mercoledì 22 febbraio 2012

"Batman: Il Cavaliere Oscuro Colpisce Ancora", di Frank Miller e Lynn Varley

Anni dopo gli eventi del Ritorno, quella che era già di per sé una situazione critica è peggiorata ancora. Il mondo è sotto la morsa dittatoriale di Luthor e Bainiac, e i supereroi sono cacciati, imprigionati, torturati. Superman stesso è ridotto ad una semplice marionetta per i loro giochi di potere.
In questo scenario farà la sua mossa Bruce Wayne, che dopo aver addestrato per anni i membri di varie gang, ora tenterà il colpo grosso col suo esercito personale per riportare un equilibrio ed una giustizia ormai dimenticati in un mondo disperato.


Sinceramente sono combattuto. Chiunque abbia letto Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro potrebbe rimanere spiazzato dall' impostazione del suo seguito. Se il fumetto originale era per lo più Batman-centrico (con tutta la costruzione del contesto parallelo e intrecciato ad esso), qui per certi versi è il contesto a prendere il sopravvento. E di carne al fuoco ce n' è molta, una volta che quella rivoluzione che era solo vagamente accennata nel prequel prende piede, saranno molti i volti del DC Universe a prendervi parte, da una parte o dall' altra. Quindi in realtà la presenza di Batman nel titolo è vagamente impropria, visto che Batsy sarà solo uno degli attori in scena. Certo la storia è di più ampio respiro, con il conseguente rischio di perderne le fila, cosa che fondamentalmente succede, almeno in certi aspetti, in quanto la comparsa e il ruolo effettivo di alcuni personaggi risulta poco chiaro. Nulla di tragico comunque; la storia, pur essendo un pò confusionaria, se vista nell' ottica giusta sa appassionare, specie i fan della continuity, che saranno incuriositi da vedere l' evoluzione di questo particolare what if.


Il fronte su cui il fumetto incassa davvero male è quello dei disegni. Lo stile di Miller o si apprezza o si odia, sia chiaro, ma qui si presenta in una grossolanità che lascia basiti. Il tratto, potente ed espressivo come ci siamo abituato in certe vignette, in altre presenta dei disegni così grezzi e addirittura sproporzionati da sembrare un lavoro di un disegnatore acerbo, cosa che di certo non era, visto i ben più soddisfacenti lavori realizzati proprio nella prima parte della storia. A recuperare la baracca ma allo stesso tempo affondarla ci pensano i colori di Varley, che se da un lato esaltano la carica di certe scene, dall' altro le sue tonalità acide e "sparate" sembrano accentuare la poca rifinitura dei disegni.


Non lo ritengo il disastro che molti critici considerano, anzi, credo che sia molto interessante nel dipingere il suo quadro; i rammarichi nascono da quella che sembra una scarsa cura in certi dettagli.

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