martedì 18 gennaio 2011

"Terroni", di Pino Aprile

Ce ne sono di cose da dire su questo libro, come ce ne sono di cose da dire, che avrebbero dovuto essere dette e che forse non verranno mai dette sul suo argomento, ossia i lati oscuri del Risorgimento italiano e come molte malefatte risalenti all' epoca non siano che i semi della crisi del Mezzogiorno tutt' oggi imperante.

Se c' è una cosa che non si può dire ad Aprile è che non sappia infervorare lo spirito revanscista meridionale, per dirla forbita. Più terra terra, sa come farci incazzare. E questo, se è un pregio in quanto stimola alla lettura (anche se certe volte si rischia un attacco di bile se ci si lascia coinvolgere), dall' altro è specchio della fondamentale ingenuità dell' opera, che in realtà, oltre a dare una spolverata di fatti, non fa molto.

Di certo il testo è considerabile un buon apripista a chi fosse digiuno dell' argomento ad un mondo tanto oscuro quanto importante per la storia del nostro paese. Che il Risorgimento non sia stato esattamente la gloriosa spedizione che la cultura storica nazionale c' insegna è una cosa che chi ha un pò di cultura e d' intelligenza sa; più ambiguo e in quale misura la vera natura di questo fenomeno sia conosciuta. Tra saccheggi, eccidi, deportazioni, immiserimento economico nella sua più vasta accezione, ce n' è per tutti i gusti. E l' autore ne ripercorre le tappe tramite alcune questioni cardinali, quali le stragi perpetuate dai Mille (più vari alleati) in corso d' opera, la distruzione dell' economia meridionale, ecc...

Senza nulla togliere a quella che non fatico credere essere stata una vera e propria schifezza oggi taciuta, temo che Aprile, preso da un entusiasmo sincero (e anche giusto) nei confronti della sua amata terra natia, abbia ridotto tutta la questione a "Lombardia tiranna, Sud vittima". In particolare, a convincermi poco è stata la descrizione di un Regno delle Due Sicilie a dir poco idilliaco, che tra "monarca illuminati" ed economia fiorente fa sembrare assurdo che sia caduto così facilmente, specie quando Aprile non fa altro che riportare quanto il popolo fosse fedele fino alla morte ai sovrani (?!) e come molti ufficiali borbonici fossero dei geni strategici vittoriosi. Qualcosa non quadra. Purtroppo non sono abbastanza informato sull' argomento per poterlo approfondire, ma basti dire che la ricostruzione di Aprile sembra lacunosa e, quasi mi imbarazzo a scriverlo, di parte.

Ma la cosa strana è che il tutto sembra un pò campato in aria, pur essendo sostanzialmente in sunto da molti testi citati lungo il libro (e pare strana l' assenza di una bibliografia alla fine, considerando che siamo di fronte ad un vero e proprio saggio), visto che, oltre a far incazzare la gente, non sembra proporre nulla di concreto.

Aprile è sempre lì a punzecchiare il lettore (si suppone meridionale) con osservazioni del tipo "Mi chiedo ancora perché i meridionali non s' incazzino" , ma al di là di questo non pare fare molto. E infatti devo ammettere di aver trovato la lettura noiosa sul lungo andare. Superato l' entusiasmo iniziale, la struttura ripetitiva del racconto di Aprile ha smorzato di molto l' interesse nella lettura, visto e considerando che tutto sommato ritrovarmi all' ennesimo elenco di cattiverie del nord (solo cambiando punto di focalizzazione) aveva un pò scocciato.

Per quanto il quadro generale possa apparire poco entusiasmante, non sconsiglio in toto la lettura. Come ho detto pocanzi, di sicuro il libro può essere un buon modo per svezzarsi all' argomento, anche se alcuni potrebbero trovarlo più utile per rintracciare i molti testi citati, forse meno sferzanti, ma magari più ricchi d' informazioni.

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