venerdì 13 gennaio 2012

"Neonomicon", di Alan Moore e Jacen Burrows

Alan Moore offre quello che per molti verso è sicuramente il suo lavoro più trasgressivo, se non tanto nella trama quanto nei contenuti.
L' operazione di per sé è di quelle che solo in pochi potrebbero realizzare  in maniera soddisfacente: trasporre ai giorni nostri le tematiche, la mitologia, in parole povere il culto di Cthulhu lovecraftiano. Una fantascienza che fonda le sue basi sull' ignoto, l' inconcepibile, l' astratto, dotando la realtà di significati nuovi e nascosti, accessibili solo ai pochi che abbraccino il linguaggio (e quindi la visione del mondo) dei Grandi Antichi. Moore non è nuovo a tematiche di questo tipo, come dimostrano lavori come Promethea, nel quale le parole e i caratteri religiosi e non vengono analizzati e vedono svelate le loro proprietà simboliche e magiche. Non dimentichiamo che l' autore è un occultista, nonché autoproclamato "mago" (nell' accezione che spiega lui stesso nel documentario-intervista Mindscape, ossia di un individuo che raccontando la realtà la altera, di fatto una vera e propria riscrittura del mondo in senso ampio).


Sembra quasi la selezione naturale a far sì che Moore produca qualcosa che parta da Lovecraft, essendo tutte le sue tematiche incentrate su di una percezione alterata e inconcepibile per i più della realtà. Ma come ha dimostrato in passato con opere quali Lost Girls e La Lega degli Straordinari Gentlemen, il bardo di Northampton, quando si tratta di riscritture, crea qualcosa di totalmente nuovo eppure del tutto familiare a chi conoscesse l' originale. Il tributo quindi sfocia nella reinvenzione, anzi, soprattutto nel caso specifico, più che di reinvenzione possiamo parlare a tutti gli effetti di ampliamento nel senso più stretto del termine, aprendo anche nuovi interessanti orizzonti riguardo l' interpretazione di questa contorta mitologia. Difficile dire quanto l' autore creda nelle teorie che avanza, ma chiunque sia un appassionato delle storie originali troverà tali idee quantomeno interessanti.


A dispetto di altri lavori, come il succitato Promethea, comunque, Moore non sembra sacrificare eccessivamente l' intreccio narrativo all' analisi "metasimbolica". Anzi qui per certi versi Moore diventa anche troppo crudo (di sicuro troppo per certi lettori), riservando alcune delle inquadrature più crude (in tutti i sensi) del panorama fumettistico generale, rappresentate ottimamente da Burrows con un tratto pulito che forse mal si sposa con le atmosfere malsane dell' opera ma che riescono egregiamente a rappresentare tutti i momenti, inclusi i più osceni e deliranti. 


Neonomicon è quindi la dimostrazione di come l' autore continui a non spaventarsi nel provocare con certi dettagli (chiunque fosse rimasto sorpreso dal pene del Dr. Manhattan si prepari!), e per certi versi è il suo limite più evidente, o almeno quello che molta gente si pone (effetto voluto?). Leggendo certi pareri in rete ho notato che più o meno tutti, dovendo fare un commento sull' opera, si soffermino quasi esclusivamente su di un aspetto, che per quanto effettivamente "pesante", sarebbe stupido da prendere come esclusivo metro di giudizio per un lavoro tanto intrecciato. Ne raccomando quindi la lettura a tutti, pur essendo ben conscio del fatto che molti, vuoi per una scarsa conoscenza dei racconti di Lovecraft, vuoi per l' esplicitezza di certune scene. Ma per certi versi potrebbe essere questa l' occasione per testare la propria maturità nella lettura.

2 commenti:

  1. L'ho preso proprio l'altro giorno alla Feltrinelli, e quasi non ci credevo dopo aver atteso invano che Amazon o IBS o qualsiasi fumetteria me lo procurasse. Sono molto curioso.

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  2. Devo leggerlo assolutamente.

    Rosario.

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