mercoledì 31 marzo 2010

"I dolori del giovane Werther", di Johann Wolfgang Goethe

Il Briefroman manifesto di una corrente, di una intera generazione. Werther, martire di un mondo che non gli si confà, reprimendo con le sue conformità sociali, col suo bigottismo, con la sua fredda logica, lo spirito libero di un uomo che desidera solo vivere in comunione col mondo e gli altri, spontaneamente.
Certo è triste pensare che, se duecento anni fa la rivoluzione letteraria fu attuata da I dolori del giovane Werther, oggigiorno il suo equivalente sarebbe Moccia. E in fin dei conti, questo potrebbe dirla lunga.
Se oggi Moccia rappresenta il modello ambito da molti giovani e comunemente riconosciuto dalla società, parallelamente Werther rappresentava il desiderio di spezzare con il modello imposto dall' alto (quindi la letteratura produce evasione nel senso più letterale che si possa immaginare), tanto che sarebbe interessante vedere quale sarebbe un Werther che spezzi col resto al giorno d' oggi.
Leggetelo, fa bene all' animo.

La prima cosa bella

Intervento tardivo su La prima cosa bella, vera sorpresa del cinema italiano di questo 2010.
Un film che fa tanto ridere, e che dopo tutto magari qualche lacrimuccia te la strappa.
Se ne avete la possibilità vedetelo (purtroppo ora ci troviamo in quell' intervallo tra la messa al cinema e l' uscita nel DVD, perciò vi suggerisco senza remore lo streaming), perché potrebbe sorprendervi oltre ogni dire.

martedì 30 marzo 2010

"Per chi suona la campana", di Ernest Hemingway

Mi sto convincendo che Hemingway fosse uno dei più grandi narratori del secolo passato. Essendo stato reporter di guerra, e avendo, come si suol dire, girato il mondo, riesce a dare uno sguardo disincantato ma sentito di esso, con un grande spazio sull' introspezione dei suoi personaggi, esseri umani a tutto tondo, che sembrano vivere seguendo quasi passivamente quello che è il funzionamento di un mondo più grande di loro, ma al cui interno si agita una tempesta di pensieri e sentimenti.
Per chi suona la campana è, nella mia ancora piccola esperienza dell' autore, il libro che rende meglio questo concetto. Quattro giorni che valgono una vita, volendo parafrasare il protagonista Robert Jordan; quattro giorni in cui prepararsi ad una missione suicida, in nome di una repubblica che non vedrà mai realizzata, ammesso che poi possa esistere realmente. Quattro giorni in cui fare il bilancio di una vita, realizzando quanto, a dispetto di tante e tali esperienze, probabilmente non ne comprenderà mai il senso.
E sullo sfondo di queste riflessioni, una Spagna lacerata, raccontata con i suoi sapori, colori, e dolori.

lunedì 29 marzo 2010

Vampire Hunter D: Bloodlust - Recensione

In un futuro dai toni post-apocalittici, i vampiri, da aguzzini degli esseri umani, sono ormai divenuti fuochi fatui di una razza ormai in via d' estinzione. In questo scenario, dove spesso vige la legge del più forte, si aggira D, un dhampyr, ossia un incrocio tra uomo e vampiro, ramingo cacciatore di taglie. Messosi sulle tracce di Charlotte, rapita dal vampiro Link Meier, entrerà in competizione con un gruppo di cacciatori umani per chi la salverà per primo.

Una piccola sorpresa. Pur non essendo particolarmente originale l' ambientazione (difficile trovare un mondo post-apocalittico che si differenzi molto dagli altri), e non essendolo praticamente per nulla la trama, stranamente lo svolgimento dei fatti è piuttosto stimolante.
Se l' intreccio in sé non è nulla di particolarmente innovativo, i personaggi non sono molto meglio, essendo per lo più modelli che qualunque discreto appassionato di animazione giapponese non faticherà ad identificare. Ma ancora una volta, a dispetto della semplicità del tutto, il cast risulta comunque piacevole da seguire, visto che la varietà di caratteri è comunque buona.

Il film è piano di scene d' azione, quindi di momenti di noia non ce ne sono mai, supportati da un comparto d' animazioni che, a dispetto degli anni, è ancora ottimo.
A questo si accompagna un design ottimo. I personaggi sono stati realizzati in sede preliminare da Yoshitaka Amano, e il gusto sopraffino dell' artista si vede, dal dettaglio dei costumi fino ai lineamenti dei personaggi, affilati e anche con un ché di androgino.
A questo si aggiungono le fantastiche atmosfere, a metà tra il decadente e il gotico più puro.
Volendo spendere due parole sul sonoro, si presenta valido, potendo inoltre vantare un ottimo doppiaggio in italiano.

Un film valido, che non eccelle sotto nessun punto di vista, ma che si presenta come un' ottima proposta per i patiti dell' action-horror.

Voto: 8

martedì 23 marzo 2010

Alice in Wonderland

È con una certa amarezza che ho terminato la visione di questo film. Amarezza derivata dal fatto che i film di Tim Burton, fosse anche per un dettaglio minimo, riescono da differenziarsi dalla massa. Derivata dalle speranze per il contesto; il paese delle meraviglie, specie tenendone in mente la rappresentazione sempre disneyana del vecchio film animato era il luogo ideale per creare un delirio psicologico, pane per i denti per il regista.
E invece, lo dico senza troppi giri, il film mi è parso in parole povere un banalissimo fantasy sulla falsariga di tutti quelli dell' era post-Harry Potter, che a dispetto di un ambientazione potenzialmente originale in tal senso, non presenta a mio avviso quasi nessun elemento di vera novità rispetto all' agguerrita concorrenza. Paradossalmente, il vecchio cartone animato è molto più burtoniano di questo.

Di per se il film non ha nessun grosso problema (a parte uno svolgimento degli eventi prevedibilissimo), ma semplicemente trovo che sarebbe potuto essere girato da chiunque, tanto impersonale trovo questo film nei confronti della cinematografia del regista.
Probabilmente sarà stato il patrocinio di Disney a limitarlo, ma persino dal punto di vista visivo trovo che il tutto fosse meno spinto di quanto non avrebbe potuto fare a briglia sciolta, molto meno "dark e disturbante".


Tanto per dire quello che mi è mancato di più in Alice è uno scarso approfondimento del tema del diverso; infatti, se ci fai caso, tutti o quasi i suoi film hanno per protagonisti personaggi che, nel bene e nel male, hanno sempre dovuto affrontare la loro diversità rispetto alla società (Jack Skeleton, Edward Mani di forbice, Batman...).
Qui il tema sarebbe portato avanti da Alice, ma è sviluppato talmente banalmente che è identico a quanto fatto da altre parti. Sotto questo punto di vista il personaggio riuscito meglio è la Regina Rossa, anche se non viene approfondito sufficientemente.

Poi, insomma, devo spendere due parole su Jhonny Deep. Mi piace molto come attore, specie per il suo interpretare ruoli fuori dall' ordinario, ma ormai credo che stiano perdendo la misura, ficcandolo ovunque. Il cappellaio matto mi è sembrato una via di mezzo tra Jack Sparrow e Willie Wonka; questo per dire che non mi ha mai sorpreso, come invece hanno fatto singolarmente quei due personaggi.

"L' uomo senza paura", di Frank Miller & John Romita Jr.

Riscrivere le origini di un popolare personaggio per adattarlo ai gusti dei lettori più moderni è un' operazione potenzialmente devastatrice, sia per il personaggio in sé che per chi la opera, visto il peso di dover di fatto reinterpretare vicende che, per quanto magari sviluppate in maniera antiquata rispetto ai gusti odierni, fanno ormai parte dell' immaginario degli appassionati.
Da un lato abbiamo quindi un' onere pesante, dall' altro due autori (una delle migliori penne odierne e uno dei più affermati disegnatori attivi) che hanno bisogno di poche presentazioni. Uno scontro decisamente alla pari vinto comunque a mani basse da quest' ultimi.

L' uomo senza paura, infatti, non solo riesce a ricostruire sotto una chiave del tutto nuova e fresca le origini di Daredevil, ma espande il personaggio approfondendone il lato interiore, accompagnandolo dal fatale incidente agli occhi fino alla maturazione della decisione d' indossare un costume che sarà il suo simbolo. L' approccio narrativo è sempre quello di Miller, che chiunque abbia letto un' unica opera riconoscerà all' istante: dialoghi incisivi, grande introspezione, grosso spazio dedicato alla voce narrante nelle didascalie. Che vi piaccia o non piaccia, questo fumetto lo riconfermerà.

Concludo spendendo due parole per i disegni di Romita Jr., che pur mostrando fisicità piuttosto rigide nei lineamenti, nonché massicce, a dispetto della sinuosità che in genere si assocerebbe al personaggio, ben si appresta allo spirito della storia, crudo e realistico.

martedì 9 marzo 2010

Il Concerto

Una vera sorpresa, di quelle che ti capitano per caso. Vidi fortuitamente il trailer, m' incuriosì (e vidi che c' è Mèlanie Laurent, quindi uno sguardo era d' obbligo), e guarda un pò, la simpatia che m' ispirò dal trailer fu pienamente confermata.
La storia di Andreï Filipov, direttore d' orchestra ormai in declino che cerca la revanche (e un' occasione di riconciliazione personale) per sé e la sua orchestra maledetta nel "furto" di un concerto a Parigi si presente briosa, divertente, anche malinconica.
Certo alcuni potrebbero non apprezzare il senso dell' umorismo francese che permea il film, ma per me è solo un valore aggiunto.
Eccezionale poi la chiusura, che in quanto a impatto emozionale secondo me rivaleggia con la prima della 9° Sinfonia di Beethoven in Io e Beethoven.
Consigliato a tutti, vedetelo perché è un peccato che una piccola perla del genere venga schiacciata da altri film magari meno meritevoli ma molto più pubblicizzati.

venerdì 5 marzo 2010

Wolfman

Che dire. Il film in sé non è male, e a patto di non avere chissà che pretese qualitative. Semplicemente mi è sembrato un pò vuoto, privo della personalità che mi sarei aspettato.
Certe cose, come le atmosfere cupe sul grigio, le scene di notte al chiaro di luna, e qualcos' altro sono davvero stuzzicanti, ma in generale nulla è particolarmente entusiasmante. Ottimi nomi come Benicio del Toro, Antony Hopkins e Hugo Weaving non sono bastati a dare la sufficiente personalità ad una trama dall' intreccio facilmente indovinabile e lo svolgimento prevedibile.
Non male gli effetti speciali, specie nella scena della trasformazione a metà film, probabilmente la migliore.
Non un pessimo film, ma un pò banale.

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