venerdì 16 ottobre 2009

"Maus", di Art Spiegelman - Recensione

Art Spiegelman, autore del fumetto, ci mostra l' esperienza della stesura di Maus stesso, raccontando allo stesso tempo le vicende di suo padre Vladek sull' esperienza dell' Olocausto e il doversi riavvicinare a questi e alla sua vita attuale, dopo il suicidio passato della moglie Anja e il matrimonio fallimentare con Mala. Art quindi scoprirà che l' olocausto è tutt' altro che finito per suo padre, e che la sua ombra si proietta fin sopra lui.

Gatti e topi. La simbologia di Maus è di una semplicità disarmante. Eppure, a guardare bene, ci sono più strati di lettura.
Il primo è fin troppo evidente. Gli ebrei come topi nella trappola mortale dei tedeschi. Ma fin dei conti, non saremmo tutti dei topi messi in scacco da un gatto chiamato società?
Mirabile questo scambio di battute tra un giornalista tedesco e Spiegelman:

"-Molti giovani tedeschi ne hanno le tasche piene di storie sull' Olocausto. Sono successe ancora prima che succedessero. Perché dovrebbero sentirsi in colpa?
-Chi sono io per dirlo? Ma molte società che fiorirono nella Germania nazista sono più ricche che mai... Non so... forse TUTTI dovrebbero sentirsi in colpa. TUTTI. PER SEMPRE!"


In fin dei conti, come si racconta una storia del genere senza faziosità, senza colpevolizzare nessuno, semplicemente volendola esporre? Per tutto il racconto Art si tormenta al pensiero di come la gente potrebbe recepire il racconto, per forza di cose filtrato attraverso gli occhi sofferenti di Vladek. Il semplice delirio di un vecchio ebreo spilorcio o il lamento di un popolo, di un' umanità che oblitera sé stessa?
E soprattutto, quello che probabilmente è il punto focale del romanzo: come vive questa situazione Art? Non la vive, la soffre. Il rapporto col padre non è mai stato ottimale, e a questo si aggiunge il senso d' inferiorità nei confronti del fratello morto durante la guerra, il suicidio della madre quando aveva 20 anni, e un generale senso d' impotenza nei confronti della sua stessa storia, di Maus.
"Pensavo al mio libro... È così presuntuoso da parte mia. Insomma, non riesco neppure a dare un senso al rapporto con mio padre... Come posso dare un senso ad Auschwitz?... All' Olocausto?"

Maus è uno di quei fumetti che hanno fatto la storia del genere letterario, e che andrebbero studiati, letti e amati da tutti. Procuratevelo, è un boccone dolce amaro che espanderà la vostra visione della vita.

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