del titolo ci pensa un mondo segreto sbloccabile dopo aver finito il gioco, la modalità libera (in cui affrontare liberamente i livelli del gioco con uno o più amici), e soprattutto la caccia alla monete, una vera gara di velocità nel raccogliere le monete sparse lungo i livelli (alcuni creati appositamente per la modalità) per vedere chi ne raccoglie di più.

Il solito Mario, con qualcosa di più e niente di meno. Di sicuro averlo e non provarlo in multi sarebbe uno spreco, ma la validità della campagna principale permette di essere completamente goduta anche da chi la voglia affrontare da solo.

Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Giocabilità: 9
Longevità: 8

Voto: 8,5

venerdì 6 agosto 2010

"Dracula"; di Bram Stoker

La cosa più sorprendente nel leggere Dracula è scoprire quanto il film ne abbia cambiato la figura. Non solo visivamente (la mise rossa con doppio tuppo all' inizio è totalmente assente), ma soprattutto caratterialmente, visto che nel film gli hanno dato uno stampo molto più romantico, presentandolo come un anti eroe, elemento totalmente assente nel libro, ove egli è semplicemente il male incarnato. Per dirla chiara e semplice, della celebre storia d' amore del film non esiste il minimo cenno.

Cosa rimane quindi del Conte, una volta spogliato dei caratteri che ormai gli vengono comunemente (ed erroneamente) attribuiti? Un simbolo per le forze primordiali, il puro istinto animalesco che va contro la società umana.
Dall' altro lato della barricata abbiamo Van Helsing e soci, che in questo scontro ideale dovrebbero simboleggiare la ragione umana. Dico dovrebbero perché questo punto l' ho trovato un pò ambiguo, visto che, più che la ragione umana, i "buoni" mi sembrano rappresentare i valori cristiani.
Nel libro Van Helsing ribatte spesso su quanto la mente del Conte sia "infantile" e primordiale, ma non ne ho tratto quest' impressione, visto che esattamente come loro organizza i suoi piani, Nè più né meno. La vera differenza tra i due fronti sta nelle forze a cui si appoggiano. Diaboliche per l' uno, sacre per l' altro. Percui mi sembrerebbe più corretta l' ipotesi di uno scontro "religioso" più che "istinto-ragione".

E questo ci porta ad uno dei problemi che personalmente ho riscontrato durante la lettura, ossia una certa pesantezza nella scrittura. I personaggi agiscono spesso in maniera piuttosto plateale, e certe volte si sconfina nel ridicolo, cosa che non facilita certo la lettura di un romanzo dove la prolissità è di casa (se Van Helsing avesse parlato di meno gliene sarei stato molto grato), senza contare che in certi momenti agiscono, secondo me, da perfetti imbecilli, facendosi infinocchiare da Dracula fin troppo facilmente.
Discorso a parte per Renfield, personaggio affascinante che avrebbe meritato quasi un libro per sé.

L' impressione generale che ho avuto dal libro è stata di un romanzo che, pur non avendolo trovato brutto, sia invecchiato piuttosto male, tanto che credo debba di più a ciò a cui ha dato origine che non a qualità proprie. Ne consiglio comunque la lettura a tutti, perché è comunque uno di quei libri che nel bene e nel male hanno fatto la storia, e credo sia interessante riscoprire la forma più pura di quello che ha dato il via a reinterpretazioni del genere quali Blade o Twilight.

domenica 25 luglio 2010

Top Ten ending degli anime

Come promesso, le ending!
Molti potrebbero considerare questa come una classifica secondaria rispetto alla precedente, ma tutt' altro. Se le opening sono il biglietto di presentazione di un anime, le ending sono la loro firma. Sono loro che coronano e chiudono il climax emotivo degli anime che vediamo, e queste sono le dieci sigle di chiusura che maggiormente hanno sortito un tale effetto su di me.

10- ERGO PROXY ("Paranoid Android", by Radiohead)


Radiohead. E ho detto tutto. Sorpendente come questa musica si sposi alla perfezione con le atmosfere dell' anime.

9- SAYONARA ZETSUBOU SENSEI ("Zessei Bijin", Ai Nonaka, Marina Inoue, Yū Kobayashi, Ryōko Shintani)


Molto semplicemente la musica si sposa perfettamente con le immagini, che hanno anche uno stile creativo invidiabile. Inoltre il video ha uno stile che sembra adattarsi perfettamente alle paranoie del professore. Bellissima!

8- BOKURANO ("Vermillion", by Chiaki Ishikawa)


In realtà mi piace per dei motivi stupidi, ossia perché la musica è malinconico e trovo per l' appunto molto malinconico che sullo sfondo scorrano tutti i protagonisti (SPOILER: specie considerando che quando inizia ad esserci questa ending, che è la seconda, la metà sarà già morta).

7- PLANETES ("Wonderful life", by Mikio Sakai)


Altro motivo stupido; trovo stupendo come la sigla segua il crescere del sogno di Hachimaki di diventare pilota di un' astronave. Come riassumere un personaggio in un minuto e mezzo di sigla!

6- ABENOBASHI ("In your heart", by Hayashibara Megumi)


Estremamente nostalgica, ma non solo per le foto d' epoca che scorrono sullo sfondo, ma anche perché è una di quelle sigle che associo ad un preciso periodo della mia vita.
Oltretutto ha un certo valore in senso lato rispetto all' anime, pur essendone apparentemente distaccato totalmente. Trovo infatti che le immagini di un Giappone ormai tramontato simbolizzino la nostalgia che i protagonisti provano del loro quartiere commerciale originale, oltre che il desiderio che essi non cambi (SPOILER: e nella fattispecie, che Sasshi non voglia la morte del nonno.

5- GANKUTSUOU - IL CONTE DI MONTECRISTO ("You won't see me coming", by Jean-Jacques Burnel)


Semplicemente godimento lisergico. Ennesima riconferma di quanti funghi allucinogeni hanno mangiato i realizzatori di questo anime. In realtà spezza molto con i toni barocchi dell' anime, ma s' innesta perfettamente alla fine degli episodi.

4- NANA ("Starless night", by Olivia)


La cosa più bella di Nana è che ogni puntata finiva sempre con qualcosa che ti stupiva, ti lasciava col fiato sospeso, col potere anche di commuoverti. E questa canzone ne era il degno coronamento. Veniva (e viene) la lacrimuccia a sentirla.

3- WELCOME TO THE N.H.K. ("Agachan Ningen", by Kenji Otsuki, Fumihiko Kitsutaka)


Definirla malata è poco. A vederla si rischia di essere colpiti dalle stesse paranoie del protagonista... geniale!

2- TENGEN TOPPA GURREN-LAGANN ("Minna no peace", by Afromania)


Purtroppo è assente sul tubo il video originale dell' ending.
Bellissima- B-E-L-L-I-S-S-I-M-A. Tutta la carica energica dei protagonisti, la vitalità del messaggio e la frenesia del tutto convogliate in una canzone.

1- WOLF'S RAIN ("Gravity", by Yoko Kanno)


Semplicissima. La canzone Non è particolarmente elaborata. Sfondo cielo a parte è sempre uguale. Eppure non ho dubbi nel dire che questa sia la sigla più bella che abbia mai chiuso un anime che abbia mai visto. Gravity è un pezzo malinconico, melodioso e "soffice" da sentire, ma non sarebbe lo stesso se non accompagnasse la corsa del lupo, che rievoca quelli dell' anime. Correre, correre, soli nel mondo, senza arrivare in nessun luogo ove possano trovare l' agognato paradiso.
Considerate inoltre che vale lo stesso discorso che feci per l' opening di Evangelion, ossia il valore affettivo e nostlgico che mi lega a questa sigla, e il capirete perché questa è la mia ending preferita di sempre.

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