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domenica 30 dicembre 2012

Il Gigante di Ferro

Quando non s' ha da fare, non s' ha da fare. Con tutto che Il Gigante di Ferro, se non il migliore, uno dei massimi prodotti del fu studio di animazione 2D della Dreamworks, ne segnò anche il tracollo.
Il periodo era quello di transizione dal 2D al 3D, e di lì a poco proprio la Dreamworks si sarebbe rifatta abbondantemente con quella cuccagna che fu Shrek.
Io non sono uno di quelli che rimpiangono i bei tempi andati, ma, praticando io stesso il disegno come hobby, trovo ben più affascinante un disegno fatto a mano di un' immagine realizzata al computer.

Per quanto presenti alcuni primi inserti di computer grafica, Il Gigante di Ferro è figlio della vecchia scuola, e un ottimo esempio di questa, presentando un' estrosa rappresentazione dell' america cinquantina, in piena guerra fredda (contesto che ha suscitato qualche polemica per una supposta politicizzazione del film. Polemiche ridicole, a mio avviso), che raggiunge l' apice nella rappresentazione del robot, anni '50 che più anni '50 non si può (e sul finale darà spettacolo a non finire, senza snaturare in alcun modo la sua natura retrò).

L' ottima sceneggiatura è supportata da un cast ben caratterizzato, a cominciare dal protagonista Hogart (uno dei "fanciulli animati" più accattivanti che abbia mai visto), proseguendo per l' agente del governo (detestabile ma brioso), per finire per il custode della discarica (uno di quei tipi che ti fa piacere avere intorno).

Meritevole di una visione, quanto meno per vedere come andavano le cose prima del tramonto di una tecnica di fare cinema che, negli ultimi anni, ha affrontato (almeno in occidente) il suo momento di maggior declino.

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