sabato 29 settembre 2012

Lolita

E' innegabile che in una filmografia qualsiasi, chiunque sia il regista in questione, possano apparire opere minori, magari non tanto per demeriti personali, quanto per impietosi paragoni con lavori più acclamati.

Questo è il caso di Lolita, adattamento dell' omonimo romanzo di Nabokov. Come sempre, però, Kubrick si distingue nel non offrire un mero adattamento, quanto piuttosto una reinterpretazione. Purtroppo non avendo letto l' opera originale non posso stabilire quanto di questo processo sia manifesto qui, ma lo stile urla Kubrick da tutte le parti, con il gusto per i lunghi dialoghi e le inquadrature ricercatissime. Oltretutto, dettaglio che forse molti non notano, ci sono alcune scene lunghissime girate senza alcun cambio d'inquadratura, cosa che, specie per alcuni dialoghi di Peter Sellers, mette in risalto la bravura degli interpreti.

Certo a vederlo ho avuto l' impressione che certi elementi, quali alcuni dettagli del rapporto tra Lolita e il patrigno, siano stati edulcorati rispetto alla versione cartacea che presumo essere più esplicita; ma vuoi per il periodo in cui fu realizzato, vuoi per non stimolare la critica bigotta (comunque colpita), di certo alcune cose saranno state smorzate.

Ciononostante, Lolita è un piccolo dramma che sa colpire le giuste corde.

domenica 23 settembre 2012

Prometheus

Era strana l' attesa che ho provato nei confronti di Prometheus. Non sono un fan sfegatato di Scott, e ho visto solo i primi due Alien (il quarto non conta), gradendoli ma non svenandomici.
Mah, forse sarà stato tutto l' hype creato intorno al progetto, ma una certa curiosità mi è venuta. E devo dire che è stata appagata.

Certo, capisco benissimo le critiche che ha ricevuto, specie in merito ad una certa fragilità della trama (comunque chiaramente progettata in vista di uno o più seguiti), ma ho trovato che comunque le idee profuse nel progetto, per quanto poco originali (comunque difficile trovare nella fantascienza qualcosa che non sia già stato sondato), siano rese in maniera efficace.

Di sicuro l' aspetto più interessante del film è il triangolo alieni-umani-robot, una catena discendente in cui il gradino sottostante sembra interrogarsi sulle motivazioni per cui quello superiore l' abbia creato.
Tutto ciò si riflette nell' androide David, che col suo fare ambiguo e imperscrutabile è di sicuro il personaggio più intrigante su schermo (ma a mio avviso rappresenta una delle cose che mi hanno fatto storcere un pò il naso. Il suo comportamento mi sembra troppo anomalo, perfino avanzato, rispetto ai robot degli Alien originali, che ricordo essere ambientato nel futuro rispetto a Prometheus).
La delusione sul fronte cast è Charlize Theron, non tanto per cattiva interpretazione, ma perché è decisamente sottosfruttata. Peccato che un' attrice cos' valida abbia ricevuto una parte così piccola. Buona invece la protagonista, penso che il suo sviluppo sia sufficientemente solido da stimolare la curiosità per cosa farà nel seguito).

Un pò lento a partire, il film si prende il suo tempo per creare il setting e delineare i personaggi (più o meno riusciti), ma diciamo dalla metà in poi sarà un susseguirsi di eventi, alcuni dei quali piuttosto raccapriccianti (non è un vero horror, ma qualcuno impressionabile potrebbe essere un pò turbato da alcune delle mostruosità che si vedranno).

Insomma, le basi per creare una saga coi controcazzi ci sono, e pure solide, a mio avviso. Resta solo da vedere se Scott saprà condurre la barca verso buoni lidi.

domenica 16 settembre 2012

Psycho

Pochi film hanno il lusso di definirsi iconici come Psycho di Hitchcock.
Al di là di qualsiasi merito tecnico o affine, quello che probabilmente è il più grande contributo dato al cinema è quello di avere spianato la strada al come creare un colpo di scena finale degno di questo nome, considerando che negli ultimi minuti di film viene ribaltato tutto quello che si potesse pensare degli eventi fino ad allora.

Detto questo, Hitchcock fu il maestro della suspense, e chiudendo un occhio su alcuni elementi per forza di cose datati (la celeberrima scena della doccia, per quanto ormai un caposaldo del cinema, per gli standard odierni è al livello di un film amatoriale), ci si rende conto di come il tempo sia stato generoso col film, rimasto coinvolgente, e si, anche angosciante tutt' oggi.

Ciliegina sulla torta l' interpretazione di Anthony Perkins, AKA Norman Bates, ancor oggi ricordata come uno dei più grandi psicopatici apparsi su schermo.

sabato 15 settembre 2012

"Il Lungo Halloween", di Jeff Loeb e Tim Sale

Il procuratore distrettuale Harvey Dent, aiutato dal capitano della polizia Jim Gordon e da Batman, cerca in tutti i modi di smantellare la potente organizzazione mafiosa comandata da Carmine Falcone.
L' impresa sembra pressoché impossibile, ma qualcosa comincia a incrinarsi quando, la notte di Halloween, il nipote di Falcone viene assassinato. Da lì in poi, per ogni festività, qualcuno legato al mafioso verrà ucciso, e comincerà la caccia al killer Holyday.

E' una grave colpa leggere Il lungo Halloween solo anni dopo aver letto Vittoria Oscura, il suo seguito diretto. Ma consideriamo che VO lo ricevetti un natale (in poche altre occasioni entro in possesso di volumi da 30 e passa euro), e il prezzo a cui si trova ILH non aiuta granché.

Comunque, chiunque conosca lo stile di Loeb saprà già cosa aspettarsi. Uno stile molto didascalico, in certi momenti decisamente inutile (inutile ripetere ogni volta che appare un personaggio la sua presentazione messa lì col copia-incolla), con toni cupi e seriosi. Decisamente "o lo ami o lo odi". Io, pur non amandolo, lo trovo piuttosto interessante. Ai personaggi viene dato ampio spazio di approfondimento, riuscendo a comprendere in pieno le ragioni del loro sviluppo (questa è sostanzialmente la storia di come Dent divenne Due Facce).
Insomma, leggetene un pò e poi deciderete.
Unica nota un pò stonata il finale. I colpi di scena si accavallano l' uno sull' altro, contraddicendosi tra di loro, tanto che io, onestamente, alla fine non ho capito chi cazzo fosse Holyday (confusione nata soprattutto dal fatto che molti di questi risvolti, in Vittoria Oscura, vengono completamente ignorati).



I disegni di Sale, invece, mi hanno convinto più qui che nel seguito. Non tanto perché siano qualitativamente migliori (ma anche qui, data la peculiarità dello stile, solo voi potrete decidere se possano essere di vostro gradimento o meno), quanto piuttosto perché ho notato un maggiore impiego di inquadrature drammatiche e giochi cromatici, acuendo così l' effetto della messa in scena.

giovedì 6 settembre 2012

Ribelle - The Brave

Non ho mai nascosto di essere un fan dei prodotti Pixar. E sarebbe strano non esserlo, visto che quasi tutta la migliore animazione occidentale ormai esce dalle loro mani.
Ora, qualcuno potrà lamentarsi che Brave non sia emozionante, poetico, e commuovente come UP, ma sapete che vi dico? A me è piaciuto davvero tanto. Inutile fare paragoni, questo film ha obiettivi diversi, e credo che li centri in pieno.
Certo lo spunto di partenza (il conflitto generazionale) non è mica originale, ma dove il film brilla è nei personaggi.
Se Merida è simpatica ma niente più, tutti, e dico proprio tutti i comprimari sono caratterizzati in maniera superlativa, riuscendo tutti divertenti e appassionanti, dando luogo ad alcune delle scene più comiche in assoluto della Pixar. Mi dilungherei più a lungo, ma per forza di cose dovrei anticipare scene del film, e sarebbe un delitto.

A voler essere pignoli, penso che se avessero avuto il coraggio di non dargli un lieto fine a tutto tondo probabilmente sarebbe stato più efficace, e penso anche più toccante del suddetto UP. Senza contare che la lezione appresa dalla protagonista sarebbe stata più amara ma allo stesso tempo più potente. Peccato



Concludo accennando al cortometraggio che in sala precede il film, La Luna. Semplicissimo, una piccola fiaba che risulta efficace soprattutto nella resa visiva, che lo fa sembrare quasi un libro illustrato. Una perla.

mercoledì 5 settembre 2012

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno

Quando in un vecchio post accennavo a quelle che sono le saghe cinematografiche, mi era sfuggita quella che forse è la migliore che abbiamo avuto da tempo, ossia il Batman di Nolan.
Distaccato dal fumetto, eppure affine nello spirito, sono film con cui il regista, progressivamente sembra aver voluto approfittare del personaggio DC per dare voce alle sue idee, più che mai con questo terzo e ultimo capitolo.

Le accuse di aver fatto un film estremamente politicizzato non si sono sprecate, come molti sapranno, appigliandosi ad ogni pretesto per tacciare Nolan di politicamente scorretto (perfino sul fatto che nel fumetto Bane sia di origini ispaniche, cosa totalmente assente nel film!).
L' impressione che ho avuto io è che magari c' erano delle frecciatine alla società capitalista di stampo occidentale (che veramente ormai è considerabile mondiale da tempo), ma l' interesse del regista penso forse mantenere il tutto su toni più vaghi, facendo assurgere il film ad un carattere quasi "mitologico". Batman infatti, nella visione qui presentata, non sembra combattere tanto Bane (o anche il Joker) quanto quello che simbolizzano, ossia il terrore.
Terrore che a sua volta non è semplicemente fine a sé stesso, ma opprime la società. Se il Joker era la paura dell' anarchia, Bane, rievocando in parte la trama di Begins, sembra riferirsi al terrorismo. E qui si vede il valore di Batman, che non è tanto menare i cattivi, quanto farsi simbolo di una resistenza al male soverchiante (temi che mi hanno ricordato moltissimo Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller).

Il titolo originale tradotto letteralmente significa "il cavaliere oscuro risorge", ed è molto più significativo del semplice "ritorno" italiano.


A leggere in giro, di critiche anche assennate al film non ne sono mancate, soprattutto in merito a certi buchi narrativi. Io personalmente, a parte una cosa a dir poco assurda all' inizio, non ho notato nulla di così grave o tale da rovinare il film. Insomma, mi pare inutile pignoleria stare qui a lamentarsi di dettagli secondari magari poco curati quando la trama principale viene raccontata con un' efficacia ed una potenza rare.

Ma è il migliore della trilogia? Per quanto mi riguarda no. Anche se la summa narrativa ed emotiva di questa chiusura è da orgasmo, ritengo che Il Cavaliere Oscuro rimanga il migliore della saga, almeno per i miei gusti. In realtà è difficile mettere in una classifica questi film, in quanto tutti e tre hanno un feeling affine e allo stesso tempo totalmente diverso da quello degli altri. Il secondo, per dire, credo che sia da considerare assolutamente più come un thriller piuttosto che come un film di supereroi; quando il Joker è in scena non si sa mai cosa aspettarsi, e in certi momenti mette notevole ansia.



Bane d' altro canto emana un feeling totalmente diverso. Se Joker era caos puro, lui è perfettamente organizzato, senza contare che la sua figura s' impone diversamente su schermo. Laddove manca dell' imprevedibilità del primo, lui è massiccio, sicuro, freddo. Forse non avrebbe potuto superare il personaggio di Ledger, ma quantomeno eguagliarlo, se non fosse stato per un colpo di scena verso la fine che secondo me lo ha fatto scadere totalmente.
La vera sorpresa è stata Catwoman. Pur non nutrendo dubbi sulle doti della Hathaway, è stato bello scoprire come abbia incarnato bene il personaggio, al punto che il paragone tra lei e la Pfeiffer prende i toni di quello tra il Joker di Nicholson e di Ledger: due interpretazioni profondamente diverse, che solo i vostri gusti potranno discriminare.
Parlando di cattivi, ci sarà anche un gradito ritorno (peccato ancora che non sia stato sfruttato come l' avrei voluto!)

Il dettaglio di contorno che mi ha colpito maggiormente è stata la colonna sonora. Hans Zimmer ha fatto faville con questa saga, ma con il tema di Bane ha raggiunto un risultato molto raro, ossia riassumere su spartito il carattere di un personaggio. Potenti percussioni e cori aggressivi rievocano perfettamente il tono quasi da guerriglia che il villain impose all' azione del film.

Poco da aggiungere. Ritengo che il Batman di Nolan, e ora la sparo grossa, rappresenti in assoluto la migliore saga supereroistica vista al cinema. Si, meglio dello Spider-Man di Raimi. E non faccio questa discriminazione unicamente per motivi legati alla "stupidità" di questo, ma perché quello che ho avvertito vedendo la fine de Il Ritorno è stato arrivare alla fine di una storia, evolutasi nel tempo, un' evoluzione visibile nei suoi personaggi, soprattutto nel suo protagonista, che è nato, è cresciuto, è caduto, e ovviamente risorto.

martedì 4 settembre 2012

"Star Rats", di Leo Ortolani

Tempi oscuri per la galassia! Il cattivo impero spaziale impera ormai incontrastato da anni, e con la scomparsa dei Cavalieri dello Zodiaco non vi è più nessuno in grado di opporsi.
Ma un briciolo di speranza risiede sul pianeta Desertia, ove abita l' ultimo della dinastia dei Rat-Man, nelle cui mani è riposto il destino di tutti noi. Stiamo freschi!

Le parodie di Ortolani hanno visto un' evoluzione non trascurabile a livello di concept. Si è andati dalla mera rivisitazione in chiave comica di classici del cinema,come nel caso del qui presente Star Rats, ad altri più recenti che si possono considerare più come delle reinterpretazioni della storia originale, come hanno dimostrato Il Signore dei Ratti, Avarat, e soprattutto 299+1.

Star Rats però appartiene alla prima fase, un periodo forse più acerbo dell' autore, in cui l' approfondimento narrativo (comunque presente)  era soverchiato dal lato comico più di quanto non sia oggi.

L' età del fumetto è chiara fin dalla prima occhiata ai disegni, che si dimostrano più prossimi a quelli dei primi album della serie principale piuttosto che gli ultimi, quindi un tratto un pò acerbo, ma comunque efficacissimo, dimostrante come Ortolani abbia sempre saputo dare il giusto tono alle sue scene, siano esse comiche o divertenti.

Certo c' è da dire che non questa storia non lascia il segno come altre parodie citate sopra. Non è drammatica come 299+1 (ma neanche ci prova), non è spassosa come Il Signore dei Ratti (lì però trovo che Ortolani si sia superato). Un buon divertissement, imperdibile per gli appassionati.

domenica 2 settembre 2012

Ah, il cuore!

Non sono esattamente quel che si dice un tipo religioso. Anzi, diciamo che sono una bestiaccia infedele e blasfema a dir poco. Ma non crediate che il concetto di fede mi sia estraneo, anzi, credo di poterne dare una definizione alquanto soddisfacente.

La fede è quel sentimento che si prova in qualcosa, che ti porta a crederci indefessamente, sperando, anzi, credendo fermamente che quel qualcosa ti porterà ad avere in cambio un bene superiore. Anche quando tutto e tutti ti danno contro, quando non hai prove che quel qualcosa ti ami come lo ami tu. O più semplicemente quando vieni preso per il culo, tu continui a sorridere e ad avere fede, da stronzo che sei.
Anzi, da stronzo che sono io, perché ho appena riassunto il mio rapporto con la serie di videogiochi Kingdom Hearts (come accennato nella recensione di Birth By Sleep).

Si, perché uno che voglia seguire questa serie deve fare un' atto di fede. Fede nel fatto che ne valga la pena. Perché ne deve valere la pena visto che ormai quasi ogni nuova uscita mi obbliga a comprare un' altra consolle apposta.

Ridi, ridi, stronzo.


Da pischello di 13 iniziai a giocarci su PS2 (era il 2003...? si, mi pare), e il resto è storia. Amore a prima visto, sesso a casa di lui, convivenza dono una settimana. Da lì iniziò la lunga attesa per un seguito, seguendo i primi rumor e fughe di notizie su PSMania 2.0 (rivista "vagamente di parte" che seguivo all' epoca). Immaginate la mia felicità incontrollabile quando scoprìi che fu annunciato Chains Of Memories. Per il Gameboy Advance. Che non possedevo (e tutt' ora non possiedo). Gloria nell' alto dei cieli. Potei giocarlo solo quando un DS (retrocompatibile con l' Advance) entrò in casa mia (manco il tempo che lui varcasse la soglia che già ero andato a comprare il gioco)
Vabbé, si recupera con Kingdom Hearts 2, che verrà annunciato di lì a poco per PS2.

(A questo punto vi racconto un piccolo aneddoto che c' entra poco col discorso, ma mi ha fatto incazzare come una bestia, quindi è divertente. Premesso che attendevo il 2 come il messia, quando finalmente ci misi le mani sopra per il mio credo sedicesimo compleanno, ci giocai allegramente per UN GIORNO. Perché il giorno dopo arrivai in un punto dei gioco in cui semplicemente si bloccava. Disco rigato. Mai capito come abbia potuto, o se ci fosse già il graffio. Riuscii ad avanzare con la copia di un amico, ma la presi a ridere. Davvero.)



Comunque, devo dire che ce la misero un pò tutta a farmi capire che cappero fosse successo in Chains of Memories, tra riassunti scritti in game e qualche filmato. Ma fatto sta che alla fine della fiera non ci capii comunque una mazza di cosa successe tra il primo e il secondo. Le cose si riaggiustarono anni dopo, quando, come ho scritto sopra, giocai COM, anche se ormai Wikipedia mi aveva delucidato pienamente su quello che mi ero perso (grazie, stronzi).

Da lì le cose cominciarono a sfagliare. Vennero annunciati quasi contemporaneamente un capitolo per DS e uno per PSP. Ah, senza contare Coded, che sarebbe uscito solo per cellulari giapponesi.
Cellulari giapponesi. Ripetetelo più volte, e vi renderete perfettamente conto di che schiaffo fosse per ogni fan d' oltreoceano.
Perché io posso sbattermene se Final Fantasy LXXII dovesse uscire per X Box Figghibuttana e non per Play Station Madonneddio, visto che ogni capitolo rappresenta una storia a sé stante. Ma Kingdom Hearts è una storia continua, che si evolve e si dirama. E perderne una parte significa non capirci più una sega più avanti.
Ora è uscito da poco 3D: Dream Drop Distance (che ha anche causato un bel putiferio per la mancata localizzazione italiana), per Nintendo 3DS (altro acquisto, alè!). Tengo a sottolineare come comprare questo gioco sia pressoché imperativo, visto che è l' unico gioco della serie che faccia andare avanti la trama da dove eravamo rimasti nel 2.

A consolarci parzialmente c' è il porting per DS di Coded, uscito qualche tempo fa. 


Ora un' appello a Square-Enix. Per favore, capisco, come dice Doll nel video linkato sopra, che hai fiutato il quattrino, ma il portafogli è quello che è e lo sfintere è uno. Dammi un pò di requie, e non annunciare Kingdom Hearts : Cocksuckers per Play Station Vita.

Kingdom Hearts : Birth By Sleep [PSP] - Recensione



L' originale introduzione alla recensione prevedeva un excursus su tutta la saga di Kingdom Hearts, tanto per parlare del mio rapporto un pò sofferto con questa serie che a dir poco amo. Ma visto che stava venendo quasi più lunga della recensione stessa, ho rimandato il tutto ad un pezzo a parte, quindi fate finta che qui ci sia una specie di introduzione. Enjoy.

Birth By Sleep è un prequel che si posiziona a capo di tutta la saga (credo 10 anni prima rispetto al capostipite), seguendo le vicende di Terra, Aqua e Ventus, tre ragazzi che stanno studiando per essere promossi a Maestro di Keyblade (domanda: il Keyblade non era come le bacchette di Harry Potter, che si sceglie il possessore, come fece con Sora? Basta prendere la licenza?).
Senza spoilerare nulla, mi limito ad aggiungere che il gioco offre la possibilità di affrontare l' avventura utilizzando uno qualsiasi dei tre protagonisti, permettendo quindi di vedere eventi della storia diversi a seconda della propria scelta. Da un lato questa è la feature più intrigante del gioco, dall' altro però è anche il suo tallone d' Achille, specie sul fronte della giocabilità.

A dirla tutta, mi mancano Paperino e Pippo.


Birth By Sleep è un gioco il cui guidizio, almeno per me, è piuttosto complicato, in quanto trovo che sia un misto di ottime qualità e allo stesso tempo di aspetti semplicemente orrendi. Anche la trama rientra in questo discorso.
Volendo fare delle proporzioni, l' 80% di quello a cui assisterete è roba inutile, ma inutile forte; della serie: scene fine a sé stesse e concetti ripetuti a oltranza, che non influenzeranno più di tanto il plot principale, e mi sto riferendo alla quasi totalità dei mondi Disney, in cui, salvo forse un paio di eccezioni, non succede mai niente di rilevante o che comporti conseguenze al di fuori di quel mondo, con nessuno dei personaggi. Il peggio poi è la storia di Aqua, che, oltre ad essere a mio avviso il più noioso dei tre, ripercorre una versione più pallosa della storia di Terra (seriamente, con Aqua non succede praticamente nulla!)
Ci sono anche dei problemi riguardo l' ordine degli eventi. Anche se il gioco dà piena libertà sull' ordine in cui affrontarle, c' è in realtà una sequenza in cui affrontarle. In teoria.
In teoria perché, se la storia di Terra viene senza dubbio prima delle altre, tra Aqua e Ventus ci sono un pò di problemi di coerenza dei tempi, come eventi che non si spiegano alla luce del fatto che Aqua dovrebbe essere l' ultima in ordine di eventi. Anche tra i loro boss finali ci sono problemi di coerenza narrativa, ma non sto qui a spoilerare.
Il restante 20%, però, è a dir poco appassionante, specie la parte finale del gioco, che farà bagnare le mutande a qualsiasi appassionato della serie. Tutta la pariglia vale la pena di affrontarla anche solo per il finale segreto (sbloccabile giocando le tre avventure alle difficoltà più alte).

Fidatevi se vi dico che il finale segreto vi farà venire voglia di vendere vostra nonna e dare i vostri soldi a Square-Enix.


Luci e ombre anche nell' avventura stessa. I tre personaggi visiteranno gli stessi identici mondi, con lo stesso ordine (e, tristemente, gli eventi importanti della storia cadranno con lo stesso ordine).
Come dicevo, se l' idea di partenza è ottima, l' esecuzione mi ha lasciato alquanto perplesso. Sostanzialmente vi ritroverete a giocare tre volte di fila lo stesso gioco. Si, si scopre qualcosa di diverso nella trama, alcune situazioni le ritroverete con un personaggio piuttosto che con un altro, ma insomma, i mondi sono gli stessi per tutti (forse qualche location esclusiva per alcuni, ma sono gli stessi), i minigiochi pure (se anche raggiungeste il 100% in questi, poi dovrete ricominciare daccapo con gli altri personaggi). E se ancora tra le storie di Terra e Ventus c' è una diversificazione accettabile, ancora una volta è Aqua a deludere, visto che anche sul fronte giocabilità la sua avventura ricalca quella del primo, con però meno varietà di situazioni.
E' soprattutto questo a farmi vedere BBS come un prodotto confezionato un pò pigramente, visto che è facile allungare la longevità costringendo il giocatore a ripetere tre volte lo stesso gioco.

Ma come dicevo, dove il gioco brilla, brilla veramente. Perché nonostante la ripetitività tra le avventure, il gioco diverte! Eccome!
Iniziamo dal battle system, che rappresenta l' ennesima variante del sistema a "comandi" della serie. Qui le mosse effettuabili vanno selezionate tra quelli che il gioco chiama proprio comandi, ossia azioni che una volta eseguite richiederanno del tempo perché si ricarichino e possano essere riutilizzate.
Oltre a queste, come la serie ci abitua fin dal secondo episodio, abbiamo tutta una serie di abilità extra per il combattimento, quali fusioni con altri personaggi e colpi speciali. Ma a differenza di Kingdom Hearts 2, dove tutto ciò per lo più dava l' impressione di essere un orpello inutile, qui si rivela salvavita a volte, visto che la difficoltà ha degli sbalzi notevoli.
Forse anche a causa di un bilanciamento non ottimale, ma ogni tanto vi capiterà d' incappare in delle boss fight che vi porteranno al game over senza nemmeno che ve ne accorgiate. Se comunque nelle fasi finali ciò è accettabile (e non parliamo dei boss segreti, per favore. Sono ancora alle prese col primo, e non riesco manco a graffiarlo prima che mi scotenni), il fatto che mi sia capitato anche nelle prime fasi di gioco mi ha fatto storcere il naso. Se non altro, la tanto lamentata facilità di Kingdom Hearts 2 è solo un ricordo.

Piangerete, vi dico.


Anche se la maggior parte del tempo la passerete a combattere, gli sviluppatori hanno inserito molti minigiochi a mettere un pò di varietà al tutto (che per carità c' è, e in quantità. Il problema è che sono tutte cose ripetute per tre volte di fila). Tra minigiochi musicali, gare "automobilistiche", e via dicendo, di roba da fare ce n' è. Di sicuro a risaltare maggiormente è il Tabellone di Comando, una specie di monopoli in cui bisogna avanzare di casella in casella, acquistandole, potenziandole, sfruttando i bonus e subendo le penalità, fino a che uno degli sfidanti non avrà raggiunto il punteggio richiesto.Questa modalità è sorprendentemente divertente, al punto che non ci sarebbe niente di strano se accendeste la consolle anche solo per farvi una partita.

Devo dire però che certe volte i dadi pare che si mettano proprio contro di voi.


Ad arricchire ulteriormente le cose ci pensa l' Arena del Miraggio, dove potrete affrontare sfide di combattimento, col Tabellone, o alle corse, sia in single player che in multigiocatore.
Purtroppo non ho avuto modo di giocare con altri, ma visto che ci ho speso molte ore da solo non è difficile immaginare che online (se la rete che gestisce il gioco non è laggosa) sarà semplicemente entusiasmante.

Graficamente BBS non presenta molte lacune. Ottime animazioni, modelli poligonali dettagliati, una miriade di effetti speciali che rendono spettacolari gli scontri... tutte ottime features che sono il marchio di fabbrica della serie, come anche un difetto che, come la facilità, spuntò fuori nel 2 capitolo: gli ambienti scialbi e desolati.
Anche se certi mondi presentano comunque degli ambienti evocativi, fa un  pò impressione quanto sia vuoto questo gioco.
Non sto giocando a un Final Fantasy e lo so, quindi non mi aspettavo scene di massa, ma mi ha fatto comunque ridere arrivare al ballo del principe di Cenerentola e ritrovarmi in un salone sconfinato con quattro persone in tutto!

Colgo la palla al balzo per aggiungere che Kingdom Hearts avrebbe bisogno di una svecchiata a livello di concept. La meccanica di dover viaggiare di mondo in mondo ha un pochino stancato, secondo me, e qui si ripresenta con tutti gli anni sul groppone (considerando che, dettagli a parte, da dieci anni non è cambiato poi così tanto). Speriamo che la Square faccia qualcosa in proposito (ma ovviamente so che non accadrà).

Ben poco da dire sulle musiche, come sempre Yoko Shimomura rappresenta per KH quello che Nubuo Uematsu è stato per Final Fantasy, ossia marchio di qualità (oltretutto un applauso al gioco per possedere quella che è la migliore versione del tema della serie Dearly Beloved).
Solo una tirata d' orecchie, di nuovo, ad Aqua! La doppiatrice inglese è orrenda! Totalmente inespressiva! E sfido io che sia la più monotona tra i protagonisti.

Xehanort si riconferma come uno dei villain più intriganti degli ultimi anni. Dico io, specie alla luce di quello che scopriamo dai suoi diari, non sarebbe l' ora di fare un capitolo sulle suo origini?

Insomma, l' idea ve la sarete fatta. Un acquisto imprescindibile per qualsiasi fan, a dispetto del fatto che forse saranno anche quelli che ne noteranno maggiormente i difetti. Tutti gli altri? Lo comprino solo se hanno modo di poter poi mettere mano sugli altri giochi, almeno fino al 2, altrimenti alla fine di tutto ci saranno un bel pò di punti interrogativi sulla testa.
Il voto finale potrebbe sembrare strano, eppure, pur riconoscendo immense qualità a questo titolo, ci tengo a ribadire che l' impressione che ho avuto è che ci fosse abbastanza pigrizia dietro questo progetto dietro certi versi. Sottolineo quindi di nuovo come la serie abbia bisogno di una svecchiata!

Chiudo spendendo due parole sul filmato d' apertura, altro marchio di fabbrica della serie, qui a dir poco sputtanato. Passi il riciclare il tema musicale del primo, ma mezzo filmato è tutta roba già vista da anni. Bravi!

Grafica: 8,5
Sonoro: 9
Giocabilità: 8
Longevità: 8,5

Voto: 7,5


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