sabato 3 aprile 2010

"I promessi sposi", di Alessandro Manzoni.

Era inevitabile. Che prima o poi mi sarei ritrovato faccia a faccia con uno dei tanti spauracchi di tutti gli studenti d' Italia era solo questione di tempo. E il tempo ègiunto con l' università, dove, per preparare l' esame di Letteratura Italiana (manco a dirlo), è richiesta la lettura integrale del noto tomo.
Purtroppo, come molte cose, la fama che li precede è immeritata. Come fu all' epoca per I Malavoglia, bollati universalmente come mattone indigeribile da molti studenti, salvo poi, dopo averlo letto, essere diventato uno dei miei libri preferiti, simile è il discorso per I Promessi Sposi. Certo, capisco che come molte cose imposte per forza dall' alto esso risulti automaticamente indigesto, complice anche uno stile di scrittura non esattamente leggero, ma insomma, per farla breve, a me non è dispiaciuto, anzi! Manzoni era uno che sapeva scrivere, su questo c' è poco da dire. Oddio, non credo che sia tutto oro quello che luccica. Il caro Alessandro aveva un pò la fissa di allungare troppo il brodo, che poi è il suo stile di scrittura, ma trovo che certi passaggi fossero un pò troppo dilungati, tanto che alla lunga la lettura l' ho trovata un pò stancante.
Intendiamoci, nulla che possa compromettere la lettura per chi l' apprezza. Certe parti cono a dir poco fantastiche, su tutte la storia di Gertrude, che meriterebbe un libro a sé.
Credo che qualsiasi amante della letteratura dovrebbe quantomeno dargli una possibilità, superando magari il pregiudizio creatosi in tanti anni di studi d' italiano come "opera pallosa", potrebbe sorprendervi.

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