mercoledì 30 dicembre 2009

Sherlock Holmes

Recatomi ieri apposta fino all' Etnapolis per vederlo, forte dei pareri positivi che sta raccogliendo, mi sono avvicinato a questo film che, se avessi dovuto giudicarlo dai trailer, l' avrei bollato come una vaccata moderna. Il che non è troppo lontano dalla realtà, nel senso che questo non è quello di Conan Doyle (che pur non avendone letto nessun libro conosco in una certa misura), ma una sua evidente rivisitazione secondo i gusti moderni. E quindi il personaggio appare estremizzato in ogni suo aspetto, un antieroe tanto misantropo quanto geniale, "bello" e dannato (dopo aver visto Iron Man, non avevo dubbi sul fatto che Downey Jr. sarebbe stato ideale per il ruolo); non da meno Watson, nei panni del magro e irruente Jude Law. Due brevi parole su Rachel Mc.Adams: ma quant' è bella? E non se la tira neanche tanto.
Il cattivo non mi ha fatto impazzire. Forse il doppiaggio italiano non rende l' interpretazione originale, forse il look non era poi così minaccioso, ma fatto sta che il Lord Blackwood di Mark Strong non l' ho trovato molto incisivo. Interessante però la presenza parallela di un nemico storico del personaggio che già conoscevo e che trovo molto più interessante, [spoiler]James Moriarty[/spoiler], che tra l' altro, nel finale, lascia intendere un parallelismo con Batman Begins, dove alla fine si lasciava intuire che il prossimo villain sarebbe stato il Joker, e che qui rende chiaro con chi se la vedrà l' investigatore.
Che dire del film, a costo di non essere dei puristi del personaggio ed essere aperti a questo tipo di operazioni, ci si ritrova con un film più che godibile, con uno Sherlock Holmes che è uno dei personaggi più interessanti che abbia trovato al cinema da tempo, che offre tante deduzioni, dosi gargantuesche d' ironia, e quindi, in una parola, intrattenimento, visto che il film, tra investigazioni, risse, assassini e via discorrendo, non soffre mai di cali di ritmo, e le due ore volano via che è un piacere.

martedì 22 dicembre 2009

"Ritratto dell' artista da giovane", di James Joyce

La crescita interiore di Stephen Dedalus, alter ego di Joyc, in un percorso quasi autobiografico su quella che il retro del libro definisce una maturazione culturale. Difatti il perno intorno cui ruota il libro è l' evolversi della coscienza del protagonista, il suo complesso rapporto con la fede religiosa, vissuta come obbligo e legge del suo paese (Irlanda).
Un libro fortemente affascinante, seppure devo ammettere che il suo gradimento è stato altalenante (buono all' inizio, tagliamento nel mezzo, davvero bello alla fine). Alla luce di tutto, comunque, ritengo che sia un libro che meriti più di un attenzione, a patto di gradire l' introspezione totale.

domenica 20 dicembre 2009

I Love Radio Rock

Alt! Fermi tutti! Il cielo è stato squarciato da un fulmine, un fulmine che sa di Who, Paul Jones, Beach Boys, e tutto il rock degli anni 50-60!
Ebbene si, era dai tempi di Trainspotting che un film non mi colpiva con tanta carica e foga come I Love Radio Rock, vero e proprio omaggio alla buona musica e al vivere la vita alla faccia dei bacchettoni.
Purtroppo non sono bravo a recensire film quanto lo sono nel recensire anime, quindi, se volete un' analisi più approfondita vi rimando a siti di gente più specializzata di me. Sarò breve: questo è il film più divertente, coinvolgente, e a suo modo toccante che abbia visto da un sacco. Guardatelo, se non lo fate siete delle checche, e se non vi piace siete dei politici!

Darker Than Black- Recensione

Il mondo è stato segnato da una catastrofe di origini sconosciute, ossia un esplosione che ha cancellato buona parte del Sud America. Tale evento ha modificato gli equilibri geo-politici. Ora, a Tokyo è comparsa una zona dalle caratteristiche simili a quella dell' America pre-catastrofe, ed è stata delimitata da una colossale muraglia chiamata Gate. Tale luogo sembra essere collegato ai Contractor, individui dotati di poteri sovrumani ricevuti in cambio di pesanti penitenze. In questo mondo si muove Hei, contractor cinese che, lavorando per il Sindacato (un' organizzazione dai non ben precisati obiettivi) insieme ai suoi compagni Yin, Huang e Mao, cercherà di scoprire i segreti che si celano dietro al Gate.

Un occasione un pò sprecata Darker Than Black. Siamo sullo stesso genere di Cowboy Bebop e Samurai Champloo, ossia episodi autoconclusivi collegati da un cast centrale, e un filone principale che si sviluppa in certe puntate, specie nel finale (con la peculiarità di essere formata quasi esclusivamente da episodi divisi in due puntate).
In un cartone del genere il cast è tutto, e sotto questo punto di vista Darker Than Black ha alti e bassi. I quattro protagonisti si presentano molto interessanti, forti dell' aura di mistero assoluto che li circonda, cosa che spinge lo spettatore a volerne sapere di più su di loro, cosa che sotto un certo punto di vista accade, ma con risultati un pò dubbi (onestamente, avrei preferito non conoscerlo il passato di Huang), al punto che si finisce col preferire quelli il cui passato e appena accennato (vedi Mao). Hei è un discorso a parte. Su di lui verte tutta la trama, quindi ci tornerò dopo.
I personaggi secondari, come da tradizione per il filone, non reggono il confronto con quelli principali la maggior parte delle volte. E non sarebbe un grosso problema se oltre metà del tempo totale del cartone la serie non si concentrasse esclusivamente su questi, traducendosi in alcune puntate che non saprei definire altrimenti se non inutili, sia nella maturazione dei protagonisti che nell' avanzamento della trama. Per fare riferimento a sua maestà Cowboy Bebop, se lì capitava che i personaggi secondari fossero scarsi ma comunque compensati pienamente dal carisma di quelli principali, qui questi o non hanno il sufficiente carisma, o anche solo lo spazio per farlo.
A questo aggiungiamo la cripticità della trama. Era da tempo che non beccavo un anime in cui non capivo una mazza. Nel senso, capisco perfettamente gli eventi, ma non le loro cause, e mi riferisco al passato di Hei, al Gate, e tutto quello che è collegato. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che per oltre venti episodi non viene detto quasi niente, e tutte le (incomplete) spiegazioni sono convogliate nelle ultime puntate, con conseguente dose di spiegazioni assurde da digerire nel giro di cinque minuti. E alla fine, se anche capiste tutto, vi rendereste conto che molte cose non vengono giustificate, e alla fine rimangono tanti dubbi.
Ma non crediate che DTB sia veramente più nero del nero, perché nonostante ciò di carne al fuoco ce n' è, per quanto bruciata. Come detto prima, i quattro personaggi principali, pur se ben poco originali, hanno molto carisma. E gli episodi presi in sé, salvo casi eccezionali (e comprimari particolarmente superflui), non sono niente male, anzi, alla fine ci si potrebbe anche ritrovare soddisfatti dalla visione.

La grafica ha anch' essa alti e bassi. A un buon comparto di animazioni si affianca un character design per lo più medio, nel senso che a molti potrebbe sapere di già visto, anche se si presenta piuttosto efficace.
La colonna sonora, pur non avendo nessun brano memorabile, è valida, e ha anche una certa personalità.

Quindi, alla fine dei conti, il problema di Darker Than Black è di essere medio per la maggior parte del tempo, di innalzarsi saltuariamente per qualche picco, e poi tornare nella carenza di novità. Comunque la visione non è del tutto sconsigliata, la serie potrebbe anche coinvolgermi più di quanto non abbia fatto con me, e spingervi a vedere anche la seconda serie (che comunque vedrò anch' io), fortunatamente di soli 12 episodi.

Voto: 7,5

sabato 5 dicembre 2009

Batman: Il cavaliere di Gotham - Recensione

Facendo il verso ad Animatrix, che volle spingere il successo di Matrix Reloaded nell' attesa di Matrix Revolution, così Il cavaliere di Gotham fece nello stacco tra Batman Begins e Il cavaliere oscuro, presentandosi quindi come una raccolta di corti animati realizzati dalle più popolari case di produzione giapponesi che, almeno sulla carta, dovrebbero espandere la conoscenza di Batman e del suo mondo.
Andiamo quindi ad analizzare ogni episodio.

Una storia per te
Quattro ragazzini s' incontrano nella loro solita pista per skateboard, e tre di loro si presentano con una storia da raccontare, ognuna riferente allo scontro tra Batman e un malvivente.
Il film si apre con il corto più interessante di tutti, che pone l' attenzione su come la figura di Batman venga percepita e mitizzata dai giovani, ognuno interpretandolo a modo proprio come testimoniano le varie versioni dello stesso che ci vengono qui offerte.
Il peculiare character design potrebbe non essere gradito a tutti, ma è indubbiamente originale e caratterizzante, senza contare che il comparto di animazioni è ottimo.













Fuoco incrociato
Il detective Allen, sottoposto di Gordon alla sezione Grandi Crimini, non riesce ad accettare che questi permetta a Batman di proseguire la sua attività di vigilante.
Tema classico (come la polizia veda Batman) sfruttato in maniera poco incisiva. Se sul fronte tecnico non c' è nulla da dire, con tra l' altro uno delle migliori rappresentazioni di Batman della raccolta, la sceneggiatura sembra un pò approssimativa, e alla fine del corto non si è detto nulla di davvero rilevante.













Prova sul campo
Sempre alla ricerca di nuovi strumenti che gli semplifichino la lotta al crimine, Bruce deciderà di provare sul campo una sorta di deflettore di proiettili ideato da Lucius Fox, che però si rivelerà un grosso rischio per gli altri.
Secondo me il peggiore della raccolta. A partire dal design, in sé non malvagio, ma che trovo poco adatto al personaggio (mai visto un Bruce Wayne così dandy...), la sceneggiatura mi è sembrata poco concludente sia nell' intreccio che nel messaggio finale, ossia sul dover scegliere i mezzi da usare, a scapito della sicurezza propria o degli altri, sviluppato qui piuttosto banalmente.













Il mostro delle tenebre

Indagando su una serie di rapimenti, Batman seguirà le traccie dello Spaventapasseri fin nelle fogne, dove però oltre a lui ci sarà ad attenderlo Killer Croc.

Episodio che non si pone nessun fine introspettivo quanto semplicemente creare una "semplice" avventura dal sapore dark, che ricorda alcune delle storie più oscure del giustiziere.
Lo stile sporco e cupo la rende perfetta a chi ama gli aspetti più goth del personaggio, cosa che si nota anche nel design (anche se sono leggermente deluso da Killer Croc; probabilmente hanno voluto essere realistici, ma più che a un coccodrillo mi verrebbe da associarlo ad un orango).













Attraverso il dolore
Ferito e disperso per le fogne di Gotham, Batman ripensa alla sua passata ricerca di metodi su come affrontare il dolore fisico.
Interessante retrospettiva sul passato di Bruce, che si spinse in ogni angolo del mondo cercando d' imparare a resistere al dolore, ben conscio di come esso diventerà parte integrante della sua vita futura.
Il design, chiaro ed espressivo, si sposa bene con la relativa staticità di questo corto.













Deadshot
Gordon è ormai un personaggio scomodo a Gotham City, e quindi riceve la minaccia di essere ucciso da Deadshot, il più pericoloso cecchino al mondo. Indovinate un pò chi dovrà fare qualcosa?

In conclusione troviamo un corto su cui c' è poco da dire, probabilmente il combattimento finale è il migliore del film. Design pregevole (anche se forse Bruce ha un ché di Action man...) e buon coinvolgimento.













Tirando le somme, Il cavaliere di Gotham è una piacevole distrazione per la sua ora (e dieci minuti), decisamente meno incisivo di quanto non fosse Animatrix, che a differenza di questo esplorava in quasi ogni suo corto nuove vie prima lasciate da parte del mondo della Matrice.
Consigliato ai fan del personaggio, che, chi più chi meno, potranno apprezzarlo, quantomeno nel vedere il proprio beniamino in veste animata. Gli altri, al di là del piacere nel vedere una realizzazione tecnica di qualità, probabilmente si annoieranno.

Voto: 7,5

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