giovedì 12 gennaio 2012

Fargo

Non avevo fatto caso all' appartenenza del film fino all' inizio dei titoli di coda. E se da un lato è stata una piacevole sorpresa scoprire di aver visto senza saperlo un film dei fratelli Cohen, dall' altro non è stata una grossa rivelazione, avendo potuto riconoscere, una volta saputolo, quelle che mi sono sembrate diverse affinità filosofiche con un lavoro ben più recente, A serious man (il cui giudizio su questo film è cambiato dopo una seconda visione poco tempo fa, avendolo capito meglio).
Non so se ci vedo più di quanto non ci sia, ma anche in Fargo, come anche in altri lavori come Non è un paese per vecchi, ho avuto l' impressione che per certi versi il messaggio di fondo fosse quello di una sorta di punizione divina per coloro che "escono dal gregge", inteso come voler tentare il colpaccio fuoriuscendo (illegalmente) da quello è il loro ruolo nella vita. In Fargo il protagonista fa rapire la moglie per fregare il riscatto al suocero, in Non è un paese per vecchi ruba il denaro a degli spacciatori morti, in A serious man, alla fine, accetta la mazzetta offertagli precedentemente nel film. Tre tentativi per andare oltre quello che sono, infrangendo quasi un codice di regole intransigenti, e altrettante punizioni.
Elucubrazioni a parte, Fargo offre quelli che sono i capisaldi della cinematografia dei due fratelli, ossia vicende drammatiche abbondanti di humor nero, personaggi tratteggiati ottimamente e proferenti linee di dialogo tra le migliori del cinema moderno, quest' ultimo in particolare un elemento piuttosto difficile da trovare oggigiorno di questa caratura.

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