sabato 21 luglio 2012

The Tree of Life

E' difficile giudicare un' opera come The Tree of Life, talmente piena di significati e rimandi che si teme di farsi sfuggire qualcosa nell' analizzarla. Cerchiamo innanzitutto di definirla, per raccapezzarci meglio.

Malick, il regista, sembra voler tracciare una sua idea di quella che è la vita, l' universo, e tutto il resto (cit.), introducendo prima alcuni elementi casuali di una famiglia media americana e poi, ripercorrendo la storia della creazione dal big bang a oggi, passando per formazione della Terra e dinosauri, mostrare come questa si incastri e segua all' interno di sé stessa le leggi di quel mondo il cui meccanismo è allo stesso tempo evidente e celato.
Due sarebbero le forze che muovono la vita: la via della natura, forte e spietata, che sopravvive soverchiante gli altri, per farsi strada tra le sfide del mondo; la via della grazia, che pratica invece l' armonia e il perdono, che vede la sopravvivenza non come una questione di superiorità ma di armonia.

Questi principi assoluti vengono incarnati nel film da Pitt e dalla Chastain, rispettivamente il padre e la madre, l' uno autoritario e a tratti dispotico nei confronti dei figli, l' altra amorevole e compassionevole, ma debole nel guidarli.
Il modello di famiglia americana anni '50 viene quindi preso come modello ideale della cosmogonia che regola il mondo. E l' approfondimento di questa, insieme con la fascinosa parte della creazione, è la parte più riuscita del film.
In particolare ad avermi convinto è la figura del padre, non visto come un mostro assetato di potere nel nucleo, ma un essere umano a tutto tondo, con pregi, difetti, sogni infranti che magari vede riflessi nei propri figli, sia nel bene che nel male.

Purtroppo, a rappresentare il tallone d' Achille della produzione è la terza parte, che poi sarebbe quella cui spetterebbe di tirare le fila, ossia quella nel presente, in cui il figlio maggiore dovrebbe rielaborare tramite il ricordo la morte di uno dei fratelli anni prima. Ma quello che dovrebbe essere lo snodo fondamentale dell' aspetto narrativo viene del tutto accantonato in favore di quello psicologico. La riconciliazione finale con tutte le persone, presenti, passate (e future?) è un concetto affascinante senza alcun dubbio (la somiglianza con Evangelion in certi punti mi è sembrata sospetta, ma sarà un' impressione mia), ma tutti questi lirismi privano la vicenda di concretezza, rendendo il messaggio debole, rivedendolo a posteriori.
La metafora è bella, ma la vita, quella vera, non va per metafore, e questo punto sembra sfuggire del tutto a questa parte del film. Senza contare che l' assenza di praticamente qualsiasi costruzione al personaggio di Sean Penn (a tutti gli effetti considerabile separatamente dalla controparte giovane) acuisce questo senso di mancanza di fondamenta al discorso, visto che della sua vita odierna non sappiamo praticamente nulla.

The Tree of Life è un progetto affascinante, che al di là di una certa lamentosità nelle voci fuori campo (comunque parzialmente giustificate dal fatto che siano una sorta di preghiera) rendenti saltuariamente un tono pedante, si presenta come uno dei film più interessanti della scorsa stagione cinematografica, e sebbene forse non sia riuscito in ogni suo intento, il coraggio dimostrato, unito ad una cura per la fotografia e le immagini rara, ne rendono obbligatoria quantomeno una visione.


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