sabato 30 marzo 2013

"Borgia", di Alejandro Jodorowsky e Milo Manara

All' alba della morte di Innocenzo VIII, la Chiesa attraversa una profonda crisi, essendo diventata luogo di peccato, e specchietto per i giochi di potere celati dietro di essa.
Salito al soglio pontificio, Rodrigo Borgia, eletto papa col nome di Alessandro VI, sfrutterà ogni mezzo per aumentare la propria presa sull' Italia, e fare in modo che il mondo ricordi per sempre il nome dei Borgia, incluso sfruttare ogni membro della propria famiglia come pezzi della propria scacchiera.

Viaggiando tra realtà e mito, Borgia è una versione ampiamente romanza del periodo che va dalla morte di Innocenzo VIII, a quella di Cesare Borgia, figlio di Alessando VI. Il materiale su cui lavorare non è certo poco, vista la fama della casata, passata alla storia come una delle più sanguinarie, malate di potere, e perverse che abbiano mai solcato il suolo italico.
Prendendo per buone tutte le leggende, più o meno veritiere, che vi aleggiano intorno (come quella dell' incesto di Lucrezia con il padre e il fratello), e rimaneggiando anche i dati storici certi (quali l' età cui Rodrigo divenne papa, qui decisamente più giovane), Jodorowsky ha realizzato una "classica" storia di ascesa e caduta dei potenti, spingendo, però, approfittando del contesto sopra descritto, il piede sul fattore scabroso, sia per la violenza, che per i contenuti sessuali, che anche per l' abbondanza di dettagli ributtanti con cui viene dipinta la Roma di primo '500, lercia e squallida oltre ogni dire.



Questo è probabilmente il maggior freno per molti possibili lettori. Non tanto per il disgusto che certe scene potrebbero provocare ai più impressionabili (sappiamo bene che la repulsione "positiva" è solo motivo d' attrazione verso un fumetto), ma l' abbondanza di scene dal contenuto erotico, specie nei primi numeri (4 volumi in tutto), potrebbero bollare l' opera come un banale porno, degno di una semplice sfogliata in fumetteria per il piacere di vedere ogni scena spinta.
Tale atteggiamento potrebbe portare i più a sorvolare su di un' opera che ha ben più di una freccia per il suo arco, in quanto tutti gli elementi di scandalo sono asserviti alla narrazione, che tramite questo presenta un mondo il cui funzionamento è sempre sotteso al raggiungimento di qualcosa, e nulla si fa per nulla. Le macchinazioni di Rodrigo, e successivamente anche di Lucrezia e Cesare, sono lo specchio di una società in cui la Chiesa non è che uno dei tanti Stati che lottavano fra di loro per il dominio dell' Italia.
A minare quest' ambiziosa premessa narrativa vi sono certi sviluppi che vengono trattati in maniera un po' affrettata, rendendo poco chiaro il passaggio da un punto all' altro. Nulla di eccessivo, comunque.

A coronare il tutto, e a colpire immediatamente l' occhio, sono i disegni di Manara, artista più che mai adatto per un lavoro del genere. Il dettaglio profuso nei disegni, e la certosina ricerca del dettaglio, sono le solite cui l' artista ci ha abituati, offrendoci un vero e proprio "quadro", bellissimo anche per la sua repulsione.


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