domenica 1 aprile 2012

Quando il mondo andava in bullet time.


C' era un magico periodo della mia vita nella quale bastavano poche cose per essere felici, almeno nella mia fantasia. Un anello per dominarli tutti, tanto perché sono sempre stato una persona semplice; una bacchetta magica, giusto per le evenienze quotidiane; e una giacca nera di pelle e un paio di occhiali da sole, per essere automaticamente figo.
Tale contorto e chiaramente confuso periodo erano le medie (e poco oltre), periodo in cui, come sapranno tutti quelli che hanno seguito fino all' anno scorso la serie di Harry Potter e che continuano a sbavare dietro a quei vampiri checca che non nominerò nemmeno, c' era l' appuntamento (più o meno) annuale con le "serie cinematografiche", ossia film che uno vede il primo, gli piace un casino, e allora va in fissa per anni aspettando di volta in volta l' uscita del nuovo episodio. Per me, in quel periodo, esistevano 3 cose: Il signore degli anelli, Harry Potter, e Matrix.
Matrix in particolare mi rimase a lungo sulla coscienza, visto che, per motivi che adesso mi sfuggono, non riuscii ad andare a vedere al cinema il benedetto Revolution, e potei riempire questa lacuna solo anni dopo comprandone il DVD.
Recentemente, dopo anni in cui non li ho visti neanche di striscio, mi è montata la scimmia di rivederli, magari per verificare se a distanza di tempo il mio giudizio sarebbe cambiato. E sorprendentemente è rimasto lo stesso, invariato praticamente, solo con una sfumatura diversa: ho finalmente capito perché non ci capisco nulla.



Parafrasando le parole dell' Architetto, "il primo Matrix era perfetto, assolutamente ineccepibile. Un successo eguagliato unicamente dal disastro dei suoi sequel". Magari parlando di disastro esagero, ma è innegabile che Reloaded e Revolution abbiano scombinato le carte in tavola più del dovuto.
Una critica che sentii sui film sosteneva che Reloaded sia un grosso passo avanti rispetto al primo in quanto al ritmo, sostenendo che questo risultava squilibrato, concentrando quasi tutte le chiacchiere nella prima metà e l' azione nella seconda, mentre il seguito risulta essere più omogeneo nella distribuzione. Cosa che è anche vera, se devo proprio ammetterlo, ma credo che comunque l' equilibrio tra i film sia ben più riuscito nel primo (anche rispetto al terzo), visto che ogni scena di dialogo, a differenza dei seguiti (specie Reloaded) ha un senso compiuto, e non sa di tappo messo lì per allungare il brodo, o peggio ancora, confondere lo spettatore. Ma facciamo esempi pratici.

Nel primo una delle scene più affascinanti consiste nella descrizione inquietante e quasi mitologica di Matrix e del mondo reale fatta da Morpheus a Neo. Classica fantascienza distopica, nulla di particolarmente originale, ma particolarmente calzante in un periodo in cui internet cominciava ad affacciarsi su quello che sarebbe diventato oggi (Skynet docet), asciutta eppure travolgente nella sua crudezza.
Facciamo adesso il raffronto con l' (in)famosa discussione con l' Architetto in Reloaded. Il momento in cui Matrix ha seriamente rischiato di metterla in quel posto a Evangelion in quanto a chi ce l' avesse più lungo sulle seghe mentali. Già all' inizio del film fa storcere in naso il fatto che Morpheus, dacché non sapeva minimamente quanto tempo fosse passato dall' inizio della guerra, fosse adesso in grado di dire che fossero cent' anni (tra un film e l' altro forse ha ritrovato la sua agenda), ma a incasinare il tutto ulteriormente si mette questa scena in particolare, che non solo fa nascere seri dubbi su quale possa essere la cronologia degli eventi, soprattutto per la loro credibilità (5 Zion diverse e nessuno che abbia memoria delle prime? Suvvia), sia per questioni di tempo che di logica (di nuovo, 5 volte lo stesso identico svolgimento dei fatti? Ma a prescindere dalla pressoché impossibile catena di coincidenze necessarie perché si ripeta matematicamente anche solo una volta, che senso ha permetterlo?).
Dubito che qualcuno oltre i registi, alla prima visione del film, siano riusciti a capirci qualcosa da quel delirio. Io, dopo averlo rivisto più volte, ho capito che senza un cannone di quelli buoni in mano non potrò mai trovare un significato, che probabilmente in realtà manco c' è (per la serie, facciamo una cosa che nessuno capirà, diranno che è arte).



Comunque non condanno del tutto il confronto Neo-Architetto, perché per quanto delirante e incomprensibile rappresenta comunque una delle scene più affascinanti della saga, vista a posteriori. Certo è probabilmente meglio essere deliranti e confusionari che inutili e stupidi, specie se non sei manco divertente. E qui entra in scena  il Merovingio con la mogliera, la Bellucci.
Seriamente, a cosa serve? Già era difficile sopportare l' idea di un algoritmo che parla francese e droga le donne per fottersele nel bagno, ma quando hai a che fare con la moglie ti rendi conto che preferisci lui, almeno nel suo squallore era interessante (e scusate, ma lui diventa una specie di mafiosetto, l' Oracolo una ribelle... in sta Matrix tutti fanno il cazzo che gli pare, ci credo che poi si fa fare fessa da Smith, l' hanno già fatto prima tutti i suoi sciarquini).
Insomma, la Bellucci vuole fare il dispetto al marito, ma siccome ce l' ha secca da vent' anni vuole anche slinguazzarsi con Neo e al tempo stesso pretendere che Trinity non le spacchi la faccia. Geniale, direi.
E cosa c' insegna sta menata del bacio, che dura ben oltre i limiti della decenza? Che Neo ama Trinity. Grazie, dopo un film e mezzo effettivamente non l' avevamo ben capito.
A sottolineare l' inutilità di quel personaggio sta il fatto che in Revolution le abbiano dato tempo su schermo pari a una scoreggia, e giusto una battuta per giustificare il suo stipendio. E cosa dice quella battuta? Che Trinity ama Neo. Ancora grazie, davvero. Ancora un pò e gli rivelava che in realtà il mondo era una simulazione virtuale, roba che nessuno dei protagonisti fino ad allora aveva anche solo pensato.

Una delle tante scene di dialogo per cui la sua carriera verrà ricordata.

Meglio ancora di Monica, perché assolutamente delirante, è il rapporto tra Morpheus e Niobe. Lei stava con lui, poi lo lascia per un altro, ma chiaramente gli sbava ancora dietro e quello nuovo gli sta sulle balle. Chissà come finirà mai, eh?! Non lo può proprio vedere il suo nuovo scopamico (qualsiasi sia il suo nome, credo che manco lui se lo ricordi), ma d' altronde nessuno lo può vedere. Mi chiedo perché l' abbiano nominato comandante dell' esercito se tanto nessuno gli dà ascolto, o ascolta un suo suggerimento, e tutti gli danno rimproveri del tipo "Morpheus ce l' ha più lungo del tuo". E ci credo che poi diventi acido, al suo posto io diventerei isterica.
I dialoghi tra M e N sono scritti terribilmente. In media girano intorno all' argomento "Alcune cose cambiano, altre cose rimangono sempre le stesse, perché se cambiano meno male che rimangono le stesse che sennò cambiano, cambiano ancora e poi sono sempre le stesse". Prendete un dialogo a caso, avete almeno il 50% delle probabilità di beccarne uno così.

Reloaded dà tanto di cui parlare. Ma Revolution? Si, ma meno. Personaggi nuovi interessanti non ce n'è. La famiglia indiana che emigra (forse sono una vecchia versione di Office) non conta. Di che si stupisce poi Neo vedendo che due programmi si vogliono bene? Se un programma può essere un megalomane arrapato perché non dovrebbe coltivare anche desideri medio borghesi?
Il tizio del treno? Lo vedi e lo dimentichi.
E Smith? Che fa Smith? Obbliga Neo (ormai una via di mezzo tra Gesù Cristo, Goku, e Maradona) a venire a patti con le macchine (che per interagire con lui prendono sembianze inquietantemente fantozziane) perché evidentemente Norton non gli funziona più, dando quindi luogo ad un combattimento 1:1 (nonostante il numero di Smith esistenti sia pari ormai a infinito e mezzo) che manco il suddetto Goku contro Vegeta poteva concepire, a momenti ci mancava solo una bella Kame Hame Ha e poi basta, Oscar subito!
E alla fine la soluzione è che Neo si deve fare ammazzare, perché così Smith sbarella, o perché deve redimerci dai peccati, se la vede lui. Fatto sta che tutto lo scontro risulta quindi inutile.

Insomma, ce ne sarebbero ancora molte da dire, come che se un' esercito di lavastoviglie psicopatiche vuole sterminarvi la cosa più logica da fare è dare un bel rave party che magari finisce a orgia; o che l' autostrada va sempre evitata, manco fosse la Salerno-Reggio Calabria; O ANCORA, che vuoi salvare l' umanità ma fai letteralmente strage di poliziotti, vigilantes, guardie giurate, ronde padane; O ANCORA, che tutto sto verde è peggio di un trip di acido; O ANCORA, che quella che sostituisce l' attrice che faceva l' Oracolo perché è morta deve pure dire davanti a milioni di spettatori che la faccia che si ritrova è un castigo divino, la poveraccia; O ANCORA.. si ride, si scherza, ma alla fine non si può avercela totalmente con questa trilogia. Tra un combattimento e una situazione involontariamente demenziale (non sempre, per fortuna) l' intrattenimento c' è, e innegabilmente ha conservato il fascino di una generazione fa, quando ci arrapavamo all' idea di poter schivare i proiettili, di esser fighi vestendoci da techno-goth, e che gli occhiali da sole vanno indossati sempre, anche nei seminterrati bui.


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