mercoledì 20 marzo 2013

Educazione siberiana

Salvatores continua la sua sfilata di adattamenti librari, prendendo, stavolta, l' omonimo romanzo di Nicolai Lilin come ispirazione. Come fu per Io non ho paura, il regista sceglie una storia dallo spazio geografico ristretto, raccontando una realtà chiusa in sé stessa, che dà all' impianto narrativo un qualcosa di favolistico.
Stavolta il bildungsroman cui assistiamo vede l' educazione alla vita criminale di due giovani membri della comunità siberiana di periferia, in piena cortina di ferro. La vita, il bene e il male, e soprattutto la morte (propria e altrui), tutto è guidato da e osserva le regole dettate dal nonno, come lui le ha probabilmente apprese dal suo.
Un ordine che sembra essere l' unico modo per sopravvivere dignitosamente in un ambiente ostile in cui il clan dei siberiani è solo uno dei tanti tasselli. Un tracciato forse più antico di chi l' abbia inventato, e che prevede, per chi ne fuoriesca, solo una redenzione.

La natura di adattamento del film si tradisce in certi passaggi forse un po' troppo veloci, e certi spunti forse poco sviluppati, ma non so dire sinceramente quanto queste siano impressioni mie o difetti veri del film. Comunque, nel complesso, la trama non è debole, e lascia ben poco in sospeso, per quanto aperto sia il finale.

Il cast presenta molte facce nuove, tutte perfettamente calate nelle parti e pienamente in gradi di reggere dei ruoli non semplici (su tutti Eleanor Tomlinson, personaggio davvero delicato da incarnare), ma a tenere il tutto e a fare da collante è un granitico John Malkovich, il cui volto e i gesti da soli sembrano raccontare una storia intera; poi inizia a parlare, e il quadro è completo.

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