sabato 24 novembre 2012

"Allen", di Leo Ortolani

Il miliardario Allen, non avendo di meglio da fare, inscatola in un astronave un manipolo di disperati, alla ricerca dei propri creatori alieni, nello spazio più profondo.

Se non fosse per Rat-Man, il nome di Ortolani di sicuro verrebbe associato come prima cosa al termine "parodia", visto che alcune delle sue opere più memorabili s' inscrivono in questo filone.
D' altronde, l' aver imposto un livello qualitativo così alto rischia di procurare delusione nei confronti di lavori che, presi a sé, non risultano per niente male, ma che, paragonati agli illustri predecessori, deludono le aspettative. Questo è il caso di Allen, parodia combinata di Alien e Prometheus.

Il problema principale del plot è quello di procedere con una lentezza inaspettata per un one shot come questo. Premettendo che non si arriva mai a parlare di noia, la vicenda presenta alcuni momenti eccessivamente lunghi, che fanno aspettare, anche per diverse strisce, l' arrivo della battuta.

Toni così moderati andrebbero più che bene per una storia a puntate della serie principale (come è il caso dell' appena conclusa trilogia dei numeri 91, 92, e 93, non eccezionalmente abbondante di risate, ma intensissima dal punto di vista narrativo), ma nel caso di una parodia del genere si deve puntare su un umorismo serrato e costante.
Non che in tal senso sia tutto da buttare, anzi; Misterius, sfottò a Voyager e Mistero, diverte come la prima volta, per dirne una. Ma diverse occasioni per degli sketch potenzialmente esilaranti non sono state nemmeno colte, con una eccessiva insistenza sulla sacrificabilità dei personaggi che non siano protagonisti.
Graditissimo, comunque, il ritorno del personaggio del Nano.



Stilisticamente parlando, Ortolani ha deciso di ripresentare il tratteggio stilizzato e ruvido già offertoci nei numeri 86 e 87 della testata principale, decisamente affine nello spirito ad Alien, meno a Prometheus. Il risultato è decisamente encomiabile, in quanto alcune vignette presentano un impatto che forse, con il classico stile ben delineato che conosciamo, non avrebbero avuto lo stesso effetto.

Lungi dall' essere un opera scadente, Allen è semplicemente un lavoro più sottotono rispetto ai suoi colleghi. Certo non è da intendere come un segno di stanchezza dell' autore, visto che risale a poco tempo fa la saga del Grande Magazzi, divertentissima parodia a Harry Potter e Twilight.
Forse in questo caso l' autore ha speso più attenzione a disegnare, piuttosto che a scrivere. Forse il periodo è gremito d' impegni.


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