domenica 31 gennaio 2010

District 9

Davvero una sorpresa. Il tema in sé non è originale (e ho trovato fin troppo netta la distinzione tra umani cattivi e alieni buoni), ma in un periodo di razzismo dilagante come quello nostro trovo che un film del genere abbia qualcosa da dire.
Gli effetti speciali sono curati, e insieme alla tecnologia aliena del film sono anche piuttosto goduriosi (fantastiche le armi e l' esoscheletro), tanto che mi verrebbe da chiederne un gioco ufficiale per usarle.
Interessante la ricostruzione del ghetto alieno, fa davvero provare empatia per gli alieni.
In sintesi, un ottimo film di fantascienza, che andrebbe visto, soprattutto per un sottile parallelismo con le crisi sociali d' oggi.
Solo una cosa: ma quante volte il protagonista dice lungo il film "Vaffanculo"? Assurdo!

Shortbus

Un film sul sesso, esplicito e sincero come pochi altri penso esistano.
Premesso che se siete "visivamente impressionabili" riguardo al sesso, Shortbus saprà anche scandalizzarvi (già all' inizio del film, ma non dico niente).
Film decisamente piacevole da guardare, che dà un' occhiata a cosa sia la sessualità, a quali piaceri porti, ma anche a quali problemi. Alla fine non credo che ci sia una vera morale (a parte vivere felici e arrapati), ma è comunque bello trovare un film che tratti senza mezzi termini queste tematiche.

martedì 26 gennaio 2010

Bayonetta [360] - Recensione

Prima di qualsiasi cosa, è doveroso un mea culpa.
Ai tempi del primo trailer d' annuncio, fui uno dei più aspri critici del gioco, focalizzando la mia attenzione sulla protagonista, criticandole il fatto di non avere la minima parte del carisma che associo a figure quali Dante.
E in parte avevo ragione. Continuo a preferirle Dante, ma devo dire, col senno di poi, che la strega ha il suo porco perché.
Senza voler cadere nella facile trappola del dire che il suo carisma nasce nel metterci costantemente il culo in faccia, a livello di tamarraggine e spettacolarità Bayonetta ha poco da invidiare all' action hero medio, anzi, molti avrebbero solo da imparare in quanto a messa in scena (sia in game che durante i filmati): tra demoni evocati tramite i suoi capelli (che formano anche i suoi vestiti, e realizzate che non possono fare le due cose insieme...), pistole nelle scarpe, strumenti di tortura con una forte inclinazione al sadomaso, Bayonetta intrattiene, poco da dire.
Ambientazione e storia non sono da meno. I personaggi fanno a gara a chi è più tamarro, e in generale, se non vi dispiace l' atmosfera per niente seria del titolo, il cast potrebbe starvi simpatico (abbiamo inoltre l' ennesima prova del fatto che Samuel L. Jackson sia ovunque. Guardate Rodin!).
A rovinare il tutto ci pensano le cutscene. La trama, in sè la solita brodaglia senza troppe pretese se non dare un minimo motivo ai vostri massacri, è raccontata malissimo. Nonostante i filmati siano mediamente piuttosto lunghi, nonché invasivi, riuscire ad afferrare il senso del vostro giro sarà la vera sfida del gioco, per non parlare dei buchi narrativi e delle questioni non spiegate (roba che al confronto Devil May Cry 3 è un Oscar alla sceneggiatura).
Ma giudicare un gioco del genere in base alla trama, oltre che impietoso, sarebbe errato, nonché folle, quindi, considerando anche la possibilità di saltare tutti i filmati, chiudiamo questa parentesi con un rinfrescante "Chi se ne impippa".

Passiamo alla parte più succulenta di Bayonetta, ossia il gameplay, dove si vede ancora che i Platinum Games non hanno perso nulla del loro smalto dei tempi dei Clover Studios.
E si vede chiaramente anche che abbiamo a che fare con gli stessi geniacci responsabili del primo Devil May Cry. Se quello ha di fatto creato un genere, Bayonetta lo spinge dove non era mai arrivato prima (pur abbracciando, lo dico subito, una filosofia diversa da quella di Ninja Gaiden).
Sostanzialmente il brodo è sempre lo stesso: seguire l' unica via disponibile, affrontare i nemici che ci vengono messi di fronte, risolvere occasionalmente un enigma ambientale, affrontare un boss. Stop. Il gioco ridotto ai minimi termini è questo, ma a rendere la cosa più sfiziosa ci pensa la creatività dei Platinum, che oltre agli estrogeni hanno dato a Bayonetta pure le idee.

Il vero fiore all' occhiello, ovviamente, sono i combattimenti. Il sistema è di facile apprendimento, nonché molto profondo e ideale anche per i perfezionisti. Si attacca con Y e B, rispettivamente pugni e calci, tenendo premuto X si ha il fuoco continuo, e con A si salta. Poi abbiamo i dorsali, che permettono di provocare i nemici, di agganciarli, di cambiare in tempo reale tra due configurazioni d' armi, e di effettuare la schivata.
Questa in particolare sarà rilevante ai fini della giocabilità, visto che una delle peculiarità del personaggio è attivare un temporaneo bullet time (Sabbat Time) se sarete in grado di schivare gli attacchi nemici all' ultimo istante. Sarà bene abusare di tale abilità, specie nelle difficoltà più elevate, dove pochi secondi in cui avere il controllo completo della situazione possono fare la differenza.
Parlando invece delle capacità offensive, Bayonetta dispone, come già detto, della possibilità di equipaggiare armi sia nelle mani che nei piedi. Questo, insieme alla possibilità già detta di switchare tra due coppie di armi (alla DMC3, per intenderci), permette di essere preparati per ogni situazione, visto che certe armi sono più adatte a certune piuttosto che ad altre (probabilmente all' inizio troverete la frusta inutile, ma credetemi, in certi casi aiuta molto!).
Interessante che spesso le combo terminino con un colpo speciale demoniaco (e ancora, giù con tette e chiappe!).
Oltre a questo, aggiungiamo attacchi speciali, quali le tempeste di fuoco rapido, l' occasionale utilizzo di elementi del paesaggio, ma soprattutto due chicche: la possibilità di utilizzare le braccia angeliche, ovvero le armi lasciate a terra dai nemici una volta uccisi (dall' utilizzo limitato, ma molto varie nella tipologia e soprattutto molto efficaci contro i nemici), e gli attacchi torturanti, degli speciali colpi magici che a patto di caricare sufficientemente il colpo infliggeranno notevolissimi danni usando i più svariati strumenti di tortura.
Ciliegina sulla torta, con i nemici più grossi (e con ogni boss), lo scontro si chiuderà con l' invocazione di un colossale demone che li sbranerà (o farà a pezzi in ogni modo), e vi assicuro che le dimensioni di questi possono rivaleggiare con i già giganteschi boss. Questi ultimi poi sono l' apice della spettacolarità offerta dal gioco, presentandosi a dir poco mastodontici, roba da fare il verso a Shadow of the Colossus. Gli scontri con questi richiederanno il dare fondo a tutte le vostre capacità, nonché dei poteri di Bayonetta, e, anche grazie ad un intelligente e poco invasivo uso di quick time events, lo spettacolo è garantito.

A questo punto è doveroso spendere due parole sulla difficoltà.
La difficoltà di Bayonetta è in linea col genere, ossia decisamente più elevata rispetto al gioco moderno medio. Il gioco non è avaro di aiuti, quali rifornimenti per l' energia vitale e per il potere magico rinvenibili distruggendo oggetti dello scenario, e i chechkpoint non sono rari. Potrebbe sembrare che ciò renda il gioco facile, e di sicuro alleggerisce il carico, ma vi assicuro che gli scontri sapranno impegnarvi notevolmente. I nemici sono di varie tipologie, ognuna con le sue debolezze e i suoi schemi di attacco (invero numerosi), e gli scontri di gruppo sono la regola. E se è vero che a Normale (massimo livello di difficoltà disponibile a inizio gioco) al termine del primo giro dell' avventura si prende presto la mano, a Difficile le cose peggioreranno notevolmente, con la velocità dei nemici più che raddoppiata, nuovi schemi di attacco per alcuni, angeli più numerosi (senza contare che le tipologie più pericolose s' incontrano più spesso). Il tutto ovviamente con maggiori danni inflitti. E ancora non ho provato la Non-Stop Climax (dico solo: niente Sabbat Time!).

Ma a variare la cosa ci pensa l' inventiva degli sviluppatori, che hanno cercato di mettere quante più situazioni possibili all' interno dell' avventura, che così risulta molto più varia del classico action game. Non voglio rovinare il piacere di scoprirle di persona, dico solo che, pur apprezzando lo sforo, è innegabile che non tutte queste fasi siano divertenti allo stesso modo, e anzi certune sono un pò sottotono.
Comuqnue, tra le alternative più piacevoli, segnalo i Portali Alfheim, delle minisfide in cui bisogna uccidere gli angeli seguendo determinate regole, e l' Angel Attack, disponibile al termine di ogni livello, ossia una sorta di tirassegno, ottimo per accumulare anelli e oggetti extra.

L' avventura in sé non è lunghissima, anzi, le missioni non sono neanche tante e al primo giro in dieci, se non meno ore, l' avrete finito. Ma frenate la delusione, perché a renderlo lunghissimo ci pensano tutta una serie di extra ottenibili, sia comprandoli (costumi, tecniche, un boss segreto...), che sbloccandoli (difficoltà, armi...), rendendo il gioco potenzialmente capace di superare le 40 ore, il che, per un gioco (e figurarsi per un action), non sono briciole.

Sul versante tecnico, a livello d' ispirazione Bayonetta è un prodotto sopraffino. I toni del gioco sono a dir poco esagerati, e quindi tutto, a partire dai personaggi, passando per gli angeli per arrivare agli ambienti, sono eccessivi, ultra-dettagliati e barocchi. Quindi si va da personaggi trash che più trash sarebbe difficile, ad alcuni degli ambienti più poetici che abbia mai visto in un gioco (e di sicuro tra i più belli di questa gen). Vista l' eccessività del tutto, saranno solo i vostri gusti a decidere se sia una cosa buona o no. Di certo, è innegabile che il lavoro d' ideazione grafica dietro sia pesante.
Purtroppo, a rovinare tanto spettacolo ci pensano certe imperfezioni grafiche. Il gioco rallenta pesantemente in certe situazioni (neanche rare), al punto che per diversi secondi avrete quasi una dose extra di Sabbat Time. Senza contare che le telecamere in certi momenti, specie in certe situazioni particolari, sembrano fare il gioco degli angeli e fare di tutto per farvi ammazzare a tradimento. Difetti fastidiosi ma che nel complesso dell' opera, pur affossandone il voto e non permettendogli, insieme alla poca cura di certe sezioni extra (l' impressione ricevuta è che non abbiano avuto il tempo necessario a limare il tutto, perché sono problemi piuttosto evidenti), di raggiungere le vette di eccellenza altrimenti più che meritate.

Chiudo con le musiche. il discorso riguardo alla grafica è perfettamente applicabile al sonoro, che come il primo è un misto di pop ed epicità davvero incredibile, che, nuovamente, solo voi potrete decidere se apprezzare o meno.

Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Giocabilità: 9
Longevità: 9

Voto: 8,5

"Battle Royale", di Koushun Takami - Recensione

Regole del Programma:

1- I partecipanti al programma devono essere selezionati da una classe di terza media.
2- La suddetta classe verrà portata forzatamente in un' ampia zona previamente evacuata.
3- Obbiettivo del programma è l' eliminazione fisica reciproca di tutti i ragazzi.
4- Ad ogni ragazzo verrà applicato un collare bomba. Se si cercherà di rimuoverlo, il collare esplode. Se trascorrono 24 ore senza che avvenga alcuna morte, tutti i collari esploderanno.
5- Ad ogni partecipante verrà data una sacca contenente un' arma a caso, sia essa da fuoco o da corpo a corpo, più acqua, razioni da campo, bussola, e una mappa della zona.
6- Vince l' ultimo ragazzo in vita.

Il reality show a cui non vorrebbe partecipare neanche la De Filippi.

Prima di qualsiasi cosa, affrontiamo la questione personaggi: come fai a sviluppare adeguatamente 40 ragazzi diversi? Anche perché Battle Royale è un pò come Bokurano, ossia è sconvolgente come in una classe siano radunati tutti i casi umani possibili e immaginabili. Ma fortunatamente, quello che manca al secondo, ma che qui è presente, è il ragazzo normale, ossia quello senza particolari traumi che dalla sua relativa normalità si trova catapultato in una situazione ai limiti dell' assurdo.
Perché BR è esattamente quello che sembra, ossia una bordata di violenza (e sesso!) gratuita, con l' unico scopo di mostrare le varie reazioni dei ragazzi in una situazione di vita e di morte: chi impazzisce, chi non batte ciglio, chi si diverte...
Purtroppo non tutti i personaggi hanno molto spazio a loro disposizione. O forse per fortuna, perché Takami ha una certa predisposizione ad allungare il brodo notevolmente.
Per intenderci, certi personaggi li vedrete per pochissime pagine, il tempo di fare la loro comparsa e venire ammazzati, e devo dire che la cosa non mi dispiace, visto che rende il ritmo della scena molto più veloce di quando ci viene presentato il background di certi personaggi, totalmente inutile allo svolgimento della trama, e certe volte neanche interessante da leggere (per dire, chi se ne importa della storiella della borsetta che la coppietta ha comprato tempo prima, se non ci dà nessuna informazione utile, e soprattutto di cui non ce ne freghi nulla, senza contare che di lì a 10 pagine muoiono?).
Fortunatamente tale problema non è esteso a tutti i personaggi. Anzi, certe volte sono proprio i flashback (BR è quasi la versione sadica di Lost) a costruire i personaggi, e a darci conto delle loro motivazioni (o psicosi).
Comunque, vista la varietà di caratteri presente, saranno i vostri gusti a farvi favorire certi personaggi piuttosto che altri.

La propensione alla logorria si vede anche in certi dialoghi dei personaggi, che sarebbe più preciso definire monologhi, specie quelli del protagonista Shuya, con interminabili discorsi su quanto sia orribile essere costretti a uccidersi tra di loro, su cosa significhi essere umani, e bla bla bla... Spunti innegabilmente interessanti, ma che certe volte sfidano la pazienza del lettore.

Eppure, nonostante tutto, è innegabile che BR sappia coinvolgerti nel suo perverso meccanismo. Al prezzo di certi occasionali punti morti vi troverete col cuore in gola a seguire lo svolgimento del Gioco, tra morti repentine, improvvisi cambiamenti di situazione... e in particolare nelle scene di combattimento il coinvolgimento farà volar via le pagine.

Sotto il profilo dei disegni il lavoro è più che pregevole. L' autore possiede un tratto realistico ed efficace (in quanto a smembramenti e budella di fuori non risparmia niente), e i personaggi sono tutti ben caratterizzati visivamente, pur avendo poche vie di mezzo: o son cessi assurdi, o sono fotomodelli, e la cosa stona maggiormente sul fisico di certi personaggi, a dir poco steroidati.
Piuttosto, parrà strano a leggersi, ma forse vedrete più lacrime che sangue in tutto il manga! I protagonisti infatti hanno il pianto facile, e basterà un nonnulla perché, non dico piangano a dirotto, ma comincino a lacrimargli gli occhi commossi.

Forse alla fine il quadro sembra più negativo che positivo, ma nonostante qualche difetto nel metodo narrativo, vi assicuro che BR vale decisamente una lettura, a patto di non essere impressionabili, perché vi assicuro che si va agli estremi della violenza e del sesso (certe scene sono da vero e proprio hentai).

Voto: 8

lunedì 25 gennaio 2010

Misterioso omicidio a Manhattan

Da tempo non vedevo un film tanto divertente. Un giallo-commedia che, pur nel suo stile asciutto, tipico di Allen, sa prendere, e intrattenere.
Punta di diamante del film sono le battute del regista, presente nel film tra i protagonisti.
Allen è un regista che ha realizzato molti film, e per forza di cose non tutti possono essere allo stesso livello (o comunque dello stesso gradimento per tutti), ma tra quelli che ho visto direi che, insieme a Basta che funzioni e Radio Days, questo è il suo miglior film, senza la pretesa (neanche cercata) di far riflettere su qualsiasi tema ma semplicemente d' intrattenere con una storia raffinata e sagace.

domenica 24 gennaio 2010

Scribblenauts [DS] - Recensione

Quando si dice l' hype. Scribblenauts aveva il potenziale di fare una piccola rivoluzione nel genere dei puzzle game (e in una certa parte la fa), ma purtroppo Scribblenauts, come è la dimostrazione del fatto che le idee originali possono ancora esistere, dimostra anche che solo le idee non bastano.

Per quei quattro gatti che non lo sapessero, Scribblenauts è un puzzle game con forti elementi platform, costituito da brevi livelli a stanze che richiedono di essere compresi nel loro meccanismo, di modo da riuscire a prendere la "starite", oggetto a forma di stella che rappresenta l' obbiettivo finale di ogni livello.
A rendere il tutto originale ci pensa il sistema di parole realizzato dagli sviluppatori. In parole povere potrete scrivere il nome di quasi qualunque cosa, animata e non, e quella apparirà, e potrà essere sfruttata per risolvere le situazioni che man mano il gioco ci porrà davanti. Tanto per farvi capire il potenziale dell' idea, se avete necessità di oltrepassare un baratro, potrete far apparire un ponte, o un cavallo alato da cavalcare, o se preferite un elicottero, ecc...
Il sistema, con qualche ombra che descriverò nel dettaglio più avanti, funziona. Le parole da scrivere sono tante (ma tante! mi pare che si parlasse di 10000), e quindi capite come potenzialmente le soluzioni ad un enigma siano pressoché infinite (per non dire soddisfacenti)
Certo tale sistema, per forza di cose, doveva avere dei limiti, quindi, se alcuni sono indubbiamente legati a necessità politically correct (assenza di marchi registrati, di personaggi reali, di termini sessuali o potenzialmente offensivi sul piano politico-religioso), altre non sono presenti perché ritenute dagli sviluppatori poco utili al fine di risolvere gli enigmi (per esempio, non esiste la parola "quaderno"): cosa sensata, ma che sembra piuttosto dubbia quando, nel corso del gioco, si trovano oggetti (e quindi termini) che, se non sono sconosciuti, non verrebbero mai in mente ad una persona che non sia specializzata in quel preciso campo (tanto per dire, nomi di minerali che, a meno di una lezione di geologia, non avrete mai sentito in vita vostra. Roba da chiedere un parere a Leo Ortolani); insomma, inutilità per inutilità... comunque questo è un problema relativo, visto che tra 10000 termini troverete chicche davvero interessanti in ogni campo.
In genere le interazioni con gli oggetti prevedono il tenerli in mano (quando possibile), interagirci (suonarli, attivarli...), attaccarli (se si è armati), lanciarli, cavalcarli (nel caso di animali), guidarli (veicoli), riempirli e svuotarli (se si tratta di contenitori)... Insomma, le possibilità non mancano, ma purtroppo sono rovinate da quello che sputtana completamente il gioco, ovvero il sistema di controllo.

Capire come muovere il personaggio chiederà un pò di tempo. In pratica Maxwell non andrà nella direzione in cui punterete il pennino, ma andrà proprio nel punto dove l' avrete messo. Per farvi capire quanto possa essere assurdo nelle prime partite (ma anche più avanti), se poggerete il pennino dopo un muro, non capirete perché il personaggio anzicché fermarsi dopo che avrete rilasciato lo schermo continui a correre come un cretino contro il muro (pur non riuscendo ovviamente ad oltrepassarlo). Molto spesso tale sistema si tradurrà in un gameover, visto che spesso lo porterà a saltare nei burroni, a infilarsi tra le fauci di un mostro, ecc... E se dopo che avrete capito il funzionamento il problema si ridurrà, non v' impedirà comunque di avere esempi di quanto male siano calibrati i movimenti di Maxwell, che nella migliore delle ipotesi comincerà a saltare senza sosta, nella peggiore sarà incontrollabile.
Basta quindi questo problema a rovinare il gioco? Eccome, visto che spesso le interazioni con gli oggetti sono rese incredibilmente complicate dalla difficoltà nel far fare a Maxwell quello che si vuole.

Volendo continuare a parlare di difetti, alcuni enigmi sono poco chiari nella risoluzione, e certe volte si risolvono quasi per caso in seguito ad eventi a dir poco inspiegabili (capirete giocando), e così facendo certi livelli si riescono a sbrogliare per fortuna (sempre che ci si riesca).

La longevità, comunque, è piuttosto buona, con oggetti da acquistare (su tutti skin alternative per Maxwell), nonché un editor dei livelli, funzionante e piacevole, che, partendo dagli ambienti predefiniti degli enigmi già risolti, ci darà totale libertà sugli elementi da inserirci e sulla loro interazione.

Sul profilo tecnico, Scribblenauts è un gioiellino. Nulla di sconvolgente, ma stilisticamente grazioso, con tutti gli elementi del gioco realizzati quasi come se fossero delle sagome di legno (con parti del corpo divise in sezioni), peraltro animati piuttosto bene.
Il sonoro non è molto vario negli effetti, ma presenta dei brani davvero accattivanti che sanno creare l' atmosfera spensierata adatta al titolo (piccola nota stilistica: se chiuderete il DS mentre state giocando, sentirete il suono di un disco "scratchato" da un DJ).

Un gioco che sembra soffrire per la presenza ingombrante di una grande idea, che mi ha dato l' impressione di aver assorbito buona parte del tempo di programmazione per farla funzionare (bene ma non in maniera perfetta), sacrificandogli quello che si sarebbe potuto avere nei riguardi di errori che, in fin dei conti, sono decisamente grossolani. Il che è un peccato, perché rovina un' idea che è a dir poco scoppiettante, e che in un sequel ampiamente corretto (e magari con la possibilità di creare i proprio oggetti anche disegnandoli, come in Drawn to life, sviluppato sempre dai 5TH Cell) potrebbe lasciare ancor di più il segno.
Comunque, proprio per la forza della sua idea, merita nonostante tutto una prova, e se riuscite a trovarlo dai 20 euro in giù probabilmente ne varrà la pena.

Grafica: 7,5
Sonoro: 8
Giocabilità: 7
Longevità: 7,5

Voto: 7

sabato 23 gennaio 2010

1001 Nights

L' arte di Yoshitaka Amano, illustratore giapponese celebre per aver curato il design di molte produzioni (su tutte quella della serie Final Fantasy), in un opera dello stesso genere di Fantasia della Disney, ossia immagini accompagnate (o che accompagnano?) brani musicali, narrando una storia.
Anche se in questo caso è difficile parlare di trama, che probabilmente c' è e si può dedurre dalla visione, la quale però è talmente visionaria e contorta da rendere difficile dire quale sia l' effettivo intreccio, comunque chiaramente secondario rispetto a ciò che scorre sullo schermo.

Lo stile di Amano c' è tutto, e anche se non tutti ne apprezzeranno le caratteristiche (su tutte l' androginità dei personaggi), è innegabile la sua raffinatezza e freschezza nel tratto, nonché la capacità di dipingere mondi e personaggi fuori dalla realtà.
L' approccio scelto è quello di dare una forte personalità al video con molto sperimentalismo visivo. Si va da scene che sono un tripudio di colori, ad altre minimaliste, addirittura in bianco e nero (tanto che sembrano un abbozzo di disegno. E forse il maggior pregio del tutto è questo, l' apparire a tutti gli effetti come un disegno in movimento, con tratti non definiti come lo sarebbero in un animazione tradizionale, ma presentando il "tratto a matita" di un lavoro realizzato totalmente a mano).

Come detto prima, è difficile seguire il senso logico degli eventi, e quindi l' unica è abbandonarsi alla visione senza porsi troppi perché, godendo di quanto vi scorre davanti agli occhi. Complice la brevità (una ventina di minuti), non sarà né difficile, né spiacevole.

Voto: 7,5

domenica 10 gennaio 2010

Top Ten Anime 2009

Eccoci alla consueta classifica annuale degli anime che ho visto nel corso dell' anno.
Purtroppo non avrei raggiunto il numero sufficiente di serie valide per la classifica, così ho accorpato anche i film anime. Have fun.


10- PONYO SULLA SCOGLIERA


Fujomoto, geniale scienziato inorridito da come la società umana inquini l' ambiente, vive in pianta stabile sul fondale marino, dove cresce quelle che sono le figlie avute con Gran Mammare, uno spirito dei mari. Una di queste, Geltrude, dall' aspetto simile ad un pesce, viene trovata da un bambino umano, Sosuke, che la soprannominerà Ponyo. Ripresa dal padre, Ponyo fuggirà bevendone le pozioni magiche, rompendo così per l' equilibrio naturale e rischiando un cataclisma.

Si parte in quarta con Ponyo, ultimo film di Miyazaki. Certo non uno dei suoi più incisivi (come La principessa Mononoke), e neanche dei più emozionanti (quale La città incantata), ma lo stile leggero e fantasioso è sempre quello, e a me piace troppo! Qui il messaggio è ovviamente (e nuovamente) ambientale, e nel caso specifico contro l' inquinamento marittimo. Non è raccontato minimamente con toni drammatici, ma la storia è sempre un piacere da seguire.

9- BASILISK


Da oltre 400 anni, i clan ninja rivali di Koga e Iga vivono sotto un patto di non aggressione che ha impedito la distruzione reciproca. Questo finché lo shogun Ieyasu deve stabilire a quale dei due figli lasciare il comando dello shogunato: egli associa ad ogni clan uno dei figli, e il vincitore sarà dettato da quale clan ucciderà per primo i dieci migliori ninja dell' altro. Lo scoppio di violenza tra i clan si frapporrà tra Gennosuke di Koga e Oboro di Iga, decisi a sposarsi a dispetto del cattivo sangue tra i clan.

Fanculo Naruto, questo si che è un anime sui ninja. Crudo, spietato, e soprattutto senza troppe menate interiori come quell' altra merda (sono pochi e limitati, infatti, i flashback. E spesso sono anche utili allo svolgimento della trama). Basilisk presenta un' ottima caratterizzazione dei personaggi (forse un pò banale, ma efficace), ognuno definito psicologicamente, nell' aspetto, e soprattutto nei poteri, che rendono gli scontri poco realistici ma al tempo stesso spettacolari. Solo un difetto devo imputargli: anche lui è affetto dalla sindrome di certi anime del "ripetere i nomi senza motivo", e mi riferisco a Oboro: certe volte la frequenza con cui ripete "Gennosuke-sama" è grottesca.

8- Xam'd- Lost Memories


Sull' isola Sentan, devastata dal conflitto tra il Governo del Nord e del Sud, lo studente Akiyuki vive la sua quotidianità normalmente, diviso tra la scuola, gli amici Haru e Fururuichi, e la separazione dei suoi genitori. Un giorno, però, andando a scuola viene coinvolto in un attentato terroristico a opera di una ragazza con i capelli bianchi. Dopo l' esplosione, la ragazza, morente, impianterà nel braccio di Akyiuki una misteriosa luce che lo trasformerà in uno strano essere dai poteri sovrumani. Nel caos della battaglia scoppiata di lì a poco, Akyiuki rischia di dimenticarsi la sua vera identità, e di mutare in pietra. Per impedire ciò, si vedrà costretto a seguire Nakiami, una ragazza che sembra sapere come trattare la sua mutazione, chiamata da ella Xam'd.

Poco da dire su Xam'd, una serie con un comparto tecnico eccezionale e una trama che, se magari soffre di un' eccessiva lentezza in certi passaggi, la vede comunque compensata da frequenti cambi di situazioni che pongono i protagonisti davanti a scelte difficili e necessità di adattarsi al mondo che li circonda. Probabilmente avrebbe potuto ambire a una posizione più alta se, come ho detto in sede di recensione, non avesse avuto la capacità di confondermi.

7- PARANOIA AGENT


Tsukiko Sagi è una giovane designer, sulla cresta dell' onda dopo aver creato il personaggio di Maromi, un cane che ha riscosso un grande successo di merchandising. Arrivato il momento di creare un nuovo personaggio, le idee tardano ad arrivare, e il lavoro viene interrotto del tutto quando, rincasando una sera, viene aggredita da un ragazzino su dei pattini dorati e armato di mazza da baseball. Gli investigatori Ikari e Maniwa indagano sulla faccenda, incerti su se sia un caso di simulazione di aggressione; almeno fino a quando altre persone non vengono aggredite con le stesse modalità. Le voci circolano, e così l' aggressore, conosciuto ormai col nome di Shonen Bat, diventa una leggenda metropolitana...

Chi è Shonen Bat? Qualcosa di più di un semplice teppista, ma bensì l' incarnazione delle paranoie, delle paure, e delle angosce in cui vivono gli abitanti do Tokio, e con loro tutti gli uomini delle metropoli, chiusi nelle loro vite frenetiche e che sembrano dimenticarsi di loro stessi. Grande anime Paranoia Agent, che offre un fantasioso ma spietato squarcio di dramma moderno. Senza contare che il racconto è anche piuttosto complesso, e probabilmente servirebbero più visioni per cogliere tutti i significati.

6- TOKIO GODFATHERS


A Tokyo, alla vigilia di capodanno, tre barboni, l' alcolizzato Gin, il travestito Hana, e la giovane Miyuki, trovano tra i rifiuti una neonata abbandonata. Decidendo di accudirla temporaneamente, i tre cominceranno a cercare la sua vera famiglia, riscoprendo contemporaneamente cosa voglia dire avere qualcuno che ti voglia bene.

Oh, beh, chi mi conosce sa che ci sono poche cose più antinatalizie di me, ma Tokio Godfathers, per essere in fin dei conti, una fiaba natalizia, mi ha preso decisamente. Sarà l' ottima caratterizzazione dei personaggi, sarà la storia divertente e soprattutto non banale, ma credo che meriterebbe davvero di prendere il posto di tutta quella spazzatura che mandano in televisione nel periodo natalizio!

5- SHIGURUI


La storia del dojo Kogan nel corso degli anni venti del 1600, dove si nutrirà la rivalità tra Gennosuke Fujiki e Seigen Irako, entrambi in lizza a succedere come capi del dojo.

Semplicemente fantastico. Shigurui è un impietoso sguardo su quella che era la figura del samurai, comunemente intesa come un paladino a tutto tondo, ma in realtà vivente sotto un codice d' onore e di regole di fedeltà che sfiorano la morbosità. La totale e imprescindibile abnegazione a Kogan Iwamoto, la violenza, l' ambizione sfrenata e la vendetta costruiscono una storia che si sviluppa in un crescendo drammatico. Peccato solo che la storia nella serie rimanga troncata inspiegabilmente, non proseguendo gli eventi che invece continuano nel manga originale e quindi lasciandola in sospeso.

4- LAPUTA IL CASTELLO NEL CIELO


La piccola Sheeta, fuggendo da degli aviopirati intenzionati a rapirla e da degli uomini del governo che l' avevano in custodia, precipita dall' aeronave, ma viene salvata da una misteriosa luce che la fa levitare. Scenderà fino alla terra, arrivando in una città mineraria dove verrà soccorsa da Pazu, ragazzino lavorante in miniera. Quando però realizzeranno che i suoi inseguitori non demordono, questi deciderà di aiutarla a scappare.

E figurati se non ci scappava la seconda nomination per Miyazaki! Il film è piuttosto vecchio, ma le sue opere sono come i Trinity: per sempre!

3- GANKUTSUOU- IL CONTE DI MONTECRISTO


Durante un viaggio sulla Luna, i due giovani nobili Albert e Franz faranno la conoscenza del conte di Monte Cristo, carismatico nobiluomo, attorniato però da un' atmosfera inquietante. A dispetto dei dubbi che nutre nei suoi confronti Franz, Albert ne rimane subito affascinato, al punto che si offre di aiutare il conte ad entrare nella società parigina quando si trasferirà sulla Terra. Ricco e potente, il conte s' integrerà subito, entrando nella cerchia di conoscenze degli uomini più potenti di Parigi: il generale Fernand de Morcef, padre di Albert; il ricco barone Danglars, padre della promessa sposa di Albert; e il procuratore Villefort, padre della fidanzata di Franz. Contemporaneamente all' arrivo del nobile, però, una per una le vita dei tre uomini inizieranno ad incrinarsi, lasciando intravedere tra le crepe una colpa passata, strettamente legata al conte di Montecristo...

Gankutsuou ha un gusto retrò nella trama, a dispetto dell' ambientazione futuristica, che mi affascina a dir poco. Sarà che storie di questo tipo sono rare da trovare al giorno d' oggi in un anime, ma questa serie riesce a ritagliarsi una sua personalità su tutti i fronti: trama, musiche, grafica (su cui ho speso anche troppe parole)... Senza contare che possiede uno dei villain più carismatici che abbia visto, per l' appunto il Conte, personaggio complesso e dalle mille sfaccettature.

2- VACANZE ESTIVE CON KOO IL KAPPA


Koichi Uehara, tornando a casa da scuola, trova nei pressi di un fiume uno strano sasso con il fossile di una specie di tartaruga. Tornato a casa, decide di lavarlo, ma mettendolo sotto l' acqua il fossile riprende vita, e Koichi scopre di aver trovato un piccolo di kappa (creature mitologiche giapponesi), caduto in letargo dopo essere sprofondato nella terra in seguito ad un terremoto nell' era Edo (XVII-XIX sec.). Essendo il kappa indebolito e disperso, la famiglia deciderà di adottarlo e crescerlo, dandogli il nome di Coo. Così il piccolo Coo entrerà in contatto con la tanto temuta società umana, scoprendone luci e ombre.

Praticamente la versione migliorata di Ponyo, questo film deve essere visto per capire quanto sia toccante... e alla fine la lacrimuccia ci può anche scappare.

1- PLANETES


Le vicende dei raccoglitori di detriti spaziali della Seconda Sezione, specialmente di Hachirota Hoshino, esperto netturbino che vive seguendo il suo sogno di comprare un' astronave, e Ai Tanabe, apprendista di Hachirota, inguaribile ottimista.

La vera rivelazione di quest' anno. Questo cartone è divertente. Questo cartone e commovente. Questo cartone vi spingerà ad interrogarvi sul significato della vita che conduciamo. Non credo di poter dire nulla di più di quanto non abbia già detto nella recensione. Semplicemente una perla, imperdibile da chiunque ami l' animazione di ogni continente.

0- REBUILD OF EVANGELION 2.0: YOU CAN (NOT) ADVANCE


Shinji comincia ad accettare il suo ruolo di pilota dell' Eva 01, trovando grande conforto nell' amicizia di Toji e Kensuke, nel graduale scioglimento di Rei, e in un minimo riavvicinamento a suo padre. Contemporaneamente, la battaglia contro gli Angeli va avanti, e in tutto il mondo si procede alla creazione di nuovi modelli, spesso sperimentanti nuove funzioni, e di pari passo vengono selezionati nuovi piloti.
In questo clima viene importato in Giappone l' Eva 02 dall' Europa, col suo pilota, Asuka Shinikami Langley, dal carattere fortemente competitivo e aggressivo.
Per Shinji si aprirà quindi un altro fronte, oltre a quello dei campi di battaglia: ora che ricomincia ad apprezzare la gente che gli sta intorno, vuole riuscire a stringere forti legami personali sia con Rei che con Asuka, che forse non è così forte come appare.
Nel frattempo, sulla Luna, un ragazzo dai capelli bianchi attende impaziente l' incontro con Shinji.


PlanetES è il vincitore di quest' anno, ma questo film è troppo... troppo!
Punto per punto: grafica al top dell' animazione 2D; musiche ispirate e usate come solo la Gainax ha fatto; nuovi risvolti per una delle storie più famose tra gli anime; combattimenti che sono tra i più spettacolari di sempre; tanta introspezione e sentimenti come NGE ci ha abituati. E scusate se è poco. Anzi, scusate se è tanto, troppo!

Delusione dell' anno: SAMURAI CHAMPLOO


Durante il periodo Edo, assistiamo al casuale incontro tra Mugen, un rozzo pirata, Jin, samurai dall' atteggiamento freddo, e Fu, una ragazza alla ricerca di un certo "Samurai che profuma di girasoli". A dispetto dello scarso accordo tra i primi due, questi si vedranno costretti a scortare la ragazzina lungo la sua ricerca, in un lungo viaggio per il Giappone, durante il quale sembra che non ce la facciano a non menare le mani.

Le potenzialità per avere un erede di Cowboy Bebop c' erano tutte, sia a livello narrativo, che di personaggi, che per coraggio stilistico. Ma purtroppo, molte delle puntate erano decisamente poco ispirate nello svolgimento, seguendo canoni che un appassionato di anime ormai conosce a menadito. E anche l' influenza hip hop non è stata sfruttata a dovere, visto che sono pochi i personaggi nella serie che si amalgamano perfettamente a questa componente. Ma perché allora è presente in classifica? Perché a dispetto di questi difetti Samurai Champloo è comunque una serie piacevole da guardare, e che in certi episodi, soprattutto quelli finali, raggiunge livelli che, se fossero stati mantenuti per tutto l' arco della serie, avrebbero potuto anche farla arrivare ai primi posti. Peccato.

Premio "Poteva farcela"- BOKURANOO

Quindici ragazzi vengono scelti per pilotare un gigantesco robot, che in battaglie uno contro uno contro altri robot si giocherà il destino della Terra, distrutta in caso di sconfitta. Di contro, anche in caso di vittoria, il pilota di turno morirà, poiché il robot, soprannominato Zearth, si nutre della sua energia vitale.
Messi di fronte all' inevitabile morte, i ragazzi dovranno tirare le somme anzitempo sulla loro vita.


Dio, se solo tutti i protagonisti avessero avuto uno sviluppo decente saremmo davanti ad un capolavoro coi cazzi!

Premio alla merdosità: TOKIO MAGNITUDE 8.0


Mirai è una ragazzina frequentante le medie. Non riesce particolarmente bene a scuola, ed è spesso insofferente dei genitori e del fratello Yuuki, annoiata dal tran tran quotidiano. Ma, all' inizio delle vacanze estive, si recherà col fratello ad una fiera robotica ad Odaiba, quartiere di Tokyo lontano da casa loro. Il caso vuole che proprio quel giorno un terremoto dell' ottavo grado della scala Richter si abbatta sulla città, devastandola. Con l' unico desiderio di tornare a casa, essi si metteranno in viaggio per Tokyo accompagnati da Mari, giovane ragazza madre preoccupata di sapere se sua madre e sua figlia siano ancora vive.

Cercare alla voce "Prendere un' ide geniale e cagarle sopra". Lo odio, lo odio, dio, quanto lo odio! E a leggere in giro si direbbe un capolavoro. Ma da dove si guarda per vederlo così? Una merdaccia che sfida in noia perfino Monster (che spero di trovare la calma zen per finire, prima o poi, e che al momento vincerebbe il premio Fautore di noia del 2009).

sabato 9 gennaio 2010

Dico la mia: Best of 2009

Il meglio del mio 2009.

Miglior film: Qualcuno volò sul nido del cuculo

Mi sono venuti diversi nomi pensando a quale film mi abbia colpito maggiormente quest' anno. Ho voluto quindi puntare sul mio lato più checca e scegliere quello che mi ha colpito maggiormente emotivamente, e quindi commosso. La scelta è ricaduta obbligatoriamente su Qualcuno volò sul nido del cuculo. È sorprendente come mi sia ritrovato a ridere con gli internati del manicomio per i loro scherzi, e come abbia sofferto nel vedere quali metodi repressivi fossero attuati su di loro. E rimanere impassibili davanti al finale ritengo sia difficile, a meno di essere dei mostri. Ennesima dimostrazione che una cosa consigliata dalla Vasile come minimo è eccezionale.

Runner up: Gran Torino; I Love Radio Rock; Watchmen.


Miglior libro: Il giuoco dell' epidemia - Il rinoceronte - La cantatrice calva (E. Ionesco)

Qui la cosa è messa anche peggio che per i film. Troppi libri, troppi capolavori. Anche qui sarebbero tutti considerabili dei primatisti, e pur con presenze del calibro di Fight Club, ho deciso di premiare quello che è considerabile la mia personale rivelazione letteraria del 2009, Eugène Ionesco.
Il teatro dell' assurdo spoglia la realtà della sua facciata di logica e ne rivela quanto essa, per gli uomini, sia alla fine dei conti insensata e incomprensibile. Da non prendere troppo sul serio, come tutte le cose maledettamente serie. E io ci sguazzo.

Runner up: Fight Club (C. Palanyuk); 1984 (G. Orwell); Io sono leggenda (R. Matheson); I Malavoglia (G. Verga).

Miglior fumetto occidentale: Watchmen (A. Moore, D. Gibson)

Tutte le posizioni potrebbero essere occupate tranquillamente dalle opere di Moore, ma ho deciso di sacrificarne qualcuna (quale La Lega degli Straordinari Gentlemen) per dare spazio ad altro. E sono stato perfino tentato di premiare l' opera di Bilal (Nikopol), sorprendente esempio di narrativa illustrata europea, che trovo spartire molto con lo stile assurdo di Ionesco. Ma era inutile ingannarmi, il primo posto non poteva che essere conteso tra due dei più grandi rappresentanti del fumetto mondiale di sempre, opere pregne di significati, tanto che ad ogni lettura si scoprono nuovi messaggi: V per Vendetta e Watchmen. Alla fine, tra i due, ha prevalso quest' ultimo, particolarmente significativo per questo 2009, visto che gli ho dedicato il percorso d' esami di maturità.

Runner Up: V per Vendetta (A. Moore, D. Lloyd); La trilogia di Nikopol [La fiera degli immortali - La donna-trappola - Freddo equatore] (E. Bilal); Batman- Il ritorno del cavaliere oscuro (F. Miller); Ultimate Spider-man (B. M. Bendis, M. Bagley).

Miglior manga: Devilman (G. Nagai)
Qui, a dispetto di tanti ottimi manga, la vittoria è scontata. Perché mai (quasi) nessuna storia che abbia letto, visto e ascoltato, ha avuto lo stesso impatto di Devilman, un vero e proprio incubo primordiale: la lotta per la sopravvivenza, in un delirio di sangue e dilemmi etici. Solo leggendolo si può capire la portata di questa storia...

Runner up: Hellsing (K. Hirano); 20th Century Boys (N. Urasawa); Death Note (T. Ohba, T. Obata); Afro Samurai (T. Okazaki).






Migliore autore/gruppo: Philip Glass

Indescrivibile. Qualsiasi commento sarebbe un inutile esercizio retorico. Ascoltate e godete.



Runner up: System of a Down; Massive Attack; Them Crooked Vultures; Portishead.





Miglior videogioco: Il Professor Layton e il paese dei misteri - Il Professor Layton e lo scrigno di Pandora.

L' anno del DS questo! A dispetto di Batman Arkham Asylum, Bad Company e Dead Space, su 360, è stato il mio fido DS e tenermi compagnia per più tempo. E ciò che mi ha preso maggiormente sono state le due avventure del Professor Layton, che ho premiato con un parimerito al primo posto. Semplicemente fantastici!

Runner up: Castlevania- Dawn of Sorrow; Tetris DS; Wario Ware Touched!!.



Coming up: Top Ten Anime 2009!

giovedì 7 gennaio 2010

"Il vecchio e il mare", di Ernest Hemingway

Era da tanto che volevo leggere questo libro, e ho dovuto attendere molto, pur dopo averlo comprato, causa università. Inutile dire che appena mi sono liberato dei miei maledetti doveri l' ho divorato in due giorni.
bello, bello, davvero bello. Oddio, forse non mi sono strappato i capelli come pensavo che avrei fatto, ma Hemingway coinvolge, c' è poco da dire.
Il duello tra il vecchio Santiago e il poderoso marlyn, la cui pesca dura più giorni, ha un che di epico e fantastico. I toni assunti dal libro, pur nella sua asciuttezza, lo pongono a mio modesto parere su un piano quasi "superiore", con la rispettosa faida tra il vecchio e il pesce/mare. Mare che si dimostrerà anche spietato nella sua legge, come dimostrerà la seconda metà del libro, ma pur sempre tuto il mondo del pescatore.
Consigliato a tutti, potrebbe sorprendervi.

mercoledì 6 gennaio 2010

Transformers - La Vendetta del Caduto

Che dire, a dispetto di quanto temessi, sono piacevolmente sorpreso. Si, insomma, per quanto si possa essere sorpresi da un un film di Bay, e a patto di essere ben consci di cosa ci si accinga a vedere. Che poi, a dispetto di una sceneggiatura cretina che più cretina non si può, avrei anche potuto dire che i passi avanti rispetto al predecessore sono notevoli, salvo poi beccarsi nuovamente mezzora di esercito americano= coolestarmyintheworld. Credo sia un difetto connaturato di Bay, sputtanare definitivamente i Transformers mettendo al centro dell' attenzione l' esercito, tanto per mostrare qualche inquadratura figa di caccia da guerra, carri armati, e farlo venire duro a qualche texano.
Ma, al di là di ciò, che non è nulla di nuovo rispetto al predecessore, non capisco tutte le critiche che lo vedono molto peggiore rispetto al predecessore. Mi domando perché. Transformers 2 è ancora Transformers, con i Decepticon che non riescono proprio a fare centro su un ragazzino e friggerlo, i siparietti comici (anche piuttosto divertenti), quel pò di topa così chi vuole ha di che frullarsi il barbagallo, ma soprattutto molti più robot, che in fin dei conti è quello che mi aspettavo dal seguito. Pazienza per la caratterizzazione di certuni, un pò ridicola (molto è dovuto al doppiaggio, e metterei la mano sul fuoco che la mano italiana ha colpito), quando ci si ritrova con così tanti bestioni corazzati e dalle forme (e dimensioni!) più varie (e in tal senso mi sa che i Decepticon rubano decisamente la scena). Con i robot è aumentato anche il numero di combattimenti tra di loro, e così la loro spettacolarità (e boccio ancora gli scontri che coinvolgono l' esercito americano. Ma cazzo, sto vedendo Transformers o Gears of War? Sarebbe come vedere una puntata di Evangelion con gli angeli che si riparano e sparano da dietro le coperture).
Quindi, chi dovrebbe vederlo? A parte i bimbiminkia, ovvio, che probabilmente lo eleggerebbero film del secolo, magari dopo Spiderman 3. Personalmente mi sento di consigliarlo a chiunque è o sia stato appassionato di robot che se le danno, a patto di essere preparato a vedere una delle più massicce promozioni dell' esercito americano (arruolatevi, mi raccomando. Se non lo fate non avete capito un cazzo del film!), e quindi di spegnere, per quanto possibile, il senso critico durante la produzione, e imbambolarsi a fissare gli effetti speciali degli Autobots.

lunedì 4 gennaio 2010

"Il giuoco dell' epidemia", di Eugène Ionesco

(Copertina assente perché non riesco a trovare una benedetta immagine!)

Tra le opere che ho letto del Maestro questa è forse quella che preferisco, si, un pelino più anche de Il Rinoceronte. Sullo sfondo di una epidemia tanto misteriosa quanto letale, Ionesco mette ancora alla berlina quella che è l' assurdità della vita, stavolta con una forte venatura di crudeltà, ravvisabile nelle azioni degli abitanti della città, via via più spietati e selvaggi man mano che la malattia non accenna a sparire.
Un grande libro, che nel pieno stile ioneschiano stupisce e stranisce (e in questo caso raccapriccia), da leggere tutto d' un fiato.

domenica 3 gennaio 2010

Dead Space [360] - Recensione



Si, insomma, ammetto che non sono un patito dell' horror, e che quindi non è che ci voglia chissà cosa a spaventarmi, ma si, secondo me anche i più smaliziati, minimo in un paio di occasioni, avranno il loro bel cagarsi sotto in certi momenti. E ora che l' ho ricominciato, ritengo che i programmatori abbiano dato il loro meglio nei primi capitoli dell' avventura, dove le sorprese e i "petardi sotto la sedia" non sono pochi. Magari non originalissimi, ma di sicuro meno telefonati di quanto non siano nella seconda metà dell' avventura, dove un pò l' effetto spavento scema, un pò per la capacità di predire più o meno quando appariranno i nemici (più una sensazione che una vera coscienza).
Se vogliamo parlare ancora di difetti (così mi tolgo subito il rospo), la struttura di gioco soffre di una certa ripetitività, perché, nonostante poteri telecinetici, camere senza ossigeno, antigravità e via discorrendo, sostanzialmente si tratterà sempre di andare da un punto A ad un punto B, attivare un interruttore o prendere un oggetto, e tornare, con conseguente eccidio di schifezze aliene all' andata e al ritorno. A qualcuno tutto ciò potrebbe venire a noia, ma fortunatamente a limitarla ci sta la non estesa lunghezza dell' avventura (completabile la prima volta in una decina di ore) e la costante minaccia degli alieni (Necromorfi).

Visto che siamo qui vorrei spendere due parole sull' atmosfera. Dead Space sembra un horror alla Alien per l' ambientazione (vedi astronave in avaria), con però un design dei mostri che mi ricorda fortemente la Cosa di Carpenter: somiglianza questa che si nota anche in un interessante parallelismo: come nel suddetto film l' unico modo per uccidere l' alieno era dargli fuoco, qui gli si devono amputare gli arti (ma quanto è bello, alla luce di tutto ciò, usare il lanciafiamme?!). I Necromorfi, quindi, in un certo senso, sono i protagonisti del gioco (non certo il muto protagonista, per quanto bella possa essere la tuta/armatura), dalle mille forme e mille insidie. La loro forza non sta tanto nell' intelligenza, perché a compensarla ci pensa una ferocia con pochi eguali: vi ritroverete ad affrontare abomini che vi si scaglieranno addosso come treni, e i problemi nasceranno negli attacchi di gruppo, perché più tipologie di Necromorfi assieme possono mettervi in crisi, con attacchi provenienti da avanti, dietro, di fianco, sopra e sotto (!). Non da meno sono i boss del gioco. Pochissimi (tre), ma davvero divertenti da affrontare (specie l' ultimo, il più spettacolare che abbia visto in questa generazione).

Comunque, a dispetto di tante insidie, sarete equipaggiati più che degnamente per affrontare ogni situazione. Oltre ad un vasto arsenale (che va da armi più tradizionali ad altre pensate specificatamente per tagliare), ampiamente potenziabile, avrete dalla vostra la Stasi, che permette di rallentare il soggetto colpito (utile in certe fasi esplorative e miracolosa nei combattimenti), il modulo telecinetico (vera e propria telecinesi, utile soprattutto in fase esplorativa), vari modelli di tuta, con inventario ampliabile, e una discreta facilità di rinvenimento di proiettili e medipack (nonché di ricariche per la stasi e di bombole d' aria per le fasi nel vuoto spaziale), tutti comunque acquistabili a suon di crediti nei negozi sparsi per la nave (il capitalismo sopravvive alle tragedie più assurde). Notare che, nonostante a difficoltà normale i soldi raramente mancheranno, le cose da comprare, tra medipack, munizioni, tute, nodi energetici (necessari al potenziamento di tutto), e via discorrendo, saranno tantissime, tanto che comprare tutto il comprabile in una partita sola, a meno di rivendere molte cose, è impossibile (god bless the new game +).

I controlli sfruttano quasi ogni tasto presente sul pad, e se magari richiederanno un pò per essere completamente appresi (la mappatura cambia tra se si punta l' arma e se no), alla fine il controllo del personaggio risulta ottimo e totale,

La grafica è forse la cosa più soddisfacente della produzione, a partire dalla mera realizzazione, a dir poco eccelsa (pur presentando qualcosa di grossolano, come la realizzazione dei capelli, o la fisica dei cadaveri, che diventano miracolosamente leggeri come cartone [difetto però che sto riscontrando in molti giochi di questa generazione]), per arrivare al design, che deve molto, come ho già detto, all' horror fantascientifico, con una buona strizzata ad un gusto retrò. E ad arricchire il tutto ci pensano tante piccole chicche visive e sonore (che cominciano con l' interfaccia di gioco, completamente assente: tutte le informazioni sono affidati a menù olografici richiamati dal personaggio, mentre la vita è data dalla spina dorsale luminosa), quali i pochi superstiti della Ishimura, che agonizzano follemente prima di morire, i cadaveri galleggianti nelle stanze a gravità zero, oppure i mille suoni che vi accompagneranno lungo l vostro viaggio altrimenti silenzioso: un tubo che cade, urtato da chissà cosa, il canto di un folle superstite, nascosto in qualche anfratto della nave... Il sonoro, oltre ad un ottimo campionario di effetti, presenta poche traccie musicate, che per lo più accompagnano gli scontri con le creature, con brani tesi che fanno un grande uso di archi striduli. A rovinare questo aspetto, ci pensa il doppiaggio. Anche se in generale, alcune voci, su tutte quella di Dario Argento, sono scandalose a dir poco.

Al prezzo di una certa ripetitività nel gameplay e nell' incapacità degli sviluppatori nel mantenere costante i livelli di tensione percepiti nelle fasi iniziali di gioco, avrete tra le mani un' avventura horror che saprà soddisfare gli amanti dello splatter e chiunque cerchi un gioco con un pò di personalità (per quanto mutuata).

Grafica: 9
Sonoro:8,5
Giocabilità:8
Longevità:8

Voto: 8

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