martedì 30 marzo 2010

"Per chi suona la campana", di Ernest Hemingway

Mi sto convincendo che Hemingway fosse uno dei più grandi narratori del secolo passato. Essendo stato reporter di guerra, e avendo, come si suol dire, girato il mondo, riesce a dare uno sguardo disincantato ma sentito di esso, con un grande spazio sull' introspezione dei suoi personaggi, esseri umani a tutto tondo, che sembrano vivere seguendo quasi passivamente quello che è il funzionamento di un mondo più grande di loro, ma al cui interno si agita una tempesta di pensieri e sentimenti.
Per chi suona la campana è, nella mia ancora piccola esperienza dell' autore, il libro che rende meglio questo concetto. Quattro giorni che valgono una vita, volendo parafrasare il protagonista Robert Jordan; quattro giorni in cui prepararsi ad una missione suicida, in nome di una repubblica che non vedrà mai realizzata, ammesso che poi possa esistere realmente. Quattro giorni in cui fare il bilancio di una vita, realizzando quanto, a dispetto di tante e tali esperienze, probabilmente non ne comprenderà mai il senso.
E sullo sfondo di queste riflessioni, una Spagna lacerata, raccontata con i suoi sapori, colori, e dolori.

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